Guglielmo di Luni
Guglielmo (Lucca, ... – Sarzana, 1272) è stato un vescovo cattolico italiano.
Fu vescovo della Diocesi di Luni dal 1228 al 1272: il suo lunghissimo episcopato è divisibile in tre periodi: dal 1228 al 1241; gli anni di prigionia dal 1241 al 1251; la restaurazione dell'autorità vescovile dal 1251 al 1272.
Lucchese, Canonico della Cattedrale, venne creato vescovo da Papa Gregorio IX, a cui rimase sempre fedelissimo. Preso possesso della Diocesi, iniziò a risanare debiti vecchi e recenti, ad affermare con forza la sua autorità feudale nel sistema feudale lunigianese e, nel 1229, siglò la pace tra Pontremoli e Piacenza. In occasione dei dissidi tra il papa e Lucca sulla Garfagnana, si schierò con Gregorio IX che due anni dopo, in occasione del frazionamento della diocesi lucchese come punizione tra quelle confinanti, donò al fido Guglielmo una larga fetta del territorio lucense: nel 1236 il Papa restaurò comunque la Diocesi. Inanto Guglielmo ampliò la città di Sarzana, con la costruzione di case che cedette a cittadini di Arcola e portò a termine la redazione degli Statuti di Ponzanello, Sarzanello, Carrara, Ortonovo e Nicola, ricevendo inoltre giuramento di fedeltà dagli uomini di Marola.
Su un episcopato così facondo di buone opere, si venne addossando la rapacità di Federico II Imperatore, che giustamente considerava di vitale importanza il territorio della Diocesi di Luni, passaggio obbligato tra Germania e Lombardia con il resto d'Italia, in particolare il Regno di Sicilia. Già nel 1126, ultimo anno di episcopato dell'arrendevole Norandino, l'Imperatore liberava il Comune di Sarzana dalla signoria vescovile sottomettendolo direttamente all'Impero e ai suoi vicari: nel 1239 Federico II occupava Pontremoli e alcuni castelli, prendeva sessanta ostaggi, si faceva consegnare da Guglielmo le torri che deteneva a Vezzano, Ponzanello e Fosdinovo per dominare meglio la Via Francigena ed infine esiliava addirittura il vescovo nella sua natia Lucca. Nel 1241 Papa Gregorio IX decise di tenere un concilio a Roma, a cui i prelati sarebbe intervenuti utilizzando la flotta genovese: l'Imperatore, tramite la ghibellina Pisa ne intercettò la flotta il 3 maggio tra le isole del Giglio e Montecristo.
La flotta genovese subì una gravissima sconfitta con oltre diecimila tra morti e prigionieri e tutti i prelati superstiti, tra cui Guglielmo, furono catturati ed imprigionati in varie città dell'Italia Meridionale, dove molti morirono a causa del trattamento crudele. Guglielmo languì in un castello pugliese fino al 1251, quando poté essere libero in seguito alla morte di Federico II: si stabilì a Lucca, poiché nei dieci anni della sua assenza la Diocesi era in preda all'anarchia o, ben peggio, dei Vicari Imperiali. Questi usurparono i diritti episcopali per cederli al Comune di Sarzana, come molti dei feudatari vescovili e addirittura i Canonici della Cattedrale. Ma in questo marasma si ebbe l'ottima iniziativa del Marchese Uberto Pelavicino, Vicario Generale per la Lunigiana, che ordinò la raccolta dei documenti più importanti dell'episcopato lunense e li raccolse in quello che poi sarà chiamato Codice Pelavicino.
Al suo ritorno alla libertà i problemi che Guglielmo dovette affrontare furono molteplici: oltre a restaurare la propria autorità e recuperare diritti e possessi usurpati, c'erano molteplici debiti da pagare contratti nei primi anni di episcopato e durante la prigionia (questi ultimi per il proprio mantenimento). Per questo chiese al papa il diritto di vendere beni immobili ed affrancare servi della gleba, altrimenti bona Lunensi Ecclesie deglutarentur voragine usura e nel 1255 gli fu concesso ma con lo strettissimo obbligo di impiegare i denari ricavati solo per ripianare i debiti. Del tutto privo di una classe fidata di funzionari, si rivolse ai propri concittadini lucchesi per nominare podestà, giudici, notai e vicari, facilitando così senza accorgersi le mire espansionistiche del potente vicino, dando origine ad una situazione che il successore di Guglielmo, Enrico da Fucecchio avrebbe provato a risolvere. Intanto continuava a ricostituire il patrimonio della Chiesa lunense riscattando terreni o esignedone la consegna cda chi li teneva senza diritto, e riordinando la situazione giuridica, ottenendo i giuramenti di fedeltà da parte degli abitanti di Carrara, Ponzanello, San Terenzio al mare, Albiano e Bolano.
Nella sua politica di restaurazione politica l'unica sconfitta si ebbe con Nicolò Fieschi conte di Lavagna, genovese nipote di Papa Innocenzo IV, il quale aveva intenzione di crearsi uno stato territoriale su parte dei domini della Diocesi. Nel 1251 si era fatto donare da Guglielmo II d'Olanda, da alcuni anni Re di Germani e d'Italia in contrapposizione allo scomunicato Federico II, Pontremoli e dalla famiglia degli Adalberti alcuni borghi montani e tre anni dopo chiese la ratifica di queste acquisizioni a Guglielmo, che non poté negarle, sollecitatovi anche dal Papa. A quelle terre si aggiunsero il castello di Vezzano, Carpena, Vesigna, Follo e Vallerano.
Nel 1268, con la vittoria degli Angioini sugli Svevi, il vescovo Guglielmo poté rientrare e stabilirsi a Sarzana, di cui promulgò nuovi statuti e con cui giunse ad un accordo sulle entrate. Morì, dopo un lunghissimo episcopato, quattro anni dopo, nel 1272, ultimo Vescovo-Conte che esercitò trionfando il dominio temporale. Gli successe Enrico da Fucecchio.
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