HMS London (69)

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HMS London
HMS London tow.jpg
Descrizione generale
Naval Ensign of the United Kingdom.svg
Tipo Incrociatore pesante
Classe County, tipo London
Proprietario/a Naval Ensign of the United Kingdom.svg Royal Navy
Identificazione 69
Cantiere Portsmouth Dockyard
Impostata 23 febbraio 1926
Varata 14 settembre 1927
Entrata in servizio 31 gennaio 1929
Radiata 3 gennaio 1950
Destino finale Demolita dal 22 gennaio 1950
Caratteristiche generali
Dislocamento 9.750
Stazza lorda 13.315 tsl
Lunghezza 193 m
Larghezza 20 m
Pescaggio 6,4 m
Propulsione Otto caldaie Admiralty
Quattro eliche
Turbine Parsons
80.000 Shp
Velocità 32 nodi  (59,3 km/h)
Autonomia 9.120 mn a 12 nodi
Equipaggio 784
Armamento
Armamento artiglieria:
  • 8 cannoni da 203 mm in installazioni binate
  • 4-8 cannoni da 102 mm singoli
  • 4 cannoni da 40 mm "Pom Pom" antiaerei singoli
  • 8 mitragliatrici da 12,7 mm quadruple

siluri:

  • 2 tubi lanciasiuri da 533 mm quadrupli
Mezzi aerei Un Supermarine Walrus, una catapulta
Note
Motto Domine dirige nos

[senza fonte]

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L'HMS London è stata un incrociatore pesante Classe County, tipo London, della Royal Navy. Venne impostata nei cantieri di Portsmouth il 23 febbraio 1926, varata il 14 settembre 1927 ed entrò in servizio il 31 gennaio del 1929.

Servizio negli Anni 30[modifica | modifica sorgente]

Una delle postazioni di mitragliatrici quadruple Vickers con i suoi serventi

Dall'entrata in servizio la London servì con il Primo Squadrone Incrociatori fino al marzo 1939 e durante la permanenza al comando dello Squadrone dell'Ammiraglio Max Horton ne fu l'ammiraglia. Durante la Guerra civile spagnola insieme alla sorella Shropshire evacuò migliaia di civili da Barcellona. Dal marzo 1939 entrò in cantiere per importanti modifiche che ne mutarono anche l'aspetto. Inizialmente si pensò anche di sostituire le macchine ma il progetto venne abbandonato. Il peso aggiunto con la costruzione del nuovo ponte mise a dura prova lo scafo e creò molti problemi fino a che non venne rinforzato completamente. I lavori proseguirono fino al marzo 1941, in piena Seconda guerra mondiale.

La Seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Atlantico, Sudafrica e Artico[modifica | modifica sorgente]

Nel maggio del 1941, mentre si trovava in navigazione nel Nord Atlantico insieme alla Dorsetshire, venne inviata verso sud per partecipare alla Caccia alla Bismarck. Successivamente venne trasferita in Sudafrica dove il 5 giugno seguente intercettò insieme al cacciatorpediniere Brilliant le navi cisterna tedesche Esso Hamburg ed Egerland, che incrociavano nella zona di rifornimento al largo della rotta Freetown-Natal. Gli equipaggi tedeschi autoaffondarono le navi non appena si videro intercettati. Il 26 giugno intercettò un'altra nave cisterna, la Babitonga, che aveva il compito di rifornire di carburante la corsara Atlantis. In seguito tornò in patria per essere assegnata a compiti di scorta ai convogli artici diretti in Unione Sovietica. Nel settembre 1941 trasportò da Scapa Flow ad Arcangelo una delegazione angloamericana che comprendeva Lord Beaverbrook e W. Averell Harriman, che aveva il compito di tenere i contatti con il governo Sovietico a Mosca. Tornò a Scapa Flow il 30 settembre insieme ad un convoglio di 14 mercantili di ritorno in Inghilterra. Nel mese di ottobre divenne chiaro che il peso del ponte, maggiorato durante la costruzione, aveva danneggiato lo scafo, messo a dura prova anche dalle operazioni in Oceano. Quindi la London dovette entrare nuovamente in cantiere per riparazioni.

In Estremo Oriente[modifica | modifica sorgente]

Il Re Giorgio VI mentre visita la London nel 1943

I lavori di riaddobbo iniziarono nel gennaio successivo nel Tyne. I lavori e le successive prove vennero completati un anno dopo, nel gennaio del 1944. Nel marzo seguente venne trasferita presso la Flotta Orientale con base a Trincomalee, sull'isola di Ceylon, al comando dell'Ammiraglio Somerville. Il 19 aprile aprile scortò le portaerei nel raid aereo contro Sabang nella cosiddetta Operazione Cockpit[1]. In maggio partecipò al nuovo raid delle portaerei contro Surabaya scortando insieme alla Suffolk le navi di rifornimento della task force. In ottobre la Flotta Orientale venne utilizzata per creare un diversivo, attaccando le Isole Nicobare, per permettere lo sbarco sull'Isola di Leyte.

Nell'aprile 1945 si trovava nell'Oceano Indiano dove prese parte al bombardamento di Sabang denominato Operazione Sunfish[2]. Tra maggio e luglio si trovò in bacino a Simon's Town in Sudafrica per lavori di pulizia e riparazioni dello scafo. In agosto tornò nell'Oceano Indiano rimanendo ancorata al largo di Sabang per ordine del Commodoro Poland. Delegati giapponesi portarono a bordo vari documenti riguardanti sbarramenti di mine per dimostrare la loro buona fede e pochi giorni dopo il Vice Ammiraglio Hirose della Marina Imperiale Giapponese si arrese a bordo della London a nome delle forze presenti a Sumatra.

Il dopoguerra e la vicenda dell'Amethyst[modifica | modifica sorgente]

Il 25 aprile 1949, il vice ammiraglio A.Madden, venuto a sapere che la fregata Amethyst si trovava intrappolata sul Fiume Azzurro, salpò con la London e la fregata Black Swan per soccorrerla. Maiden pensava che la presenza dell'incrociatore sarebbe bastata ad evitare attacchi e ritorsioni da parte dei comunisti cinesi. Poco dopo aver iniziato la risalita del fiume la London venne fatta oggetto di un violento fuoco di pezzi da 105 e 37 mm ai quali rispose con tutti i pezzi, venendo però colpita più volte. La nave quindi si ritirò, trovandosi con tutte le torrette di prua inutilizzabili, dopo aver sparato 132 colpi da 203 mm, 449 da 102 mm e più di 2.000 colpi con i pezzi antiaerei leggeri. A bordo si contarono 13 morti e 30 feriti.

In giugno tornò in patria da Hong Kong dopo essere stata sostituita dall'incrociatore Kenya, e venne messa in disarmo nel Fiume Fal. Venne venduta il 3 gennaio 1950[3]. Il 22 seguente giunse a Barrow-in-Furness per essere demolita nei cantieri T.W. Ward.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sainsbury, op. cit., p. 157.
  2. ^ Sainsbury, op. cit., p. 146.
  3. ^ Colledge, op. cit., p. 234.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Colledge JJ in Ben Warlow (a cura di), Ships of the Royal Navy. The complete record of all fighting ships of the Royal Navy from 15th century to the present, Philadelphia & Newbury, Casemate, 2010, ISBN 978-1-935149-07-1.
  • British and Empire Warships of the Second World War, H T Lenton, Greenhill Books.
  • Conway's All the World's Fighting Ships, 1922-1946, Ed. Robert Gardiner, Naval Institute Press.
  • A.B. Sainsbury, Royal Navy day by day, Stroud, Sutton, 2005, ISBN 0-7509-3891-9.

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