Hermann Lotze

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Rudolf Hermann Lotze

Rudolf Hermann Lotze (Bautzen, 21 maggio 1817Berlino, 1º luglio 1881) è stato un filosofo e logico tedesco. Laureato in medicina ed esperto di biologia, arguì che se il mondo fisico fosse governato da leggi meccaniche, le relazioni e le evoluzioni nell'universo potrebbero essere spiegate come il funzionamento di una mente di questo mondo. I suoi studi medici furono lavori pionieristici nella psicologia scientifica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Bautzen, Sassonia, Germania, figlio di un medico. Studiò al ginnasio di Zittau; appassionato degli autori classici, tradusse l'Antigone di Sofocle dal latino, pubblicandolo nella sua mezza età.

Frequentò l'Università di Lipsia come studente di filosofia e scienze naturali, ma vi entrò ufficialmente come studente di medicina a diciassette anni. I primi studi di Lotze furono governati da due distinti interessi: il primo era scientifico, basato su studi matematici e fisici sotto la guida di E. H. Weber, W. Volkmann e Gustav Fechner. L'altro suo interesse era artistico ed estetico, e si sviluppò sotto la cura di Christian Hermann Weisse. Egli fu attratto sia dalla scienza che dall'idealismo di Johann Gottlieb Fichte, Friedrich Schelling e Georg Hegel.

Il primo saggio di Lotze fu la dissertazione De futurae biologiae principibus philosophicis, con la quale nel 1838 si laureò dottore in medicina. Quattro mesi dopo prese la seconda laurea in filosofia. Egli basava il suo sistema filosofico su Metaphysik (Lipsia, 1841) e su Logik (1843), oltre ad altri trattati minori pubblicati mentre era ancora studente a Lipsia. Si trasferì poi all'Università di Gottinga, succedendo a Johann Friedrich Herbart nella cattedra di filosofia.

I suoi primi due libri ebbero poca nota, e Lotze dapprima venne conosciuto per una serie di lavori che aspiravano a stabilire per i metodi di studio del fenomeno fisico e mentale dell'organismo umano nei suoi stati normali e di disagio, gli stessi principi generali che erano stati adottati per lo studio dei fenomeni nel mondo inorganico. Questi lavori furono Allgemeine Pathologie und Therapie als mechanische Naturwissenschaften (1842, 2nd ed., 1848), gli articoli "Lebenskraft" (1843) e "Seele und Seelenleben" (1846) nel libro di Rudolf Wagner Handwörterbuch der Physiologie, il suo Allgemeine Physiologie des Korperlichen Lebens (1851), e il suo Medizinische Psychologie oder Physiologie der Seele (1852).

Quando Lotze pubblicò questi lavori, la scienza medica risentiva ancora l'influenza della Filosofia naturale di Schelling. Le leggi meccaniche, alle quali le cose esteriori erano soggette, erano concepite come valide nel solo mondo inorganico. Un meccanismo fu l'inalterabile connessione di un fenomeno a con un altro fenomeno b, c, d, sia questo seguente o precedente ad esso; meccanismo era l'inesorabile forma nella quale gli eventi di questo mondo sono verificati, e al quale sono connessi. L'oggetto di quegli scritti era di stabilire il ruolo onnipresente del meccanismo. Ma la visione meccanica della natura non è identica a quella materialistica. Nell'ultimo dei lavori sopra menzionati la questione è discussa a grandi linee, come dobbiamo considerare la mente e la relazione tra la mente e il corpo; la risposta è che dobbiamo considerare la mente come un principio immateriale, la sua azione, tuttavia, sul corpo e viceversa, come puramente meccanica, indicata da leggi fisse di un meccanismo psicofisico.

Queste dottrine di Lotze, pronunciate con la distinta e reiterata riserva, poiché esse non contengono una soluzione della questione filosofica riguardante la materia, furono tuttavia considerate da molti essere l'eredità del filosofo, che denunciava i sogni di Schelling o le teorie idealistiche di Hegel. Pubblicati, come furono, durante gli anni in cui la scuola moderna del materialismo tedesco era al suo apice, questi lavori di Lotze furono annoverati tra la letteratura di opposizione della Filosofia empirica.

Il fraintendimento delle sue posizioni indusse Lotze a pubblicare un pamphlet polemico (Streitschriften, 1857), nel quale corresse due errori. La propria opposizione al formalismo di Hegel aveva indotto taluni ad associarlo alla scuola materialistica, altri a contarlo tra i seguaci di Herbart. Lotze negò di appartenere alla scuola di Herbart, tuttavia ammise che, storicamente, la dottrina che portava agli insegnamenti di Herbart, poteva portare alle sue visioni personali (vedere la monadologia di Leibniz).

Filosofia[modifica | modifica sorgente]

Quando Lotze scrisse queste precisazioni, egli aveva già pubblicato il primo volume del suo Mikrokosmus (vol. i. 1856, vol. ii. 1858, vol. iii. 1864). In molti passaggi del suo lavoro sulla patologia, fisiologia, e psicologia Lotze aveva chiaramente stabilito che il suo metodo di ricerca non dava una spiegazione del fenomeno della vita e della mente, ma solo i mezzi per osservarli e connetterli insieme; noi otteniamo i dati necessari per decidere che significato si possa dare all'esistenza di questo microcosmo, o piccolo mondo di vita umana, insito nel macrocosmo dell'universo.

La riflessione si estende al vasto campo dell'antropologia, iniziando con la struttura umana, l'anima, e l'unione corpo-anima nella vita, avanzando fino all'uomo e alla sua mente, e al corso del mondo, e concludendo con la storia, il progresso e la connessione delle cose. Finisce con la stessa idea che era espressa nella sua Metaphysik. La visione peculiare arriva a lui alla fine come coronamento della concezione verso la quale tutti i canali separati del pensiero sono protesi e alla luce dei quali, vengono esaminati, la vita dell'uomo in natura e nella mente, come individuo e nella società. Questa visione può essere riassunta come segue: ovunque nel vasto reame dell'osservazione troviamo tre distinte regioni: la regione dei fatti, la regione delle leggi e la regione degli standards di valutazione. Queste tre regioni sono separate solo nei nostri pensieri, non nella realtà. Per comprendere la reale posizione siamo forzati dalla convinzione che il mondo dei fatti è il campo nel quale, e che le leggi sono i mezzi per i quali, questi standards superiori di valore morale ed estetico si sono realizzati; e una tale unione può ancora solo diventare intelligibile attraverso l'idea di una personale Deità, che nella creazione e conservazione di un mondo ha volontariamente scelto certe forme e leggi, attraverso l'operazione naturale delle quali i fini del Suo lavoro sono ottenuti. Sebbene Lotze avesse così, nei suoi lavori pubblicati, chiuso il cerchio del suo pensiero, iniziando con una concezione ottenuta metafisicamente, procedendo per un'esaustiva contemplazione delle cose alla luce in cui l'affrontò, e terminando con la più forte convinzione della propria verità che l'osservazione, l'esperienza, e la vita potevano affrontare, egli ebbe tutto il tempo che gli restava per scrivere sulle varie discipline filosofiche in accordo con lo schema dell'istruzione accademica trasmessa dai suoi predecessori. Egli fu così indotto a esporre le proprie visioni riguardo a questi argomenti, e in connessione con questi problemi, che erano tradizionali forme di espressione filosofica. I suoi scritti variano su un vasto campo: egli produsse annualmente scritti di psicologia e di logica (gli ultimi includevano una ricerca sull’ interezza della ricerca filosofica sotto il titolo di Encyclopädie der Philosophie), poi a lunghi intervallati scritti di metafisica, filosofia della natura, filosofia dell'arte, filosofia della religione, più raramente sulla storia della filosofia ed etica. In questi scritti egli espose le proprie visioni peculiari in forme più ristrette, e durante l'ultimo decennio della sua vita egli accorpò la sostanza di quei corsi nel suo lavoro System der Philosophie, del quale solo due volumi sono stati pubblicati (vol. I Logik, 1st ed., 1874, 2nd ed., 1880; vol. II Metaphysik, 1879). Il terzo volume conclusivo, che doveva trattare in maniera più condensata i principali problemi della filosofia pratica, della filosofia dell'arte e della religione, non fu mai pubblicato. Un piccolo pamphlet di psicologia, contenente l'ultima forma in cui egli aveva cominciato a trattare lo stesso soggetto nei suoi scritti (rimasto incompiuto a causa della sua morte) durante la sessione estiva del 1881, fu pubblicato da suo figlio.

Per capire questa serie di scritture di Lotze, è necessario iniziare con la sua definizione di filosofia. Questa è data dopo che la sua esposizione di logica ha stabilito due punti, l'esistenza nella nostra mente di certe leggi e forme in accordo con le quali noi connettiamo il materiale che ci viene fornito dai nostri sensi, e, secondariamente, il fatto che pensieri logici non possono essere utilmente impiegati senza l'assunzione di un seguente insieme di connessioni, non logicamente necessarie, ma presunte insite tra i dati dell'esperienza e dell'osservazione. Queste connessioni a un reale non formale argomento sono portate a noi dalle scienze separate e dall'uso e dalla cultura della vita di ogni giorno. Il linguaggio li ha cristallizzati in certe definite nozioni ed espressioni, senza le quali non possiamo procedere di un solo passo, ma che abbiamo accettato senza conoscere il loro esatto significato, e molto meno la loro origine. Di conseguenza le scienze speciali e la saggezza della vita comune si impigliano tra loro facilmente e frequentemente in contraddizioni. Un problema di un argomento puramente formale così si presenta, questo per provare a portare unità e armonia nei pensieri sparsi della nostra cultura generale, per tracciarli alla loro primaria assunzione e seguirli fino alle loro ultime conseguenze, per connetterli tutti insieme, per rimodellarli, accorciarli o amplificarli, così come per rimuovere le loro apparenti contraddizioni, e per combinarli nell'unità di un'armoniosa visione delle cose, e specialmente per investigare quelle concezioni che formano le iniziali assunzioni delle varie scienze, e per fissare i limiti della loro applicabilità. Questa è la definizione formale di filosofia. Se si tratti di un'armoniosa concezione così acquisita che rappresenterà più di un accordo tra i nostri pensieri, o se essa rappresenta la reale connessione delle cose possedendo valore oggettivo e non soltanto soggettivo, questo non può essere deciso all'inizio. È anche poco garantito cominciare con la presunzione che ogni cosa nel mondo dovrebbe essere spiegata da un principio, ed è una restrizione dei nostri mezzi non necessaria aspettarsi unità di metodo. Noi non siamo inoltre in grado di iniziare la nostra investigazione filosofica con un'inchiesta sulla natura del pensiero umano e la sua capacità di raggiungere una conoscenza oggettiva, poiché in questo caso noi staremmo veramente usando quello strumento l'inutilità del quale cercavamo di determinare. La principale prova del valore oggettivo della visione che possiamo ottenere giacerà piuttosto nel grado con il quale si ha successo nell'assegnazione ad ogni elemento della cultura della posizione ad esso dovuta, o nel quale si è capaci di apprezzare e combinare differenti e apparentemente opposte tendenze e interessi, nella sorta di giustizia con la quale pesano i nostri desideri e aspirazioni, equilibrandoli nelle dovute proporzioni, rifiutando di sacrificare ad un principio univoco ogni verità o convinzione che l'esperienza ha provato essere utile e necessaria. L'investigazione potrà poi naturalmente dividerli in tre parti, la prima delle quali ha a che fare con ciò che nella nostra mente sono le forme inevitabili nelle quali noi siamo obbligati a pensare alle cose, se pensiamo a tutto (metafisica), la seconda essendo devota alla grande regione dei fatti, prova ad applicare i risultati di metafisica a questi, specialmente le due grandi regioni dei fenomeni esterni e mentali (cosmologia e psicologia), la terza ha a che fare con quei valori standard per cui noi pronunciamo la nostra approvazione o disapprovazione estetica o etica. In ogni dipartimento noi dovremmo applicare prima di tutto visioni chiare e consistenti fra di loro, ma, in secondo luogo, noi dovremo alla fine desiderare di formare alcune generali idee o rischiare un'opinione su come le leggi, i fatti e gli standards di valore possono essere combinati in una visione comprensibile. Considerazioni di quest'ultimo tipo si presenteranno naturalmente nei due grandi settori della cosmologia e della psicologia, o essi possono essere delegati ad una ricerca indipendente sotto il nome di filosofia religiosa. Abbiamo già menzionato la concezione finale nella quale culmina la speculazione di Lotze, in quella di una personale Deità, un essere superiore, l'essenza di tutto che merita esistenza per propria causa, che nella creazione e governo del mondo ha volontariamente scelto certe leggi e forme attraverso le quali si possano realizzare i suoi fini. Possiamo aggiungere che in accordo con questo punto di vista niente è reale tranne lo spirito vivente di dio e il mondo degli spiriti viventi che egli ha creato; le cose di questo mondo hanno realtà solo in quanto esse sono l'apparenza di sostanza spirituale, che sottolinea tutto. È naturale che Lotze, avendo questa grande concezione finale sempre dinanzi a sé, lavori sotto l'influenza sin dall'inizio della sua speculazione, permettendoci, mentre procediamo, di tenere docchio l'interpretazione delle cose che per lui contiene la soluzione delle nostre difficoltà.

Le chiave della filosofia teoretica di Lotze si trova nella sua metafisica, nell'esposizione della quale importanti soggetti, e la prima e l'ultima tra le sue più importanti pubblicazioni sono dedicate.

Per capire la filosofia di Lotze, è necessaria un'attenta e ripetuta consultazione di questi lavori. L'oggetto della sua metafisica è così per rimodellare le nozioni correnti riguardanti l'esistenza delle cose e loro connessioni con le quali l'uso del linguaggio ci fornisce il modo per renderle consistenti e pensabili.

L'assunzione seguente che le nozioni modificate così trovate abbiano un oggettivo significato e che esse in qualche modo corrispondano all'ordine reale del mondo esistente che naturalmente esse non possono mai veramente descrivere, dipende da una generale confidenza che noi dobbiamo avere nei nostri poteri di ragionamento e nel significato di un mondo nel quale noi stessi con tutti i necessari corsi dei nostri pensieri abbiamo un dovuto posto assegnatoci. Il principio tuttavia di queste ricerche è opposto a due tentativi frequentemente ripetuti nella storia della filosofia (1). il tentativo di stabilire leggi generali o forme, alle quali l'evoluzione delle cose deve aver obbedito, o che un creatore debba aver seguito nella creazione di un mondo (Hegel); e (2) il tentativo di tracciare la genesi delle nostre nozioni e decidere dal loro significato e valore (teorie moderne della conoscenza). Nessuno di questi due tentativi è praticabile. Il mondo di molte cose ci circonda; le nostre nozioni, per le quali noi cerchiamo di descriverle correttamente o scorrettamente è già fatto. Ciò che rimane da essere fatto non è spiegare come un tale mondo si appresta ad essere ciò che è, né come noi siamo arrivati a formulare queste nozioni, ma più o meno ciò che segue: espellere dal cerchio e totalità delle nostre concezioni quelle nozioni astratte che sono inconsistenti e stonate, o rimodellarle e definirle cosicché esse possano costituire un argomento consistente e armonioso.

In questa attività Lotze scarica come inutili e inattendibili molte concezioni favorite della scuola, e molte crude nozioni della vita di ogni giorno. Il corso delle cose e la loro connessione non è pensabile dall'assunzione di una pluralità di esistenze, la realtà delle quali (come distinta dalla nostra conoscenza delle stesse) possa essere concepita solo come una moltitudine di relazioni. Questa qualità di stare in relazione ad altre cose è ciò che da ad una cosa la propria realtà. E la natura di questa realtà ancora non può né essere consistentemente rappresentata come una sostanza dura e fissa, né come un qualcosa di inalterabile, ma solo come un ordine fisso di ricorrenza di eventi o impressioni in continua evoluzione. Ma, ancora, ogni tentativo di pensare chiaramente quali possano essere queste relazioni, quello che noi veramente intendiamo, se parliamo di un ordine fisso di eventi, forza su di noi la necessità di pensare anche che le cose differenti che stanno in relazione alle fasi differenti che seguono le une alle altre non possono essere esternamente messi insieme o fatti avvicinare da alcuni indefinibili poteri esteriori nella forma di alcune predestinazioni o destini inesorabili. Le cose stesse che esistono e le loro fasi di cambiamento devono stare in alcune connessioni interne; essi stessi devono essere attivi o passivi, capaci di fare o soffrire. Questo ci condurrebbe alla visione di Leibniz, che il mondo consiste di monadi, esseri auto-sufficienti che conducono una vita interiore. Ma questa idea implica la concezione seguente di Leibniz, quella dell'armonia prestabilita, per la quale il creatore si è preso cura di sistemare la vita di ogni monade, così che vada d'accordo con quella di tutte le altre. Questa concezione, in accordo con Lotze, non è né necessaria né intelligibile. Perché non interpretare all'inizio e rendere intelligibile la concezione comune originatasi nella scienza naturale, quella di un sistema di leggi che governa tutte le cose? Ma, nel tentativo di rendere chiara e pensabile questa concezione, noi siamo forzati a rappresentare la connessione delle cose come una sostanza universale, l'essenza della quale noi la concepiamo come un sistema di leggi che sottolinea ogni cosa e in sé stessa connette tutto, ma è impercettibile, e conosciuta da noi solo attraverso le impressioni che essa produce in noi, che noi chiamiamo cose.

Una riflessione finale ci insegna che la natura di questa sostanza universale e onnipresente può solo essere immaginata da noi come qualcosa di analogo alla nostra stessa vita mentale, dove solamente sperimentiamo l'unità della sostanza (che chiamiamo sé stessi) preservata nella moltitudine dei suoi stati (mentali). Ci diventa anche chiaro che solo dove tale vita mentale veramente appare necessità noi vi assegniamo un'esistenza indipendente, ma che gli scopi della vita di ogni giorno così come quelli della scienza sono similmente serviti se noi priviamo le cose materiali al di fuori di noi di una loro indipendenza e assegniamo loro una pura esistenza connessa attraverso la sostanza universale per mezzo dell'azione della quale esse possono apparirci da sole.

La sostanza universale, che noi possiamo chiamare l'assoluto, a questo punto della nostra ricerca non è dotato di attributi di una personale deità, e resterà per essere visto dalle analisi seguenti su quanto lontano possiamo andare – senza contraddizioni – per identificarlo con l'oggetto della venerazione religiosa, in quanto lontano esso nella metafisica sia un postulato che possa essere gradualmente portato più vicino a noi e divenire un potere vivente. Molto in questa direzione è detto da Lotze in vari passaggi dei suoi scritti; ogni cosa completa, tuttavia, sul soggetto è ricercato. Nemmeno sembrerebbe come potesse essere l'intenzione dell'autore fare molto più che puntare alle linee sulle quale il seguente trattato del soggetto dovrebbe avanzare. L'attuale risultato della sua personale ricerca, la grande idea che giace alla fondazione della sua filosofia noi la sappiamo. Si può tranquillamente stabilire che Lotze permetterebbe molta latitudine alle convinzioni individuali, poiché infatti è evidente che la nozione vuota di un assoluto possa solo diventare viva e significante per noi allo stesso grado dell'esperienza e del pensiero che ci hanno insegnato a realizzare la serietà della vita, il significato della creazione, il valore del bello e del buono, e il supremo principio della santità personale. Per dotare la sostanza universale con degli attributi morali, per mantenere che è più che il terreno metafisico di tutte le cose, dire che è la perfetta realizzazione della santità, il bello e il buono, può avere significato solo per chi sente in sé stesso quali reali non immaginari valori sono rivestiti in queste espressioni.

L'Estetica costituisce un principale e favorito studio di Lotze, egli ha trattato questo soggetto anche alla luce delle idee principali della sua filosofia.

La posizione storica di di Lotze è molto interessante. Sebbene egli neghi di essere un seguace di Herbart, la sua definizione formale della filosofia e la sua concezione dell'oggetto della metafisica sono simili a quelle di Herbart, il quale definisce la filosofia come tentativo di rimodellare le nozioni dato dall'esperienza. In questo ambito egli forma con Herbart un'opposizione alla filosofia di Fichte, Schelling ed Hegel, che anelavano ad una conoscenza oggettiva e assoluta, e anche al criticismo di Kant, che anelava a determinare la validità di tutta la conoscenza umana. Ma questo accordo formale include differenze materiali, e lo spirito che soffia negli scritti di Lotze è più dotato verso gli oggetti e le aspirazioni della scuola idealistica che al freddo formalismo di Herbart. Quello che tuttavia fu per gli idealisti un oggetto di pensiero isolato, l'assoluto, è per Lotze solo inadeguatamente definibile in rigoroso linguaggio filosofico; le aspirazioni del cuore umano, i contenuti dei nostri sentimenti e desideri, l'animo dell'arte e la base della fede religiosa devono essere messi tutti insieme per poter riempire l'idea vuota di assoluto con un significato. Queste manifestazioni dello spirito divino ancora non possono essere tracciate e capite riducendo (come fece Hegel) la crescita della mente umana nell'individuo, nella società e nella storia nel monotono ritmo di uno schematismo speculativo; l'essenza e significato che sono in loro si rivela solo allo studente dei dettagli, perché la realtà è più grande e spaziosa della filosofia, il problema, “come l'uno può essere molti”, è risolto solamente per noi negli innumerevoli esempi in vita e nell'esperienza che ci circonda, per cui noi dobbiamo ritenere un interesse vitale e che costituisce il vero campo di tutto il lavoro umano utile. Questa convinzione della vuotezza dei termini e delle nozioni astratte, e per il riempimento della vita individuale, ha permesso a Lotze di combinare nei suoi scritti i due corsi nei quali il pensiero filosofico tedesco si è mosso dalla morte del suo fondatore Leibniz. Possiamo definire questi corsi con i termini di esoterici ed essoterici – le forme e la filosofia della scuola, coltivata soprattutto nelle università, che prova a organizzare la nostra conoscenza e ridurla al principio intelligibile, perdendo in questo tentativo il significato più profondo della filosofia di Leibniz; l'ultima filosofia non sistematizzata di cultura generale che troviamo nel lavoro di grandi scrittori del periodo classico, Lessing, Winckelmann, Goethe, Schiller e Herder, tutti loro espressero in gradi diversi la loro devozione a Leibniz. Lotze si può dire aver portato la filosofia fuori dalle stanze dei letterati nel mercato della vita quotidiana. Capendo e combinando quello che fu grande e di valore in ciò che era diviso e scompigliato egli divenne il vero successore di Leibniz. Lotze fu frequentemente frainteso, grandemente ammirato, ascoltato da uditori devoti e letto da un circolo via via crescente. Ma questo circolo non divenne mai una scuola filosofica.

Opere (in italiano)[modifica | modifica sorgente]

  • Microcosmo, Torino, U.T.E.T., 1988
  • Logica, Milano, Bompiani, 2010.

Opere (in inglese)[modifica | modifica sorgente]

  • Logic, in three books: of Thought, of Investigation, and of Knowledge (1874), ed. and trans. B. Bosanquet, Oxford: Clarendon Press, 1884; 2nd edition, 1887
  • Metaphysics, in three books: Ontology, Cosmology, and Psychology (1879), ed. and trans. B. Bosanquet, Oxford: Clarendon Press, 1884; 2nd edition, 1887.
  • Microcosmus: An Essay Concerning Man and His Relation to the World (1856-58, 1858-64), trans. E. Hamilton and E. E. C. Jones, Edinburgh: T. & T. Clark, 1885; 4th edition, 1899.
  • Outlines of Logic and of Encyclopedia of Philosophy, ed. and trans. G. T. Ladd, Boston, MA: Ginn & Co., 1887.
  • Outlines of Metaphysic, ed. and trans. G. T. Ladd, Boston, MA: Ginn & Co., 1884
  • Outlines of a Philosophy of Religion, ed. F. C. Conybeare, London: Swan Sonnenschein & Co., 1892.
  • Philosophy in the Last Forty Years. First Article. (1880) In Kleine Schriften, v. 3, ed. D. Peipers, Leipzig: S. Hirzel, 1885-91.

Studi su Lotze[modifica | modifica sorgente]

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  • Cassirer, E., 1923. Substance and Function. Open Court.
  • Centi B. (1997). Realtà, validità e idee nel pensiero di R. H. Lotze, in RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA. vol. 4, pp. 705–724.
  • Gabriel, G., 2002. "Frege, Lotze, and the Continental Roots of Early Analytic Philosophy" in E. Reck, ed., From Frege to Wittgenstein. Oxford UP.
  • Gregory, F., 1977. Scientific Materialism in Nineteenth Century Germany. Reidel.
  • Hatfield, G., 1990. The Natural and the Normative: Theories of Spatial Perception from Kant to Helmholtz. MIT Press.
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  • Rose, G., 1981. Hegel Contra Sociology. London: Athalone.
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  • Sullivan, D., 1991, "Frege on the Cognition of Objects," Philosophical Topics 19: 245–268.
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  • Willard, D., 1984. Logic and the Objectivity of Knowledge. Ohio UP.
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