Hic sunt leones

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La locuzione latina hic sunt leones (in italiano "qui ci sono i leoni") o hic sunt dracones ("qui ci sono i draghi") è ricorrente nella storiografia e nella pubblicistica ma senza riscontri nella documentazione cartografica medievale né nei rarissimi reperti dell'età antica. Solo la Cotton Map (X secolo d.C.) riporta un sibillino "hic abundant leones", tra Gog e Magog e la costa orientale dell'Asia, con tanto di disegno del noto felino con la criniera: in effetti in quell'area si trovavano tigri e leopardi ma anche leoni (ancora oggi ne rimane una piccola popolazione in India). In alcune mappe si legge piuttosto "hic sunt dracones". Non è raro inoltre trovare l'indicazione "hic nascuntur elephantes", ma quest'ultima sembra piuttosto un'informazione sulle risorse in avorio.

Non esiste una sola prova storica che la locuzione sia mai stata utilizzata da un cartografo per l'Africa mediterranea, anche se è molto diffusa la spiegazione secondo cui in origine, la locuzione latina hic sunt leones sarebbe comparsa su carte geografiche dell'antica Roma e di età successiva in corrispondenza delle zone inesplorate dell'Africa e dell'Asia. La frase stava ad indicare che non si sapeva cosa si trovasse in quelle lande sconosciute, a parte il fatto che fossero abitate da belve, oppure si riferiva a territori che non potevano essere conquistati.

Molte volte i cartografi dell'età preindustriale abbellivano le proprie mappe con disegni ornamentali, anche su richiesta della committenza, con stemmi, bandiere, grandi ritratti di sovrani o di merci, ecc.: soprattutto negli schemi cartografici destinati alla meditazione scolastica e non al viaggio. In particolare durante il basso medioevo le coste erano sempre molto più conosciute rispetto ai territori nell'interno. Per questo motivo ancora per parte dell'età moderna i cartografi ubicavano nelle vaste aree continentali ogni tipo di illustrazione che potesse risultare in qualche modo curiosa o interessante, concedendo ampi spazi sia a luoghi immaginari ed irraggiungibili (il Paradiso Terrestre, Gog e Magog, il Regno del Prete Gianni) sia a ogni tipo di essere leggendario o allegorico, tra cui blemmi, cinocefali, elefanti, unicorni, rinoceronti, manticore, ed anche leoni. In realtà le aree inabitabili erano definite tali solo in base alla temperatura (eccessivo freddo o caldo) o per la presenza di serpenti e scorpioni velenosi (così ad esempio in Leardo), facile metafora delle allegorie sataniche nella Bibbia.

La frase oggi viene utilizzata per indicare una situazione o condizione per cui è necessario prestare particolare attenzione o portare rispetto ad un certo gruppo di persone.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Anche Marco Polo, forse suggestionato dalla lettura di mappe medievali, afferma che in Cina abbondavano i leoni, mentre evidentemente intendeva alludere alle tigri.
  • Nel romanzo Il nome della rosa il significato simbolico di questa locuzione serve a Umberto Eco per mettere in bocca al personaggio Guglielmo da Baskerville una locuzione anacronistica per spiegare uno dei molti misteri della biblioteca e del finis Africae.
  • Nel gioco Assassin's Creed: Brotherhood, la sequenza genetica 2 si chiama Hic sunt leones.
  • Hic sunt leones è anche il titolo di un disco degli Assalti Frontali.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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