Guttaperca
La guttaperca o guttapercha è una macromolecola di origine vegetale molto simile, per chimica e per origine, alla gomma naturale o caucciù (la gomma per antonomasia), da cui differisce però per molte proprietà.
Il nome deriva dall’inglese gutta-percha, a sua volta originato dal malese jetah percáh che significa ‘gomma di percha’ ed è anche il nome dell’albero da cui è ricavata.
La guttaperca è un politerpene, ovvero una macromolecola di origine vegetale appartenente alla famiglia dei terpeni. In altre parole è un polimero dell'isoprene con più di 40 atomi di carbonio. È formato per addizione 1,4-trans, ed il risultato è una materia plastica elastomerica che ha diversi impieghi industriali.
Guttaperca e Caucciù [modifica]
Mentre la gomma naturale viene estratta, sotto forma di lattice, dall'albero della gomma (Hevea brasiliensis) la guttaperca si ottiene da alcune specie di alberi dell'ordine delle Sapotaceae come genere come l'Isonandra Gutta o il Palaquium gutta albero del genere Palaquium.
Struttura Chimica [modifica]
Dal punto di vista della costituzione la guttaperca e il caucciù sono uguali. In ambedue i polimeri infatti la successione degli atomi e dei legami nell'unità monomerica è identica. La presenza del doppio legame però determina un fenomeno di isomeria sterica, quindi a seconda di come si dispone il monomero di base, abbiamo due possibilità:
- disposizione in trans, che produce una molecola di guttaperca
- disposizione in cis, che produce una molecola di caucciù
| Poliisoprene 1.4 cis (caucciù) | |
|---|---|
| Poliisoprene 1.4 trans (guttaperca) | |
|---|---|
La stereoisomeria, ovvero questa particolare differenza nella disposizione geometrica dei monomeri all'interno del polimero, ha un effetto notevolissimo sulle proprietà del polimero: infatti mentre il caucciù risulta essere un elastomero amorfo, la guttaperca a temperatura ambiente è un polimero semicristallino. Il caucciù presenta una temperatura di transizione vetrosa (Tg) di -70 °C mentre la guttaperca ha una Tg di 38 °C e fonde a 60 °C.
Impieghi [modifica]
A partire dalla metà dell''800, è stata il primo materiale impiegato per rivestire cavi telegrafici e telefonici sommersi. Il suo impiego nell'industria si è ridotto nel corso del XX secolo, sostituita per lo più da resine sintetiche.
Impiegata per fogli, tubi, abiti impermeabilizzati e altri oggetti, in particolare si usa in odontoiatria per chiudere i canali dopo la devitalizzazione della polpa, la parte più interna del dente. Fu introdotta in Italia per la prima volta nei primi del Novecento da Giovanni Battista Pirelli, fondatore dell'omonima ditta.
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