Guido di Sorrento

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Guido (1012 circa – post 1073) è stato un duca longobardo, governò Sorrento dal 1035[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Guaimario III di Salerno e Gaitelgrima, fratello di Guaimario IV, suocero di Guglielmo Braccio di Ferro[2] e Guglielmo d'Altavilla, cognato di Umfredo d'Altavilla, deve il suo posto nella storia in primo luogo dai suoi legami (di sangue e matrimoniali) con personaggi di primo piano nella fase storica di transizione dal dominio longobardo a quello normanno nel sud Italia.[3]

Secondo lo storico John Julius Norwich, egli fu un principe «altruista», che faceva mostra di «un senso morale raro per il suo tempo e la sua posizione».

Nel 1035 suo fratello Guaimario conquistò Sorrento e ne affidò il governo a lui, che fu nominato duca. Il suo sostegno al fratello e ai Normanni fu costante per tutta la durata del regno di Guaimario e oltre.

Duca di Puglia e Calabria[modifica | modifica wikitesto]

Suo fratello Guaimario di Salerno, nel settembre 1042 a Melfi approvò l'elezione a conte di Puglia di Guglielmo d'Altavilla, detto Braccio di Ferro, ed ottenne in cambio l'acclamazione a Duca di Puglia e Calabria (all'inizio del 1043), in aperta opposizione alle rivendicazioni bizantine.

L'unificazione delle due famiglie normanne, Altavilla e Drengot, fu motivo di forza, perché esse si basavano concretamente sui possedimenti di Aversa e di Melfi. Guaimario offrì il riconoscimento ufficiale delle conquiste: alla fine dell'anno con lo stesso Rainulfo e con Guglielmo, si recarono a Melfi e riunirono un'assemblea dei baroni Longobardi e Normanni, che terminò al principio dell'anno successivo (1043).

In questo Parlamento generale, Guaimario garantì agli Altavilla il dominio su Melfi. Braccio di Ferro si distinse così da Rainulfo I Drengot, capo dei territori della Campania, che ottenne anche la sovranità su Siponto e sul Gargano, ex territori bizantini.

Tutti offrirono un omaggio come vassalli a Guaimario, che riconobbe a Guglielmo I d'Altavilla il primo titolo di Conte di Puglia. Per legarlo a sé gli offrì in moglie la nipote Guida, figlia del duca Guido di Sorrento. Guaimario riconfermò il titolo di conte anche allo stesso Rainulfo. Nacque così la Contea di Puglia.

La conquista della Calabria di Guaimario[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1044 Guaimario e Braccio di Ferro iniziarono la conquista della Calabria e costruirono un'ampia fortezza a Squillace. Ma il dominio del principe di Salerno, pure in continua espansione, non era più facilmente gestibile: negli ultimi anni della sua vita Guaimario incontrò infatti numerose difficoltà nel conservare i suoi possedimenti contro le rivendicazioni dell'imperatore e degli stessi Normanni, fino a quel momento suoi fedeli vassalli.

Rainulfo Drengot, che aveva continuato a tenere il dominio di Aversa concessogli originariamente dal duca di Napoli, morì nel 1045 e il suo feudo, contro le proteste di Guaimario, passò al nipote Asclettino. Verso la fine di quello stesso anno, Guaimario si oppose alla successione del cugino di Asclettino, Rainulfo II Trincanotte, ma ancora una volta la sua autorità fu calpestata.

Queste contese spinsero Aversa, un tempo leale al principe salernitano, ad allearsi con Pandolfo, tornato dal suo esilio di Costantinopoli. La guerra contro Pandolfo riprese nel 1042 e durò cinque lunghi anni, durante i quali Guaimario rafforzò la propria posizione attraverso un rapido riconoscimento, nel 1046, del fratello del defunto Guglielmo, Drogone d'Altavilla, al quale concesse in sposa la sorella Gaitelgrima. L'obiettivo era chiaramente quello di mantenere i Normanni dalla sua parte e in posizione di vassallaggio.

La morte di Guaimario e la resa di Guido[modifica | modifica wikitesto]

Guaimario e Drogone d'Altavilla continuavano a mantenere solidi rapporti di alleanza, costituendo insieme una potenza politica e militare invisa a molti. I due erano infatti diventati bersaglio di odii incrociati e rivendicazioni da più parti, che nel 1052 portarono entrambi ad una fine ingloriosa: Drogone cadde assassinato, probabilmente ad opera di una congiura bizantina, mentre la stessa sorte toccò subito dopo a Guaimario, che il 3 giugno 1052 fu assassinato nel porto di Salerno dai suoi quattro cognati, che occuparono la città con le armi ed elessero principe Pandolfo III. A questo punto il fratello del principe ucciso, il duca Guido di Sorrento, si rivolse ai Normanni Umfredo di Puglia e Riccardo d'Aversa, che insieme a lui assediarono i congiurati in Salerno. Le famiglie dei quattro fratelli caddero presto nelle mani dei loro nemici e gli assassini di Guaimario si decisero a negoziare il loro rilascio rimettendo in libertà Gisulfo, figlio ed erede di Guaimario.

Guido accettò la loro resa poco dopo e fece giuramento di non ricorrere a vendette o ritorsioni. Diversamente i Normanni, che non si ritennero sottoposti al giuramento di Guido, massacrarono Pandolfo III con i suoi scagnozzi e i quattro fratelli insieme ad altri trentasei familiari.

Guido fu l'unico che riuscì a scappare e ad organizzare la liberazione della sua famiglia, caduta nelle mani degli assassini insieme a Gisulfo, erede al trono salernitano. Il duca raggiunse rapidamente Melfi, dove offrì ampie ricompense ai Normanni in cambio del loro aiuto. Questi lo seguirono a Salerno, che fu posta d'assedio insieme alle armate sorrentine nel tentativo di costringere i congiurati alla resa. Guido riuscì presto a fare prigioniere le famiglie dei quattro assassini di Guaimario, negoziando il loro rilascio con la liberazione di Gisulfo. Alla resa dei cospiratori, Guido fece giuramento di non procedere a vendette o rappresaglie contro di loro, mentre i Normanni, non ritenendosi vincolati a tale promessa, massacrarono i quattro fratelli insieme ad altri trentasei familiari, uno per ciascuna pugnalata rinvenuta sul corpo di Guaimario.

Il duca Guido instaurò suo nipote sul trono di Salerno quale legittimo principe e gli rese omaggio di fedeltà insieme ai Normanni che avevano combattuto al suo fianco. Questi avrebbero preferito Guido al comando del principato, ma accettarono la sua decisione e riconobbero Gisulfo come nuovo sovrano. Ma negli anni successivi, Gisulfo si mostrò estremamente ingrato nei confronti dei suoi vassalli Normanni, il cui aiuto era stato fondamentale per la sua liberazione e la salvezza del suo dominio: Gisulfo fu infatti aggressivo e sfacciato nei confronti di tutti gli altri governanti del Mezzogiorno, attirandosi odii da ogni parte. A nulla valsero i prudenti consigli dello zio Guido, che lo invitava alla moderazione.

Da parte sua, Guido si mantenne sempre leale verso la leadership degli Altavilla. Nel 1073 fece prigioniero il ribelle Ermanno, suo nipote, e lo riportò all'obbedienza di Roberto il Guiscardo, suo nipote acquisito.

Guido morì mentre si consumava il crollo del grande principato che suo fratello aveva costituito e che lui aveva così strenuamente difeso. Con la sua morte, Sorrento tornò di nuovo un ducato indipendente.

A Guido succedette Guaimaro "de Jefuno".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ruffo 1703, citato in bibliografia, pp.3-6.
  2. ^ Guillaume Bras-de-Fer in francese, Guglielmo Braccio di Ferro in italiano, Gugghiermu Vrazzu di Ferru in siciliano, e Willelmus Ferreabrachia in lingua latina.
  3. ^ Gioia Tauro: storia, cultura, economia. Guaimaro Pag.43

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • H.M. Gwatkin, J.P. Whitney, ed altri, The Cambridge Medieval History: Volume III, Cambridge University Press, 1926;
  • John Julius Norwich, I Normanni nel Sud: 1016-1130, Mursia, Milano, 1971 (ed. orig. The Normans in the South 1016-1130, Longmans, Londra, 1967).
  • Mario Caravale (a cura di), Dizionario Biografico degli Italiani, vol. LX (Grosso – Guglielmo da Forlì), Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, gennaio 2003, EAN: 9786001485541.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Ruffo, Discorso della famiglia Giffone de' marchesi di Cinquefondi, con le notizie della sua prima origine e delle sue discendenze, Napoli 1703.