Guglielmo IX d'Aquitania

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Guglielmo IX
Guglielmo IX d'Aquitania - Immagine dalla Bibliothèque Nationale, MS cod. fr. 12473, XIII secolo
Guglielmo IX d'Aquitania - Immagine dalla Bibliothèque Nationale, MS cod. fr. 12473, XIII secolo
Duca di Aquitania
In carica 1086 - 1126
Predecessore Guglielmo VIII
Successore Guglielmo X
Conte di Poitiers (Guglielmo VII)
In carica 1086 –
1126
Predecessore Guglielmo VI
Successore Guglielmo VIII
Duca di Guascogna (Guglielmo II)
In carica 1086 –
1126
Predecessore Guido Goffredo
Successore Guglielm III
Conte di Tolosa (Guglielmo V)
In carica 1114 –
1124
Predecessore Alfonso Giordano
Successore Alfonso Giordano
Nome completo Guglielmo il Giovane
Nascita 20 ottobre 1071
Morte 10 febbraio 1126
Luogo di sepoltura Chiesa di Saint-Jean de Montierneuf di Poitiers
Dinastia Ramnulfidi
Padre Guglielmo VIII o Guido Goffredo
Madre Hildegarda di Borgogna
Coniugi Ermengarda d'Angiò
Filippa di Tolosa
Maubergeon (amante)
Figli Guglielmo
Agnese e
Filippa, di secondo letto e
Raimondo
Enrico
Guglielmo e
Adelaide, di terzo letto

Guglielmo d'Aquitania, Guglielmo di Poitiers o Guglielmo il Giovane (in occitano Guilhèm de Peitieus), detto il Trovatore (22 ottobre 107110 febbraio 1126[1]), duca di Aquitania, duca di Guascogna e conte di Poitiers, dal 1086 alla sua morte. Fu anche conte di Tolosa, dal 1114 al 1124, dopo avere già invaso e occupato la contea di Tolosa, dal 1097 al 1100. Fu uno dei condottieri della crociata del 1101 e, anche se le sue imprese politiche e militari hanno una certa importanza storica, è meglio conosciuto come il primo dei trovatori[2] — un poeta lirico in lingua volgare occitana — di cui ci resta l'opera.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Secondo il Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou, era il figlio primogenito del duca di Aquitania, duca di Guascogna e conte di Poitiers, Guglielmo VIII o Guido Goffredo e della sua terza moglie[3], Hildegarda di Borgogna[4] (1050-1104), figlia del duca di Borgogna Roberto I[3](1011-1076) e di Ermengarda d'Angiò, detta Bianca, figlia di Folco III Nerra, e di Ildegarda di Lotaringia (sorella quindi di Goffredo II Martello I, patrigno di Guido Goffredo); Hildegarda di Borgogna era nipote del re di Francia, Enrico I[3]; la genealogia materna di Hildegarda è illustrata a pagina 247 delle Chroniques des Comtes d´Anjou et des Seigneurs d´Amboise[5].
Secondo il Chronico Sancti Maxentii, Guglielmo VIII o Guido Goffredo, era il figlio secondogenito del duca d'Aquitania e conte di Poitiers, Guglielmo Grande e della sua terza moglie Agnese di Borgogna[6] (995-1067), che, secondo il monaco cluniacense e cronista medievale, Rodolfo il Glabro, era figlia del conte di Borgogna e duca di Borgogna Ottone I Guglielmo di Borgogna (9621026) e della contessa di Mâcon, Ermentrude di Roucy[7] (ca. 950– ca. 1003), figlia di Ragenoldo Conte de Roucy e, secondo il continuatore del cronista Flodoardo, di Alberada di Lotaringia[8], che a sua volta era figlia di Gerberga di Sassonia[8].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La sua nascita fu motivo di grande festa alla corte d'Aquitania, ma la Chiesa in un primo momento additò Guglielmo come figlio illegittimo a causa dei precedenti divorzi di suo padre e della consanguineità (Hildegarda di Borgogna, in quanto nipote di Goffredo Martello era cugina di 4º grado di Guido Goffredo) dei genitori. Ciò obbligò il padre ad andare in pellegrinaggio a Roma, subito dopo la sua nascita, per cercare di ottenere dal Papa Alessandro II la legittimazione di suo figlio. Per ciò che concerne il matrimonio dei suoi genitori, dopo l'iniziale opposizione del Papa Alessandro II, che, in un primo tempo, esigeva la loro separazione, secondo lo storico francese, Alfred Richard, nel suo Les comtes de Poitou, tome I, dopo che nel 1069 era stata avviata la costruzione dell'abbazia, Saint-Jean de Montierneuf di Poitiers, nel 1070, fu trovato un accordo: fu concessa una dispensa, a patto che Hildegarda non apparisse nella vita pubblica di Guido Goffredo[9].

Guglielmo viene citato nel documento n° 18 del http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k209470h/f114.image di una donazione fatta da suo padre, Guido Goffredo, all'abbazia stessa[10].

Tra il 1078 ed il 1079, Guglielmo viene citato nel documento n° XCI del cartolario di Saint-Hilaire de Poitiers, in cui suo padre, Guido Goffredo, impose una regola per l'ammissione dei canonici all'abbazia di Sant'Ilario[11].

Suo padre, Guido Goffredo morì, nel castello di Chizé. il 25 settembre 1086[12], secondo il Breve Chronicon sancti Florentii Salmurensis, Chroniques des Eglises d'Anjou, nel mese di settembre[13].
Il Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjouconferma l'anno della morte di Guido Goffredo e ci informa che gli succedette il figlio Guglielmo, di circa quindici anni[14], come Guglielmo IX duca d'Aquitania, Guglielmo II, duca di Guascogna e Guglielmo VII, conte di Poitiers; la giovane età gli valse il soprannome di Guglielmo il Giovane.

Nel 1089, come conferma l'arcivescovo, Guglielmo, della città di Tiro, nell'odierno Libano, nel suo Historia rerum in partibus transmarinis gestarum, sposò Ermengarda d'Angiò[15] (ca. 1070-1156), che sempre secondo Guglielmo di Tiro e anche secondo la Chronica Albrici Monachi Trium Fontium, era figlia del Conte di Angiò e conte di Tours, Folco IV[15][16] e, come ci conferma la Chronica de Gesta Consulum Andegavorum, Chroniques d'Anjou, dalla sua prima moglie Hildegarde di Beaugency[17], figlia del signore di Beaugency, Lancillotto II[17]; poco dopo nel 1090[18], Ermengarda fu ripudiata da Guglielmo, come ci informa Guglielmo di Tiro (spreta et contra matrimonii leges abiecta)[15].

Nel 1094 Guglielmo, secondo il Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou, sposò Filippa di Tolosa[19], l'unica figlia del conte di Tolosa, conte d'Albi e marchese di Provenza, Guglielmo IV e di Emma di Mortain († ca. 1126), figlia del conte di Mortain e Cornovaglia, Roberto di Mortain e di Matilde di Montgommery, figlia di Ruggero Signore di Montgommery, Visconte d'Hiémois e futuro conte di Shrewsbury e di Mabel d'Alençon. Il matrimonio viene confermato anche dal cronista Robert de Torigni, nel suo Chronique de Robert de Torigni, abbé de Mont-Saint-Michel[20].
In quello stesso anno, il padre di Filippa era stato ucciso in Terra Santa, e lo zio, Raimondo, conte di Saint-Gilles, interpretando come abdicazione la rinuncia che suo fratello, Guglielmo IV, aveva fatto sei anni prima (1088), si appropriò di tutti i titolo del fratello, spodestando sua moglie, Filippa, legittima erede di Guglielmo IV, in quanto era l'unica figlia di Guglielmo, rimasta in vita.
Sua moglie, Filippa, col nome di Matilda, viene citata in una donazione, del 22 marzo 1096, fatta da Guglielmo all'abbatiale Sainte-Croix di Bordeaux[21].

Nel 1097, approfittando che lo zio di Filippa, Raimondo di Saint Gilles, era partito per la prima crociata, rivendicando i diritti di Filippa, nei confronti dello zio, Raimondo di Saint Gilles, nonostante i possedimenti dei crociati fossero sotto la tutela della chiesa e considerati sacri, Guglielmo IX il Trovatore, invase e occupò[22] la contea di Tolosa[23].
Infatti la donazione n° 291 del Cartulaire de l'Abbaye de Saint-Sernin de Toulouse, del luglio 1098, fatta sempre da Guglielmo alla Basilica di Saint-Sernin di Tolosa, in cui la moglie viene citata col nome di Filippa (Willelmus comes et uxor mea Philippia, filia Willelmi comitis Tolosæ)[24], dimostra che Filippa ed il marito si trovavano a Tolosa.

Sembra che nello stesso anno, dopo che Roberto II di Normandia (Roberto Cosciacorta), nel 1096, partendo per la prima crociata, aveva affidato la salvaguardia e il governo del ducato di Normandia al fratello, il re d'Inghilterra, Guglielmo II d'Inghilterra (Guglielmo il Rosso), quest'ultimo invase il Vexin e, alleatosi con Guglielmo IX, e, convinti molti baroni del Vexin a seguirli in una coalizione contro il re di Francia, Filippo I, si diressero verso Parigi[25], che, difesa dai baroni rimasti fedeli al re di Francia, fu raggiunta e assediata diverse volte, ma non cadde e, nel 1099, si ritirarono dall'impresa[25].

Nel 1099 era nato il primogenito di Guglielmo e Filippa, Guglielmo il Tolosano e, dopo la caduta di Gerusalemme, il 15 luglio 1099, Guglielmo IX, decise di partire per la Terra Santa[26] e, in cambio del finanziamento della spedizione, nel dicembre di quello stesso anno, restituì la contea di Tolosa al cugino di Filippa, il reggente Bertrando, ed il 6 dicembre partì per la Palestina.
Il cambio di governo nella contea di Tolosa ci viene confermato dal documento n° 435 del Cartulaire de l'Abbaye de Saint-Sernin de Toulouse, dove, in data successiva al 1100, Bertrando II di Tolosa, che si definisce conte di Tolosa di Rouergue e d'Albì, conferma la donazione fatta da sua cugina, Filippa, figlia di Guglielmo IV (Philippa, filia Willelmi comitis) alla Basilica di Saint-Sernin di Tolosa[27].

L'armata della contea d'Aquitania, secondo il cronista della Prima Crociata, Alberto di Aquisgrana, attraversò l'Ungheria pacificamente in compagnia di Guelfo II di Baviera e della margravia d'Austria, Ida di Cham[28], mentre, Guzh, un capo dei Bulgari rifiutò il passaggio ai Crociati[28], che furono costretti a combattere[29].
Arrivato a Costantinopoli, Guglielmo fu omaggiato di doni da parte dell'imperatore, Basilio II Bulgaroctono[30].

Guglielmo IX, Guelfo II e Ida si trovarono a combattere contro i Turchi in Anatolia[31].e, il 5 settembre 1101, furono duramente sconfitta e decimata da un esercito di Selgiuchidi sui monti Tauri[32] e nella fuga Guelfo riuscì a stento a sfuggire alla morte, mentre Ida, fatta prigioniera, fu uccisa[33], mentre Guglielmo IX, continuò a combattere, sino a che fu accolto da Tancredi di Galilea ad Antiochia[34], ed in Antiochia si ritrovò con Guelfo II ed altri crociati[34].
Quindi, nel 1102, il duca Guglielmo IX, col suo esercitò, fece ritornò in Aquitania.

Nel 1107, secondo lo storico francese, Alfred Richard, confermò ai monaci del monastero di Montierneuf di Poitiers, la concessione di approvvigionarsi di legna nei boschi dei dintorni, già concesso da suo padre, Guido Goffredo[9].

Nel 1112, alla morte del conte di Tolosa e marchese di Provenza, Bertrando, che dal 1105 era anche conte di Tripoli, sempre in nome del diritto ereditario di Filippa, Guglielmo IX organizzò una spedizione per occupare nuovamente la contea di Tolosa[23]; per finanziare la spedizione per compiere l'impresa tolosana, Guglielmo aveva dovuto spogliare diverse comunità ecclesiastiche, per cui, tra il 1113 ed il 1114, venne scomunicato per la prima volta. Si narra che Guglielmo IX chiedesse l'assoluzione al vescovo di Poitiers, Pietro e non avendo ottenuto soddisfazione, brandendo laspada gli urlò: «Dammi l'assoluzione o ti ucciderò!» «Colpisci» rispose il vescovo, porgendo il collo. Guglielmo replicò «No, non ti amo abbastanza per mandarti dritto in Paradiso» e si limitò ad esiliarlo[23].
Guglielmo e Filippa, nel 1114, s'insediarono sul trono della contea, spodestando il conte Alfonso Giordano[35], che si ritirò nel marchesato di Provenza; il documento n° XXVII dell'Histoire Générale de Languedoc, Tome IV, Preuves, datato 1114, ci conferma che Filippa, in tale data, era la contessa di Tolosa che stipulò un accordo con il Visconte di Beziers[36].
Per circa dieci anni, pur avendo divorziato, nel 1115, da Filippa, il duca d'Aquitania e conte di Poitiers fu l'effettivo conte di Tolosa; infatti il conte Alfonso Giordano]], solo dopo dieci anni di dura lotta riuscì a rientrare in possesso della contea di Tolosa[23].

Nel 1115, Guglielmo aveva incontrato la Maubergeon (moglie del visconte di Châtellerault), l'aveva fatta rapire e, senza tante cerimonie, l'aveva sposata, pur essendo vivi sia la legittima consorte, Filippa e lo stesso visconte di Châtellerault[23]. Per questo motivo ricevette la seconda scomunica dal papa Pasquale II.
Secondo il cronista inglese Guglielmo di Malmesbury, Guglielmo IX rispondeva con scherno e insolenza ai prelati che lo esortavano a mutar vita; e al legato pontificio, il vescovo di Angoulême, Gerardo, che era calvo, disse: «Ripudierò la viscontessa appena i vostri capelli avranno bisogno di pettine»[23].
Il monaco e cronista inglese, Orderico Vitale, nel suo Histoira Ecclesiastica riporta la separazione di Guglielmo e Filippa, in modo un poco fantasioso[37] (secondo lo storico francese, Alfred Richard, fu la prima moglie di Guglielmo, Ermengarda che si presentò al concilio di Reims[38]), facendo dichiarare a Filippa (citata col nome di Hildegarda), di fronte a papa Callisto II, durante il concilio di Reims del 1119 di essere stata abbandonata dal marito a causa della moglie del visconte di Châtellerault (Malbergionem, vicecomitis de castello Airaldi, conjugem)[39], per cui il papa colpì con anatema il duca per il illecito ripudio[36].
L'anno dopo, nel 1116, Filippa si arrese all'evidenza e si ritirò nell'Abbazia di Fontevrault, dove morì nel 1118, facendo decadere la scomunica.

Nel 1120, Guglielmo raggiunse il re d'Aragona, Alfonso I e partecipò alla vittoriosa battaglia di Cutanda, vicino Calamocha, provincia di Teruel, contro un esercito di Mori almoravidi, e poi alla conquista di Calatayud; rimase nella penisola iberica sino al 1123, partecipando anche alle campagne di Alfonso I per la conquista del territori di Valencia, dove ottenne alcune vittorie.

Guglielmo IX, nel frattempo, cercava di impadronirsi anche del marchesato di Provenza e, nel 1122, aveva assediato in Orange Alfonso Giordano; durante l'assedio però le milizie Tolosane si ribellarono e liberarono dall'assedio il loro conte titolare[40].
La ribellione dei Tolosani prese vigore e Gugliemo IX fu sconfitto dai ribelli e la contea di Tolosa fu definitiva e Alfonso Giordano, il legittimo erede, nel 1124, rientrò in possesso della contea di Tolosa.
Comunque durante il regno di Guglielmo IX, specialmente nella contea di Tolosa, gli eretici godettero la protezione che era necessaria, anzi l'autorità secolare sembrò addirittura incoraggiarli[41].

Nel 1124, il re d'Inghilterra e duca di Normandia, Enrico I Beauclerc si alleò col proprio genero, l'imperatore germanico Enrico V, che invase la contea di Champagne, arrivando sino a Reims, dove si fermò, perché lo attendeva un imponente esercito[42], di cui faceva parte anche Guglielmo IX d'Aquitania e che lo costrinse a rientrare in Germania.

Secondo il Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou, Guglielmo IX, morì, 10 febbraio 1126[43] e fu sepolto nella Chiesa di Saint-Jean de Montierneuf di Poitiers[43], lasciando i titoli di duca d'Aquitania e conte di Poitiers al figlio primogenito Guglielmo[43].

Trovatore e letterato[modifica | modifica sorgente]

La fama di Guglielmo, che fu uno degli uomini più importanti del suo tempo, è oggi legata soprattutto all'attività poetica. Nei canzonieri della lirica trobadorica vi è appena una manciata di poesie (dieci o undici, secondo gli studiosi), attribuite dalle antiche rubriche ad un Coms de Peitieus (Conte di Poitou). Le fonti storiche, infatti, oltre a raccontare le imprese di Guglielmo, soffermandosi sovente sui suoi contrasti con l'autorità ecclesiastica, ci informano anche della sua bravura nel cantare[44] Non si può negare che l'identificazione tra l'autore di tali componimenti e il personaggio storico sia problematica.[45] Tuttavia, se le ipotesi di una tradizione di studi ormai secolare sono ben argomentate, derivano alcune implicazioni estremamente rilevanti per la storia delle letterature romanze:[46].

a) Guglielmo IX è stato il primo poeta a fare uso di una lingua volgare per comporre poemi di argomento profano

b) La lirica dei trovatori si pone cronologicamente alle origini della poesia volgare europea. Se Guglielmo è effettivamente il primo trovatore, la sua opera deve essere quindi considerata alla base della lirica europea di argomento profano. Tale consapevolezza, è bene ricordarlo, era già del giovane Dante, che nel De vulgari eloquentia (libro I, cap. x, par. 2), pur non nominando Guglielmo, riconosce alla poesie in lingua d'oc (ossia, come spiega Dante, la lingua in cui il latino sic si dice oc, distinta dall'italiano che è la lingua di sì e dal francese, lingua d'oïl) il primato nella poesia volgare.

c) I temi e le forme delle poesie del Coms di Peitieus avrebbero così dato origine alla tradizione trobadorica. La produzione poetica di Guglielmo IX appare, pur risultando numericamente ridotta rispetto al corpus trobadorico (che conta circa 2540 testi), estremamente eterogenea: componimenti nei quali è già riscontrabile in nuce ciò che si definisce servizio d'amore si alternano a poesie dal taglio narrativo che sembrano infrangere l'immagine di una lirica trobadorica del tutto concentrata sulla rappresentazione dell'amore del poeta. Inoltre, alcuni testi hanno una connotazione giocosa e sensuale che fa pensare ad alcuni dei Carmina Burana e in generale alla poesia che sarà poi definita burlesca o satirica. Per questo motivo non è possibile accettare la definizione di trovatore bifronte che fu offerta da Pio Rajna[47]. Guglielmo è bifronte solo se si dà per scontato che esista un'immagine definita di che cosa sia la lirica dei trovatori. Se si ammette invece che tale lirica abbia avuto origine da una tradizione poetica nata alla corte di Guglielmo IX, bisognerà ammettere che esistono diversi filoni già alle radici della tradizione: la dichiarazione della fedeltà alla donna, l'identificazione di un gruppo di amici ai quali il canto si rivolge, il gusto per il racconto, per il divertimento e per il non-senso.

In "Farai un vers de dreit nien", ad esempio, Guglielmo introduce il tema del paradosso amoroso, ovvero l'amore irrealizzabile per una dama lontana alimentato dal solo desiderio, attraverso la parodia del medesimo. Nella sua poesia, infatti, l'amore cortese è introdotto o come regola per i membri della corte o al fine di rovesciarlo in nome della realizzazione del desiderio e del materialismo.

Fu amico di altri poeti che accolse a corte, tra cui il Gallese Bledri ap Davidor, che reintrodusse sul continente la storia di Tristano e Isotta.

La poesia di Guglielmo, ovviamente, non nasce dal nulla. La critica ha sottolineato a più riprese i possibili legami tra la nascita della tradizione lirica volgare e la produzione poetica religiosa di San Marziale di Limoges, una famosa abbazia che faceva parte degli immensi possedimenti di Guglielmo[48].

Rapporti con la Chiesa e la moglie[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo, come suo padre ed altri magnati del tempo, ha avuto un rapporto difficile con la Chiesa. Egli è stato scomunicato due volte. La prima volta è stata nel 1114 per una presunta violazione dei privilegi fiscali della Chiesa. È accaduto chiedendo l'assoluzione di Pietro, Vescovo di Poitiers. Come il vescovo era sul punto di pronunciare l'anatema, il Duca lo minacciò con una spada, giurando di ucciderlo se non avesse pronunciato l'assoluzione. Il Vescovo Pietro, sorpreso, fece finta di rispettare l’accordo ma quando il Duca, soddisfatto, lo lasciò andare, il Vescovo ha completato la lettura dell’anatema, con calma, mostrando il collo al Duca. Secondo contemporanei, Guglielmo esitò un attimo prima di rinfoderare la spada e rispose: “Io non ti amo abbastanza per mandarti in paradiso”. La seconda volta è stato scomunicato per “aver rapito” la contessa Maubergeon, la moglie del suo vassallo, il visconte di Châtellerault. La donna, però, sembrava esser stata favorevole. L'ha portata nella torre Maubergeonne del suo castello a Poitiers (grazie al quale le è attribuito il soprannome di La Maubergeonne) e, come riferito da Guglielmo di Malmesbury, ha anche dipinto un suo ritratto di sul suo scudo. Rientrata a Poitiers da Tolosa, Filippa era infuriata per la scoperta di un’altra donna che vive nel suo palazzo. Ha fatto appello ai suoi amici della corte e alla Chiesa; tuttavia, nessun nobile poteva aiutarla poiché Guglielmo era il loro signore feudale, e mentre il legato pontificio Giraud (calvo) si lamentò con Guglielmo e gli disse di far tornare Maubergeon al marito, Guglielmo gli rispose: “Dei riccioli cresceranno sul tuo capo, prima che la contessa se ne andrà”. Umiliata, Filippa ha scelto nel 1116 di ritirarsi all'Abbazia di Fontevrault . Non sopravvisse a lungo, però: alcuni documenti dell'abbazia affermano che morì il 28 novembre 1118.


Opere[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo da un canzoniere del XIII secolo

Della sua opera sopravvivono undici composizioni[49], di cui quella tradizionalmente numerata come ottava (Farai chansoneta nueva) è di dubbia attribuzione, in quanto il suo stile e il suo linguaggio sono significativamente diversi[50]. Il componimento 5° (Farai un vers, pos mi sonelh) possiede due versioni abbastanza distanti in diversi manoscritti. Le canzoni sono al lui attribuite sotto il titolo di Conte di Poitou (lo coms de Peitieus). Gli argomenti sono vari e trattano di sesso, amore, donne, le sue stesse prodezze sessuali e letterarie, oltre che di politica feudale.

Si dà qui di séguito l'elenco degli incipit dei componimenti di Guglielmo, seguiti dal numero d'ordine del repertorio della poesia dei trovatori, siglato BdT, dove il numero 183 corrisponde a Guglielmo IX e i testi sono poi catalogati alfabeticamente[51]:

Ab la dolchor del temps novel, 183.1[52]

Be voill que sapchon li pluzor, 183.2

Compaigno farai un vers tot covinen, 183.2

Compaigno, no posc mudar qu'eu no m'esfrei, 183.4

Compaigno, tant ai agutz d'avols conres, 183.5

Farai chansoneta nueva, 183.6

Farai un vers de dreg nien, 183.7

Mout jauzens me prenc en amar, 183.8

Pos de chantar m'es pres talens, 183.10

Pos vezem de novel florir, 183.11

Un vers farai, pos me someill, 183.12

Una anonima vida del XIII secolo lo ricorda così:

« Il conte di Poitiers fu uno degli uomini più cortesi al mondo e uno dei più grandi seduttori di donne. Eccellente come cavaliere e guerriero, senza pregiudizi verso l'altro sesso, compositore raffinato e cantore di canzoni, viaggiò molto per il mondo, seducendo le donne. »

È possibile, tuttavia, che, almeno in parte, i fatti raccontati non siano reali, ma dedotti da interpretazioni letterali delle canzoni, scritte in prima persona; in una, per esempio, egli descrive come seduce due donne.

La sua schiettezza, brio ed esuberanza erano motivo di scandalo e destavano ammirazione allo stesso tempo. Fu uno dei primi poeti in lingua volgare del medioevo e tra i fondatori di una tradizione che culminerà in Dante, Petrarca e François Villon.

Ezra Pound lo menziona nel Canto VIII:

(EN)
« And Poictiers, you know, Guillaume Poictiers,
had brought the song up out of Spain
with the singers and viels... »
(IT)
« E Poictiers, sapete, Guglielmo di Poitiers,
ha portato in Spagna, al di là dei confini,
le canzoni, i cantori e le vielle... »

Per quanto concerne lo spirito romanzo, Pound definì Guglielmo IX "il più moderno fra i trovatori":

« Per ognuno dei successivi provenzali, vale a dire intellettuali, dobbiamo... "intercalarci nel XII secolo" ecc. Guglielmo, scrivendo un secolo prima, è tanto della nostra epoca come della sua.[53] »

Guglielmo era un uomo che amava scandalizzare e senza alcun dubbio gioiva nel provocare il suo uditorio. Di fatto, Guglielmo concesse grandi elargizioni alla chiesa, forse per riottenere il favore del papa. Fece inoltre fare modifiche aggiuntive al palazzo dei conti di Poitou (quello che oggi è a Poitiers il Palazzo di Giustizia), risalente all'epoca merovingia, a cui contribuì in seguito la nipote Eleonora di Aquitania.

Una delle poesie (Pos de chantar m'es pres talenz) di Guglielmo, forse scritta al tempo della sua prima scomunica, in quanto da essa si evince che il figlio fosse ancora minore, è in parte una meditazione sulla caducità della vita umana:

(OC)
« Pos de chantar m'es pres talenz,
Farai un vers, don sui dolenz:
Mais non serai obedienz
En Peitau ni en Lemozi. »
(IT)
« Poi che cantar m'è in talento
una poesia farò, dov'io dirò dolente
Giammai sarò vassallo
a Poitiers né a Limoges. »

E conclude:

(OC)
« Tot ai guerpit cant amar sueill:
Cavalaria et orgueill
E pos Dieu platz, tot o acueill,
E El que-m reteigna ab Si.

Totz mos amics prec a la mort,
Qu-il vengan tuit e m'onren fort,
Qu'eu ai agut joi e deport
Loing e pres et e mon aizi.

Aissi guerpisc joi e deport,
E vair e gris e sembeli. »
(IT)
« Lasciai tutto quel che solevo amare:
l'orgoglio e il guerreggiare;
e come a Dio piace, tutto accetto
e che Lui mi tenga a sé.

Amici cari tutti vengon alla mia morte
che vengan tutti ad onorarmi forte
da che ogni gioia ho goduto e diporto
in lungo e in largo e nella mia dimora.

Così lascio gioia e ogni diporto,
e scoiattolo vaio e grigio e zibellino. »

Orderico Vitale riferisce di Guglielmo che compone canzoni (ca. 1102) dopo il suo ritorno dalla crociata del 1101. Queste potrebbero essere le prime "canzoni di crociata":

(LA)
« Picauensis uero dux ... miserias captiuitatis suae ... coram regibus et magnatis atque Christianis coetibus multotiens retulit rythmicis uersibus cum facetis modulationibus. (X.21) »
(IT)
« Allora il duca di Poitiers ... le miserie della sua prigionia ... davanti a re, magnati e adunanze cristiane raccontava molte volte con stanze ritmiche e poesie briose.[54] »

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo ebbe almeno tre figli da Filippa[18]:

Guglielmo ebbe almeno due, o quattro figli dalla Maubergeon[18][56]:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Robert A. Taylor, An assessment on what we know and we don't know about the first troubadour, pp. 875-876. URL consultato il 14-01-2011.
  2. ^ (FR) Joseph Anglade, Grammaire de l'ancien provençal ou ancienne langue d'oc, 1921, Part I, Chapter 1, p. 33 : ... les poésies du premier troubadour, Guilhem de Poitiers ....
  3. ^ a b c (LA) Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou, pagina 404
  4. ^ (LA) Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou, anno MLXXI, pagina 405
  5. ^ (LA) Chroniques des Comtes d´Anjou et des Seigneurs d´Amboise, pagina 247
  6. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptires, tomus X, Chronico Sancti Maxentii, anno 1023, pag. 232
  7. ^ (LA) #ES Rodulfi Glabri Historiarum Libri Quinque, liber III, Caput II, colonna 648
  8. ^ a b (LA) #ES Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus III, Flodoard Addit codex 1. anno 966, pag 407
  9. ^ a b (FR) #ES Alfred Richard, Les comtes de Poitou, tome I, pag 380
  10. ^ (LA) Cartulaire de l'abbaye de Saint-Cyprien de Poitiers, doc. 18, pagine 22 e 23
  11. ^ (LA) Documents pour l´histoire de l´église de Saint-Hilaire de Poitiers, Mémoires de la société des antiquaires de l´ouest, année 1847, doc. XCI, pagine 97 - 99
  12. ^ (FR) #ES Alfred Richard, Les comtes de Poitou, tome I, pag 382
  13. ^ (LA) Breve Chronicon sancti Florentii Salmurensis, Chroniques des Eglises d'Anjou, pagina 189
  14. ^ (LA) Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou, pagina 408
  15. ^ a b c (LA) Historia Rerum in partibus transmarinis gestarum, liber XIV, caput I
  16. ^ (LA) #ES Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XXIII, Chronica Albrici Monachi Trium Fontium. anno 1095, pag 803
  17. ^ a b (LA) Chronica de Gesta Consulum Andegavorum, Chroniques d'Anjou, pag.140
  18. ^ a b c (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy: Nobiltà Aquitana - GUILLAUME d’Aquitaine
  19. ^ (LA) Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou pag 411
  20. ^ (LA) Chronique de Robert de Torigni, abbé de Mont-Saint-Michel, pag. 319
  21. ^ (FR) #ES Cartulaire de l'abbaye Sainte-Croix de Bordeaux, cap. II, pag 72
  22. ^ Per l'occupazione della contea di Tolosa, il duca Guglielmo IX e la moglie Filippa furono minacciati di scomunica da papa Urbano II
  23. ^ a b c d e f Louis Alphen, La Francia nell'XI secolo, pag. 802
  24. ^ (LA) Cartulaire de l'Abbaye de Saint-Sernin de Toulouse, documento n° 291, pag. 206
  25. ^ a b Louis Alphen, La Francia nell'XI secolo, pag. 786
  26. ^ Probabilmente Guglielmo IX partì per la Palestina, oltre che per ottemperare alle richieste del papa Urbano II, che da quattro anni lo pressava affinché si attivasse per la liberazione del Santo Sepolcro anche per non incorrere nella minacciata scomunica.
  27. ^ (LA) Cartulaire de l'Abbaye de Saint-Sernin de Toulouse, documento n° 435, pag. 312
  28. ^ a b (LA) Historia Hierosolymitanae expeditionis, liber VIII, cap. XXXIV
  29. ^ (LA) Historia Hierosolymitanae expeditionis, liber VIII, cap. XXXV
  30. ^ (LA) Historia Hierosolymitanae expeditionis, liber VIII, cap. XXXVI
  31. ^ (LA) Historia Hierosolymitanae expeditionis, liber VIII, cap. XXXVII
  32. ^ (LA) Historia Hierosolymitanae expeditionis, liber VIII, cap. XXXVIII
  33. ^ (LA) Historia Hierosolymitanae expeditionis, liber VIII, cap. XXXIX
  34. ^ a b (LA) Historia Hierosolymitanae expeditionis, liber VIII, cap. XL
  35. ^ Alfonso Giordano, fratellastro di Bertrando, aveva ereditato la contea di Tolosa ed il marchesato di Provenza, mentre la contea di Tripoli era stata ereditata dal figlio di Bertrando, Ponzio
  36. ^ a b (LA) Histoire Générale de Languedoc, Preuves, Tome IV, documento n° XXVII, pag. 362
  37. ^ Orderico Vitale, pur riportando l'avvenimento, con correttezza, lo sposta di quattro anni, quando Filippa era già morta.
  38. ^ (FR) #ES Alfred Richard, Les comtes de Poitou, tome I, pag 482
  39. ^ (LA) Histoira Ecclesiastica, pars III, liber XII, capitolo IX, colonna 875
  40. ^ (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy: Conti di Tolosa - ALPHONSE JOURDAIN de Toulouse
  41. ^ A. S. Turberville, Le eresie e l'Inquisizione nel medioevo: 1000-1035 ca, pag. 573
  42. ^ La maggior parte dei feudatari francesi si era allineata col proprio re, Luigi VI il Grosso, anche coloro che dieci anni prima si erano alleati col re d'Inghilterra, Enrico I Beauclerc.
    Sugerio di Saint-Denis, nella sua Vie de Louis VI le Gros asserisce che Luigi VI beneficiò dell'aiuto di <<una tale quantità di cavalieri e di gente che si sarebbero dette cavallette che nascondevano agli occhi la superficie della terra.>> e facendo l'elenco dei nobili presenti, tra gli altri annovera il duca Ugo II di Borgogna, il conte Guglielmo II di Nevers, il conte Rodolfo di Vermandois, il conte Tebaldo IV di Blois, il conte Ugo I di Champagne, il conte Carlo I delle Fiandre detto il Buono, il duca Guglielmo IX d'Aquitania, il conte Folco V d'Angiò e il duca Conan III di Bretagna.
  43. ^ a b c (LA) Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou, pagina 431
  44. ^ Ci si basa essenzialmente sul racconto della Historia ecclesiastica di Orderico Vitale, lib. X; cfr. C. Chabaneau, Les biographies des troubadours en langue provençale, in Histoire générale du Languedoc, vol. X, Tolosa, 1885, pp. 208-411, a p. 213 [riprod. anastatica Ginevra, 1974], e J. Boutière -A.H. Schutz, Biographies des troubadours, Paris 1964, p. 585.
  45. ^ L'identificazione è stata infatti risolutamente negata da F. Benozzo, Cartografie occitaniche. Approssimazione alla poesia dei trovatori, Napoli, Liguori, 2008.
  46. ^ Si veda, alle origini della critica trobadorica, almeno F. Diez, Leben und Werke der Troubadours, Zwickau 1829, pp. 3-16.
  47. ^ Pio Rajna, Guglielmo di Poitiers, trovatore bifronte, in Mélanges de linguistique et de littérature offerts à M. Alfred Jeanroy, Paris, Droz, 1928, pp. 349-360
  48. ^ J. Chailley, Les premiers troubadours et les Versus de l'école d'Aquitaine, in "Romania", LXXVI 1955, pp. 212-39
  49. ^ Merwin, 2002
  50. ^ Pasero 1973, Bond 1982
  51. ^ Alfred Pillet - Henry Carstens, Bibliographie der Troubadours, Halle 1933 [riprod. anastatica New York, 1968], spesso abbreviato anche, dalle iniziali degli autori, con la sigla PC.
  52. ^ Testo del componimento, con traduzione di Aurelio Roncaglia e parafrasi.
  53. ^ Ezra Pound, Bond, 1982, p. lxxvi
  54. ^ Traduzione dall'inglese basata su Marjorie Chibnall, in Bond, p. 240.
  55. ^ a b c d (LA) Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou, pagina 419
  56. ^ a b c (EN) Genealogy: Poitou - Guillaume VII (IX)
  57. ^ (LA) Historia Rerum in partibus transmarinis gestarum, liber XIV, caput XXI

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Letteratura storiografica[modifica | modifica sorgente]

  • Louis Alphen, La Francia nell’XI secolo, in «Storia del mondo medievale», vol. II, 1999, pp. 770–806
  • A. S. Turberville, Le eresie e l'Inquisizione nel medioevo: 1000-1035 ca., in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 568–598
  • Reto R. Bezzola, Guillaume IX et les origines de l'amour courtois, in «Romania», LXVI 1940, p. 145–237
  • (FR) J. Boutière -A.H. Schutz, Biographies des troubadours, Paris 1964
  • (FR) C. Chabaneau, Les biographies des troubadours en langue provençale, in Histoire générale du Languedoc, vol. X, Tolosa 1885, pp. 208–411. [riprod. anastatica Ginevra, 1974]
  • (FR) J. Chailley, Les premiers troubadours et les Versus de l'école d'Aquitaine, in «Romania», LXXVI 1955, pp. 212–39
  • Ulrich Mölk, La lirica dei trovatori, Il Mulino, Bologna, 1986, ISBN 88-15-00963-9
  • (DE) Alfred Pillet - Henry Carstens, Bibliographie der Troubadours, Halle 1933 [riprod. anastatica New York, 1968]
  • Pio Rajna, Guglielmo di Poitiers, trovatore bifronte, in Mélanges de linguistique et de littérature offerts à M. Alfred Jeanroy, Paris, Droz, 1928, pp. 349–360
  • (FR) Alfred Richard, Les comtes de Poitou, tome I,.
  • (FR) (LA) Halphen, L. & Poupardin, R. Chroniques des Comtes d´Anjou et des Seigneurs d´Amboise.
  • (FR) Histoire Générale de Languedoc, Tome IV, Preuves, tome IV.

Legami esterni[modifica | modifica sorgente]

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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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