Hīnayāna

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Il termine sanscrito Hīnayāna (हीनयान, anche pāli, lett. "Veicolo inferiore"), (cinese 小乘 xiǎoshèng, giapponese shō jō, coreano 소승 so seung o so sŭng, vietnamita tiểu thừa, tibetano theg pa chung pa) fu un termine proprio del Buddhismo Mahāyāna[1] per indicare quei buddhisti, insieme alle loro dottrine e scritture, che non riconoscevano come canonici gli insegnamenti contenuti nei Prajñāpāramitā Sūtra e nel Sutra del Loto. Queste scritture, meglio conosciute come sutra mahāyāna, sono oggi accolte nei Canoni buddhisti cinese e tibetano ma non nel Canone pāli, quest'ultimo canone di riferimento della scuola buddhista theravāda.

Il termine, dai chiari contenuti dispregiativi ("Veicolo inferiore", contrapposto al "Grande veicolo" rappresentato dal Mahāyāna), era indirizzato nei confronti di quei buddhisti che, non riconoscendo gli insegnamenti del Mahāyāna, erano divenuti gli evidenti bersagli della loro ingiuria[2]. Questi ultimi arrivarono addirittura, in una loro importante opera, il Mahāyāna Mahāparinirvāṇa-sūtra, a invocare anche la pena di morte per chiunque diffamasse gli insegnamenti del Mahāyāna[3][4].

Va notato, tuttavia, che in tutte le lingue proprie dei canoni mahāyāna in cui questo termine è stato tradotto esso è stato reso non come "veicolo inferiore", che pure è il significato etimologico del termine sia in sanscrito che in pāli[5], ma come "piccolo veicolo". Infatti il carattere cinese (e giapponese) 小 come quello coreano 소 e i termini tibetani theg chung e vietnamita tiểu non indicano il termine "inferiore" ma il termine "piccolo" o "ristretto".

Il termine Hināyāna in ambito storiografico[modifica | modifica sorgente]

Per lungo tempo il termine Hināyāna ha indicato, nella classificazione storiografica e perdendo qualsivoglia significato spregiativo[6], il Buddhismo non-Mahāyāna. Successivamente tale termine è stato sostituito con altre indicazioni, come Buddhismo dei Nikāya, in quanto il termine Buddhismo Hināyāna risultava offensivo per alcuni buddhisti theravāda[7].

L'utilizzo in ambito storiografico del termine Hīnayāna è stato ed è fonte, tuttavia, di dibattito tra gli studiosi, a tal punto che Richard H. Robinson e Williard L. Johnson in un recente manuale, rivisto dallo studioso e monaco theravāda Thanissaro Bhikkhu, sono giunti a sostenere che: «I Theravāda non amano essere chiamati 'Hīnayāna' (chi lo vorrebbe?) ma non c'è altro termine corrente per designare l'intero gruppo di scuole che sorsero tra il I e il IV secolo dopo il parinirvāṇa e che continuano dopo la nascita del Mahāyāna. La definizione di Buddhismo del nikāya, ad esempio, si può applicare correttamente alle scuole precedenti la nascita del Mahāyāna, ma non a quelle che seguirono, poiché il Mahāyāna formava un sottogruppo all'interno di ciascuno di loro»[8]. Così anche Philippe Cornu: «Non è tuttavia possibile eliminare questo termine [Hīnayāna], che ha una sua ragione d'essere storica e dottrinale, in nome di qualche ecumenismo: in effetti lo Hīnayāna è caratterizzato dal rifiuto di accettare i sutra Mahāyāna come autentica parola del Buddha e dalla confutazione della teoria dei tre corpi di un Buddha (sans. Trikaya): questo punto di vista è attualmente condiviso dal Theravāda, il che lo affilia allo Hīnayāna e lo mantiene nettamente distinto dal Mahāyāna. Ciò detto, il Theravāda si è sempre opposto, come il Mahāyāna alle teorie panrealiste dei Sarvāstivāda, tipiche invece dello Hīnayāna antico, e ha assorbito dal Mahāyāna la teoria del trasferimento dei meriti, estranea all'Hīnayāna originario»[9].

Occorre poi precisare che l'attuale scuola Theravāda non può essere considerata a pieno titolo una scuola del Buddhismo dei Nikāya, o Hīnayāna, avendo essa stessa subìto, nel corso dei secoli, degli sviluppi dottrinali che l'hanno portata ad accogliere persino alcuni insegnamenti Mahāyāna anche se ha sempre rifiutato la canonicità delle relative scritture.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La letteratura del Buddhismo Mahāyāna è pervenuta a noi in sanscrito ibrido o (sanscrito buddhista) o, tradotta da quella lingua o da lingue dell'Asia centrale, in cinese e in tibetano. Cfr., tra gli altri, Mario Piantelli Il Buddhismo indiano in Giovanni Filoramo Buddhismo, Bari, Laterza, 2007.
  2. ^ Scrivono R. H. Robinson e W. L. Johnson:«[Mentre] questi ultimi [gli Hināyāna] risposero alla propaganda mahāyāna in larga misura con il silenzio» (pagina 108) «Nei sūtra [Mahāyāna] ampliati più antichi che ci sono rimasti come La piccola perfezione della saggezza, gli interlocutori sono figure ben note del buddhismo antico e non denigrano i rappresentanti dello Hināyāna. Alla fine, però, poiché i seguaci del Mahāyāna non riuscirono a convincere la maggioranza dei fratelli, la frattura tra le due vie si allargò. Il Vimalakīrti-nirdeśa, per esempio, un sūtra leggermente più tardo, mette in ridicolo gli arhant, dipingendoli come irrimediabili perdenti di fronte al talento di Vimalakīrti per la vittoria. Anche il peggior peccatore ha ancora la possibilità di diventare un buddha, dichiara questo sūtra, mentre l'arhant è a un punto morto in un nirvāṇa inferiore. Il "Sūtra del loto" (Saddharmapuṇḍarīka-sūtra), che è più tardo, del 200 d.C. circa, è ancora più palesemente ostile allo Hināyāna ma adotta un atteggiamento in apparenza conciliante, se non condiscendente, asserendo che l'arhat non è in effetti condannato a una meta inferiore, perché c'è in realtà un solo nirvāṇa, quello di un buddha, che anche gli arhant possono a suo tempo raggiungere.» (pagina 110).
  3. ^ Ibid., pag. 110: «La retorica di parte raggiunge il suo culmine con il Mahāyāna-parinirvāṇa-sūtra (circa 200-400 d.C., noto anche come Nirvāṇa-sūtra), che affermava di contenere gli ultimi insegnamenti 'segreti' del Buddha. Secondo questo sūtra, chiunque diffami gli insegnamenti del Mahāyāna è destinato a una severa punizione, persino all'esecuzione capitale.»
  4. ^ Il Mahāyāna Mahāparinirvāṇa-sūtra è conservato nel Nièpánbù del Canone cinese e nella VI sezione (denominata Myang-'das) del Kanjur nel Canone tibetano.
  5. ^ Ad esempio, nel canone pāli, nell'Anaṅgaṇasutta (n. 5) del Majjhima Nikāya, si indicano le caratteristiche di quattro diversi tipi di persone, tra le quali compaiono quelli che si ritengono affetti da un'imperfezione (mentale) soggettiva senza però comprenderla per quello che realmente è. Essendo una tale persona inadatta per il progresso nello sviluppo interiore, è detta hīnapurisa, uomo inferiore, come traduce la H. B. Horner. Chi invece pensa il contrario e che quindi si avvia verso il progresso della propria esistenza è un setthapuriso, un uomo superiore. Dalla letteratura in lingua pāli risulta del resto come il contrario di māhā sia cūla e non hīna. Con tale significato del lemma sanscrito हीन concorda anche il dizionario on-line sanscrito-inglese(EN) Sanskrit Dictionary for Spoken Sanskrit. URL consultato il 2010-06-19.
  6. ^ «[...] Hinayana è stato perciò il nome usato anche dagli studiosi moderni , senza naturalmente alcuna connotazione negativa». R. H. Robinson e W. L. Johnson con la collaborazione del monaco theravada Thanissaro Bhikkhu, Op. cit. pag. 108.
  7. ^ «'Nikaya Buddhism' is a coinage of Professor Masatoshi Nagatomi of Harvard University who suggested it to me as a usage for the eighteen schools of pre-Mahayana Indian Buddhism, to avoid the term "Hinayana Buddhism," which is found offensive by some members of the Theravada tradition». Robert Thurman, in The Emptiness That is Compassion (footnote 10), 1980.
  8. ^ Robinson e Johnson, pag. 108.
  9. ^ Cornu, pag. 246

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Richard H. Robinson e Williard L. Johnson. La religione buddhista. Ubaldini, Roma, 1998. ISBN 88-340-1268-2
  • Philippe Cornu. Dizionario di Buddhismo. Bruno Mondadori Editore, Milano, 2001
  • Isaline Blew Horner, The Collection of The Middle Length Sayings (Majjhima-Nikāya), 1ª ed., Delhi, Motilal Banarsidass [1954], 2004, p. 416, ISBN 81-208-1908-X.
  • Robert A. F. Thurman, The Emptiness that is Compassion: An Essay on Buddhist Ethics. Religious Traditions 4, n. 2 (Ott-Nov 1981) 1981.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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