Guido da Pisa

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« Hic iacet excelsus poeta comicus Dantes;
Nec non et satirus et liricus atque tragedus »
(Guido da Pisa, Epitaffio di Dante Alighieri, Manoscritto di Chantilly, c. 33r)

Guido da Pisa (Pisa, seconda metà del XIII secolo – metà del XIV secolo) è stato uno scrittore italiano attivo nel XIV secolo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Non va confuso con l'omonimo compilatore di testi storici e geografici Guido da Pisa, vissuto nel XII secolo. Si sa poco di lui: egli stesso si definisce «oriundus» di Pisa commentando l'invettiva di Dante contro la città toscana, definita dal poeta «novella Tebe»,[1] mentre nel commento della morte di Corradino di Svevia, indica la sua sepoltura a Napoli «dove è la sede del nostro ordine del Carmelo»,[2] testimoniando la sua condizione di frate carmelitano[3]. Documenti notarili pisani[4] attestano l'esistenza nel 1332 di «fra Guido dell'ordine di santa Maria del Carmelo di Pisa» e nel 1339 di un «frater Guido pisanus de ordine sancte Marie de Carmelo».

Nel codice 597 di Chantilly, conservato nel Museo Condé di Parigi, l'unico, insieme con il codice 31.918 del British Museum a contenere interamente le sue Expositiones et glose all'Inferno di Dante, datate al 1335-1340, l'autore è definito «Fratrem Guidonem Pisanum, Ordinis Beate Marie de Monte Carmeli». Il miniatore del codice, il giottesco Francesco Traini, lo rappresenta già vecchio intento alla scrittura e poi nell'atto di consegnare il manoscritto al nobiluomo genovese Lucano Spinola, suo allievo e console pisano a Genova, cui infatti l'opera è dedicata. Anche per questo motivo, si è ipotizzato che Guido fosse molto legato a Genova: nelle Expositiones l'invettiva di Dante contro Genova[5] non viene commentata.

Quanto al nome della sua famiglia, non vi sono elementi decisivi che ne permettano l'identificazione. Risulta conservato nell'archivio del convento agostiniano di San Nicola a Pisa il testamento, rogato nel 1326, di Dea di Albisello Boni che cita i nipoti fra Bandino agostiniano e fra Guido carmelitano. Un'altra associazione tra un fra Guidone carmelitano e un fra Bandino del Bono, però francescano, è nel testamento di un Lemmo di Bartolomeo Panevino del 1335.[6] che li nomina suoi eredi; ancora un fra Guido di Bono Vestiti, però senza indicazione dell'Ordine di appartenenza, è citato in documenti del 1327.[7]

Gli scritti[modifica | modifica wikitesto]

Il Fiore d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Tre sono le opere che gli vengono riconosciute: il Fiore d'Italia - o più correttamente la Fiorita d'Italia - una storia universale scritta in volgare, la Declaratio alla Divina Commedia di Dante, nella quale espone, in terzine in lingua volgare, il contenuto della cantica dell'Inferno con brevi commenti in latino, e le Expositiones et glose super Comediam Dantis, un importante commento in latino dell'Inferno dantesco.

Il Fiore d'Italia fu scritto tra il 1321 e il 1337. Esponendo in volgare questa compilazione di «alquanti memorabili fatti e detti degli antichi», egli afferma di aver voluto favorire i molti che non conoscono il latino.[8] Previsto in sette libri, doveva concludersi con la storia di Roma al tempo di Augusto, ma l'opera pervenuta si arresta al II libro con le imprese di Enea, che ancora recentemente vennero spesso pubblicate a parte con il titolo di Fatti di Enea.

Le fonti di Guido sono, oltre Livio, Ovidio, i tardi latini Isidoro e Girolamo, e i commentatori medievali Iacopo da Varazze e Nicholas Trevet, soprattutto l'Eneide di Virgilio e la Commedia di Dante, i cui versi vengono citati direttamente nel Fiore. Il motivo ispiratore dell'opera - scritta senza alcun scrupolo di veridicità - sta nella visione a carattere provvidenziale dello sviluppo della storia romana, i cui eventi introducono l'avvento nel mondo della civiltà cristiana.

La Declaratio[modifica | modifica wikitesto]

Anche la Declaratio (Dichiarazione), è uno scritto, parte in lingua volgare e parte in latina, compiuto almeno nel 1328, dal momento che a quella data risulta già noto a Bosone da Gubbio, che ne cita alcuni versi nel suo Capitolo sopra la Divina Commedia. La Declaratio si compone infatti di otto canti in terzine, ciascuno dei quali consistente di 76 versi con brevi commenti in latino, che servono a riassumere la Commedia dantesca e a introdurre il proprio maggior commento dell'Inferno delle successive Explicationes.

Le Explicationes et glose[modifica | modifica wikitesto]

Il commento all'Inferno è contemporaneo o appena successivo alla Declaratio: terminato intorno al 1328, dovrebbe aver subito un'ultima revisione verso gli anni 1335-1340.[9] Guido traduce il testo volgare di Dante in latino, lo espone in prosa e lo commenta, individuando le questioni storiche che stanno alla base delle vicende fantastiche del poema e dando le varie interpretazioni allegoriche, tenendo presenti le precedenti interpretazioni di Jacopo Alighieri e di Graziolo Bambaglioli. In questo senso frate Guido ci colpisce fin dalle prime battute, con un'originale e curiosa interpretazione del "mezzo del cammin di nostra vita", espressione per la quale il commentatore pisano rifiuta la spiegazione anagrafica dei 35 anni, intendendo invece il verso come riferimento al sonno (dormiamo circa metà della vita) e assegnando al Poema il ruolo affascinante di opera onirica, ispirata da quel beato sonno in cui la mente nostra è quasi divina. Diverse sono pertanto le chiavi interpretative adottate da Guido: quella visio prophetica in somnium,[10] secondo la quale la poesia di Dante è una forma di teologia ma, quando occorre, Guido giustifica l'eterodossia conseguente a determinate situazioni descritte nella cantica con la legittimità dell'invenzione poetica.[11] La necessità della poesia resta dunque distinta e autonoma da quella della dottrina cristiana, rimanendo così ferma, per Guido, la considerazione di Dante quale altissimo poeta e teologo di vaglia.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Fiore d'Italia, a cura di Luigi Muzzi, Bologna, Turchi 1824
  • Declaratio super comediam Dantis, edizione critica a cura di Francesco Mazzoni, Firenze, Società Dantesca Italiana 1970
  • Expositiones et glose super Comediam Dantis, a cura di Michele Rinaldi, Edizione Nazionale dei Commenti danteschi, vol. 5, tomo 2, Salerno Editrice, novembre 2013.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Expositiones, Inferno XXXIII, v. 89.
  2. ^ Expositiones, Inferno, XXVIII, v. 17.
  3. ^ Guido da Pisa. URL consultato il 26 aprile 2008.
  4. ^ Archivio di Stato di Firenze, Notarile antecosimiano.
  5. ^ Inferno, XXXIII, vv. 151-153.
  6. ^ Mensa arcivescovile di Pisa, pergamena n. 1553.
  7. ^ Alessandro D'Ancona, Orazio Bacci, Manuale di letteratura italiana, I, 1906, pp. 469-472.
  8. ^ Fiore d'Italia, a cura di L. Muzzi, 1824, p. 4.
  9. ^ F. Franceschini, Per la datazione delle Expositiones et glose di Guido da Pisa tra il 1335 e il 1340 (con documenti su Lucano Spinola), in «Rivista di studi danteschi», 1, 2002.
  10. ^ La Divina Commedia. Inferno, a cura di U. Bosco e G. Reggio, 2002, p. 7.
  11. ^ È il caso, per esempio, degli angeli ignavi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enzo Orvieto, Guido da Pisa e il commento all'Inferno dantesco, in «Italica», XLVI, 1969
  • Paola Rigo, Il Dante di Guido da Pisa, in «Lettere italiane», XXIX, 1977
  • Saverio Bellomo, Tradizione manoscritta e tradizione culturale delle "Expositiones" di Guido da Pisa, in «Lettere italiane», XXXI 1979
  • Antonio Canal, Il mondo morale di Guido da Pisa interprete di Dante, Bologna, Pàtron 1981 ISBN 8855516949
  • Paolo Rinoldi, Spigolature guidiane, in «Medioevo romanzo», XXII, 1998, 1
  • Paolo Rinoldi, Per la tradizione indiretta della "Fiorita" di Guido da Pisa. Due manoscritti dell'"Aquila", in «La Parola del testo», III, 1999, 1
  • Saverio Bellomo, "Fiori", "fiorite" e "fioretti". La compilazione storico-mitologica e la sua diffusione, in «La Parola del testo», IV, 2000, 2
  • Fabrizio Franceschini, Per la datazione delle Expositiones et glose di Guido da Pisa tra il 1335 e il 1340 (con documenti su Lucano Spinola), in «Rivista di studi danteschi», 1, 2002
  • La Divina Commedia. Inferno, a cura di U. Bosco e G. Reggio, Firenze, Le Monnier 2002
  • Fabrizio Franceschini, Tra secolare commento e storia della lingua. Studi sulla «Commedia» e le antiche glosse, Firenze, Franco Cesati Editore 2009 ISBN 8876673695
  • Franco Quartieri, "L'assillo allegorico dei primi commentatori" in "Analisi e paradossi su 'Commedia' e dintorni", Longo editore, Ravenna 2006, pp.141, cap. II ISBN 88-8063-501-8.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]