Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Hýbris

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – "Hybris" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Hybris (disambigua).

Hýbris (ˈhyːbris, in greco antico ὕβϱις, traslitterato in Ýbris) è un topos (tema ricorrente) della tragedia greca e della letteratura greca, presente anche nella Poetica di Aristotele. Significa letteralmente "tracotanza", "eccesso", "superbia", “orgoglio” o "prevaricazione".

Nella trama della tragedia, la hýbris è un evento accaduto nel passato che influenza in modo negativo gli eventi del presente. È una "colpa" dovuta a un’azione che vìola leggi divine immutabili, ed è la causa per cui, anche a distanza di molti anni, i personaggi o la loro discendenza sono portati a commettere crimini o subire azioni malvagie. Al termine hýbris viene spesso associato, come diretta conseguenza, quello di "némesis", in greco νέμεσις, che significa "vendetta degli dei", "ira", "sdegno" e che quindi si riferisce alla punizione giustamente inflitta dagli dei a chi si macchia di tracotanza. Degno di nota è persino il concetto relativo all'"invidia degli dèi" (in greco ο φθόνος των θεών). In molte tragedie, infatti, essa costituisce lo sviluppo narrativo che porta come conseguenza al commettere un atto di hýbris e, di conseguenza, essere uno hýbristes ossia colpevole di tracotanza. Questa "colpa" ha origine nella natura umana come anello mancante tra le bestie e le divinità. In senso pratico, quindi, l'uomo ha l'imperativo di non cercare di rendersi "divino" così come avvicinarsi ad una condizione animalesca. In entrambi in casi si può incorrere nel peccato di hýbris. Questo è ciò che accade, ad esempio, nel racconto di Icaro, colpevole di aver voluto cercare una condizione di sola prerogativa divina (ossia l'essersi costruito delle ali di cera per volare) e successivamente punito dagli stessi dèi, poiché macchiato appunto del peccato di hýbris.

Il tema ricorre spessissimo nella Divina Commedia di Dante Alighieri in ottica cristiana; qualsiasi peccato può essere ricondotto alla hybris dell'uomo, che tenta di arrivare con la ragione a comprendere i misteri del divino, ponendosi egli stesso come Dio.

La hýbris nell'epica[modifica | modifica wikitesto]

All'interno dell'Epos omerico sono evidenti più di un episodio in cui alcuni fra i personaggi si macchiano di hýbris oppure sfuggono a essa.

Nell'Iliade, Agamennone trattiene per sé come bottino di guerra Criseide, figlia di Crise, sacerdote di Apollo, nonostante quest'ultimo gli avesse offerto come "corrispettivo" della fanciulla innumerevoli tesori; a causa del rifiuto di Agamennone, e avendo rapito una fanciulla sacra al dio Apollo, l'Atride contravviene alle regole non scritte della cultura omerica e scatena l'ira di Apollo stesso, che scaglierà sull'accampamento acheo una grave pestilenza.

Prometeo incatenato da Vulcano di Dirck van Baburen

Nell'Odissea, le Sirene che insidiano lo stesso Odisseo sono portatrici di grande conoscenza, una conoscenza quasi "divina" e per questo proibita ai mortali che, ascoltandone anche il semplice canto, sono per questa ragione indotti a seguirle, schiantandosi con le proprie imbarcazioni sugli scogli; in questo caso, il naufragio è la punizione divina per aver peccato di hýbris ascoltando il canto delle sirene e desiderando quindi di essere partecipi di una conoscenza possibile solo alle Divinità.

Origine del termine[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del termine vanno presumibilmente collocate nella sfera etica e religiosa. Nel linguaggio giurdiico, hýbris riflette un'azione delittuosa oppure un'offesa personale compiuta allo scopo di umiliare, il cui movente è dato non da un utile ma dal piacere, dall'orgoglio di sé che l'autore dell'atto traeva dalla malvagità dell'atto stesso, mostrando la sua superiore forza sulla vittima. L'azione dello stupro era per esempio resa col verbo: hybrizein.

Hýbris è il nome di una figura correlata al mito greco, secondo il quale personificava violenza e dismisura, in contrapposizione con Dike («la Giustizia»). Esiodo, rivolgendosi al fratello Perse, lo incita ad ascoltare Dike e non a preferirle Hýbris. Passava per essere la madre di Coros («la Sazietà») "che freme terribilmente, deciso ad attaccare dappertutto"[1], oppure Coros era ritenuto suo padre [2], secondo il gioco dei simboli. Non possiede alcuna leggenda in nessun mito. Una tradizione poco conosciuta narra che si unì a Zeus, e che da lui ebbe un figlio, il dio Pan, divinità dei boschi.

Miti legati alla Hýbris[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Erodoto, VIII 77
  2. ^ Solone, 5 Diehl
Controllo di autorità GND: 4331586-0