HMS Ocean (L12)

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HMS Ocean
HMS Ocean a Portsmouth Harbour
HMS Ocean a Portsmouth Harbour
Descrizione generale
Naval Ensign of the United Kingdom.svg
Tipo Portaelicotteri d'assalto
Proprietario/a Naval Ensign of the United Kingdom.svg Royal Navy
Identificazione L12
Ordinata 11 maggio 1993
Costruttori Vickers Shipbuilding and Engineering
Impostata 30 maggio 1994
Varata 11 ottobre 1995
Entrata in servizio 30 settembre 1998
Destino finale in servizio attivo (2011)
Caratteristiche generali
Dislocamento 22.107
Lunghezza 203 m
Larghezza 34,4 m
Pescaggio 6,6 m
Propulsione 2 motori diesel Crossley Pielstick
1 propulsore di prua KaMeWa
Velocità 18 nodi  (33,3 km/h)
Autonomia 8.000 mn a 15 nodi (14.816 km a 27,8 km/h)
Equipaggio 284 ufficiali e equipaggio
180 Fleet Air Arm
800 Royal Marines
Armamento
Armamento 3 x 20mm Mk 15 Phalanx CIWS
Mezzi aerei Vari tipi di elicotteri, tipicamente Westland Commando e Lynx ma anche Merlins e CH-47 Chinooks
Può trasportare ma non operare veicoli VTOL come il RAF Harrier II o il Sea Harrier

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La sesta HMS Ocean (L12) della Royal Navy è una portaelicotteri d'assalto (Landing Platform Helicopter, "LPH"), l'unica della sua classe. Venne costruita alla fine degli novanta per sostituire le precedenti unità classe Fearless[1] dalla Kvaerner Govan nei cantieri di Glasgow, utilizzando metodi e impianti di costruzione civili, prima di essere completata a Barrow-in-Furness.

Progetto[modifica | modifica sorgente]

È basata sul progetto della classe di portaerei Invincible ma, grazie ai metodi di costruzione commerciali utilizzati, il costo di costruzione di 154 milioni di sterline è comparabile a quello di una fregata Tipo 23.

Il primo appaltatore fu la Vickers Shipbuilding and Engineering Ltd (VSEL) ma la costruzione dello scafo venne subbaltata alla Kvaerner Govan, la VSEL ha provveduto all'installazione degli armamenti, dell'impianto elettrico e delle rifiniture finali. Venne varata l'11 ottobre 1995 e battezzata dalla regina Elisabetta II il 20 febbraio 1998, prima del suo viaggio di consegna al suo porto base di Devonport. Per il lancio degli elicotteri è dotata di un ponte continuo ma non ha sky-jump, perché non supporta i Sea Harrier in modalità operativa; può comunque trasportarli e ne permette il decollo verticale senza carico utile e l'appontaggio.

Servizio[modifica | modifica sorgente]

Venne commissionata il 30 settembre 1998 e completò il suo programma di prova e addestramento iniziale nelle operazioni marine nella primavera del 1999. Mentre era sottoposta alle prove di prima classe, venne inviata in Honduras in una missione di supporto umanitario in seguito alle conseguenze di un uragano.

L'Ocean venne costruita per fornire le capacità di assalto anfibio offerte in precedenza dalla HMS Albion e dalla Bulwark, trasportare una forza militare imbarcata supportata da dodici elicotteri da trasporto medi Sea King HC-4, sei elicotteri da trasporto leggeri/anticarro Lynx AH-7 e quattro mezzi da sbarco Mk5 operati dal 9 Assault Squadron Royal Marines. I suoi ruoli secondari includono l'addestramento in mare, limitata guerra antisottomarini e fornire una base per operazioni antiterrorismo.

Prima che divenisse disponibile è stato compito delle portaerei classe Invincible fornire supporto alle missioni di assalto con elicotteri. L'Ocean le libera da questo compito permettendo da concentrarsi sul ruolo per cui sono state progettate. Nel 2002 ha giocato un ruolo importante nel reprimere l'attività dei ribelli della Sierra Leone fungendo da base per i Boeing CH-47 Chinook della RAF.

Fece parte della task force incaricata dell'operazione Telic, il contributo britannico all'invasione dell'Iraq del 2003.

Nell'estate del 2004 vennero condotte prove di utilizzo di un Apache AH Mk 1, per permettere eventualmente al nuovo elicottero d'assalto dell'esercito britannico di operare dalla Ocean.

Nel 2012 risalirà il Tamigi fino a Londra per garantire la sicurezza durante i Giochi della XXX Olimpiade.

L'Ocean è la nave adottata dalla City of Sunderland.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Jackson, op. cit., p. 91

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Robert Jackson, History of the Royal Navy, Londra, Parragon, 1999, ISBN 0-7525-3219-7.

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