Homo floresiensis

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Uomo di Flores
Homo floresiensis.jpg
Copia di un cranio
Stato di conservazione
Status none EX.svg
Estinto
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Euarchontoglires
(clade) Euarchonta
Ordine Primates
Sottordine Haplorrhini
Infraordine Simiiformes
Parvordine Catarrhini
Superfamiglia Hominoidea
Famiglia Hominidae
Sottofamiglia Homininae
Genere Homo
Specie H. floresiensis
Nomenclatura binomiale
Homo floresiensis
Areale

Flores map.png

L'Homo floresiensis (dall'isola indonesiana di Flores sulla quale sono venuti alla luce i suoi resti) è il nome proposto da alcuni antropologi per dei fossili di ominidi vissuti fino a 13.000 anni fa, scoperti da un gruppo di ricercatori australiani e indonesiani nel settembre del 2003.

Alcuni antropologi hanno formulato l'ipotesi che sparuti gruppi di Floresiensis possano ancora vivere in regioni forestali isolate dell'isola.[1][2][3]

Probabilmente ha convissuto con l'Homo sapiens. I tratti di questo ominide sono a metà tra quelli dei primi ominidi e il moderno Homo sapiens. Era alto poco più di un metro, e con una capacità cranica di 380 cm3, molto inferiore non solo rispetto ai suoi contemporanei,ma anche a tutti gli ominidi conosciuti che hanno preceduto l'Homo sapiens, compresi gli scimpanzé e i gorilla. Con riferimento alla scarsa altezza, gli scopritori dei fossili ribattezzarono informalmente hobbit i membri di questa specie estinta. I ricercatori di Flores e dell'Indonesia invece usarono il nomignolo di Ebu, con cui è conosciuto anche l'unico esemplare completo, con riferimento all'Ebu Gogo (trad. lett. "mangio qualunque cosa"), una creatura appartenente al folklore locale che è descritta come un uomo-scimmia di bassa statura che rubava cibo e bambini agli abitanti di Flores fino al principio del Settecento, quando sarebbe stata sterminata. La somiglianza dei reperti con questa creatura mitologica, così come la diffusione nell'arcipelago indonesiano di moltissime leggende di uomini scimmia (fra i più noti e con le maggiori connessioni regionali, l'Orango Pendek e l'Ebu Gogo) ha interessato moltissimo la comunità mondiale dei criptozoologi, e anche di molti zoologi (J. Mac Kimmon, Kaplan,D. Martyr, D. Chivers).[senza fonte]

Reperti[modifica | modifica sorgente]

La scoperta è avvenuta nel 2003 in una caverna della località Liang Bua, sull'isola di Flores. Il ritrovamento consiste in uno scheletro abbastanza completo con cranio ed in altre ossa appartenenti ad almeno altri otto individui, mal conservati e con cranio non conservato.

Il 27 ottobre 2004, sulla rivista scientifica Nature, Peter Brown, Mike Morwood, T. Sutikna, R. P. Soejono, Jatmiko, E. Wayhu Saptomo e Rokus Awe Due descrivono il ritrovamento paleontologico e lo interpretano come la scoperta di una nuova specie umana, Homo floresiensis. Il reperto principale è costituito dal cranio (classificato come LB1) non del tutto fossilizzato forse appartenuto a una donna, vissuta circa 18.000 anni fa (altri ritrovamenti indicano un periodo tra i 95.000 e 13.000 anni per gli esemplari di questa specie), il cui esame dei denti suggerisce una età di circa 30 anni. L'aspetto insolito del ritrovamento è il fatto che la donna non supera il metro di altezza, risultando l'essere umano adulto più piccolo conosciuto. Gli scienziati spiegano questa peculiarità con il fatto che a volte, in natura, gli esseri viventi che abitano spazi ristretti e risorse limitate, come le isole, hanno la tendenza ad evolversi in forme di dimensioni molto più ridotte, fenomeno chiamato nanismo insulare, quali gli stessi elefanti di Flores. In altre parole sarebbe il primo caso documentato di nanismo insulare umano.

Utensili litici rinvenuti nel sito, assieme ai reperti paleontologici suggeriscono che questi uomini avessero sviluppata una forma di cultura, nonostante le piccole dimensioni del loro cervello.

L'estinzione della specie di Ebu (questo il nomignolo dato alla donna di Flores), secondo una prima interpretazione, è sopravvenuta probabilmente a causa di un'eruzione vulcanica, che ha fatto estinguere anche gran parte della fauna che costituiva la fonte di sostentamento degli ominidi. Considerata la datazione dei reperti, è molto probabile che questa specie abbia incontrato non solo i primi abitanti dell'Australia e Nuova Guinea ma anche gli Austronesiani arrivati a Flores almeno 40.000 anni fa.

L'incidente[modifica | modifica sorgente]

Nell'aprile del 2005 la rivista scientifica Nature pubblica una notizia sconcertante: i resti di Ebu si sono misteriosamente rovinati. Il paleoantropologo indonesiano Teuku Jacob, dell'Università Gadjah Mada di Yogyakarta, aveva preso in prestito i resti per studiarli, restituendoli, dopo violente polemiche al proprietario: il Centro per l'Archeologia di Giacarta. Dopo la restituzione, l'archeologo Michael Morwood, dell'Università del New England in Australia, a capo del team che ha rinvenuto le ossa, scopre che la parte sinistra del bacino è "fracassata" (a suo dire), oltre alla presenza di rotture e perdite su varie altre ossa e sul cranio. Inoltre la seconda mandibola di Homo floresiensis trovata, non ancora descritta in alcuna pubblicazione, si sarebbe spezzata mentre se ne prendeva il calco.

Teuku Jacob declina ogni responsabilità, dichiarando di avere scattato delle foto prima di spedire i fossili, foto che attestano l'integrità dei reperti. Indipendentemente dalle responsabilità, Michael Morwood ribadisce che i resti erano troppo fragili per poter essere sottoposti ad un simile trasporto.

Discussioni[modifica | modifica sorgente]

Due studi pubblicati nel 2009 hanno concluso che l'analisi cladistica e la comparazione delle misure corporee confermano che H. floresiensis e Homo sapiens sarebbero effettivamente due specie distinte. Lo studio descrive due possibili scenari evolutivi: uno secondo il quale H. floresiensis sarebbe emerso tra H. rudolfensis (1.86 Ma) e H. habilis (1.66-1.9 Ma), mentre il secondo indicherebbe che H. floresiensis comparve dopo H. habilis.[4][5]

È stato anche suggerito potesse trattarsi di un discendente nano dell'Homo erectus (o di un suo sconosciuto progenitore, comune all'Homo erectus e all'Homo floresiensis), che, capitato per caso sull'isola e restato in seguito isolato, avrebbe subito un'evoluzione separata, caratterizzata dal fenomeno del nanismo insulare, conosciuto in diversi casi per le specie animali. L'ipotesi viene scartata per le evidenti differenze fra le proporzioni degli arti e la morfologia del cranio esistenti fra H. erectus e LB1.

La piccolezza del cervello (solo 380 cc), il rapporto tra massa cerebrale e massa corporea e dimensioni degli arti lo rende più prossimo anche a Lucy, ossia all'australopiteco afarensis (vissuto 3,2 milioni di anni fa). La presenza di lobi frontali sviluppati, indipendentemente dalle dimensioni, sembra comunque rendere possibile che l'industria litica abbastanza raffinata trovata insieme ai resti scheletrici, sia opera di questo uomo, e ci sono dati che provano un suo utilizzo del fuoco e la caccia di animali di grande taglia.
In altri scavi dell'isola sono stati rinvenuti utensili di pietra datati a 800.000 anni fa, che potrebbero essere attribuiti all'antenato dell'Homo floresiensis.

Purtroppo le condizioni climatiche calde e umide dell'area degli scavi sono sfavorevoli alla conservazione del DNA, ed i tentativi finora effettuati per prelevare dai reperti dei campioni genetici analizzabili sono falliti.

La tesi della microcefalia[modifica | modifica sorgente]

La caverna dove sono stati scoperti i resti

L'appartenenza dei resti scheletrici rinvenuti ad una specie separata del genere Homo è stata molto discussa: secondo Teuku Jacob, si tratterebbe di un individuo della nostra stessa specie malato di microcefalia[6]. Da Le Scienze:

Scavi successivi nello stesso sito hanno portato alla luce altri scheletri, anch'essi di statura ridotta, ma dal cranio normale. Secondo Eckhardt, che è primo firmatario di un articolo in proposito apparso sull'ultimo numero on line dei Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), dunque, “LB1 non è un membro normale di una nuova specie, ma un membro anormale della nostra specie. LB1 appare differente se pensiamo in termini di caratteristiche europee, per il semplice fatto che è un esempio di una popolazione non europea, ma austromelanesiana; per di più, si trattava di un individuo che soffriva di un disturbo dello sviluppo, affetto in particolare da microcefalia.”

Successive ricerche svolte da Dean Falk, dell'Università della Florida sono in contrasto con le considerazioni di Teuku Jacob. Falk ha confrontato, mediante tomografia computerizzata il cervello di dieci persone normali e di nove affette da microcefalia, riconoscendo nel cervelletto e nella regione frontale due caratteristiche anatomiche identificative tipiche dei microcefali. Il paragone dei risultati di questa ricerca con la ricostruzione del cervello del reperto LB1, confermerebbe l'appartenenza di quest'ultimo fra i cervelli umani normali, ossia assenza di microcefalia. Quindi secondo la ricerca pubblicata da Falk il cervello dell'Homo Floresiensis, pur essendo di piccole dimensioni, era sviluppato e proporzionato, ben diverso da quello dei soggetti affetti da microcefalia; quindi il soggetto apparterrebbe a una nuova specie[7].

Struttura ossea[modifica | modifica sorgente]

Esposizione dei resti di LB1

Le strutture ossee delle spalle, braccia[8] e polsi[9] di H. floresiensis sono state descritte come molto differenti da quelle degli uomini moderni, molto più vicine alle strutture ossee di scimpanzé ed altri ominidi arcaici. Lo studio di ossa, articolazioni del braccio, spalle ed arti inferiori ha concluso che H. floresiensis era più simile agli scimpanzé e ad altri ominidi arcaici rispetto agli uomini moderni.[8][10] Questo supporta l'idea che H. floresiensis fosse una specie separata di antichi ominidi, piuttosto che un uomo moderno con disturbi fisici.

Analisi dei denti[modifica | modifica sorgente]

L'analisi dei denti conferma la somiglianza fra LB1 e genere umano. Lo studio del paleontologo John Hawks, dell'Università del Wisconsin, indica che i denti sono piccoli, come nellʾHomo sapiens, mentre i denti degli ominidi sono relativamente più grandi. Inoltre, similmente ai denti umani sono caratterizzati dall'avere il primo molare di dimensione maggiore ed il terzo molare più piccolo. Gli australopitechi e H. erectus hanno dentature differenti.
Sarebbe stata anche riconosciuta una rotazione del premolare, simile a quella dei pigmei Rampassa che vivono non molto lontano dal luogo del ritrovamento, indicata come possibile prova di geni in comune.

Possibile ritrovamento a Luzon[modifica | modifica sorgente]

Nella grotta di Callao, situata sulla parte settentrionale dell'isola di Luzon è stato scoperto un osso di piede riconosciuto da analisi anatomiche come proveniente da un individuo appartenente al genere Homo, ed identificato come terzo metatarso. i suoi valori morfometrici come forma e dimensione suggeriscono che si tratti di un resto di un individuo gracile, di piccola statura che dimensionalmente potrebbe ricadere fra Homo habilis e H. floresiensis, oppure una varietà pigmea di H. sapiens[11].

Si tratta del resto fossile più antico del genere Homo rinvenuto nelle Filippine, la sua datazione assoluta fornisce una stima di eta' minima di 66.7 ± 1 ka[12].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Could 'Hobbit' Species Still Exist? Villagers Speak Of Small, Hairy Ebu Gogo
  2. ^ Villagers speak of the small, hairy Ebu Gogo - Telegraph
  3. ^ Dispatches From Turtle Island: More Hobbit Fossils Confirm Existence Of Species
  4. ^ Argue, Morwood et al. 2009
  5. ^ Jungers and Baab 2009
  6. ^ L'uomo di Flores non era un "hobbit"
  7. ^ Non c'è pace per l'Hobbit
  8. ^ a b Larson et al. 2007 (preprint online)
  9. ^ New Scientist 2007-09-20
  10. ^ Guardian 2007-09-21
  11. ^ Earliest fossil evidence of humans in Southeast Asia? Erin Wayman, 4 agosto 2010
  12. ^ A.S.Mijares et alii, 2010

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]