Hanno cambiato faccia

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Hanno cambiato faccia
Hanno cambiato faccia (film).png
una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1971
Durata 97 min
Colore colore (Eastmancolor)
Audio sonoro
Genere orrore, satirico
Regia Corrado Farina
Soggetto Corrado Farina
Sceneggiatura Corrado Farina, Giulio Berruti
Casa di produzione Filmsettanta
Fotografia Aiace Parolin
Montaggio Giulio Berruti
Musiche Amedeo Tommasi
Interpreti e personaggi
Premi

Hanno cambiato faccia è un film del 1971 scritto e diretto da Corrado Farina.

Il film è una trasposizione satirica del mito di Dracula ambientata nella società contemporanea: il moderno vampiro è un ricco ingegnere che succhia la linfa vitale dalle sue vittime con le armi del consumismo, del lavoro, della religione, dell'intrattenimento, della pubblicità.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Alberto Valle è un impiegato di un'importante azienda, la Auto Avio Motor. Valle viene convocato dal presidente dell'azienda, che gli comunica l'invito del proprietario, che porta il sinistro nome di Giovanni Nosferatu, a recarsi presso la sua villa. Nel paesino in cui si trova la magione di Nosferatu, Valli incontra Laura, una ragazza dai costumi sessuali molto liberi, che lo accompagna fino alla villa di Nosferatu, raccontandogli dei suoi progetti di una vita dedita ai viaggi e a nuove esperienze. Giunti alla villa, Laura decide di restare nell'automobile di Alberto, mentre quest'ultimo si reca all'incontro col magnate.

L'atmosfera sinistra del villaggio diventa ancora più opprimente nella proprietà di Nosferatu. Alberto viene immediatamente scortato lungo il viale d'ingresso da due Fiat Cinquecento bianche, guidate da uomini che non rispondono alle sue domande. Giunto all'ingresso, fa la conoscenza di Corinna, segretaria del signor Nosferatu. Presto tra i due nasce un rapporto d'amore, ma ben presto Alberto si accorge che nella villa accadono cose strane. Dopo aver parlato con Nosferatu, che gli propone di diventare nuovo presidente della compagnia, scopre, infatti, che nella casa vi è un nido d'infanzia in cui sono ospitati i figli dei dipendenti dell'Auto Avio Motor e legge, inoltre, le pagine di un registro, nel quale sono schedati tutti i dipendenti sin dalla nascita. Anche lui è in quel registro: accanto alle sue foto da neonato vi è un'annotazione: "Alberto Valle, presidente A.A.M.". Altre stranezze attirano la sua attenzione. La scoperta di quello che lui crede essere un cadavere nel bosco della tenuta di Nosferatu; una cripta in cui è presente una nicchia che porta il nome di "Giovanni Nosferatu", la cui data di nascita è il 1806 e la cui data di morte è assente; la scoperta che gli abitanti del villaggio sono terrorizzati a sentire il nome di Nosferatu. Nel frattempo Laura, che si era addormentata nell'automobile di Alberto, viene rapita da alcuni uomini del proprietario. Quest'ultimo la fa portare in casa e la violenta, all'insaputa di Valle. Uscito dalla villa, scopre che la ragazza è scomparsa e che nell'auto è rimasto solo un ciondolo.

La casta del potere.

Ben presto scopre che il suo datore di lavoro è un uomo senza scrupoli, che ha un potere totale sui suoi dipendenti, che riceve personalità importanti (ivi compresi alti prelati) con le quali escogita i modi per vendere nuovi e vecchi prodotti, spesso dannosi per la salute pubblica. L'impiegato decide di scappare, ma viene bloccato dagli uomini nelle 500. Tornato in casa, spara a Nosferatu, dopo aver capito che egli rappresenta un nuovo volto del potere, il volto del consumismo, e che esso (il potere) ha semplicemente "cambiato faccia", ma in sostanza resta lo stesso. Alberto riesce a fuggire e ritrova Laura, completamente cambiata nel suo aspetto esteriore. Non è più vestita come una ragazza di facili costumi, ma come una segretaria d'azienda. Gli comunica, infatti, di essere stata assunta da un'importante ditta e di aver rinunciato ai suoi sogni di libertà, dopodiché si allontana nella nebbia. Alberto capisce di essere stato sconfitto e Corinna, che aveva assistito alla scena, gli apre il cancello. I due salgono a bordo dell'auto di Alberto e ritornano nella villa, scortati dalle 500. Sulle scale ritrovano Giovanni Nosferatu, vivo e vegeto. Il film termina e sullo schermo appare una frase di Herbert Marcuse: «Il terrore, oggi, si chiama tecnologia».

Accoglienza e critica[modifica | modifica sorgente]

« Il racconto ripercorre la traccia dei primi capitoli del "Dracula" di Bram Stoker e recupera con intelligenza uno dei filoni classici del cinema horror - il vampirismo - per rimodularne il significato in un contesto sociale ed economico contemporaneo, liberandolo con amaro umorismo dalla superficiale, consueta patina grandguignolesca. Come il più celebre dei vampiri, anche questo protagonista (egregiamente interpretato da Adolfo Celi e con un nome che rimanda direttamente a Murnau), vive in montagna, circondato dal silenzioso terrore dei contadini delle Langhe, e cerca un discepolo al quale trasmettere esperienza e potere. Incarnazione di una cinica società del benessere, individualista, egoista, fondamentalmente autoritaria e repressiva, Nosferatu incute un terrore nuovo […]. Corrado Farina passa dalla critica e dalla regia pubblicitaria al lungometraggio d'autore scegliendo una storia che, muovendosi sul terreno della fantasociologia, ha il sapore delle delusioni sessantottesche»
(Fantafilm[1])

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bruno Lattanzi e Fabio De Angelis, Hanno cambiato faccia in Fantafilm.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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