Guerre d'Italia del XVI secolo

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L'Italia alla vigilia dell'invasione di Carlo VIII di Francia

Le Guerre d'Italia o Grandi Guerre d'Italia furono una serie di otto conflitti, combattuti prevalentemente sul suolo italiano nella prima metà del secolo XVI (per la precisione durarono dal 1494 al 1559), aventi come obiettivo finale la supremazia in Europa. Furono inizialmente avviate da alcuni sovrani francesi, calati in Italia, per far valere i loro diritti ereditari sul Regno di Napoli e poi sul Ducato di Milano. Da locali le guerre divennero in breve tempo di scala europea, coinvolgendo oltre alla Francia, soprattutto la Spagna e il Sacro Romano Impero. Al termine delle guerre la Spagna si affermò come la principale potenza continentale, ponendo gran parte della penisola italiana sotto la sua dominazione diretta (Regno di Napoli, Ducato di Milano, Stato dei Presidii) o indiretta; gli unici stati italiani che seppero mantenere una certa autonomia furono la Repubblica di Venezia e il Ducato di Savoia (legato alla Francia), mentre il Papato, pur autonomo, risultava perlopiù legato alla Spagna dalla comune politica di far prevalere in Europa la Controriforma cattolica.

Prima Guerra d'Italia 1494-98. L'impresa di Carlo VIII[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra d'Italia del 1494-1498.

Sintesi della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Carlo VIII rivendicava il diritto al trono di Napoli in quanto discendente di Maria d'Angiò (1404-1463), sua nonna paterna; grazie al supporto di Ludovico Sforza di Milano, Carlo VIII entrò in Italia nel 1494, scatenando un vero e proprio terremoto politico in tutta la penisola. L'imponente esercito francese marciò attraverso l'Italia, raggiungendo Napoli il 22 febbraio 1495; infine, sconfitto nella Battaglia di Fornovo, fu costretto a ritirarsi oltralpe.

Sviluppi[modifica | modifica wikitesto]

La discesa del re di Francia Carlo VIII in Italia nel 1494 palesa in maniera definitiva la crisi politica e militare raggiunta dagli stati italiani e rappresenta la fine di quella politica dell'equilibrio che aveva avuto inizio con la pace di Lodi del 1454. Da un punto di vista politico l'impresa è favorita dagli stessi stati italiani, favorevoli per diverse ragioni a un intervento francese nella penisola. A Milano Ludovico Sforza, detto il Moro, auspica la discesa di Carlo VIII, perché vede nella sua figura uno strumento per colpire Ferrante I che sostiene il nipote Gian Galeazzo Sforza. Anche Venezia desidera la rovina del re aragonese che favorisce la Puglia e i suoi porti, diretti concorrenti della Repubblica di Venezia. A Firenze, invece, sono gli avversari dei Medici a sostenere un'iniziativa francese, con la speranza che possa portare a un cambiamento di regime politico. Infine, nello Stato pontificio i cardinali avversi allo spagnolo Alessandro VI sperano che con la discesa di Carlo VIII si possa deporre il papa ed eleggere al pontificato Giuliano della Rovere (il futuro Giulio II).

La spedizione di Carlo VIII in Italia è preceduta da un'accurata preparazione diplomatica e si caratterizza per un ingente impiego di forze militari. Prima di avviare l'impresa, Carlo VIII si assicura la neutralità delle maggiori potenze europee con una serie di concessioni territoriali e finanziarie: con il trattato di Senlis del 1493 lascia le regioni dell'Artois e della Franca Contea a Massimiliano I d'Asburgo; con il trattato di Barcellona cede alla Spagna di Ferdinando d'Aragona la Cerdagna e il Rossiglione lungo il versante francese dei Pirenei, mentre a Enrico VII Tudor promette ingenti elargizioni finanziarie in cambio di un non-intervento inglese.

Da un punto di vista militare le forze dispiegate da Carlo VIII mostrano tutta la potenza francese: ventimila uomini armati, con un corpo d'artiglieria efficiente e innovativo, destinato a rendere ancora più evidente la debolezza intrinseca degli apparati militari degli stati italiani, difesi da eserciti mercenari. Il casus belli è rappresentato dalla rivendicazione degli antichi diritti che il re di Francia, erede degli Angioini vanta sul Regno di Napoli. Le giustificazioni sono tuttavia più ambiziose: dalla conquista del Regno di Napoli, il re di Francia intende muovere a un generalizzato dominio di tutta l'Italia e, in un secondo momento, organizzare una crociata contro i turchi per la riconquista della Terra Santa.

In cinque mesi, dal settembre 1494 al febbraio 1495, Carlo VIII attraversa l'Italia lungo l'antica via Francigena, senza incontrare resistenze, e raggiunge il Regno di Napoli. La sua rapida avanzata si ripercuote sulla fragile politica italiana del tempo: a Milano Ludovico il Moro eredita il Ducato dal nipote Gian Galeazzo, vincendo le pretese dinastiche avanzate dagli aragonesi; a Firenze i Medici sono effettivamente cacciati dalla città, dove viene proclamata la Repubblica; a Napoli il ceto baronale, per tradizione filofrancese e ostile alla monarchia, accoglie trionfalmente il sovrano, mentre Venezia si impadronisce di alcuni porti pugliesi. Ma il trionfo stesso di Carlo VIII spaventa le diverse forze che ne hanno favorito la discesa: lo Stato pontificio, Milano e Venezia si coalizzano, formando una lega antifrancese che ottiene l'appoggio dell'imperatore Massimiliano e della Spagna. Carlo VIII si vede costretto a risalire la penisola per evitare di restare isolato nell'Italia del sud. L'esercito della lega e quello del re francese si scontrano a Fornovo sul Taro, a una ventina di chilometri dalla città di Parma, nel luglio del 1495. Carlo VIII, seppure non sconfitto, è costretto a riparare in Francia, dove muore il 7 luglio 1498, mentre medita una seconda spedizione italica.

Le conseguenze dell'effimera impresa del sovrano francese sono però significative. Infatti viene definitivamente dimostrata la crisi politica e la debolezza militare degli stati italiani: Carlo VIII si è inserito tra le crepe della cosiddetta "politica dell'equilibrio", sfruttando a suo favore conflitti dinastici, politici ed economici, antichi e nuovi tra i diversi stati. La repentina ricomposizione rappresentata dall'organizzazione della lega antifrancese si dimostra presto illusoria: un ritorno alle condizioni politiche precedenti la discesa di Carlo VIII non è più possibile. Al contrario quell'alleanza, per il suo carattere internazionale e il diverso peso politico-militare dei contraenti, rappresenta una definitiva apertura della penisola italiana alle mire espansionistiche e fra loro conflittuali della Francia, dell'Impero e della Spagna. A dimostrazione di ciò si pensi che, poco dopo la battaglia di Fornovo, Ludovico il Moro temendo la posizione di forza acquistata dalla Serenissima sottoscrisse prima una pace separata a Vercelli (1495) con la Francia, poi ordì una nuova alleanza (simile a quella con Carlo VIII) con Massimiliano I d'Asburgo (1496) e infine una alleanza segreta coi Turchi (1499), che coi denari milanesi invasero il Friuli.

Seconda guerra 1499-1504. La discesa di Luigi XII in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra d'Italia del 1499-1504.

Sintesi della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Divenuto re, Luigi XII di Francia, rifacendosi ai diritti ereditati dalla nonna Valentina Visconti, intraprese la spedizione del 1499-1500 in Italia e conquistò il Ducato di Milano (1500). Meno fortunata fu la conquista di Napoli, preparata dal Trattato di Granada (novembre 1500), che prevedeva una spartizione delle conquiste tra Francia e Spagna, garantita dalla neutralità (ottenuta per via diplomatica) di Venezia e del papa.

Nell'estate del 1501 Napoli era conquistata, ma sopravvenuto il disaccordo tra gli alleati e la conseguente guerra tra Francia e Spagna, la spedizione finì per i Francesi in un completo disastro; dopo quasi due anni di resistenza essi furono sconfitti presso il Garigliano nel 1503.

Sviluppi[modifica | modifica wikitesto]

A Carlo VIII succede il cugino Luigi XII che rinnova i progetti espansionistici del predecessore avanzando pretese sul Ducato di Milano come discendente dei Visconti. Ancora una volta l'impresa è preceduta da un'attenta azione diplomatica: con un accordo firmato a Blois nel 1499 il sovrano francese si assicura l'appoggio di Venezia che mira a estendere i propri domini di terraferma; agli svizzeri, le cui truppe costituiscono il nerbo dell'esercito francese, promette la Contea di Bellinzona e al papa offre l'impegno di appoggiare il figlio Cesare Borgia nel suo progetto di conquista della Romagna.

Milano è espugnata il 2 settembre 1499 e Ludovico il Moro ripara in Germania presso Massimiliano I d'Asburgo (marito di Bianca Maria Sforza, nipote del Moro). Insieme alle forze asburgiche, Ludovico riesce a riprendere Milano per un breve periodo, ma nel 1500 viene fatto prigioniero e trasferito in Francia, dove muore nel 1508. Per ciò che concerne il fronte meridionale della penisola, dopo il fallimento militare dell'impresa di Carlo VIII, il nuovo re di Francia il 2 novembre 1500 stipula a Granada un trattato di spartizione dell'Italia del sud con Ferdinando il Cattolico. Il re di Spagna mira a eliminare la dinastia cadetta aragonese di Napoli e a riunire al possesso della Sicilia quello della Calabria e della Puglia, mentre ai francesi vengono riservate Campania e Abruzzo.

Napoli è occupata dai francesi nel 1501, ma al momento della divisione nasce un conflitto tra i due occupanti e alla fine gli spagnoli, guidati da Consalvo di Cordova, hanno la meglio. Con il trattato di Lione del 1504 la Francia è costretta a rinunciare al Regno di Napoli che, a partire da allora, rimarrà per due secoli sotto la sfera di influenza spagnola.

La situazione italiana dopo le invasioni di Carlo VIII e Luigi XII di Francia

Terza guerra del 1508-16 o Guerra della Lega di Cambrai[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra della Lega di Cambrai.

Sintesi della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Qualche anno dopo la Lega di Cambrai, conclusa in funzione antiveneziana, portava i francesi nuovamente in Italia, dove Venezia subì una dura sconfitta ad Agnadello, 1509. A ciò seguì però una nuova politica antifrancese di papa Giulio II, che costituì la Lega Santa (1511-1513). I Francesi sconfissero gli spagnoli a Ravenna (1512), ma in Lombardia, di fronte agli svizzeri, furono costretti a ritirarsi. Sconfitti a Novara (Battaglia dell'Ariotta) nel 1513, i francesi si ritirarono dalla penisola.

Nel 1515, anno della morte di Luigi XII di Francia, gli succede il ventenne Francesco I di Francia che, dopo essersi alleato con Venezia, che non aveva dimenticato l'umiliante sconfitta di Agnadello, invia l'esercito francese oltre le Alpi e vince le truppe svizzere a Marignano (l'odierna Melegnano). I francesi in seguito a questo successo ritornano in possesso del Ducato di Milano e con la pace di Noyon del 1516 stipulano una serie di trattati che, nell'intenzione dei contraenti, avrebbero dovuto porre fine alle guerre tra potenze europee in territorio italiano e assicurare un periodo di stabilità ed equilibrio generalizzato. Alla Spagna vengono riconosciuti il Regno di Napoli, la Sicilia e la Sardegna, mentre la Francia ottiene nuovamente il Ducato di Milano e facoltà di intervento sui territori delle repubbliche di Genova e Firenze, nonché nei ducati di Savoia e di Ferrara.

Sviluppi. L'avventura di Cesare Borgia, il caso di Venezia e il papa-soldato Giulio II[modifica | modifica wikitesto]

Con la sconfitta di Luigi XII le mire espansionistiche francesi in territorio italiano subiscono una battuta d'arresto. In questi anni di guerra tra la decadenza e i rivolgimenti dei vari stati regionali, solo la Repubblica di Venezia con accorte alleanze riesce a rafforzare i propri domini territoriali interni e marini. Ma la potenza di Venezia in questi anni si fonda più sulla debolezza e la rovina altrui che non sulla propria forza. Dal crollo aragonese, infatti, ricava alcuni porti della Puglia che permettono alla Serenissima di controllare e chiudere il mare Adriatico; dalla sconfitta sforzesca estende il suo dominio nell'entroterra lombardo (Cremona) e dalla rovina di Cesare Borgia, figlio di Alessandro VI che tra il 1499 e il 1501 costituisce e organizza un proprio ducato in Romagna - le città di Cervia, Rimini e Faenza. All'interno del desolante panorama offerto dai differenti stati regionali italiani, Venezia rappresenta quindi un'anomalia: è l'unico Stato forte, indipendente, solido nelle antichissime strutture istituzionali, e addirittura in grado di resistere e reagire all'invadenza delle potenze straniere. Persino in un conflitto con l'imperatore, riesce a sconfiggerlo ottenendo Fiume e Trieste.

Il sovrano asburgico accetta quindi di far parte di una lega, insieme a Luigi XII e alla Spagna, la lega di Cambrai, promossa dal nuovo papa Giulio II (eletto nel 1503). Tale lega, dopo gli ultimi successi della repubblica lagunare, ha una funzione eminentemente antiveneziana. La Spagna può rivendicare la Puglia, mentre la Francia la città di Cremona e il papa le terre romagnole, attenuando l'espansionismo difensivo veneziano. La lega di Cambrai dichiara guerra alla Repubblica di Venezia e la sconfigge duramente ad Agnadello il 14 maggio 1509: Venezia rinuncia a tutte le conquiste territoriali successive al 1494, ma attraverso una serie di abili accordi separati con la Spagna, la Francia e lo Stato pontificio riesce a conservare la propria integrità politica e a riconquistare gran parte dei suoi domini in terraferma.

Con la sconfitta di Venezia, papa Giulio II assurge a nuovo protagonista della politica europea che si dispiega in territorio italiano. Uomo che, per indole e progetti politici, è più adatto a fare la parte del sovrano militare che quella del capo spirituale della cristianità, Giulio II si rende conto che l'iniziativa della lega di Cambrai ha rotto l'equilibrio italiano in modo eccessivamente favorevole alla causa francese e si fa promotore di una lega Santa. Per attenuare il crescente potere di Giulio II, Luigi XII di Francia promuove allora uno scisma, convocando a Pisa un concilio con l'obiettivo di deporre il papa. Alla Lega Santa aderiscono l'Inghilterra, Venezia, gli svizzeri e la Spagna. Gli eserciti si scontrano a nella battaglia di Ravenna nell'aprile 1512; l'esito della battaglia è favorevole ai francesi, ma la morte del valoroso generale Gastone di Foix non consente loro di approfittare del successo. La Francia, infatti, è costretta a rinunciare a Milano; il Ducato viene occupato dagli svizzeri che attribuiscono il governo a Massimiliano Sforza, figlio di Ludovico il Moro. Anche Firenze, nel 1513, è occupata dalle truppe spagnole che ristabiliscono i Medici al potere. Con questi avvenimenti papa Giulio II riesce ad ampliare i domini ecclesiastici, annettendo Parma, Piacenza, Modena e Reggio, e riesce a escludere i francesi dalla penisola. Ma nel 1513, con la morte del papa, il suo disegno viene interrotto.

Il successore di Giulio II è Giovanni de' Medici, eletto al soglio pontificio con il nome di Leone X: dall'indole e dai programmi meno bellicosi del precedente pontefice, conduce una politica di conciliazione tra i vari stati regionali con l'effimero obiettivo di ristabilire un ordine e un equilibrio tra i vari stati del territorio italiano. Ma tale programma non tarda a mostrare la sua debolezza, perché prescinde da un'obiettiva valutazione del contesto internazionale.

Le guerre successive. Francia e Spagna in lotta per il dominio sulla penisola italiana e l'egemonia europea[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rapporti tra Carlo V e Francesco I.

Sintesi di ciascuna guerra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglie delle Guerre d'Italia.

Quarta guerra del 1521–26[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra d'Italia del 1521-1526.

Dopo che la guerra della Lega di Cambrai aveva ristabilito gli Sforza a Milano (anche se sotto il protettorato degli Svizzeri), nel 1515 il nuovo re di Francia Francesco I aveva ripreso la politica dei suoi predecessori, e dopo essere sceso in Lombardia e sbaragliato, assieme ai Veneziani, gli svizzeri nella grande Battaglia di Marignano, aveva riconquistato il Ducato di Milano (Trattato di Noyon).

Nel frattempo però Carlo d'Asburgo, già succeduto al regno di Spagna al nonno Ferdinando d'Aragona, entra in scena quale erede dell'Impero, alla morte del nonno paterno, l'imperatore Massimilano I. Carlo V d'Asburgo (che dunque era già dal 1508 Arciduca d'Austria, duca di Borgogna e signore dei Paesi Bassi e inoltre dal 1516 re di Spagna, Sicilia, Napoli e Sardegna), comprando la fedeltà dei principi elettori, riesce a farsi elevare nel 1519, a Imperatore del Sacro Romano Impero; il nuovo imperatore si trova perciò a dominare su un vastissimo territorio, compresi anche tutti i nuovi possedimenti extraeuropei della Spagna. Una tale concentrazione di forza nelle mani di un solo sovrano, prodotto, oltre che del caso, soprattutto da un'accurata politica matrimoniale e dinastica, è la principale ragione che porta alla rottura dell'equilibrio imposto dalla pace di Noyon. Tra i Valois di Francia e gli Asburgo di Spagna e Austria persistevano infatti motivi di conflitto che la travolgente ascesa di Carlo V non ha fatto altro che accrescere. In particolare questa situazione pone Francesco I in una situazione complicata, ritrovandosi praticamente circondato da territori detenuti dalla dinastia d'Asburgo. Infatti Francesco I, dopo aver vanamente conteso la corona imperiale a Carlo V, è preoccupato dall'eccessiva potenza raggiunta dal rivale spagnolo, che con la sua elezione è quasi riuscito a saldare i domini imperiali con quelli mediterranei, in funzione antifrancese. Non pago, il sovrano spagnolo avanza inoltre pretese dinastiche sulla Borgogna, che i francesi avevano sottratto agli Asburgo nel 1477. Ma, ancora una volta, è l'Italia a rappresentare la maggior causa di conflitto; infatti la Lombardia, in mano francese, impedisce la realizzazione di una maggiore continuità territoriale dei domini asburgici a livello europeo, che dal Meridione italiano arrivano alle pianure delle Fiandre e al cuore della Germania. Nel 1519 l'invasione spagnola della Navarra, un piccolo regno transpirenaico, detenuto da una dinastia d'origine francese, fa precipitare la situazione. Perciò nel 1521 le armate francesi scendono ancora in Italia, con lo scopo di togliere almeno il Regno di Napoli ai domini di Carlo V. Le armate francesi però vengono duramente sconfitte nella battaglia della Bicocca, di Romagnano Sesia e in quella di Pavia, nella quale lo stesso re di Francia viene preso prigioniero e portato a Madrid, dove, con un trattato molto oneroso, è costretto a cedere Milano e altre terre.

Quinta guerra del 1526-30 detta della lega di Cognac[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra della Lega di Cognac.

La prima fase del conflitto tra i sovrani di Francia e gli Asburgo, durata fino al 1530, si era chiusa in maniera favorevole ai secondi. Carlo V infatti, dopo aver sconfitto e fatto prigioniero Francesco I di Francia a Pavia, nel 1525 conquista la Lombardia. Il re francese, per ottenere la propria liberazione è costretto a firmare una pace molto onerosa, la pace di Madrid del 1526, che comporta la rinuncia a tutti i possedimenti francesi in Italia e in Borgogna.

Gli stati italiani, nel timore di un'eccessiva egemonia asburgica in seguito alla sconfitta dei francesi, si avvicinano a Francesco I che, ottenuta la libertà dopo la cattività di Madrid, ha dichiarato nulla la pace stipulata con Carlo V. Nel 1526 il papa Clemente VII della famiglia de Medici, anch'egli allarmato per la grande ascesa della potenza di Carlo V, si fa dunque promotore della Lega di Cognac, assieme a Francesco I di Francia, la Repubblica di Venezia, la Repubblica di Firenze e altri stati italiani minori. Ma anche questo patto, che non riesce a essere uno strumento di pressione diplomatica e di intervento militare, si dimostra un'alleanza fragile e precaria.

Prima però che la guerra entri nel vivo, si verifica un episodio clamoroso, destinato a scuotere tutta l'Europa. Nel maggio del 1527 i Lanzichenecchi, soldati imperiali, per la maggior parte mercenari tedeschi di fede luterana, rimasti senza paga e poi senza comandante, riescono ad aggirare le truppe della Lega, nell'Italia del nord, e decidono di attaccare Roma. Circa dodicimila lanzichenecchi riescono a penetrare nell'Italia centrale, attaccano la città santa, penetrano nelle mura, compiendo il terribile Sacco di Roma (1527), nel corso del quale, il papa stesso è costretto a rifugiarsi in Castel Sant'Angelo e infine a fare pace con Carlo V. Di fronte a una tale disfatta il papa ottiene perlomeno dall'imperatore il restauro del dominio dei Medici a Firenze (dove nel frattempo si era formata una repubblica antimedicea nel 1527-1530).

Contemporaneamente l'esercito francese apre le ostilità vere e proprie, sotto la guida del generale Lautrec che, dopo aver occupato per breve tempo la Lombardia, è costretto nuovamente a ritirarsi. In questo frangente però, le comuni difficoltà finanziarie dei contendenti e il minaccioso incalzare dei turchi, giunti vittoriosi fino in Ungheria e ormai prossimi ad attaccare i possedimenti asburgici nel centro Europa, costringono Carlo V a firmare un accordo che per i francesi è meno svantaggioso del precedente.

A Cambrai, il 5 agosto 1529, viene stabilito che la Francia, pur rinunciando alle pretese sull'Italia, può rientrare in possesso della Borgogna. La pace di Cambrai è detta anche pace delle due dame, poiché non viene negoziata direttamente dai due sovrani, ma da Luisa di Savoia, madre di Francesco I, e da Margherita d'Austria, zia di Carlo V. Con questo patto la Spagna ribadisce definitivamente il suo dominio sull'Italia, delle cui sorti Carlo V diviene unico e incontrastato arbitro.

Sesta guerra del 1535-38[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra d'Italia del 1535.

Dopo una tregua di alcuni anni, ha inizio una nuova fase dello scontro tra Carlo V e Francesco I. La causa occasionale della ripresa delle ostilità è una nuova rottura dell'equilibrio concertato a Cambrai, rappresentata dalla morte nel 1535, dell'ultimo esponente degli Sforza (Francesco II Sforza), restaurati quali duchi di Milano. L'imperatore Carlo V avocò a sé il territorio del ducato, investendone il proprio erede (il futuro Filippo II di Spagna).

Ma la causa principale in realtà è da ricercare nella spregiudicata azione diplomatica di Francesco I, che stabilisce relazioni diplomatiche e alleanze con il sultano turco Solimano I il Magnifico e con i principi luterani in Germania. Ciò avviene in un momento in cui l'Impero asburgico è minacciato, in Germania, dall'alleanza formata proprio dai principi luterani (riunitisi nella lega di Smalcalda) e, a Est, da quei turchi con cui Francesco I si è alleato e che sono giunti ad assediare Vienna.

Le sesta guerra (la terza che vedeva coinvolti Carlo V e Francesco I di Francia) durò dal 1536 al 1538 e venne in pratica aperta dal sovrano francese; Francesco I (alleato con Enrico VIII d'Inghilterra) rispose all'occupazione asburgica di Milano, inviando truppe in Italia, che conquistarono Torino a buona parte del Piemonte Sabaudo, ma che non riuscirono a riconquistare la Lombardia. La effimera Tregua di Nizza, mediata dal nuovo papa Paolo III (desideroso di riunificare le forze cristiane contro il nemico turco), mise termine alle ostilità, lasciando in mano francese i territori piemontesi occupati, ma senza altre significative modifiche tra gli stati Italiani.

Settima guerra del 1542-46[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra d'Italia del 1542-1546.

Nel 1542 Francesco I di Francia ruppe la tregua stabilita a Nizza alcuni anni addietro. Infatti il sovrano francese, alleatosi con il sultano Ottomano Solimano I il Magnifico, riprese le ostilità, lanciando una flotta franco-ottomana contro la città savoiarda di Nizza (Assedio di Nizza del 1543). Nel frattempo le truppe francesi, comandate dal conte di Enghien, sbaragliarono quelle imperiali nella Battaglia di Ceresole, ma non riuscirono a penetrare ulteriormente in Lombardia. Carlo V rispose a queste azioni alleandosi al re Enrico VIII d'Inghilterra e invadendo la Francia da nord (Assedio di Boulogne del 1544). Il resto della guerra si svolse quindi nei Paesi Bassi e nelle province orientali della Francia, ma non riuscì a risolversi in una battaglia conclusiva, per l'una o per l'altra parte. Inoltre la mancanza di coordinamento tra le truppe inglesi e quelle ispanico-imperiali e il deterioramento della situazione nel Mediterraneo, con l'avanzata dei Turchi, portarono Carlo V a chiedere la cessazione delle ostilità e la restaurazione della situazione precedente in Francia e Italia. Nel 1544 i contendenti decisero perciò di firmare la pace di Crépy che, pur assegnando definitivamente la Lombardia agli Asburgo e i territori dei Savoia alla Francia, lasciò ancora una volta insolute le principali questioni e la possibilità di nuove guerre.

Ottava guerra del 1551-59[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra italiana del 1551-1559.

La morte di Francesco I, nel 1547, dopo più di trenta anni di regno, non significò la fine delle ostilità tra Francia e Asburgo. La politica antimperiale venne infatti proseguita dal nuovo sovrano francese Enrico II, che nel 1551 riprese le ostilità contro la Casa d'Austria e Spagna. Contrariamente a suo padre però concentrò le sue mire verso i confini nord orientali della Francia, anziché verso l'Italia, che comunque restò un teatro importante di operazioni. Inoltre, pur essendo egli il re cristianissimo, non si fece problemi, come già il padre, ad allearsi con i protestanti tedeschi e i mussulmani turchi, per logorare gli avversari su più fronti.

A partire dal 1552 Enrico II invase la Lorena e occupò i vescovadi di Metz, Toul e Verdun, intrecciando abilmente questa terza e ultima fase delle guerre franco-asburgiche cinquecentesche con il conflitto che, dal 1546, vedeva impegnato Carlo V contro i principi luterani tedeschi. Dopo tre anni di sfiancante guerra di logoramento, la sovrapposizione dei conflitti e la simultanea presenza di due irriducibili nemici, come l'esercito francese e quello dei principi tedeschi, indusse Carlo V a interrompere i conflitti. Perciò nel 1555, con la pace di Augusta (mediata dal fratello Ferdinando e molto importante anche dal punto di vista religioso), Carlo V trovò un accordo con i protestanti, mentre strinse la tregua di Vaucelles con Enrico II.

Ancora più sorprendentemente, l'imperatore decise di abbandonare la scena politica e militare europea, che lo vedeva indiscusso protagonista da più di un trentennio. Difatti Carlo V, ormai logorato dai continui impegni, abdicò dai suoi domini in favore del figlio Filippo II in Spagna, Italia, Paesi Bassi e nei domini extraeuropei e in favore di suo fratello Ferdinando I nel Sacro Romano Impero, ritirandosi quindi in un convento in Spagna a terminare la sua vita nella preghiera.

Il conflitto continuò comunque con i successori. Infatti tra il 1557 e il 1559 riprese la lotta tra Enrico II, alleato con il nuovo papa Paolo IV, e Filippo II di Spagna. Emanuele Filiberto di Savoia, al comando delle truppe spagnole, vinse definitivamente i francesi nella battaglia di San Quintino nel 1557. Ma gli enormi costi della guerra, acuiti dalle bancarotte subite dai due stati in quegli anni, costrinsero i contendenti a firmare una pace con contenuti più duraturi delle precedenti. Perciò nonostante la sconfitta, nella Pace di Cateau-Cambresis i francesi riuscirono a tenere le tre importanti piazzeforti in Lorena, recuperare Calais (tolta agli inglesi entrati brevemente nel conflitto) e a mantenere l'occupazione di Saluzzo in Piemonte.

In questo periodo di tempo il conflitto continuò anche in Italia. La Repubblica di Siena, tradizionalmente alleata dell'impero e degli asburgo, si ribellò alla sua (esosa e molesta) guarnigione spagnola. Non fu possibile arrivare a un compromesso, anche perché Siena si appoggiò alla Francia facendo entrare in città truppe francesi, (poi si alleerà anche all'impero turco ottomano, che invierà, troppo tardi, una flotta nel mar Tirreno) e agli esuli repubblicani fiorentini, tra cui anzi scelse il suo comandante militare, il marasciallo di Francia Piero Strozzi. Anche la Spagna cercò di internazionalizzare il conflitto e si alleò alla tradizionale rivale di Siena, Firenze, ora retta in Ducato dalla famiglia Medici e molto preoccupata per la presenza di esuli fiorentini filo repubblicani nell'esercito senese. La città fu rapidamente messa d'assedio (in modo molto duro), dalle truppe alleate guidate dal mercenario lombardo (e filo-spagnolo) Gian Giacomo de Medici,durante l'inverno 1554, mentre nell'estate di quel medesimo anno (2 agosto 1554) le truppe franco-senesi furono travolte nella battaglia di Scannagallo. Siena si arrese alle truppe Fiorentine e alleate, il 21 aprile 1555, anche se una parte dell'aristocrazia cittadina si rifugiò a Montalcino, arrendendosi solo nel 1559, quando furono abbandonati dai francesi.

La repubblica di Siena fu smembrata tra il Ducato di Firenze (che da lì a poco, 1569, proprio per questo, fu rinominato Granducato di Toscana)e la corona di Napoli (sottoposta alla Spagna) cui andò il così detto Presidii, ricavato da alcune fortezze, prevalentemente maremmane.

Conclusioni[modifica | modifica wikitesto]

I delegati delle monarchie francese e spagnola si accordarono definitivamente nella pace di Cateau-Cambrésis nel 1559, dopo più di un sessantennio di guerre ininterrotte per il dominio sull'Italia e l'egemonia in Europa.

La Francia perse la Savoia e il Piemonte, restituiti al Duca Emanuele Filiberto, ma conservò il possesso del Marchesato di Saluzzo; inoltre ottenne di mantenere il possesso di Calais, che gli inglesi tenevano come avamposto in terra francese, sin dai tempi della guerra dei Cento anni e infine riuscì a conservare i vescovadi di Metz, Toul e Verdun, importanti piazzeforti nella Lorena.

La Spagna rafforzò la sua presenza nella penisola e mantenendo i suoi precedenti domini (Sicilia, Sardegna, Milano, Napoli e si assicurò inoltre il possesso di un piccolo territorio, ma di grande importanza strategica, quello dei Presidii, lungo la costa toscana) inoltre ottenne il controllo indiretto, politico e finanziario, della maggior parte degli stati italiani (solo Venezia mantenne un'indipendenza totale, mentre i Savoia, Genova e il Papato mantennero un margine di iniziativa politica autonoma, passando dall'influenza di Spagna o Francia a seconda dei periodi).

Con la pace di Cateau-Cambrésis si conclusero quindi le cosiddette Guerre d'Italia e con questi accordi vennero regolati gli equilibri europei fino alla pace di Vestfalia del 1648, con la Spagna quale principale arbitro della politica continentale.

La pace è in particolare importante nella storia d'Italia, poiché segna la vera conclusione di quei conflitti che in poco meno di settant'anni avevano frantumato l'antica politica dell'equilibrio e fatto diventare la penisola, da soggetto della politica europea, a un oggetto di essa, un mero campo di battaglia aperto alle potenze straniere. Al tempo stesso l'accordo rappresenta il definitivo consolidamento del dominio spagnolo in Italia, che determinò per più di centocinquant'anni, nel bene e nel male, la storia italiana.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Vivanti. La storia politica e sociale. Dall'avvento delle signorie all'Italia spagnola, in Storia d'Italia. Dalla caduta dell'Impero romano al secolo XVIII, a cura di R. Romano, C. Vivanti, Torino, Einaudi, 1974, vol. II.
  • F. Catalano. Dall'equilibrio alla crisi italiana del rinascimento, in Storia d'Italia. Dalla crisi della libertà agli albori dell'illuminismo, a cura di F. Catalano, G. Sasso, V. De Caprariis, G. Quazza, Torino, UTET, 1962, vol. II.
  • G. Sasso. L'Italia del Machiavelli e l'Italia del Guicciardini, in Storia d'Italia. Dalla crisi della libertà agli albori dell'illuminismo, a cura di F. Catalano, G. Sasso, V. De Caprariis, G. Quazza, Torino, UTET, 1962, vol. II.
  • P. Pieri. Il rinascimento e la crisi militare italiana. Torino, Einaudi, 1970.

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