Guglielmo IX d'Aquitania

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Guglielmo IX d'Aquitania - Immagine dalla Bibliothèque Nationale, MS cod. fr. 12473, XIII secolo

Guglielmo d'Aquitania, Guglielmo di Poitiers o Guglielmo il Giovane (in occitano Guilhèm de Peitieus), detto il Trovatore (22 ottobre 107110 febbraio 1126[1]), duca di Aquitania e Guascogna, conte di Poitiers (come Guglielmo VII) dal 1086 alla sua morte. Fu anche conte di Tolosa dal 1097 al 1100 e poi dal 1112 al 1121. Fu uno dei condottieri della crociata del 1101 e, anche se le sue imprese politiche e militari hanno una certa importanza storica, è meglio conosciuto come il primo dei trovatori[2] — un poeta lirico in lingua volgare occitana — di cui ci resta l'opera.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Guglielmo VIII e della sua terza moglie, Ildegarda (1056-1104), figlia di Roberto di Francia (1011-1074), duca di Borgogna. La sua nascita fu motivo di grande festa alla corte d'Aquitania, ma la Chiesa in un primo momento additò Guglielmo come figlio illegittimo a causa dei precedenti divorzi di suo padre e della consanguineità dei genitori. Ciò obbligò il padre ad andare in pellegrinaggio a Roma, subito dopo la sua nascita, per cercare di ottenere dal papa l'approvazione del suo terzo matrimonio e la legittimazione di suo figlio.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1086, alla morte del padre, gli subentrò nei titoli di duca d'Aquitania e conte di Poitiers

Nel 1089 sposò Ermengarda d'Angiò (ca. 1070-1156) figlia di Folco IV d'Angiò; tre anni dopo nel 1092, la ripudiò.

Nel 1094 sposò Filippa di Tolosa, figlia di Guglielmo IV di Tolosa.

Nel 1097, approfittando che il conte di Tolosa, Raimondo di Saint Gilles, era partito per la prima crociata, rivendicando i diritti della moglie, Filippa, nei confronti dello zio, Raimondo, nonostante i possedimenti dei crociati fossero sotto la tutela della chiesa e considerati sacri, invase e occupò[3], per la prima volta, la contea di Tolosa.

Sembra che nello stesso anno, dopo che Roberto II di Normandia (Roberto Cosciacorta), nel 1096, partendo per la prima crociata, aveva affidato la salvaguardia e il governo del ducato di Normandia al fratello, il re d'Inghilterra, Guglielmo II d'Inghilterra (Guglielmo il Rosso), quest'ultimo invase il Vexin e, alleatosi con Guglielmo IX, e, convinti molti baroni del Vexin a seguirli in una coalizione contro il re di Francia, Filippo I, si diressero verso Parigi, che, difesa dai baroni rimasti fedeli al re di Francia, fu raggiunta e assediata diverse volte, ma non cadde e, nel 1099, si ritirarono dall'impresa.

Nel 1099 nacque il primogenito, Guglielmo il Tolosano e, nello stesso anno, dopo la caduta di Gerusalemme, il 15 luglio, decise di partire per la Terra Santa[4]. In cambio del finanziamento della spedizione restituì la contea di Tolosa al cugino, il reggente Bertrando, ed il 6 dicembre partì per la Palestina.
L'armata della contea d'Aquitania si trovò a combattere soprattutto in Anatolia e, il 5 settembre 1101, fu duramente sconfitta e decimata da un esercito di Selgiuchidi sui monti Tauri. Continuò a combattere sempre in Anatolia, sino a che fu nuovamente sconfitta. E, nel 1102, il duca, col suo esercitò, fece ritornò in Aquitania.

Nel 1112, alla morte del conte di Tolosa e conte di Tripoli, Bertrando, assieme alla moglie Filippa, Guglielmo IX organizzò una spedizione per occupare nuovamente la contea di Tolosa e s'insediarono sul trono della contea, spodestando il conte Alfonso Giordano.

Per finanziare la spedizione per compiere l'impresa tolosana, aveva dovuto spogliare diverse comunità ecclesiastiche, per cui, tra il 1113 ed il 1114, venne scomunicato per la prima volta. Si narra che Guglielmo IX chiedesse l'assoluzione al vescovo di Poitiers, Pietro e non avendo ottenuto soddisfazione, brandendo laspada gli urlò: «Dammi l'assoluzione o ti ucciderò!» «Colpisci» rispose il vescovo, porgendo il collo. Guglielmo replicò «No, non ti amo abbastanza per mandarti dritto in Paradiso» e si limitò ad esiliarlo.

Nel 1115, Guglielmo incontrò la Maubergeon (moglie del visconte di Châtellerault), la fece rapire, ne divenne l’amante e la sposò pur essendo vivi sia la legittima consorte, Filippa e lo stesso visconte. Per questo motivo ricevette la seconda scomunica dal papa Pasquale II. Secondo il cronista inglese Guglielmo di Malmesbury, Guglielmo IX rispondeva con scherno e insolenza ai prelati che lo esortavano a mutar vita; e al legato pontificio, il vescovo di Angoulême, Gerardo, che era calvo, disse: «Ripudierò la viscontessa appena i vostri capelli avranno bisogno di pettine».
L'anno dopo Filippa si arrese all'evidenza e si ritirò nell'Abbazia di Fontevrault, dove morì nel 1118, facendo decadere la scomunica.

Nel 1120, la ribellione dei Tolosani prese vigore e Gugliemo IX fu sconfitto dai ribelli all'assedio d'Orange. Poi, nel 1121, la perdita della contea di Tolosa fu definitiva e Alfonso Giordano, il legittimo erede, rientrò in possesso della contea di Tolosa.
Comunque durante il regno di Guglielmo IX, specialmente nella contea di Tolosa, gli eretici godettero la protezione che era necessaria, anzi l'autorità secolare sembrò addirittura incoraggiarli.

Nello stesso anno (1120) raggiunse il re d'Aragona, Alfonso I e partecipò alla vittoriosa battaglia di Cutanda, vicino Calamocha, provincia di Teruel, contro un esercito di Mori almoravidi, e poi alla conquista di Calatayud; rimase nella penisola iberica sino al 1123, partecipando anche alle campagne di Alfonso I per la conquista del territori di Valencia, dove ottenne alcune vittorie.

Nel 1122 era nata la nipote Eleonora d'Aquitania.

Nel 1124, il re d'Inghilterra e duca di Normandia, Enrico I Beauclerc si alleò col proprio genero, l'imperatore germanico Enrico V, che invase la contea di Champagne, arrivando sino a Reims, dove si fermò, perché lo attendeva un imponente esercito[5], di cui faceva parte anche Guglielmo IX d'Aquitania e che lo costrinse a rientrare in Germania.

Morì nel 1126 lasciando i titoli di duca d'Aquitania e conte di Poitiers al figlio primogenito Guglielmo.

Trovatore e letterato[modifica | modifica sorgente]

La fama di Guglielmo, che fu uno degli uomini più importanti del suo tempo, è oggi legata soprattutto all'attività poetica. Nei canzonieri della lirica trobadorica vi è appena una manciata di poesie (dieci o undici, secondo gli studiosi), attribuite dalle antiche rubriche ad un Coms de Peitieus (Conte di Poitou). Le fonti storiche, infatti, oltre a raccontare le imprese di Guglielmo, soffermandosi sovente sui suoi contrasti con l'autorità ecclesiastica, ci informano anche della sua bravura nel cantare[6] Non si può negare che l'identificazione tra l'autore di tali componimenti e il personaggio storico sia problematica.[7] Tuttavia, se le ipotesi di una tradizione di studi ormai secolare sono ben argomentate, derivano alcune implicazioni estremamente rilevanti per la storia delle letterature romanze:[8].

a) Guglielmo IX è stato il primo poeta a fare uso di una lingua volgare per comporre poemi di argomento profano

b) La lirica dei trovatori si pone cronologicamente alle origini della poesia volgare europea. Se Guglielmo è effettivamente il primo trovatore, la sua opera deve essere quindi considerata alla base della lirica europea di argomento profano. Tale consapevolezza, è bene ricordarlo, era già del giovane Dante, che nel De vulgari eloquentia (libro I, cap. x, par. 2), pur non nominando Guglielmo, riconosce alla poesie in lingua d'oc (ossia, come spiega Dante, la lingua in cui il latino sic si dice oc, distinta dall'italiano che è la lingua di sì e dal francese, lingua d'oïl) il primato nella poesia volgare.

c) I temi e le forme delle poesie del Coms di Peitieus avrebbero così dato origine alla tradizione trobadorica. La produzione poetica di Guglielmo IX appare, pur risultando numericamente ridotta rispetto al corpus trobadorico (che conta circa 2540 testi), estremamente eterogenea: componimenti nei quali è già riscontrabile in nuce ciò che si definisce servizio d'amore si alternano a poesie dal taglio narrativo che sembrano infrangere l'immagine di una lirica trobadorica del tutto concentrata sulla rappresentazione dell'amore del poeta. Inoltre, alcuni testi hanno una connotazione giocosa e sensuale che fa pensare ad alcuni dei Carmina Burana e in generale alla poesia che sarà poi definita burlesca o satirica. Per questo motivo non è possibile accettare la definizione di trovatore bifronte che fu offerta da Pio Rajna[9]. Guglielmo è bifronte solo se si dà per scontato che esista un'immagine definita di che cosa sia la lirica dei trovatori. Se si ammette invece che tale lirica abbia avuto origine da una tradizione poetica nata alla corte di Guglielmo IX, bisognerà ammettere che esistono diversi filoni già alle radici della tradizione: la dichiarazione della fedeltà alla donna, l'identificazione di un gruppo di amici ai quali il canto si rivolge, il gusto per il racconto, per il divertimento e per il non-senso.

In "Farai un vers de dreit nien", ad esempio, Guglielmo introduce il tema del paradosso amoroso, ovvero l'amore irrealizzabile per una dama lontana alimentato dal solo desiderio, attraverso la parodia del medesimo. Nella sua poesia, infatti, l'amore cortese è introdotto o come regola per i membri della corte o al fine di rovesciarlo in nome della realizzazione del desiderio e del materialismo.

Fu amico di altri poeti che accolse a corte, tra cui il Gallese Bledri ap Davidor, che reintrodusse sul continente la storia di Tristano e Isotta.

La poesia di Guglielmo, ovviamente, non nasce dal nulla. La critica ha sottolineato a più riprese i possibili legami tra la nascita della tradizione lirica volgare e la produzione poetica religiosa di San Marziale di Limoges, una famosa abbazia che faceva parte degli immensi possedimenti di Guglielmo[10].

Opere[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo da un canzoniere del XIII secolo

Della sua opera sopravvivono undici composizioni[11], di cui quella tradizionalmente numerata come ottava (Farai chansoneta nueva) è di dubbia attribuzione, in quanto il suo stile e il suo linguaggio sono significativamente diversi[12]. Il componimento 5° (Farai un vers, pos mi sonelh) possiede due versioni abbastanza distanti in diversi manoscritti. Le canzoni sono al lui attribuite sotto il titolo di Conte di Poitou (lo coms de Peitieus). Gli argomenti sono vari e trattano di sesso, amore, donne, le sue stesse prodezze sessuali e letterarie, oltre che di politica feudale.

Si dà qui di séguito l'elenco degli incipit dei componimenti di Guglielmo, seguiti dal numero d'ordine del repertorio della poesia dei trovatori, siglato BdT, dove il numero 183 corrisponde a Guglielmo IX e i testi sono poi catalogati alfabeticamente[13]:

Ab la dolchor del temps novel, 183.1[14]

Be voill que sapchon li pluzor, 183.2

Compaigno farai un vers tot covinen, 183.2

Compaigno, no posc mudar qu'eu no m'esfrei, 183.4

Compaigno, tant ai agutz d'avols conres, 183.5

Farai chansoneta nueva, 183.6

Farai un vers de dreg nien, 183.7

Mout jauzens me prenc en amar, 183.8

Pos de chantar m'es pres talens, 183.10

Pos vezem de novel florir, 183.11

Un vers farai, pos me someill, 183.12

Una anonima vida del XIII secolo lo ricorda così:

« Il conte di Poitiers fu uno degli uomini più cortesi al mondo e uno dei più grandi seduttori di donne. Eccellente come cavaliere e guerriero, senza pregiudizi verso l'altro sesso, compositore raffinato e cantore di canzoni, viaggiò molto per il mondo, seducendo le donne. »

È possibile, tuttavia, che, almeno in parte, i fatti raccontati non siano reali, ma dedotti da interpretazioni letterali delle canzoni, scritte in prima persona; in una, per esempio, egli descrive come seduce due donne.

La sua schiettezza, brio ed esuberanza erano motivo di scandalo e destavano ammirazione allo stesso tempo. Fu uno dei primi poeti in lingua volgare del medioevo e tra i fondatori di una tradizione che culminerà in Dante, Petrarca e François Villon.

Ezra Pound lo menziona nel Canto VIII:

(EN)
« And Poictiers, you know, Guillaume Poictiers,
had brought the song up out of Spain
with the singers and viels... »
(IT)
« E Poictiers, sapete, Guglielmo di Poitiers,
ha portato in Spagna, al di là dei confini,
le canzoni, i cantori e le vielle... »

Per quanto concerne lo spirito romanzo, Pound definì Guglielmo IX "il più moderno fra i trovatori":

« Per ognuno dei successivi provenzali, vale a dire intellettuali, dobbiamo... "intercalarci nel XII secolo" ecc. Guglielmo, scrivendo un secolo prima, è tanto della nostra epoca come della sua.[15] »

Guglielmo era un uomo che amava scandalizzare e senza alcun dubbio gioiva nel provocare il suo uditorio. Di fatto, Guglielmo concesse grandi elargizioni alla chiesa, forse per riottenere il favore del papa. Fece inoltre fare modifiche aggiuntive al palazzo dei conti di Poitou (quello che oggi è a Poitiers il Palazzo di Giustizia), risalente all'epoca merovingia, a cui contribuì in seguito la nipote Eleonora di Aquitania.

Una delle poesie (Pos de chantar m'es pres talenz) di Guglielmo, forse scritta al tempo della sua prima scomunica, in quanto da essa si evince che il figlio fosse ancora minore, è in parte una meditazione sulla caducità della vita umana:

(OC)
« Pos de chantar m'es pres talenz,
Farai un vers, don sui dolenz:
Mais non serai obedienz
En Peitau ni en Lemozi. »
(IT)
« Poi che cantar m'è in talento
una poesia farò, dov'io dirò dolente
Giammai sarò vassallo
a Poitiers né a Limoges. »

E conclude:

(OC)
« Tot ai guerpit cant amar sueill:
Cavalaria et orgueill
E pos Dieu platz, tot o acueill,
E El que-m reteigna ab Si.

Totz mos amics prec a la mort,
Qu-il vengan tuit e m'onren fort,
Qu'eu ai agut joi e deport
Loing e pres et e mon aizi.

Aissi guerpisc joi e deport,
E vair e gris e sembeli. »
(IT)
« Lasciai tutto quel che solevo amare:
l'orgoglio e il guerreggiare;
e come a Dio piace, tutto accetto
e che Lui mi tenga a sé.

Amici cari tutti vengon alla mia morte
che vengan tutti ad onorarmi forte
da che ogni gioia ho goduto e diporto
in lungo e in largo e nella mia dimora.

Così lascio gioia e ogni diporto,
e scoiattolo vaio e grigio e zibellino. »

Orderico Vitale riferisce di Guglielmo che compone canzoni (ca. 1102) dopo il suo ritorno dalla crociata del 1101. Queste potrebbero essere le prime "canzoni di crociata":

(LA)
« Picauensis uero dux ... miserias captiuitatis suae ... coram regibus et magnatis atque Christianis coetibus multotiens retulit rythmicis uersibus cum facetis modulationibus. (X.21) »
(IT)
« Allora il duca di Poitiers ... le miserie della sua prigionia ... davanti a re, magnati e adunanze cristiane raccontava molte volte con stanze ritmiche e poesie briose.[16] »

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo ebbe quattro figli da Filippa:

Legami esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Robert A. Taylor, An assessment on what we know and we don't know about the first troubadour, pp. 875-876. URL consultato il 14-01-2011.
  2. ^ (FR) Joseph Anglade, Grammaire de l'ancien provençal ou ancienne langue d'oc, 1921, Part I, Chapter 1, p. 33 : ... les poésies du premier troubadour, Guilhem de Poitiers ....
  3. ^ Per l'occupazione della contea di Tolosa, il duca Guglielmo IX e la moglie Filippa furono minacciati di scomunica da papa Urbano II
  4. ^ Probabilmente Guglielmo IX partì per la Palestina, oltre che per ottemperare alle richieste del papa Urbano II, che da quattro anni lo pressava affinché si attivasse per la liberazione del Santo Sepolcro anche per non incorrere nella minacciata scomunica.
  5. ^ La maggior parte dei feudatari francesi si era allineata col proprio re, Luigi VI il Grosso, anche coloro che dieci anni prima si erano alleati col re d'Inghilterra, Enrico I Beauclerc.
    Sugerio di Saint-Denis, nella sua Vie de Louis VI le Gros asserisce che Luigi VI beneficiò dell'aiuto di <<una tale quantità di cavalieri e di gente che si sarebbero dette cavallette che nascondevano agli occhi la superficie della terra.>> e facendo l'elenco dei nobili presenti, tra gli altri annovera il duca Ugo II di Borgogna, il conte Guglielmo II di Nevers, il conte Rodolfo di Vermandois, il conte Tebaldo IV di Blois, il conte Ugo I di Champagne, il conte Carlo I delle Fiandre detto il Buono, il duca Guglielmo IX d'Aquitania, il conte Folco V d'Angiò e il duca Conan III di Bretagna.
  6. ^ Ci si basa essenzialmente sul racconto della Historia ecclesiastica di Orderico Vitale, lib. X; cfr. C. Chabaneau, Les biographies des troubadours en langue provençale, in Histoire générale du Languedoc, vol. X, Tolosa, 1885, pp. 208-411, a p. 213 [riprod. anastatica Ginevra, 1974], e J. Boutière -A.H. Schutz, Biographies des troubadours, Paris 1964, p. 585.
  7. ^ L'identificazione è stata infatti risolutamente negata da F. Benozzo, Cartografie occitaniche. Approssimazione alla poesia dei trovatori, Napoli, Liguori, 2008.
  8. ^ Si veda, alle origini della critica trobadorica, almeno F. Diez, Leben und Werke der Troubadours, Zwickau 1829, pp. 3-16.
  9. ^ Pio Rajna, Guglielmo di Poitiers, trovatore bifronte, in Mélanges de linguistique et de littérature offerts à M. Alfred Jeanroy, Paris, Droz, 1928, pp. 349-360
  10. ^ J. Chailley, Les premiers troubadours et les Versus de l'école d'Aquitaine, in "Romania", LXXVI 1955, pp. 212-39
  11. ^ Merwin, 2002
  12. ^ Pasero 1973, Bond 1982
  13. ^ Alfred Pillet - Henry Carstens, Bibliographie der Troubadours, Halle 1933 [riprod. anastatica New York, 1968], spesso abbreviato anche, dalle iniziali degli autori, con la sigla PC.
  14. ^ Testo del componimento, con traduzione di Aurelio Roncaglia e parafrasi.
  15. ^ Ezra Pound, Bond, 1982, p. lxxvi
  16. ^ Traduzione dall'inglese basata su Marjorie Chibnall, in Bond, p. 240.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Duca d'Aquitania e Conte di Poitiers
e Duca di Guascogna
Successore Blason de l'Aquitaine et de la Guyenne.svg
Guglielmo VIII 1086-1126 Guglielmo X
Predecessore Conte di Tolosa Successore Armoiries Languedoc.png
Alfonso Giordano 1112–1120 Alfonso Giordano

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Louis Alphen, La Francia nell’XI secolo, in «Storia del mondo medievale», vol. II, 1999, pp. 770–806
  • Reto R. Bezzola, Guillaume IX et les origines de l'amour courtois, in «Romania», LXVI 1940, p. 145–237
  • (FR) J. Boutière -A.H. Schutz, Biographies des troubadours, Paris 1964
  • (FR) C. Chabaneau, Les biographies des troubadours en langue provençale, in Histoire générale du Languedoc, vol. X, Tolosa 1885, pp. 208–411. [riprod. anastatica Ginevra, 1974]
  • (FR) J. Chailley, Les premiers troubadours et les Versus de l'école d'Aquitaine, in «Romania», LXXVI 1955, pp. 212–39
  • Ulrich Mölk, La lirica dei trovatori, Il Mulino, Bologna, 1986, ISBN 88-15-00963-9
  • (DE) Alfred Pillet - Henry Carstens, Bibliographie der Troubadours, Halle 1933 [riprod. anastatica New York, 1968]
  • Pio Rajna, Guglielmo di Poitiers, trovatore bifronte, in Mélanges de linguistique et de littérature offerts à M. Alfred Jeanroy, Paris, Droz, 1928, pp. 349–360
  • A. S. Turberville, Le eresie e l'Inquisizione nel medioevo: 1000-1035 ca., in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 568–598

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