Guerre Sacre

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Le Guerre Sacre furono una serie di conflitti relativi al controllo del santuario di Delfi. Nella Grecia antica vi furono tre guerre sacre tra il VI ed il IV secolo a.C.

Prima guerra sacra[modifica | modifica sorgente]

La prima guerra sacra fu combattuta dal 592 al 582 a.C. circa, quando Atene, Sicione, i Dori del Peloponneso e i Tessali decisero di punire i Focesi di Cirra[1], accusati di aver coltivato la terra sacra del santuario di Delfi e di aver disturbato i pellegrini; era chiaro l'intento di poter controllare il santuario. Il tago Euriloco di Larissa, a capo della coalizione dei 4 tetrarchi tessali e degli alleati vinse la contesa e riportò il santuario nell'orbita di influenza tessale. La guerra segnò, anche il rafforzamento di Atene che venne inclusa nell'anfizionia di Delfi.

Seconda guerra sacra[modifica | modifica sorgente]

La seconda guerra sacra che coincide in parte con la prima guerra del Peloponneso fu combattuta dal 458 al 446 a.C. Il casus belli fu provocato dall'intervento dei peloponnesiaci guidati dagli spartani in appoggio alla Doride, contro i focesi che avevano occupato alcuni demi di questo territorio (Kitinion, Boiton ed Erineon). La Focide fu obbligata a restituire i territori conquistati ma i Peloponnesiaci intervennero anche sugli affari del santuario di Delfi restituendone il controllo ai Dori delfici ed alla Beozia tebana[2]. Dal 462 a.C. infatti il santuario era sotto l'influenza dei vicini Focesi (non proprio sotto il loro controllo, come accadrà in seguito)[3]. La posizione dei Focesi era appoggiata dagli alleati Ateniesi che dal 461 a.C. erano alleati dei Tessali (dopo l'affronto degli aiuti prima richiesti e poi rifiutati dagli Spartani a Itome)[4]. Ora i Tessali possedevano da soli la metà dei voti nell'Anfizionia di Delfi (12 dei 24 ieromnemoni delfici erano del gruppo tessalico: Tessali, Eniani, Achei ftioti, Mali-Etei, Magneti, Dolpi, Perrebi). Venne convocata perciò una riunione dell'Anfizionia che denunciò il pericolo rappresentato dei Beoti e dai loro alleati Peloponnesiaci per l'autonomia del santuario, decise 1) di espellere i Beoti, 2) di proclamare una guerra sacra contro di essi ed i loro alleati e 3) di chiedere ad Atene di prendere il comando dell'esercito anfizionico (458 a.C.). Agli Ateniesi ed ai loro alleati si unirono gli Argivi e la cavalleria tessala. Gli spartani con i loro alleati si trovavano ancora accampati in Beozia e lo scontro fra i due schieramenti avvenne vicino alla città di Tanagra nel 457 a.C.[5]. Purtroppo per gli Ateniesi, la cavalleria tessala era composta proprio da quella aristocrazia antidemocratica e filospartana che pochi mesi dopo avrebbe ripreso il controllo della Tessaglia riportandola nella sfera di influenza spartana. La cavalleria tessala non solo defezionò ma attaccò anche i rifornimenti ateniesi e questo aiutò gli Spartani a conquistare una sofferta vittoria. Gli Spartani approfittarono della vittoria anche per cercare di impedire la costruzione delle Lunghe Mura di Atene (e questo è il terzo motivo di questa guerra), ma arrivarono tardi, quando il muro era già difendibile. Gli aristocratici tessali approfittarono della sconfitta ateniese per riprendere il potere in Tessaglia e scacciarono il figlio dell'ultimo tago, Oreste.

Due mesi dopo però gli Ateniesi, guidati da Mironide, riuscirono a sconfiggere i Beoti nella Battaglia di Enofita ed a restituire ai Focesi il controllo del santuario di Delfi[6](anche gli Argivi sconfissero gli spartani a Enoe). Tentarono anche, ma inutilmente, di riportare al potere Oreste[7], per riconquistare il controllo sull'anfizionia delfica. La Beozia è invasa ed anche Egina deve consegnare la flotta, abbattere le mura ed entrare nella lega delio-attica.

Finisce così la prima parte di questa seconda guerra sacra. Non ci fu comunque pace perché gli Ateniesi approfittarono delle vittorie ottenute per conquistare Egina. Nel 451 a.C., grazie a Cimone, fu concordata una pace quinquennale con Sparta.

La guerra sacra riprese nel 448 a.C. (alcuni storici propendono per considerarle due guerre distinte) quando il santuario di Delfi fu di nuovo reso indipendente dai Focesi ad opera degli Spartani, pochi mesi dopo l'intervento Ateniese riconsegnò il tempio in mano focese, ma nel 447 a.C. Delfi fu di nuovo insidiata dai Beoti ribelli ad Atene. A Coronea il generale ateniese Tolmide subì una grave sconfitta, la Beozia recuperò la sua indipendenza, il controllo del santuario delfico tornò in mani doriche, l'Eubea si ribellò e l'Attica fu invasa dall'esercito spartano guidato dal re Plistonatte, figlio di Pausania. Pericle riuscì a respingere l'invasione ed a riprendere il controllo dell'Eubea. L'anno successivo fu firmato un trattato di pace trentennale fra Sparta ed Atene. Termina così anche la seconda guerra sacra con il ritorno del santuario delfico in mano ai Dori.

Un piccola considerazione su questa ed anche le altre guerre sacre: nei santuari famosi (e Delfi era il più prestigioso della Grecia) venivano custodite le ricchezze di molte città greche e quindi il controllo del santuario, oltre a dare prestigio morale, poteva anche fornire una riserva finanziaria importante, come accadde infatti nelle guerre del Peloponneso, in cui gli spartani utilizzarono le ricchezze delfiche per finanziare la guerra contro Atene. Segnali della preoccupazione diffusa per questa funzione finanziaria dei santuari sono: il trasferimento del tesoro della lega delio-attica da Delo ad Atene avvenuto nel 454 a.C. e la clausola che gli Ateniesi inserirono nella tregua precedente la pace di Nicia e cioè che entrambe le parti avrebbero rispettato il tesoro di Delfi.

Terza guerra sacra[modifica | modifica sorgente]

La più famosa tra le guerre sacre è certamente la terza, un conflitto che coinvolse Greci e Macedoni e che durò dal 356 a.C., anno dell'occupazione di Delfi da parte dei Focesi, al 346, anno in cui venne stipulata la pace di Filocrate.

La causa dell'occupazione di Delfi da parte dei Focesi va ricercata nella rappresaglia nei confronti del consiglio dell'Anfizionia (associazione di popoli che amministrava il santuario di Apollo) che aveva accusato i Focesi di sacrilegio. Nel 356 i Focesi, guidati da Filomelo, occuparono il santuario di Delfi entrando in possesso delle enormi ricchezze ivi custodite, frutto di secoli di donazioni dei fedeli. L'occupazione del luogo sacro equivaleva a una dichiarazione di guerra. Il conflitto vide i Beoti e i Tessali opporsi ai Focesi, i quali ricevettero l'appoggio di Spartani ed Ateniesi (senza contare gli alleati di questi ultimi) che scelsero l'alleanza focese per risentimento nei confronti di Tebe e degli eventi che la videro protagonista nella Guerra del Peloponneso.

Caduto in combattimento Filomelo, la guida dei Focesi fu assunta da Onomarco, il quale, nel 355 bloccò le truppe dell'Anfizionia sui passi che conducono a Delfi e nel 353 invase la Tessaglia, con l'aiuto di Licofrone, tiranno di Fere ed alleato degli Ateniesi.

A questo punto gli abitanti di Larissa decisero di coinvolgere nel conflitto i Macedoni, chiedendo aiuto a Filippo II. Dopo essere stato sconfitto in battaglia nel 353 da Onomarco, l'anno successivo Filippo II si sbarazzò di Onomarco (che cadde sul campo) nella battaglia dei Campi di Croco e fece gettare dalle rupi i prigionieri sacrileghi. Poi marciò verso le Termopili, dove albergavano le forze alleate dei Focesi. A causa del loro numero, Filippo decise di non forzare la mano e deviò verso la Tracia rinunciando all'attacco.

In seguito, approfittando di una breve crisi del potere monarchico in Macedonia che portò Filippo a dichiarare guerra alla città di Olinto, gli Ateniesi inviarono duemila mercenari, sotto il comando dello stratego Carete, in Calcidica, contro l'esercito macedone. Dopo una prima vittoria, la sconfitta inflitta agli Ateniesi fu schiacciante. Olinto fu rasa al suolo e gli abitanti ridotti in schiavitù.

Tra il 347 e il 346 si cominciò a elaborare una possibile pace tra Ateniesi e Macedoni, su proposta di Filocrate, che era amico di Demostene.

Nel 346 fu stipulata la pace di Filocrate, tra Filippo, gli Ateniesi ed i loro alleati. I contraenti si impegnarono ad astenersi dalle aggressioni per mare. Filocrate inoltre fece votare dall'assemblea un ultimatum contro Faleco, il figlio di Onomarco, il quale aveva conservato il possesso delle fortezze nelle Termopili. Nel 346 Faleco consegnò le fortezze, avendo in cambio salva la vita propria e dei suoi mercenari. Delfi fu liberata ed i Focesi dispersi in vari villaggi e costretti a ripristinare il tesoro di Apollo, al quale avevano attinto per finanziare la guerra. I Focesi furono privati del loro seggio nel consiglio dell'Anfizionia, che fu dato a Filippo, già detenentore di quello dei Tessali in quanto era stato eletto tago di Tessaglia. La concentrazione di due seggi nelle mani del re di Macedonia segnò un notevole rafforzamento dell'egemonia di quest'ultimo sulla Grecia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Le recenti scoperte archeologiche hanno portato a non identificare più Cirra con Crisa (antica città micenea che sorgeva nelle colline vicine ritrovata nel 1935) vedi: Marta Sordi, Scritti di Storia Greca, cap. III La prima guerra sacra, testo citato nelle fonti
  2. ^ Diodoro Siculo, Biblioteca XI, 83, 1-3
  3. ^ Tucidide, la guerra del Peloponneso, I, 112, 5
  4. ^ Tucidide, la guerra del Peloponneso, I, 102, 4
  5. ^ Diodoro Siculo, Biblioteca XI, 83, 3
  6. ^ Tucidide, la guerra del Peloponneso, I, 112, 5
  7. ^ Tucidide, la guerra del Peloponneso, I, 111, 1

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie
  • Andrea Frediani, Le Grandi Battaglie dell'Antica Grecia, Newton & Compton Editori
  • Marta Sordi, Scritti di Storia Greca, cap. X La posizione di Delfi e dell'Anfizionia nel decennio fra Tanagra e Coronea, 2002 Vita e Pensiero editore, collana Ricerche