Homo sum, humani nihil a me alienum puto

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Homo sum, humani nihil a me alienum puto: frase in lingua latina che significa letteralmente: «sono un essere umano, non ritengo a me estraneo nulla di umano» (in parole più semplici: «Nulla che sia umano mi è estraneo»).

La frase è di Publio Terenzio Afro che la usò nella sua commedia Heautontimorùmenos (Il punitore di se stesso, v. 77) del 165 a.C.

Uno dei personaggi, Cremète, viene invitato a farsi i fatti suoi da Menedemo, e risponde con questa frase, che nel contesto della commedia si può tradurre come "sono un essere umano, e ritengo che tutte le cose umane siano fatti miei".

Esistono varie versioni della frase: spesso viene omessa la parte iniziale Homo sum, e a volte anche il verbo puto, che anzi viene spesso omesso anche nelle traduzioni. Inoltre esiste la variante arcaica nil al posto di nihil. Nei contesti moderni, la frase aggiunge al suo significato originale quello di "non voglio lasciare da parte nulla, tutto quello che riguarda l'umanità e le sue realizzazioni è in grado di destare interesse in me".

Come ogni altra citazione od opera in generale ebbe grande successo ed ampia valutazione nei secoli dopo la fine di Terenzio. Minor ruolo ebbe nell'epoca cristiana, che osservando la delicatezza dei sentimenti, l'indulgenza e la comprensione dell'animo umano interpretò i suoi scritti come precursori dell'arte dell'amore per il prossimo;[senza fonte] e il Medioevo in cui essi seguitarono ad essere letti ed interpretati. Ma il principale successo venne con l'Umanesimo e il Rinascimento in cui si sviluppò l'ideale della dignità umana e la citazione divenne portavoce dell'humanitas appena sviluppatasi.

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