Hapalochlaena
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Hapalochlaena lunulata |
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| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Mollusca |
| Classe | Cephalopoda |
| Ordine | Octopoda |
| Famiglia | Octopodidae |
| Sottofamiglia | Octopodinae |
| Genere | Hapalochlaena Robson, 1929 |
| Specie | |
I polpi dagli anelli blu (genere Hapalochlaena) sono un gruppo costituito da tre (forse quattro) specie di polpi che vivono nelle pozze di marea lungo le coste dell'oceano Pacifico, dal Giappone all'Australia. Malgrado le piccole dimensioni e la natura relativamente tranquilla, sono alcune delle creature più velenose del mondo[1]. Si riconoscono facilmente per i caratteristici anelli blu e neri che spiccano sulla pelle giallognola. Cacciano piccoli granchi, paguri e gamberetti, ma se provocati reagiscono mordendo l'aggressore, uomo compreso.
Indice |
Classificazione [modifica]
Il genere Hapalochlaena è stato descritto dallo zoologo britannico Guy Coburn Robson nel 1929. Comprende tre specie confermate ed una quarta che è ancora frutto di ricerche:
- polpo dagli anelli blu maggiore (Hapalochlaena lunulata)
- polpo dagli anelli blu australe o minore (Hapalochlaena maculosa)
- polpo dalle linee blu (Hapalochlaena fasciata)
- Hapalochlaena nierstraszi - descritto nel 1938 a partire da un singolo esemplare trovato nel golfo del Bengala; la validità di questo taxon è stata messa in questione.
Comportamento [modifica]
I polpi dagli anelli blu fanno uso dei propri cromatofori per mimetizzarsi con l'ambiente circostante, ma se provocati cambiano rapidamente colore, divenendo giallo brillante e facendo risaltare gli anelli, o le linee, blu.
Nutrizione [modifica]
Questi polpi mangiano piccoli granchi e gamberetti, ma anche pesci, se sono in grado di catturarli. Mordono la preda, paralizzandola col veleno e facendola a pezzi col becco. Successivamente succhiano la carne dall'esoscheletro.
Veleno [modifica]
I polpi dagli anelli blu, sebbene lunghi solo da 12 a 20 cm, colpiscono anche gli uomini, soprattutto se tentano di afferrarli. Il becco a pappagallo del polpo punge facilmente la pelle e il muscolo sottostante. Il morso è relativamente indolore, ma il veleno che inietta è 10.000 volte più tossico del cianuro a causa della presenza della tetrodotossina[2]: reagisce rapidamente, colpisce e paralizza i muscoli della vittima, provocando la perdita immediata del gusto, della sensibilità e della vista. Se non si interviene si rischiano paralisi e arresto respiratorio. Un solo morso può uccidere un adulto in 90 minuti; non si conoscono antidoti, ma il massaggio cardiaco e la respirazione artificiale riescono a spostare le tossine nell'organismo e impediscono danni a lungo termine. In tutto il XX secolo si contano, però, solo tre vittime riconosciute.
Note [modifica]
- ^ Discovery.com
- ^ *Ghiretti e Cariello, Gli Animali Marini Velenosi e le loro Tossine, Piccin, 1984, ISBN 978-88-299-0271-2
Collegamenti esterni [modifica]
Altri progetti [modifica]
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