Hoplitomeryx

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Hoplitomeryx
Stato di conservazione: Fossile
Hoplitomeryx head.jpg
Ricostruzione della testa di Hoplitomeyx matthei
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Artiodactyla
Famiglia Hoplitomerycidae
Genere Hoplitomeryx
Specie
  • H. matthei Leinders, 1984
  • altre 4 specie in attesa di descrizione

Durante il tardo Miocene e l'inizio del Pliocene, nell'allora isola del Gargano cominciò ad evolversi una grande quantità di fauna endemica, che comprendeva fra gli altri animali il tenrec gigante Deinogalerix, il barbagianni gigante Tyto gigantea, il criceto gigante Hattomys, e l'Hoplitomeryx, simile ad un cervide con 2 corna sopra ciascun orecchio ed un ulteriore corno sul naso, più un paio di canini superiori a forma di zanna (simili a quelli dei moschidi).

[modifica] Specie

Sono stati istituiti quattro gruppi di questo animale a seconda delle dimensioni dei resti fossili; all'interno di ogni gruppo, però, sono sempre presenti le caratteristiche tipiche degli Hoplitomerycidae. Essendo i resti dei questtro tipi equamente distribuiti in tutto il substrato, non si può parlare di cronotipi, ma semplicemente di morfotipi. L'ipotesi avanzata secondo la quale il Gargano non sia stata un'unica massa di terra, ma un arcipelago di isolotti, ognuno con il suo morfotipo caratteristico, non può essere confermata per insufficienza di prove. Per le specie più piccole si può parlare di nanismo insulare; lo stesso non può però essere detto per le specie di maggiori dimensioni.

Questa situazione, con diversi morfotipi di diverse dimensioni coesistenti sullo stesso territorio, è simile a quella del Candiacervus (cervo nano vissuto nel Pleistocene a Creta). Nonostante le opinioni sulla tassonomia di questo animale siano contrastanti, vengono seguite due correnti principale: una vuole l'esistenza di un genere con otto specie, l'altra vuole due generi con cinque specie. Quest'ultima è basata unicamente sulle proporzioni delle articolazioni, quindi non può avere validità su specie endemiche di isole e arcipelaghi, in quanto in questi ambienti agiscono forze ben diverse da quelle che agiscono sulla terraferma.

' HOPLYTOMERYX DI SCONTRONE (AQ)

Il Centro di Documentazione Paleontologico è dedicato al sito fossilifero situato a circa 1180 metri s.l.m. sulle pendici del Monte Greco, posto a nord dell’abitato di Scontrone (AQ).

Il sito, scoperto nel 1991, si caratterizza per l’eccezionale presenza di ossa e denti di vertebrati terrestri concentrati in calcareniti e marne del Tortoniano inferiore (Miocene superiore), databili attorno a 10 milioni di anni fa. I reperti fossili di Scontrone appartengono prevalentemente a resti di artiodattili primitivi e a rettili, quali coccodrilli e tartarughe palustri. Sono inoltre presenti un antico parente dell'attuale lontra marina ed un insettivoro gigante.

I resti si sono accumulati in ambienti di pianura costiera, canale di marea, palude e laguna periodicamente soggetti a tempeste, in condizioni di clima caldo umido subtropicale. Il particolare ambiente di deposizione e le condizioni venutesi a creare dopo il seppellimento hanno favorito la conservazione e successiva fossilizzazione dei resti ossei.

La fauna di Scontrone è molto bizzarra, ma non è unica. Una compagine molto simile, seppure più recente, fu rinvenuta negli ultimi anni ’70 dello scorso secolo nel Gargano, in Puglia. È dunque lecito parlare di una comunità apulo-abruzzese. I componenti senz’altro più curiosi di questa fauna sono gli artiodattili. Tutti i ruminanti di Scontrone e del Gargano appartengono al genere Hoplitomeryx. La famiglia degli hoplitomerycidi si distingue da altri artiodattili sia per il fatto che alcuni dei suoi rappresentati avessero il cranio munito di cinque corna (da cui il nome del genere, che significa infatti "ruminanti armati"), sia per alcune singolari saldature tra le ossa dei loro arti posteriori. Nel corso degli anni sono state recuperate moltissime ossa di hoplitomericidi, fra le quali numerose mandibole, denti isolati, frammenti di cranio ed altre parti dello scheletro. Il campione, al momento, attesta la presenza di cinque diverse specie, che hanno la caratteristica di condividere molti tratti morfologici, pur essendo nettamente differenziate in termini di struttura dentaria e proporzioni degli arti. Le cinque specie sono dunque derivate da uno stesso ceppo progenitore, ma esprimono anche l’adattamento ad ambienti diversi, relativamente ampi, compresi in un’area abbastanza estesa.

La presenza di tartarughe palustri e di coccodrilli conferma la presenza di acqua, sia dolce che salmastra, e di un clima caldo umido subtropicale. Alcuni frammenti di guscio di tartaruga appartengono a Mauremys, un genere attualmente estinto in Italia, ma che sopravvive ancora nelle penisole Iberica e Balcanica, nonché in aree extraeuropee. L'ultima scoperta, di grandissimo valore scientifico, è quella di due denti di insettivoro gigante primitivo, Deinogalerix freudenthali. Deinogalerix significa “Porcospino terribile”.

L’insieme delle informazioni paleontologiche e geologiche indica che le faune terrestri abbiano colonizzato l’area provenendo dall'Europa centrale, passando dai Balcani ed infine raggiungendo l'antica terra apulo-abruzzese attraverso una striscia di terra temporaneamente emersa tra la Dalmazia, le Tremiti ed il Gargano, nel tardo Oligocene cioè circa 29 milioni di anni fa. La presenza, durante il Miocene superiore, delle stesse specie di ungulati ed insettivori in Abruzzo e in Puglia conferma l'esistenza di una antica terra emersa apulo-abruzzese.

Ma i diversi adattamenti espressi da tutte queste specie indicano che la bioprovincia apulo-abruzzese era caratterizzata da condizioni ambientali molto varie e/o che fosse un arcipelago formato da ampie isole. Il Centro di Documentazione “Hoplitomeryx” nasce per valorizzare e divulgare le conoscenze scientifiche acquisite dalle ricerche condotte nel giacimento paleontologico. La prima esposizione risale al 2003. Nel 2006 la struttura museale è stata rinnovata negli spazi espositivi, dotata di una postazione multimediale dove è possibile approfondire i temi illustrati nel museo e arricchita con un diorama di grande suggestione che ricostruisce gli antichi ambienti miocenici di Scontrone.

Nel 1993 il sito è stato dichiarato di particolare interesse scientifico e vincolato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ai sensi della ex Legge 1089/39 oggi D.Lgs. 42/2004.

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