IAR 80

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IAR 80
Una formazione di due IAR 80 in volo
Una formazione di due IAR 80 in volo
Descrizione
Tipo aereo da caccia
Equipaggio 1
Progettista Ion Grosu
Costruttore Romania IAR
Data primo volo aprile 1939
Data entrata in servizio 1941
Data ritiro dal servizio 1952
Utilizzatore principale Romania Forţele Aeriene Regale ale României
Altri utilizzatori Romania Forţele Aeriene ale Republicii Populare Română
Esemplari 171
Altre varianti IAR 81
Dimensioni e pesi
Tavole prospettiche
Lunghezza 8,97 m
Apertura alare 10,52 m
Altezza 3,60 m
Superficie alare 15,97
Peso a vuoto 2 110 kg
Peso carico 2 720 kg
Propulsione
Motore un radiale IAR 14K IIc32
Potenza 1 000 CV (735,5 kW)
Prestazioni
Velocità max 560 km/h
Velocità di crociera 424 km/h
Velocità di salita 670 m/min
Autonomia 730 km
Tangenza 10 500 m
Armamento
Mitragliatrici sei Browning FN calibro 7,92 mm
Note dati relativi alla versione IAR 80A

i dati sono estratti da Уголок неба[1] integrati dove indicato

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Lo IAR 80 era un monomotore da caccia ad ala bassa prodotto dall'azienda rumena Industria Aeronautică Română (IAR) negli anni anni quaranta e utilizzato dalla Forţele Aeriene Regale ale României, la forza aerea del Regno di Romania, durante la seconda guerra mondiale.

Dallo IAR 80 verrà sviluppata una variante cacciabombardiere/bombardiere in picchiata che assunse la nuova denominazione di IAR 81.

Storia del progetto[modifica | modifica sorgente]

All'inizio degli anni trenta le autorità governative romene avevano a più riprese optato per l'acquisto di velivoli stranieri per equipaggiare i reparti della FARR; in particolare per i reparti da caccia si era fatto ricorso ad aeroplani di origine polacca, acquistando dapprima il PZL P.11 e successivamente il PZL P.24 dei quali vennero realizzate apposite versioni equipaggiate con motori prodotti in Romania.

I vertici della IAR erano tuttavia convinti di poter realizzare un velivolo dalle caratteristiche migliori rispetto al P.24: un team di progettisti, composto dai professori Ion Grosu e Ion Cosereanu e dagli ingegneri Gheorghe Zotta e Gheorghe Vollner[2], si dedicò allo studio del caccia polacco proponendo un proprio progetto rivisitato, in particolare nel disegno delle ali e nell'impiego (ancora una volta) di un motore prodotto in patria, al fine di minimizzare i rischi tipici della fase progettuale ed il costo della produzione[3].

Il risultato di tale progetto fu un monoplano ad ala bassa che riproponeva integralmente la parte posteriore della fusoliera del P.24 ma che presentava la parte anteriore interamente nuova, al pari delle ali[4][5][6][7]; relativamente a queste ultime una delle fonti reperite indica che il loro disegno, ridotto in scala del 50%, riproducesse quello delle ali del Savoia-Marchetti S.M.79[2], anch'esso prodotto su licenza dalla stessa IAR.

Il primo volo del prototipo viene variamente datato tra la fine del 1938[7][8] ed il mese di aprile successivo[3][5]; sebbene il primo ordine di produzione (per 100 esemplari) risalga alla fine del 1939[9], ritardi accumulati nella realizzazione delle modifiche al prototipo e nell'approvvigionamento dell'armamento ritardarono le prime consegne fino ai primi mesi del 1941[9][10].

I primi 20 IAR 80 erano equipaggiati con il motore radiale IAR 14 K II C 36 da 930 hp e armati con quattro mitragliatrici calibro 7,92 mm. Vennero consegnati nel febbraio 1941. Le successive 30 macchine erano dotate di un più potente motore da 960 hp e al posto del ruotino di coda avevano un pattino.[11] In seguito l'aereo venne motorizzato con il 14K Mistral Major della Gnome et Rhône da 1 000 CV. Ma il comando della Luftwaffe rifiutò di accordare il permesso per la costruzione in licenza del BMW 801 per incrementare le prestazioni dello IAR 80, così il caccia rumeno poté essere equipaggiato solo con un motore da 1 025 hp.[11] Vennero costruiti circa 420 esemplari di questo apparecchio.

Fu provata anche una versione con il più potente motore di linea Junkers Jumo 211 da 1220 hp (la cui licenza era invece stata concessa dai tedeschi) ma risultò meno veloce del previsto, poco maneggevole (appesantita davanti), di difficile manutenzione, soggetta a pericolose vibrazioni e a surriscaldamenti del motore, inoltre il motore radiale francese, anche se di potenza ormai insufficiente, era molto affidabile e, soprattutto, apprezzato per la sua robustezza, molto importante nelle missioni di bombardamento in picchiata e di caccia-bombardamento a bassa quota, mentre lo Jumo, come si vedeva per gli Ju 87 Stukas, soffriva molto il fuoco contraereo. Anche per questi motivi non venne presa in considerazione una rimotorizzazione con il DB 601.

La versione di preserie (che volò ad abitacolo aperto) e la A possono essere considerate appena superiori al MC 200 italiano, di cui condivideva la spettacolare manovrabilità e le buone prestazioni sotto i 4000 metri di quota, ma già la versioni B, C (detta anche IAR 81B) ed M, e quelle da caccia dello IAR 81 (un suo diretto derivato) erano decisamente superiori, sia in velocità sia in armamento (mitragliatrici leggere e pesanti FN di derivazione Browing da 7,92 e 13,4 mm e cannoni tedeschi 20 mm di vario tipo), anche se via via meno competitive rispetto ai caccia in servizio presso gli alleati e le altre potenze dell'asse.

Lo IAR 81 C, che risultò la variante più utilizzata negli ultimi anni di guerra, era armato con 2 potenti cannoni MG 151/20 e 4 affidabili mitragliatrici FN da 7,92 mm con proiettili esplosivi-incendiari-traccianti, un armamento per molti versi superiore a quello dell'MC 202 Folgore. Volava però ad "appena" 550 km/h, una velocità di tutto rispetto per la modesta potenza del motore installato (appena 1025 cv), testimonianza della bontà del progetto e della buona aerodinamica complessiva, ma decisamente inferiore a quella dei caccia e dei caccia bombardieri sovietici e anglo-americani con cui si trovò a competere. Uno dei pochi difetti era invece la scarsa visibilità in avanti durante i decolli e gli atterraggi, per la lunghezza del motore. Un difetto condiviso dal Corsair F4U cui in volo somigliava. Molto interessante per l'epoca risultava anche il tettuccio a goccia (anche questo un carattere condiviso con il Corsair F4U), molto aerodinamico e con visibilità a 360°.

Tecnica[modifica | modifica sorgente]

Lo IAR 80 usò soluzioni aerodinamiche d'avanguardia e fu il primo caccia ad adottare il tetto dell'abitacolo a goccia. Molto agile e di profilo aerodinamico avanzato, venne superato dagli eventi e delle aviazioni avversarie.

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

In totale 21 squadriglie rumene vennero equipaggiate con lo IAR 80 o con uno dei suoi derivati.[11] Molti di questi aerei vennero perduti durante l'offensiva contro l'Unione Sovietica e dopo il 23 agosto 1944 sul fronte occidentale a causa delle pericolose missioni di attacco al suolo svolte dai piloti dell'aereo.

Nonostante fosse considerato obsoleto a partire dal 1942[11] lo IAR 80 colse molte vittorie non solo contro i suoi avversari russi, ma anche contro i più moderni velivoli americani, britannici e poi tedeschi.

Soprattutto se a bassa quota, grazie alla loro agilità, gli IAR 80 erano in grado di infliggere pesanti perdite ad aerei più potenti e meglio armati, come i Lockheed P-38 Lightning e perfino i quadrimotori B-24 Liberator che, dall'estate del 1943, iniziarono a colpire le raffinerie di Ploieşti, con lo scopo di tagliare le forniture di olio combustibile alla macchina da guerra tedesca. Il primo agosto 1943, gli IAR 80 si scontrarono per la prima volta con i giganteschi Liberator. Si trattava di 177 B-24 della 9th United States Army Air Force, parte dell'Operazione Tidal Wave, passata alla storia come una delle più disastrose dell'USAAF durante la seconda guerra mondiale sul teatro europeo. Gli IAR 80B della Esc. 61 e 62, come pure gli IAR 80C della neo-costituita Esc. 45, insieme con i Bf 109G della Esc. 53 e i Bf 110 dell'unità rumena di caccia notturna, si lanciarono in picchiata sui quadrimotori (appartenenti agli USAAF Bomber Groups 44th, 93rd, 98th, 376th e 389th). Gli Americani persero - in combattimento o sulla via del ritorno - 51 bombardieri. Solo 89 raggiunsero le loro basi in Libia, di questi soltanto 31 erano in grado di svolgere una missione il giorno seguente. 310 uomini d'equipaggio americani furono uccisi, 110 catturati e 78 vennero internati in Turchia, dove molti B-24 atterrarono.

I piloti rumeni rivendicarono 25 vittorie aeree, tra certe e probabili, a fronte della perdita di due aerei.[12] Gli IAR 81 furono coinvolti in un'altra grande battaglia aerea nel cielo di Ploieşti, nel mattino del 10 giugno 1944. Quel giorno, 36 P-38 Lightnings dell'82nd Fighter Group, che trasportavano una bomba ciascuno, scortati da altri 39 P-38 del 1st e 82nd FG, attaccarono le raffinerie della città rumena. Gli IAR 81C del Grupul 6 della FARR (Fortele Aeriene Regale Romana), insieme con i caccia tedeschi del I./JG 53 e del 2./JG 77, decollarono per intercettare l'ondata dei bimotori americani.

Il combattimento si svolse tra il livello del suolo e i 2000 metri. Gli agili caccia rumeni ebbero facilmente la meglio sui più potenti ma meno maneggevoli P-38. L'USAAF perse 23 aerei, il numero esatto dichiarato dal Grupul 8, anche se anche la Luftwaffe e la contraerea ottennero dei successi. Gli americani rivendicarono anch'essi l'abbattimento di 23 aerei nemici. I rumeni tuttavia quel giorno persero soltanto un caccia, e una singola perdita fu registrata anche dalla Luftwaffe. Dal 10 giugno 1944 in poi gli americani non inviarono più i Lightnings senza scorta sulla Romania.[13] Anche in altre occasioni, il caccia fece la sua parte in maniera egregia, ma i suoi permanenti problemi tecnici non si risolsero a causa delle noie al motore.

Gli ultimi esemplari superstiti volarono fino al 1950.

Versioni[modifica | modifica sorgente]

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Romania Romania
Romania Romania

Esemplari attualmente esistenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ IAR 80 in Уголок неба.
  2. ^ a b Craciunoiu e Roba, 2003, p. 148
  3. ^ a b Aeronautica Romana IAR 80 & 81, in The History of Flight
  4. ^ Angelucci e Matricardi, 1979, p. 284
  5. ^ a b Boroli e Boroli, 1983, p. 112
  6. ^ Gudju, Iacobescu e Ionescu, 1974, p. 208
  7. ^ a b Green, 1974, p. 71
  8. ^ IAR 80 / IAR 81 - Fighter Aircraft, in Military Factory
  9. ^ a b Kutta, 1996, in Historynet.com
  10. ^ Craciunoiu e Roba, 2003, p. 149
  11. ^ a b c d Neulen 2000, p. 90.
  12. ^ Neulen 2000, pp. 109-110.
  13. ^ Neulen 2000 p. 113-114.
  14. ^ (IT) Riccardo Braccini, Il Museo dell'Aviazione di Bucarest in jp4 mensile di Aerounautica e Spazio, nº 11, novembre 2010, p. 82.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Enzo Angelucci e Paolo Matricardi, I.A.R. 80 in Guida agli Aeroplani di tutto il Mondo, vol. 3, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1979, p. 284, ISBN non esistente.
  • (FR) Dan Antoniu e George Cicos, IAR-80 Le héros méconnu, Parigi, Éditions TMA, 2008, ISBN 978-2-915205-08-6 .
  • Achille Boroli e Adolfo Boroli, IAR 80 e 81 in L'Aviazione, vol. 9, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1983, p. 112, ISBN non esistente.
  • (ENRO) Cristian Craciunoiu e Jean Luis Roba, IAR 80 in Romanian Aeronautics in the second World War, Bucarest, Editura Modelism International, 2003, pp. 148-152, ISBN 973-8101-18-2.
  • (EN) William Green, War Planes of the Second World War (Fighters), vol. 3, Londra, Macdonald & Co.(Publishers) Ltd., 1961, ISBN 978-0-356-01447-0.
  • (EN) Ion Gudju, Gheorghe Iacobescu e Ovidiu Ionescu, I.A.R.-80 in Romanian Aeronautical Constructions 1905-1974, Military Publishing House, 1974, pp. 208-211, ISBN non esistente.
  • (EN) Hans Werner Neulen, In the Skies of Europe: Air Forces Allied to the Luftwaffe 1939-1945, Marlborough, UK, The Crowood Press, 2005, ISBN 978-1-86126-799-3.

Pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Dénes Bernád, Rumanian Aces of World War 2 in Aircraft of the Aces, nº 54, Londra, Osprey Publishing, giugno 2003, ISBN 978-1-84176-535-8.
  • William Green, Aerei stranieri nella seconda guerra mondiale - caccia in Dimensione Cielo, 23/II, Roma, Edizioni Bizzarri, dicembre 1974, pp. 65-71.
  • (EN) William Green e Gordon Swanborough, The Polygenetic Rumanian in Air International, vol. 11, Stamford, UK, Key Publishing Ltd., luglio 1976.
  • (EN) Timothy J. Kutta, IAR 80: Romania's Indigenous Fighter Plane, Leesburg, VA, USA, Weider History, maggio 1996. URL consultato il 7 settembre 2014.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Modellismo[modifica | modifica sorgente]