Sonda Hayabusa

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Hayabusa
Immagine del veicolo
Hayabusa hover.jpg
Dati della missione
Proprietario JAXA Giappone Giappone
Destinazione 25143 Itokawa
Esito È rientrata a Terra il 13 giugno 2010
Vettore M-V
Lancio 9 maggio 2003 04:29:25 UTC dal Centro Spaziale di Uchinoura
Massa 510 kg (380 kg a secco)
Strumentazione AMICA, LIDAR, NIRS, XRS

Hayabusa (はやぶさ, letteralmente falco pellegrino) è una sonda automatica lanciata nel 2003 dall'Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA) con lo scopo di atterrare sull'asteroide 25143 Itokawa (delle dimensioni di 540 m x 270 m x 210 m) e prelevare dei campioni di suolo da riportare sulla Terra.

La sonda, nota precedentemente come MUSES-C, è stata lanciata il 9 maggio 2003 con un vettore M-V dal Centro Spaziale di Uchinoura, raggiungendo il suo obiettivo verso la metà di settembre del 2005. Durante la sua permanenza di 30 minuti, avvenuta nel novembre 2005, un malfunzionamento di uno dei dispositivi di frantumazione non permise l'ingresso nella capsula di una grande quantità di materiale, ponendo il dubbio su quel che la sonda potesse aver effettivamente raccolto. Durante il suo viaggio nello spazio, la sonda fu spenta con delle avarie a bordo quasi devastanti: ben 2 dei 3 giroscopi di bordo erano guasti, ma il team è riuscito a recuperare il controllo della sonda utilizzando il giroscopio rimanente, i motori a ioni e i pannelli solari come se fossero vele contro il vento solare. Il 6 febbraio 2009 è stato avviato uno dei 4 motori a ioni che ha accelerato la sonda fino a marzo 2010. Da aprile a giugno 2010 Hayabusa è stata indirizzata a noi con maggiore precisione, con l'intento di predisporre accuratamente il rientro nell'atmosfera della sua capsula di 40 cm di diametro. Il rientro è stato programmato per il 13 giugno 2010 in Australia, prevedendo l'atterraggio della capsula nell'area "proibita" di Woomera[1], ed è avvenuto all'ora prevista[2] [3][4]. Un DC-8 appositamente predisposto[5] e in volo nelle vicinanze dell'area prevista ha ripreso in un video[6] la disintegrazione della navicella principale. La JAXA ha confermato la ricezione del segnale dal radiofaro presente nella capsula e la sua susseguente localizzazione[7], diffondendo in seguito anche una foto della capsula a terra con il paracadute usato per rallentarne la discesa[8]. La capsula, apparentemente intatta, è stata recuperata dalla JAXA[9] e trasportata in Giappone, al campus di Sagamihara[10], dove il 24 giugno è iniziata l'operazione di apertura[11] del contenitore che, in base al programma, dovrebbe contenere materiale raccolto da Itokawa. Il 6 luglio è stata confermata la presenza di minute particelle nel contenitore[12], che in un comunicato del 16 novembre 2010[13] vengono indicate come provenienti in gran parte dall'asteroide Itokawa.

Primati[modifica | modifica sorgente]

Precedentemente, altre sonde spaziali avevano visitato degli asteroidi. La NASA aveva infatti diretto la sonda Galileo nel 1991 verso 951 Gaspra e nel 1993 verso 243 Ida e, nel 1996, la sonda NEAR Shoemaker verso 433 Eros. Quest'ultima, in particolare, era stata sviluppata appositamente per lo studio degli asteroidi: entrata in orbita nel 2000 attorno ad Eros, vi era infine atterrata nel 2001 grazie alle condizioni favorevoli incontrate, ma cessando subito di funzionare come prestabilito, non essendo stata sviluppata per operare sulla superficie.

Hayabusa, invece, è stata la prima missione sviluppata per raccogliere del materiale dalla superficie di un asteroide e riportarlo a Terra per successive analisi in laboratorio. Era stata progettata per toccare la superficie dell'asteroide con lo strumento raccoglitore e quindi intraprendere il percorso di ritorno verso la Terra. Tuttavia, anche in questo caso, le condizione trovate hanno permesso di compiere un'impresa più ambiziosa e Hayabusa è rimasta posata sulla superficie di Itokawa per circa trenta minuti.

Cronologia della missione[modifica | modifica sorgente]

Modello della sonda esposto al 61º Congresso Astronautico Internazionale, a Praga.

Dallo sviluppo al lancio[modifica | modifica sorgente]

Il programma di esplorazione degli asteroidi giapponese ebbe origine nel 1986-1987 quando i ricercatori dell'Institute of Space and Astronautical Science (ISAS) analizzarono la fattibilità di una missione di recupero di campioni dall'asteroide 1943 Anteros e conclusero che la tecnologia necessaria non era stata ancora sufficientemente sviluppata.[14] Tra il 1987 ed il 1994, un gruppo congiunto NASA/ISAS studiò varie missioni. Tra di esse, un rendezvous con un asteroide, che ha condotto allo sviluppo della missione NEAR, e una missione di recupero di campioni da una cometa, in seguito portata a termine della sonda Stardust.[15]

Nel 1995, l'ISAS selezionò il recupero di campioni da un asteroide come una missione di sviluppo di tecnologie ingegneristiche. Il progetto prese il nome di MUSES-C, da Mu Space Engineering Spacecraft C, e furono indicati due obiettivi: 4660 Nereus e 1989 ML come seconda scelta. Nella fase di primo sviluppo, fu ritenuto che non sarebbe stato possibile raggiungere Nereus e 1989 ML divenne l'obiettivo primario.[16] Il fallimento del lancio di un razzo M-V nel luglio del 2002 determinò un ritardo nel lancio della missione dal luglio previsto al novembre/dicembre 2002. Ciò determinò che non fosse più raggiungibile neanche 1989 ML e la missione venne riorientata verso 1998 SF36,[17] che fu poco dopo denominato 25143 Itokawa, in onore di Hideo Itokawa, pioniere della astronautica giapponese.[18] Il lancio fu infine ulteriormente spostato al maggio del 2003 per eseguire un ultimo controllo sugli O-ring (guarnizioni) del sistema di controllo dell'assetto.

MUSES-C è stata lanciata il 9 maggio 2003 04:29:25 UTC a bordo di un razzo M-V dal Centro Spaziale di Uchinoura e subito ridenominata "Hayabusa".

Crociera[modifica | modifica sorgente]

La fase di controllo del propulsore ionico è iniziata il 27 maggio. Il 25 giugno il sistema propulsivo ha iniziato ad operare alla massima potenza.

Nell'ottobre del 2003, l'ISAS ed altre due agenzie aerospaziali giapponesi furono unite nella JAXA.

Il 31 marzo 2004 l'attività del propulsore ionico fu interrotta in previsione della manovra di fionda gravitazionale con la Terra.[19] L'ultima manovra correttiva fu eseguita il 12 maggio[20] e il 19 maggio Hayabusa eseguì lo swing-by con la Terra.[21][22][23][24][25][26][27] Il propulsore riprese la propria attività il seguente 27 maggio.[28]

Il 18 febbraio del 2005, Hayabusa raggiunse l'afelio della propria orbita, a 1,7 UA dal Sole.[29] Il 31 luglio si guastò la ruota di reazione in direzione x. Il 14 agosto, fu resa alla stampa la prima immagine raccolta dalla sonda dell'asteroide Itokawa. L'immagine, acquisita da uno strumento di navigazione, mostrava l'asteroide come un punto luminoso in moto rispetto allo sfondo delle stelle fisse.[30] Altre immagini furono acquisite tra il 22 ed il 24 agosto.[31] Il 28 agosto, si passò dalla propulsione elettrica alla propulsione chimica, predisposta per le manovre in prossimità dell'asteroide. (Hayabusa era stata predisposta con un razzo bi-propellente a tale scopo). Dal 4 settembre, le macchine fotografiche a bordo della sonda poterono risolvere la forma allungata dell'asteroide.[32] Una settimana dopo, dall'11 settembre, potevano essere distinte le colline presenti sulla superficie.[33] Il giorno seguente, Hayabusa era a 20 km da Itokawa e la JAXA annunciò che la sonda aveva ufficialmente raggiunto la propria destinazione.[34]

In prossimità di Itokawa[modifica | modifica sorgente]

Il 15 settembre fu rilasciata un'immagine a colori dell'asteroide, che tuttavia è di colore grigio.[35] Il 4 ottobre la sonda raggiunse la sua orbita di parcheggio (indicata come Home Position) a 7 km dall'asteroide. Ciò permise di raccogliere immagini ravvicinate della superficie. Venne inoltre data comunicazione che anche una seconda ruota di reazione, nella direzione y, era in panne e che, pertanto, il controllo d'assetto sarebbe stato gestito attraverso i propulsori.[36] Il 3 novembre, Hayabusa orbitava a 3 km dalla superficie e da tale posizione iniziò la discesa, programmata per rilasciare il lander Minerva e un marcatore. Nella fase iniziale di discesa, la sonda raccolse ulteriori immagini fotografiche, ma all'1:50 UTC del 4 novembre la manovra di discesa fu abortita in seguito alla rilevazione di un segnale anomalo. Jun-ichiro Kawaguchi, direttore della missione, spiegò successivamente che il sistema di navigazione ottica aveva difficoltà a tracciare l'asteroide, probabilmente a causa della forma complessa di quest'ultimo. Furono necessari, quindi, alcuni giorni per valutare la situazione e riprogrammare la manovra.[37][38]

Il 7 novembre Hayabusa era a 7,5 km da Itokawa. Il 9 novembre, la sonda eseguì una manovra di discesa a 70 m dalla superficie per testare l'altimetro laser e la navigazione in fase di atterraggio. Tornata ad una distanza maggiore dall'asteroide, ripeté la manovra fino a 500 m, da dove rilasciò uno dei marcatori nello spazio per testare l'abilità della sonda nel tracciarne il percorso (l'esperimento ebbe esito positivo). Furono quindi utilizzate le immagini ravvicinate per selezionare il luogo di atterraggio. Erano stati individuati due punti: il Woomera Desert, giudicato troppo roccioso e pertanto scartato, e il Muses Sea. Se possibile, il controllo missione avrebbe voluto eseguire due volte l'atterraggio, sempre nello stesso punto.[39]

Il 12 novembre, Hayabusa raggiunse la distanza di 55 metri dalla superficie, da dove lanciò il lander Minerva. Tuttavia esso mancò la superficie a causa di un errore.

Il 19 novembre, Hayabusa si posò sull'asteroide. Sia durante la manovra, sia a posteriori, rimane considerevole confusione su come si siano svolti precisamente gli eventi, perché l'antenna di alto guadagno della sonda non poté essere usata durante le fase finale e ci fu qualche momento di buio durante il passaggio nella ricezione dei segnali dall'attenna messa a disposizione dal Deep Space Network a quella presente nella stazione di Usuda. Le prime comunicazioni riferirono che la sonda si era fermata a circa dieci metri dalla superficie, hovering per circa 30 minuti senza spiegazione. I controllori da terra comandarono quindi di abortire la missione e risalire e, nel tempo necessario a ristabilire le comunicazioni con la sonda, questa si trovava ad un centinaio di chilometri dall'asteroide. La sonda era entrata in modalità di sicurezza, ruotando lentamente per stabilizzare l'altitudine.[40][41]

Tuttavia, una volta recuperato il controllo della sonda e ristabilite le comunicazioni, i dati del tentativo di atterraggio furono scaricati ed analizzati e, il 23 novembre, la JAXA annunciò che la sonda era veramente atterrata sulla superficie dell'asteroide.[42] Sfortunatamente, la sequenza di raccolta dei campioni non fu attivata perché un sensore rilevò la presenza di un ostacolo durante la discesa; il computer di bordo, quindi, tentò di abortire l'atterraggio, ma poiché la sua altitudine non era appropriata per una manovra di risalita, decise di intraprendere una discesa di sicurezza. Tale modalità non permise di raccogliere campioni, ma poiché c'era un'alta probabilità che parte della polvere presente sulla superficie potesse essere penetrata nella capsula di raccolta quando essa toccò l'asteroide, il contenitore fu sigillato.

Il 25 novembre fu tentato un secondo atterraggio. Ad una prima analisi, si ritenne che questa volta il dispositivo per la raccolta dei campioni fosse attivo;[43] tuttavia, analisi successive conclusero che si era trattato nuovamente di un fallimento e che il contenitore non fosse stato riempito.[44] Inoltre, a causa di una perdita nel sistema propulsivo, la sonda fu posta in modalità di sicurezza continuata.[45]

Il 30 novembre, la JAXA ha comunicato che era stato ristabilito il contatto con Hayabusa, ma era stato riscontrato un problema col sistema di controllo di assetto, a causa probabilmente del congelamento di un condotto del propellente. In base ai dati ricevuti, fu dedotto che il 27 novembre la sonda aveva manifestato una perdita di potenza nel controllo di assetto, imputata ad una perdita di propellente. Il controllo di missione era impegnato a risolvere il problema in vista della finestra di lancio per il ritorno sulla Terra.[46] Un tentativo di eseguire una manovra di controllo di assetto fu tentato il 2 dicembre, ma il propulsore non produsse spinta sufficiente. Il 3 dicembre, l'asse z della sonda presentava una distanza angolare, rispetto alla congiungente sonda-Sole, in aumento e già compresa tra 20° e 30°. Il 4 dicembre, come misura d'emergenza, fu espulso nello spazio parte dello xenon - il propellente del propulsore ionico - per correggere la velocità di rotazione della sonda e gestire il controllo d'assetto. La manovra riuscì con successo ed il 5 dicembre si poterono ristabilire le comunicazione attraverso l'antenna di medio guadagno. Fu trasmessa a terra la telemetria e dalla sua analisi emersero forti probabilità che il proiettile campione non fosse penetrato durante l'atterraggio del 25 novembre. A causa della perdita di potenza, inoltre, le registrazioni telemetriche risultarono incomplete. Il 6 dicembre, la sonda era a 550 km da Itokawa.[47][48]

L'8 dicembre fu registrato un improvviso cambiamento d'assetto e le comunicazioni con la sonda furono interrotte. Fu ipotizzato che ciò fosse stato probabilmente causato dall'evaporazione di 8 o 10 cm³ di propellente. Fuoriuscito dalla perdita registrata nei giorni precedenti, il propellente era rimasto congelato sul corpo della sonda, finché un cambiamento nell'esposizione alla luce ne aveva determinato la rapida evaporazione, generando una spinta sufficiente a modificare l'orientamento della sonda.
Ciò determinò un'interruzione delle attività per il tempo necessario - un mese o due - perché l'asse di rotazione della sonda, soggetto ad un moto di precessione, si stabilizzasse, fosse nuovamente diretto verso il Sole e la Terra e potessero essere ristabilite le comunicazioni. Le previsioni al riguardo erano che ciò si sarebbe verificato entro dicembre 2006 con una probabilità del 60%, ed entro la primavera del 2007 con una probabilità del 70%.[49][50]

Prelievo dei campioni e ritorno sulla Terra[modifica | modifica sorgente]

Rappresentazione artistica della fase di raccolta dei campioni.

Il 23 gennaio 2006 è stato rilevato il segnale portante da Hayabusa. Il 26 gennaio, la sonda ha risposto ai comandi dalla stazione di controllo, modificando il segnale come comandato. Il 6 febbraio, fu comandata l'esplusione di xenon per correggere l'assetto e migliorare le comunicazioni. L'asse si riorientò con una velocità di 2 gradi per giorno. La sonda inviò a Terra la telemetria attraverso l'antenna di basso guadagno il 25 febbraio, ed attraverso quella di medio guadagno il 4 marzo. Fu stabilito che il 6 marzo Hayabusa precedeva Itokawa sulla sua orbita di circa 13.000 km, con una velocità relativa di 3 m/s. La JAXA ne ha dato comunicazione il 7 marzo.[51][52]

Il 1º giugno, il direttore della missione Jun-ichiro Kawaguchi comunicò che due motori ionici - identificati dalle lettere B e D - su quattro operavano normalmente e che ciò sarebbe stato sufficiente per il viaggio di ritorno verso la Terra.[53] Tuttavia il propulsore B andò incontro a periodi di inattività dopo l'aprile del 2006 in conseguenza al danneggiamento del suo neutralizzatore.[54]

Il 30 gennaio 2007, 7 delle 11 batterie presenti a bordo erano attive e la capsula era stata sigillata.[55] Il seguente 25 aprile, la sonda intraprese il viaggio di ritorno.[56][57] Il 29 agosto venne comunicato che anche un terzo propulsore ionico, identificato dalla lettera C, era stato riattivato con successo.[58] Il 24 ottobre giunse a conclusione la prima fase delle correzioni orbitali necessarie a redirigere la sonda verso il nostro pianeta ed a stabilizzarne l'assetto.[59] La seconda fase di manovre orbitali riprese il 4 febbraio 2009.[60] Il 4 novembre 2009, il propulsore D cessò di funzionare automaticamente, avendo raggiunto un danneggiamento eccessivo.[54] Si rese necessario quindi riattivare il motore B ed il controllo missione riuscì nell'impresa combinando il condotto di scarico del propulsore B con il neutralizzatore del propulsore A. La JAXA ne diede comunicazione il 19 novembre.[61] La soluzione risultava non ottimale, ma si prevedeva che avrebbe garantito il Δv necessario per il ritorno sulla Terra. Dei 2.200 m/s richiesti, infatti, circa 2.000 m/s erano già stati acquisiti precedentemente all'adozione di tale soluzione.[62]

Il 5 marzo 2010, Hayabusa percorreva una traiettoria che l'avrebbe portata a passare entro l'orbita lunare. L'attività dei propulsori ionici fu sospesa per determinare con maggiore precisione la traiettoria e quindi calcolare la giusta correzione necessaria per lambire il nostro pianeta.[63][64] Il 27 marzo 06:17 UTC, la sonda si trovava su una traiettoria che l'avrebbe portata a transitare a 20.000 km dal centro della Terra.[65] Il 6 aprile fu completato il primo stadio della Trajectory Correction Maneuver (TCM-0), programmata 60 giorni prima del rientro.[66][67][68][69] Il 4 maggio fu completata anche la manovra TCM-1 per meglio controllare la distanza dalla Terra nel momento dell'incontro.[70] Il 22 maggio fu avviata la TCM-2, proseguita per circa 92,5 ore e conclusasi il 26 maggio.[71] La TCM-3 eseguita dal 3 al 5 giugno è stata condotta per selezionare il sito di atterraggio, Woomera nell'Australia meridionale.[72][73] Infine fu eseguita un'ultima correzione di rotta, la TCM-4, il 9 giugno per circa 2,5 ore per un controllo di precisione sulla Woomera Prohibited Area.[74] La capsula di rientro è stata rilasciata il 13 giugno alle 10:51 UTC of 13 June.

Rientro e recupero dei campioni[modifica | modifica sorgente]

Modello della capsula di rientro.

La capsula di rientro dei campioni e la sonda madre sono penetrate nell'atmosfera terrestre il 13 giugno 2010, alle 13:51 UTC.[75] La capsula, dotata di scudo termico, è atterrata con paracadute nell'outback australiano meridionale, mentre la sonda madre si è incenerita nell'attraversamento dell'atmosfera.[76]

Una squadra internazionale di scienziati ha osservato con un'ampia gamma di apparecchiature fotografiche e spettroscopiche il rientro della capsula a 12,2 km/s da 11,9 km di quota, a bordo di un laboratorio aereo allestito dalla NASA, allo scopo di misurare le condizioni fisiche durante il rientro.[77][78]

La sonda, priva della possibilità di manovrare attraverso il reaction control system, è precipitata come fosse un asteroide e si è disintegrata nel rientro.[79]

Era stato calcolato che la capsula sarebbe atterrata entro una striscia larga 20 km e lunga 200 km nella Woomera Prohibited Area. Quattro squadre hanno avuto il compito di controllare l'area a distanza e localizzare la sonda, triangolandone la posizione con osservazioni ottiche e radio. Era stata inoltre predisposta una quinta squadra che avrebbe dovuto provvedere al recupero della capsula muovendosi con un elicottero.
La capsula è stata recuperata con successo il 14 giugno 2010, alle 7:08 UTC.[80] Sono state inoltre rinvenute le due parti dello scudo termico, espulse nel corso della discesa.[81]

Dopo aver messo in sicurezza l'esplosivo utilizzato per l'apertura del paracadute, la capsula è stata impacchettata in atmosfera di azoto puro, per evitare contaminazioni. Ad ogni modo, sono stati raccolti anche dei campioni del suolo del sito d'atterraggio, per utilizzarli per un confronto nel caso di contaminazione.[82] Inserita in un container, la capsula e gli scudi termici sono stati portati in Giappone per via aerea e sono giunti il 18 giugno presso la sede di Sagamihara della ISAS/JAXA.[83]

La capsula sarà quindi ispezionata ai raggi X prima di essere estratta dal suo involucro protettivo. Quindi sarà estratto il contenitore e saranno accuratamente pulite le sue superfici esterne. Determinata la sua pressione interna, sarà quindi aperto in un atomosfera di azoto puro.[84]

Saranno necessarie alcune settimane perché il contenitore sia aperto ed occorreranno mesi perché possa essere confermato che il suo contenuto non sia stato contaminato.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ HAYABUSA -The Final Approach
  2. ^ Spaceflight Now | Breaking News | Capsule plunges to Earth after historic visit to asteroid
  3. ^ Mission Accomplished For Japan's Asteroid Explorer Hayabusa - Indyposted
  4. ^ È tornata la sonda giapponese che si è posata sull'asteroide - Repubblica.it
  5. ^ NASA - DC-8 Airborne Science Laboratory
  6. ^ NASA Aircraft Videos Hayabusa Re-Entry : Discovery News
  7. ^ はやぶさ帰還ブログ (@Hayabusa_JAXA) op Twitter
  8. ^ JAXA|ヘリコプターから撮影したカプセル本体の画像について
  9. ^ Retrieval of the Hayabusa capsule was completed , Heat shield was found in WPA
  10. ^ Sagamihara campus
  11. ^ Starting to open HAYABUSA sample container
  12. ^ Small particles found in the sample container of the HAYABUSA
  13. ^ Identification of origin of particles brought back by Hayabusa
  14. ^ (EN) HAYABUSA: Research in the Asteroid 'Sample & Return' Explorer, "HAYABUSA" / Special Feature, Japan Aerospace Exploration Agency, 9 maggio 2003. URL consultato il 28 giugno 2010.
  15. ^ (EN) Stardust | JPL | NASA, Stardust.jpl.nasa.gov, 21 gennaio 1994. URL consultato il 28 giugno 2010.
  16. ^ (JA) Great Challenges in MUSES-C: The World's first sample-return mission from an asteroid in Planetary People, vol. 11, nº 2, 2002. URL consultato il 28 giugno 2010. Edito da Japanese Society for Planetary Sciences.
  17. ^ M-V事情 2000.9 No.234, Isas.jaxa.jp. URL consultato il 28 giugno 2010.
  18. ^ Il nome di un nuovo asteroide scoperto è indicato dallo scopritore e confermato ufficialmente dal Minor Planet Center. L'ISAS chiese pertanto al gruppo del LINEAR, scopritore dell'asteroide, di denominarlo in onore di Itokawa. Il 6 agosto del 2003 giunse comunicazione ufficiale della nuova denominazione. Per maggiori informazioni si vedano i seguenti riferimenti:
  19. ^ 宇宙航空研究開発機構(JAXA)宇宙科学研究所, はやぶさの現状と今後の予定 / トピックス, ISAS. URL consultato il 14 giugno 2010.
  20. ^ 宇宙航空研究開発機構(JAXA)宇宙科学研究所, 「はやぶさ」地球スウィングバイに向けた軌道微調整終了 / トピックス, ISAS. URL consultato il 14 giugno 2010.
  21. ^ 宇宙航空研究開発機構(JAXA)宇宙科学研究所, 「はやぶさ」地球と月の撮影に成功! / トピックス, ISAS. URL consultato il 14 giugno 2010.
  22. ^ 宇宙航空研究開発機構(JAXA)宇宙科学研究所, 「はやぶさ」地球撮影。大西洋中心にくっきり! / トピックス, ISAS. URL consultato il 14 giugno 2010.
  23. ^ 宇宙航空研究開発機構(JAXA)宇宙科学研究所, 「はやぶさ」が撮影した地球(アニメーション) / トピックス, ISAS. URL consultato il 14 giugno 2010.
  24. ^ 宇宙航空研究開発機構(JAXA)宇宙科学研究所, 「はやぶさ」の地球スウィングバイ(CGアニメーション) / トピックス, ISAS. URL consultato il 14 giugno 2010.
  25. ^ 宇宙航空研究開発機構(JAXA)宇宙科学研究所, 地球最接近直前の「はやぶさ」が撮影した日本上空付近の画像 / トピックス, ISAS. URL consultato il 14 giugno 2010.
  26. ^ 宇宙航空研究開発機構(JAXA)宇宙科学研究所, 地球スイングバイ後の「はやぶさ」から撮影した地球 / トピックス, ISAS. URL consultato il 14 giugno 2010.
  27. ^ 宇宙航空研究開発機構(JAXA)宇宙科学研究所, 「はやぶさ」地球スウィングバイ成功確認! / トピックス, ISAS. URL consultato il 14 giugno 2010.
  28. ^ 宇宙航空研究開発機構(JAXA)宇宙科学研究所, 「はやぶさ」イオンエンジン本格的に再稼動 / トピックス, ISAS. URL consultato il 14 giugno 2010.
  29. ^ 宇宙航空研究開発機構(JAXA)宇宙科学研究所, 「はやぶさ」遠日点通過!〜太陽から史上最も離れた電気推進ロケット〜 / トピックス, ISAS. URL consultato il 14 giugno 2010.
  30. ^ (EN) Hayabusa performed the Star Tracker imaging of Itokawa! / Topics, Japan Aerospace Exploration Agency, 15 agosto 2005. URL consultato il 28 giugno 2010.
  31. ^ (EN) Hayabusa's navigation camera photographed the "Itokawa" / Topics, Japan Aerospace Exploration Agency, 26 agosto 2005. URL consultato il 28 giugno 2010.
  32. ^ (EN) Hayabusa successfully captured Itokawa Shape for the first time in Space / Topics, Japan Aerospace Exploration Agency, 5 settembre 2005. URL consultato il 28 giugno 2010.
  33. ^ (EN) Itokawa Image on September 10 / Topics, Japan Aerospace Exploration Agency, 11 settembre 2005. URL consultato il 28 giugno 2010.
  34. ^ (EN) Hayabusa arrives Itokawa / Topics, Japan Aerospace Exploration Agency, 12 settembre 2005. URL consultato il 28 giugno 2010.
  35. ^ (EN) The synthesized pseudo-color image of Itokawa which took by Hayabusa / Topics, Japan Aerospace Exploration Agency, 14 settembre 2005. URL consultato il 28 giugno 2010.
  36. ^ (EN) Hayabusa arrives at Home Position, and Current Status of Hayabusa Spacecraft / Topics, Japan Aerospace Exploration Agency, 4 ottobre 2005. URL consultato il 28 giugno 2010.
  37. ^ 11:56 pm in はやぶさリンク, 宇宙開発, 「はやぶさリンク」:11/4降下リハーサル中止の記者会見: 松浦晋也のL/D, Smatsu.air-nifty.com. URL consultato il 14 giugno 2010.
  38. ^ (EN) Hayabusa: JAXA Regrouping for Touch-Down Landings on Asteroid in Planetary News, nº 124, The Planetary Society. URL consultato il 28 giugno 2010.
  39. ^ JAXA|「はやぶさ」のリハーサル降下再試験について, Jaxa.jp. URL consultato il 14 giugno 2010.
  40. ^ (EN) Hayabusa Does Not Land on Asteroid in First Attempt, But Successfully Delivers Target Marker in Planetary News, nº 124, The Planetary Society. URL consultato il 28 giugno 2010.
  41. ^ 2005.11.20 in Hayabusa, Fate of Hayabusa: 5thstar_管理人_日記, 5thstar.air-nifty.com, 20 novembre 2005. URL consultato il 14 giugno 2010.
  42. ^ (EN) Hayabusa Landed on and Took Off from Itokawa successfully – Detailed Analysis Revealed / Topics, Japan Aerospace Exploration Agency, 24 novembre 2005. URL consultato il 28 giugno 2010.
  43. ^ (EN) Japan probe 'almost certainly' collected first-ever asteroid samples, Spacedaily.com, 26 novembre 2005. URL consultato il 28 giugno 2010.
  44. ^ Space news and outer space articles from New Scientist – New Scientist Space – New Scientist, New Scientist Space. URL consultato il 14 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2007).
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  50. ^ 10:17 pm in はやぶさリンク, [Hayabusa link]: Press Conference on 14th Dec.: 松浦晋也のL/D, Smatsu.air-nifty.com. URL consultato il 14 giugno 2010.
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  52. ^ 08:21 pm in はやぶさリンク, 本日午後7時からの記者会見: 松浦晋也のL/D, Smatsu.air-nifty.com. URL consultato il 14 giugno 2010.
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