Hotel Majestic
Coordinate: 43°46′30.13″N 11°15′4.14″E / 43.7750361°N 11.25115°E
L'edificio dell'Hotel Majestic-Banca Popolare di Novara si trova a Firenze in piazza dell'Unità italiana sul lato compreso tra via Sant'Antonino e via del Melarancio.
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Storia[modifica]
Un primo progetto degli architetti Lando Bartoli e Giovanni Sanità (con la partecipazione di Gianni Ormaghi), redatto nel 1968, venne bocciato dalla Soprintendenza ai monumenti perché l'altezza è ritenuta eccessiva e il prospetto su piazza dell'Unità d'Italia non adatto al contesto.
In effetti l'abbassamento del fronte e l'eliminazione dell'insegna originariamente prevista a coronamento, secondo il nuovo progetto elaborato l'anno successivo, rese nuovamente visibile dalla piazza la retrostante cupola di San Lorenzo, mentre il nuovo prospetto aveva nel complesso una caratterizzazione meno pesante di quello precedente.
La vicenda catturò l'interesse della stampa locale, originando polemiche e discussioni, presto placate dal nuovo tranquillizzante progetto. L'edificio, inaugurato nel 1973, ospita al piano terreno, e ai due sottostanti, gli uffici della banca mentre i piani superiori sono riservati all'albergo. L'Hotel - concepito come quattro stelle lusso - è stato nei decenni successivi trascurato, tanto da decidere la sua chiusura in attesa di una futura ristrutturazione interna.
Durante il periodo di attività, l'attico ed i piani alti del palazzo ospitavano una serie di ristoranti e bar (tra i quali il "Michelangiolo"), utilizzati sia dall'Hotel che attivi per la clientela esterna. Al momento, anch'essi sono ugualmente chiusi ed i servizi inattivi.
Architettura[modifica]
La critica ha concentrato poi la propria attenzione essenzialmente sulla scala interna, come ad esempio nell'articolo di Giovanni Klaus Koenig Tre idee di scale modulari, pubblicato sul "Bollettino degli ingegneri" (n. 1, 1974).
La planimetria si sviluppa in aderenza ai tre limiti viari lasciando al centro una vasta corte sistemata a giardino. Sulla piazza si trovano l'accesso al garage interrato, che occupa un piano intermedio al volume della banca, e le lunghe vetrate che schermano gli ingressi agli uffici.
Sulla via del Melarancio si trova l'ingresso dell'hotel, con i locali di accoglienza e il ristorante, che si affaccia sul giardino interno. Due gruppi scala e tre ascensori conducono ai quattro piani superiori, che seguono il classico schema a pettine, con le camere distribuite da un corridoio. Al primo piano si trovano il bar e una sala riunioni per sessanta persone.
Naturalmente un'attenzione particolare è stata dedicata al disegno dell'elegante arredo, mobile e fisso, appositamente progettata, come la mobilia in legno per la sala ristorante, l'illuminazione incassata a soffitto e altri dettagli. Le pavimentazioni sono in moquette nelle camere e nelle zone di distribuzione orizzontale e verticale, in legno con parquet a riquadri o listoni nelle zone comuni.
Il grande ambiente che occupa il piano terreno ospita il salone del pubblico. La sua definizione spaziale deriva dal largo ballatoio che corre superiormente - e distribuisce sul lato della piazza gli uffici direzionali e sulle altre ali gli spazi aperti per funzioni non accessibili al pubblico - e soprattutto dalla grande vetrata di fondo dietro alle casse, corrispondente alla corte centrale.
La copertura del salone, controsoffittata in doghe metalliche, è sagomata da una serie di volte che poggiano su pilastri a sezione quadrangolare variabile. Sempre al piano terreno, sul lato di via Sant'Antonino si trovano la saletta gradonata e la sala riunioni.
Al secondo livello interrato è invece il caveau delle cassette di sicurezza, dominato da due grandi colonne a pianta ottagonale su due livelli. L'allestimento degli interni è basato su un uso diffuso dell'acciaio: in pannelli a superficie rigata per i rivestimenti delle pareti, a superficie liscia per i pilastri e per i montanti del parapetto in cristallo del ballatoio e soprattutto per la scala elicoidale che collega i tre livelli dell'organismo.
La scala è l'elemento architettonico emergente dell'intero edificio per il riuscito connubio tra eleganza della forma e innovazione strutturale. Si tratta di un dispositivo del tutto nuovo, tanto da essere coperto da brevetto industriale, che consiste nell'avvolgere intorno al fusto centrale le spine a "Y" ciascuna delle quali portante un gradino, che risulta bilanciato da quello giacente sullo stesso piano verticale, diametralmente opposto. Ogni forcella, che si aggancia all'albero centrale tramite un collegamento a bicchiere, ripropone simmetricamente l'elemento portante contrapposto in una struttura che risolve una geometria rigorosa in elementi di vaga assonanza organica.
Bibliografia[modifica]
- Gobbi G., Itinerari di Firenze moderna, Firenze 1987
- Giovanni Klaus Koenig, Tre idee di scale modulari, "Bollettino degli ingegneri", n. 1. 1974