Henry Dreyfuss

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Henry Dreyfuss (/ˈdraɪfəs/; Brooklyn, 2 marzo 1904South Pasadena, 5 ottobre 1972) è stato un designer statunitense.

Uno degli Hudson del NYC, con un involucro aerodinamico (20th Century Limited).
Il telefono modello 302 della Western Electric.
Edificio al 280 di Park Avenue a Manhattan.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dreyfuss fu il più famoso delle celebrità del disegno industriale a cavallo tra gli anni trenta e gli quaranta, per cui migliorò notevolmente l'aspetto e l'usabilità di una miriade di produzioni e oggetti di consumo. A differenza Raymond Loewy e altri contemporanei, Dreyfuss non si presentò come un'icona di stile: per la sua ideologia si applicò sul senso utilitario e su un approccio scientifico alla risoluzione dei problemi progettuali. Il suo contributo fu prominente tanto in campo consumistico, quanto significativo sui campi quali l'ergonomia, l'antropometria e i fattori umani. Fino al 1920 Dreyfuss studiò come apprendista scenografo di Norman Bel Geddes, che in seguito diverrà il suo concorrente principale, poi aprì il proprio studio nel 1929 e continuò a lavorare su attività teatrali e sul design. Ebbe un successo commerciale immediato e di lunga durata.

Nel 1955, Dreyfuss scrisse Designing for People, un'autobiografia che presenta le sue scale antropometriche semplificate nominate "Joe" e "Josephine". Nel 1960 pubblicò The Measure of Man, un trattato sull'ergonomia. Nove anni dopo, nel 1969, lasciò l'azienda che fondò.[1]

Dreyfuss fu il primo presidente della Industrial Designers Society of America (IDSA).

Si suicidò assieme alla moglie, Doris Marks, nella loro auto, avvelenandosi con monossido di carbonio. All'inizio di quell'anno, le fu diagnosticato un cancro al fegato. L'azienda di design, Henry Dreyfuss Associates, rimase ancora in attività dopo la sua morte.

Design[modifica | modifica wikitesto]

Principali opere:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Henry Dreyfuss Associates - People - Collection of Smithsonian Cooper-Hewitt, National Design Museum
  2. ^ AIA, p. 317.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazioni e scritti autografi[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]