Seconda guerra in Ossezia del Sud

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Seconda guerra in Ossezia del Sud
Localizzazione di Russia, Georgia, Ossezia del Sud e Abcasia
Localizzazione di Russia, Georgia, Ossezia del Sud e Abcasia
Data 7 - 16 agosto 2008
Luogo Georgia
Casus belli Attacco georgiano all'Ossezia del Sud
Esito Vittoria russa
Modifiche territoriali Riconoscimento russo dell'indipendenza di Ossezia del Sud e Abcasia; occupazione russa delle due repubbliche
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Ossezia del Sud 1 battaglione, circa 3.000 uomini in totale[3]
Russia 2 battaglioni, circa 2.500 uomini[4], centinaia di volontari registrati[5]
Abcasia numero ignoto nella Valle del Kodori, 1000 volontari in Ossezia del Sud secondo l'Abcasia[6]
Georgia 1 battaglione corazzato[7][8], numero ignoto di altre truppe
Perdite
Ossezia del Sud Ossezia del Sud: 300 morti, 41 prigionieri (stime georgiane)
Russia Russia: 48 morti, 157 feriti e 6 prigionieri (confermato dalla Russia)
Abcasia Abcasia: 1 morto, 2 feriti (confermato dall'Abcasia)
Georgia Georgia:
  • Dati ufficiali confermati dalla Georgia: 3.144 soldati morti, 25 dispersi, 42 prigionieri e 1.964 feriti; 14 poliziotti uccisi e 22 dispersi
  • Stima dell'intelligence russa: 3.144 morti
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La seconda guerra in Ossezia del Sud fu combattuta dalla Georgia da una parte, e da Russia, Ossezia del Sud e Abcasia dall'altra.

Il conflitto iniziò nella notte fra il 7 e l'8 agosto 2008, con l'aggressione dell'esercito georgiano al territorio osseto [necessaria citazione] approfittando del fatto che l'attenzione dei media internazionali era distratta dall'inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino l'8 agosto. Nel corso della notte l'attacco perpetrato con carri armati e cacciabombardieri costò la vita a 1700 osseti, la maggior parte civili, e 21 soldati russi della forza di interposizione.[9]. Il giorno dopo, 9 agosto, la Federazione Russa, che già dal 1992 aveva una presenza militare in Ossezia del Sud ed Abcasia come forza d'interposizione su mandato internazionale, è intervenuta massicciamente sbaragliando i georgiani ed arrivando ad occuparne una larghissima parte del territorio, sino a poche decine di chilometri da Tbilisi.

Il 15 agosto è stato firmato fra Georgia e Russia un accordo preliminare sul cessate il fuoco, con la mediazione dell'Unione europea guidata da Nicolas Sarkozy, in quanto presidente di turno dell'UE: in base all'accordo le truppe si sono impegnate al ritiro sulle posizioni precedenti l'inizio delle ostilità, e la Georgia a non usare la forza contro le due repubbliche secessioniste. Dopo un iniziale ritiro dalle posizioni più avanzate, come la città di Gori, la Russia aveva deciso di continuare l'occupazione militare di due zone cuscinetto in Georgia ai confini delle due regioni per prevenire possibili futuri attacchi verso l'Ossezia del Sud e l'Abcasia[10]. Queste aree di occupazione comprendevano inizialmente anche il porto di Poti sul mar Nero, oltre alla presenza di alcuni posti di blocco russi nelle principali vie statali di comunicazione, e sono state mantenute per circa due mesi. A partire dal 1º ottobre 2008 nelle due zone cuscinetto sono stati schierati 200 osservatori militari dell'Unione europea, come previsto dai colloqui di settembre fra Russia ed Unione Europea, mentre il ritiro delle truppe russe dalla zona cuscinetto in prossimità dell'Ossezia del Sud è stato completato l'8 ottobre 2008[11].

La Russia ha riconosciuto l'indipendenza di Ossezia del Sud ed Abcasia il 26 agosto 2008, sottoscrivendo successivamente accordi militari con le due repubbliche.

Il conflitto[modifica | modifica wikitesto]

Inizio dei combattimenti[modifica | modifica wikitesto]

La situazione nella regione georgiana prima del conflitto

La seconda guerra fra Georgia ed Ossezia del Sud, provincia separatista filo-russa, è cominciata dopo che sono stati violati gli accordi sul "cessate il fuoco"[12] in vigore dal 1992. Ciascuna delle due parti in conflitto ha accusato l'altra di aver causato la ripresa delle ostilità.

Nella notte fra il 7 e l'8 agosto 2008, approfittando dell'attenzione dei media distratta dalla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici, la Georgia attacca ed invade l'Ossezia del Sud impiegando tre brigate dell'esercito supportate da 27 batterie lanciarazzi e pezzi di artiglieria da 152 mm. L'attacco georgiano si concentra principalmente sul capoluogo della regione Tskhinvali, dove provoca gravi distruzioni. Secondo fonti dei rappresentanti della provincia secessionista, l'attacco provoca fra 1700 e 2000 morti principalmente tra la popolazione civile, tale grave bilancio di vittime viene descritto dalle autorità russe come genocidio. Non è stato però possibile valutare il numero reale delle vittime civili del bombardamento di Tskhinvali.

Le autorità georgiane affermano che l'attacco si era reso necessario per "ristabilire l'ordine costituzionale"[13] e per impedire i continui attacchi sui civili georgiani da parte delle milizie dell'Ossezia meridionale[14] che avevano ripreso il bombardamento di alcuni villaggi georgiani il 7 agosto, violando il "cessate il fuoco"[15].

Il comandante delle forze di interposizione russe, Marat Kulachmetov, riferisce che, in seguito al bombardamento georgiano con artiglieria pesante e razzi su Tskhinvali, la città è quasi interamente distrutta[16], che sono morti anche una decina di militari del contingente russo di peace-keeping, presente in Ossezia dal 1992, e che alcuni caccia bombardieri georgiani Sukhoi-25, di produzione sovietica, hanno colpito postazioni dei separatisti nei dintorni del villaggio di Tkverneti[17].

Dopo il bombardamento dell'artiglieria sulla capitale l'attacco prosegue via terra: truppe georgiane circondano Tskhinvali[18] ed occupano alcuni piccoli centri in Ossezia; una televisione indipendente georgiana annuncia anche che i militari della Georgia sono entrati all'interno della capitale.

Strada di Tskhinvali dopo il bombardamento georgiano dell'8 agosto

Dopo aver discusso della crisi con il collega americano George W. Bush e con le autorità cinesi, e che si sono espresse contro la guerra, il Primo ministro russo Vladimir Putin, direttamente da Pechino, dove si trovava per la cerimonia di inaugurazione dei XXIX giochi olimpici, garantisce azioni di risposta. Il presidente georgiano Mikhail Saakashvili decide di preparare le forze georgiane alla reazione russa ordinando una mobilitazione generale attraverso la televisione, dove riferisce inoltre che le forze georgiane controllano circa metà di Tskhinvali e la maggior parte del territorio dell'Ossezia del Sud.

Il presidente russo Dmitrij Medvedev convoca, subito dopo, una riunione di emergenza del consiglio nazionale di sicurezza sulla crisi nella regione georgiana.

Nell'interpretazione dei media georgiani. La reazione russa si manifesta iniziando con alcuni bombardamenti in territorio georgiano effettuati dai Su-25.

Ecco gli obiettivi principali degli attacchi aerei russi:

  • Gori - Base militare dell'esercito georgiano (sede di un battaglione corazzato)
  • Vaziani - Base aerea dell'aeronautica georgiana
  • Kareli - Importante snodo ferroviario - territorio con forte presenza di carri armati georgiani
  • Marneuli - Base aerea dell'aeronautica georgiana[senza fonte]

L'intervento russo[modifica | modifica wikitesto]

Già durante il primo giorno del conflitto truppe russe appartenenti alla 58a Armata affluiscono in Ossezia attraverso il tunnel di Roki[19], anche se, secondo fonti georgiane[20] (non confermate dalle agenzie di intelligence occidentali[21]), alcuni reggimenti russi della 58a Armata sarebbero entrati in Ossezia prima dell'attacco georgiano su Tskhinvali della mattina dell'8 agosto. La 58a Armata russa era da tempo dispiegata in prossimità della Ossezia, avendo condotto nel febbraio del 2008 una esercitazione militare, denominata in inglese Caucasian milestone, che prevedeva una rapido intervento nella zona del tunnel di Roki[22]. Altre esercitazioni militari si erano svolte in luglio su entrambi i versanti di questa zona del Caucaso: la quarta brigata georgiana era stata impegnata nella Immediate Response 2008, mentre Caucasus 2008 era stata l'esercitazione per alcuni reparti appartenenti al distretto militare del Caucaso Settentrionale - supportati dalla 76a divisione paracadutisti[23].

La zona del conflitto e gli obiettivi colpiti. Nell'interpretazione dei media georgiani

A un giorno dall'inizio delle violenze (scatenate dopo l'iniziale attacco georgiano a Tskhinvali), le forze ribelli sudossete, supportate dai militari russi, prendono il controllo della capitale.

Una delegazione congiunta di Stati Uniti, Unione europea e Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) in Georgia propongono un "cessate il fuoco" e una immediata soluzione al conflitto.

La Russia passa invece all'offensiva, attaccando la città di Gori, direttamente in Georgia.

Tuttavia pare sia chiaro che almeno due aerei russi (un Sukhoi Su-25 e un Tupolev Tu-22M) sono stati abbattuti dalle forze armate georgiane, anche se il ministro della difesa della Georgia parla di addirittura 10 aerei russi abbattuti oltre che di un pilota fatto prigioniero.

Nel frattempo 30.000 profughi scappano dall'Ossezia, diretti verso territori russi.

Prime reazioni esterne[modifica | modifica wikitesto]

Intanto a New York il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce in seduta d'urgenza al Palazzo di Vetro, su richiesta russa, per esaminare e discutere il conflitto tra Georgia e i ribelli dell'Ossezia del Sud invitando la comunità internazionale a intervenire per «evitare un bagno di sangue».

L'ambasciatore belga Jan Grauls, presidente di turno, riferisce che al momento «il Consiglio di sicurezza non è in grado di esprimere un'opinione sul conflitto». USA, Gran Bretagna e altri Paesi rifiutano di votare un documento in cui si chiede a tutte le parti del conflitto di «rinunciare all'uso della forza». L'ambasciatore russo commenta la posizione occidentale come «un grave errore di giudizio». L'Unione europea chiede la cessazione immediata delle ostilità.

La sessione si conclude senza che i 15 membri del massimo organo esecutivo dell'Onu abbiano raggiunto un accordo su una dichiarazione comune sulla crisi caucasica. Vitali Churkin lamenta una mancanza di volontà politica tra i partner del Consiglio di Sicurezza. Churkin e un rappresentante della Georgia si accusano reciprocamente della responsabilità delle violenze nella regione separatista

La guerra continua[modifica | modifica wikitesto]

L'incrociatore missilistico Moskva, in servizio nel Mar Nero, in navigazione. Insieme al cacciatorpediniere Smetlivy ed altre navi appoggio ha attuato il blocco navale ai danni della Georgia.

Dopo 3 giorni di combattimenti, la Russia rivendica di aver assunto il controllo della maggior parte di Tskhinvali. Il vice capo di Stato Maggiore russo Anatolij Nogovicyn dichiara che la città è controllata «dalle forze di pace» russe, la denominazione usata dai russi per definire il contingente d'interposizione mantenuto da Mosca nella provincia georgiana ribelle.

Si apre quindi un nuovo fronte da parte dei separatisti dell'Abcasia, altra repubblica georgiana filorussa.

Sabato la Georgia offre un "cessate il fuoco" alla Russia che aveva però richiesto prima un ritiro completo delle truppe georgiane sulla posizioni precedenti l'inizio delle ostilità.

Intanto unità da guerra della Marina Militare della Federazione Russa si attestano ai limiti delle acque territoriali della Georgia, sul Mar Nero, imponendo un blocco navale alla Repubblica caucasica. Il gruppo navale è guidato dall'ammiraglia delle Flotta del Mar Nero, l'incrociatore missilistico Moskva, accompagnato dal cacciatorpediniere Smetlivy, da tre mezzi anfibi da sbarco e da navi-appoggio; nella zona già incrociano altre tre unità anfibie salpate dal porto di Novorossijsk, in Russia, e dalla base russa di Sebastopoli, in Ucraina.

Nei combattimenti la motocannoniera missilistica georgiana Dioskuria del tipo Combattante II di costruzione francese e l'aliscafo lanciamissili Tbilisi della Classe Matka di costruzione sovietica sono stati affondati dalla flotta russa.

Secondo il comando militare russo, ai marinai è stato assegnato il compito di impedire che armi e altri rifornimenti militari raggiungano la Georgia, e cioè che sono in corso i preparativi per il blocco navale della Georgia, operazione ritenuta assolutamente necessaria per impedirle di ottenere armamenti via mare, operazione quindi che contribuirà a evitare un aggravamento delle attività militari in Abcasia.

Stando al portavoce del ministero dell'Interno georgiano, Shota Utiashvili, durante la notte altri 6 000 soldati russi sono entrati sul territorio georgiano dall'Ossezia del Sud, attraverso il tunnel conteso di Roki, e ulteriori 4  000 sono giunti via mare nel porto di Ochamchire, in Abcasia. I rinforzi inviati da Mosca arrivarono così a 10 000 uomini.

Nel frattempo proseguono i raid aerei russi: all'alba è stato di nuovo colpito l'aeroporto di Tbilisi. Bombardamenti anche su Zugdidi e sulla gola di Kodori, unica porzione di Abcasia controllata dal governo centrale, che l'Aviazione di Mosca martella ininterrottamente.

Diplomazia[modifica | modifica wikitesto]

Aereo militare georgiano Su-25Ub

Nel frattempo l’amministrazione Bush invita Mosca a cessare gli attacchi. In caso contrario, (è il monito della Casa Bianca), ci saranno "significative" ripercussioni sui rapporti tra USA e Russia. «Se la sproporzionata e pericolosa escalation russa dovesse continuare - dice il vice Consigliere Usa per la Sicurezza nazionale, Jim Jeffrey - questo avrà un impatto significativo e a lungo termine sui rapporti Stati Uniti - Russia».

Intervenendo in mattinata a dare la propria versione dei fatti, lo Stato maggiore russo sostiene che le forze russe «non hanno condotto raid aerei su nessuna area popolata della Georgia» (solo aree militari), contestando quella di Tbilisi. Il generale Anatolij Nogovicyn, portavoce dello Stato Maggiore, dice che «la Russia non intende prendere iniziative per un'escalation in Abcasia», sottolineando che «la parte russa non ha ricevuto alcuna proposta ufficiale dalla parte georgiana per l’avvio di un processo di pace e per porre fine allo spargimento di sangue. Dalla Georgia vogliamo azioni, non dichiarazioni».

L'Abcasia dichiara lo stato di guerra, mentre le forze georgiane si sono ormai ritirate dall'Ossezia del Sud. L'Ucraina in questo momento riveste un ruolo importante in questa mediazione, in quanto sembra non voglia dare il suo permesso alla Russia di utilizzare i porti affittati per scopi commerciali e che la marina russa vorrebbe utilizzare per schierare la sua flotta.

L'Ucraina "entra in campo", affermando che bloccherà le navi russe di stanza davanti alle coste abcase, impedendo loro di tornare nella base di Sebastopoli.

Il segretario dell'ONU Ban Ki-Moon si dimostra preoccupato dell'intensificarsi delle violenze in Georgia e per l'estendersi delle violenze, e chiede un immediato "cessate il fuoco" e una soluzione pacifica al conflitto.

Il ministero degli Esteri israeliano ordina la sospensione immediata del rifornimento di armi alla Georgia, temendo ripercussioni da parte russa. Tuttavia il governo israeliano è altresì preoccupato dal fatto che la Russia possa vendere armi a Iran e Siria. Da un anno lo stato ebraico aveva infatti sospeso la vendita di armi 'offensive' alla Georgia, continuando a fornire pero' materiale 'difensivo' e l'aiuto di consulenti militari.

La Georgia respinge l'ultimatum delle forze russe a deporre le armi nella zona di sicurezza all'esterno dell'Abcasia.

Verso la pacificazione[modifica | modifica wikitesto]

Soldati georgiani in posizione di tiro

L'Abcasia denuncia in serata anche un forte concentramento di truppe georgiane lungo il fiume Inguri, nella cosiddetta "zona di interposizione" stabilita dagli accordi di pace degli anni novanta. Si tratterebbe di 4 000 uomini, artiglieria e carri armati, ma anche i miliziani abcasi hanno dispiegato un loro contingente lungo il fiume.

Da Tbilisi arrivano segnali contraddittori: dopo la nota nella quale si chiedeva il cessate il fuoco, fatta su richiesta del presidente Saakashvili, il ministro per la reintegrazione Timur Iakobashvili ha affermato che i soldati del contingente georgiano in Iraq, parte dei quali erano rientrati la sera a Tbilisi, verranno schierati nella zona di conflitto in Ossezia del Sud. Lo stesso Iakobashvili aveva annunciato in precedenza che le truppe georgiane non si stavano ritirando dai territori sudosseti, ma stavano semplicemente effettuando un ripiegamento tattico per riposizionarsi, a causa della preponderanza degli effettivi russi.

Nella notte tra il 10 e l'11 agosto, tiri di razzi georgiani su Tskhinvali provocano tre morti e 18 feriti tra le forze russe.

Il presidente russo Dmitrij Medvedev parlando ai militari delle forze russe afferma che la maggior parte dell'operazione per costringere la Georgia alla pace è stata portata a termine. Tskhinvali è infatti sotto il controllo delle forze russe, che continueranno a proteggere i loro concittadini.

Se l'Unione Europea dovesse decidere di affiancare le forze russe in Ossezia del sud, l'Italia potrebbe mandare le sue truppe. L'esercito di Mosca, da anni, su mandato internazionale, presidia la Regione della Georgia e secondo il ministro degli Esteri bisogna evitare che si crei una coalizione anti-russa. Secondo Frattini, è importante che l'Europa sia a 27, che non si divida, ma deve essere il ponte tra Stati Uniti e Russia, se vuole essere un attore politico di peso.

Intanto Eduard Kokoity annuncia che l'Ossezia del sud e l'Abcasia presenteranno alle organizzazioni internazionali una denuncia formale per genocidio a carico dei georgiani. Kokoity e Sergei Bagapsh si incontreranno per chiedere in modo congiunto alla comunità mondiale il riconoscimento dell'indipendenza delle due repubbliche secessioniste georgiane.

Lo stesso giorno, un pattugliatore lanciamissili georgiano viene colpito e affondato da 2 navi da guerra russe mentre duri combattimenti, prevalentemente portati avanti dalle forze russe, caratterizzano la situazione in territorio georgiano.

L'Unione europea tenta intanto una mediazione fra le parti affidata ai ministri degli esteri francese Bernard Kouchner e finlandese Alexander Stubb. Mikhail Saakashvili ha firmato il piano di pace europeo, che verrà presentato a Mosca nel pomeriggio. Intanto Medvedev afferma che l'operazione "per costringere la Georgia alla pace è completata per la maggior parte", mentre lo stato maggiore di Mosca sottolinea che i soldati russi si fermeranno al confine amministrativo sudosseto, smentendo così quanto dichiarato dal presidente georgiano, secondo il quale i carri armati di Mosca stanno marciando verso la città georgiana di Gori.

Sul piano militare, la Georgia denuncia oltre 590 bombardamenti russi contro la città portuale di Poti e contro Gori, già colpite nei giorni precedenti, e anche contro sobborghi di Tbilisi, ma la Russia smentisce, affermando soltanto che le navi della Flotta del Mar Nero hanno affondato una imbarcazione militare georgiana vicino alle coste abcase e annunciando l'invio in Abcasia di 9.000 uomini di rinforzo e tecniche militari pesanti. Secondo lo stato maggiore russo, dall'inizio delle ostilità sono stati abbattuti quattro aerei e uccisi 18 militari russi, mentre altri 14 risultano dispersi.

I servizi segreti russi (FSB) affermano di avere arrestato georgiani che preparavano attentati terroristici anche in Russia. In Ossezia del Sud, secondo i militari di Mosca, la capitale Tskhinvali è totalmente sotto il controllo delle cosiddette "forze di pace", e si procede al disarmo e alla cattura degli ultimi soldati georgiani rimasti. Fra le forze georgiane ci sarebbero "cittadini stranieri". Mosca ha ammonito gli Usa di voler "monitorare con attenzione gli aerei Usa che trasportano forze georgiane, e trarne le dovute conseguenze".

Si tratta dei militari georgiani rimpatriati dall'Iraq, 800 dei quali arrivati la sera del 10 agosto, e ora probabilmente in movimento verso le zone di conflitto. Kouchner sottolinea che il compito principale di mediazione spetta all'Unione europea, dato che "gli Usa sono per così dire parte in causa" per il loro appoggio all'alleato Saakashvili.

Intanto Serghei Bagabsh e Eduard Kokoity, affermano di voler chiedere alla comunità internazionale il riconoscimento della loro indipendenza e di volersi appellare agli organismi mondiali per una condanna del "genocidio sudosseto" da parte di Tbilisi.

Un documento ufficiale con la richiesta georgiana di un cessate il fuoco, afferma il comando russo, non è ancora arrivato a Mosca.

Dal giorno 11 agosto Gori, importante nodo strategico sull'asse viario georgiano est-ovest, è sotto controllo militare russo[24], costringendo così i militari georgiani a riposizionarsi in difesa della capitale, in attesa del ritiro delle forze russe.

Dopo una missione diplomatica francese a Mosca e Tiblisi, che ha visto Nicolas Sarkozy e Bernard Kouchner negoziare con (da parte russa) Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev e (da parte georgiana) Mikheil Saakašvili, il 15 agosto 2008 la missione diplomatica del presidente di turno dell'Unione Europea porta alla firma di un Cessate-il-fuoco che impegna la Russia ad un ritiro dal territorio georgiano e la Georgia alla rinuncia all'uso della forza contro l'Ossezia e l'Abcasia. Tuttavia, dopo un iniziale arretramento con conseguente ritiro dalla città di Gori, la Russia si attesta su una nuova linea, comprendente al suo interno anche il porto di Poti sul Mar Nero.

Il 26 agosto 2008 il presidente russo Dmitrij Medvedev firma il decreto di riconoscimento dell'indipendenza delle due repubbliche separatiste, adducendo come precedente il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo. L'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno fortemente condannato il riconoscimento russo.

Nello stesso giorno, la Russia proclama unilateralmente una "Zona cuscinetto" sotto il suo controllo militare, attorno alle due repubbliche, corrispondente all'area della Georgia ancora occupata.

Il 6 settembre 2008 la rivista britannica Financial Times pubblicò l'articolo che confermò la preparazione delle Forze Speciali della Georgia un mese prima dal conflitto nella Ossezia del Sud da parte della americana Military Professional Resources[25].

L'8 settembre 2008 in un nuovo incontro fra Sarkozy e Medvedev l'Unione Europea ottiene dalla Russia l'impegno a ritirarsi da Poti entro una settimana e dal resto della "Zona cuscinetto" entro un mese; mentre la Russia ottiene che la zona stessa passerà sotto il controllo di osservatori UE ed OCSE e non dell'esercito georgiano[26].

Il giorno successivo, il Governo di Mosca (presieduto da Vladimir Putin) firma trattati di cooperazione militare con i governi sud-osseto ed abcaso, che prevedono fra l'altro la creazione di basi militari russe nei due paesi con una presenza complessiva di circa 7.600 uomini[27].

Reazioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Molte sono state le reazioni internazionali, politiche e non, registrate al sorgere del conflitto. Tutte esprimono preoccupazione, con un quasi sempre presente invito alla rinuncia all'uso della forza per un cessate il fuoco reciproco e immediato.

  • Flag of the United Nations.svg Nazioni Unite - A New York il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito in seduta d'urgenza al Palazzo di Vetro, su richiesta russa, per esaminare e discutere il conflitto tra Georgia e i ribelli dell'Ossezia del Sud invitando la comunità internazionale a intervenire per «evitare un bagno di sangue».

L'ambasciatore belga Jan Grauls, presidente di turno, ha riferito che "Al momento il Consiglio di Sicurezza non è in grado di esprimere un'opinione sul conflitto». USA, Gran Bretagna e altri Paesi hanno rifiutato di votare un documento in cui si chiedeva a tutte le parti del conflitto di «rinunciare all'uso della forza». L'ambasciatore russo ha commentato la posizione occidentale definendola «un grave errore di giudizio». L'Unione europea ha chiesto la cessazione immediata delle ostilità.

La sessione si è conclusa senza che i 15 membri del massimo organo esecutivo dell'Onu raggiungessero un accordo su una dichiarazione comune sulla crisi caucasica. Vitalij Čurkin ha lamentato una mancanza di volontà politica tra i partner del Consiglio di Sicurezza. Čurkin e un rappresentante della Georgia si sono accusati reciprocamente della responsabilità delle violenze nella regione separatista.

  • NATO - Il sito ufficiale della NATO ha pubblicato la seguente dichiarazione da parte del segretario generale: "Il Segretario generale della NATO, Jaap de Hoop Scheffer, è seriamente preoccupato dagli eventi che stanno accadendo nella regione georgiana dell'Ossezia del Sud. L'alleanza sta seguendo da vicino la situazione."
  • Argentina Argentina - Il ministro argentino per gli affari esteri ha rilasciato una dichiarazione nella quale afferma che il governo argentino deplora la violenza e esorta le parti coinvolte a evitare qualsiasi tipo di escalation che possa peggiorare il conflitto, con la speranza che la pace possa essere immediatamente ripristinata nella regione.[28]
  • Azerbaigian Azerbaigian - Un portavoce di Khazar Ibrahim, ministro degli esteri dell'Azerbaijan, ha riportato che le azioni georgiane si sono svolte in pieno accordo con le leggi internazionali e che l'Azerbaijan riconosce l'integrità territoriale della Georgia.
  • Brasile Brasile - Il ministro degli esteri brasiliano ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Il governo brasiliano segue con seria preoccupazione l'escalation di violenza nell'Ossezia del Sud ed è rattristato per la perdita di vite nel conflitto. Il Brasile deplora l'uso della violenza e supportala soluzione pacifica delle controversie. Il Brasile incita le parti al dialogo per un immediato cessate il fuoco e per una riconciliazione in modo da ripristinare la pace e la sicurezza nella regione".[29]
  • Cina Cina - Un portavoce del ministro degli affari esteri della Repubblica popolare cinese ha affermato che "la Cina è seriamente preoccupata per il conflitto e invoca un immediato cessate il fuoco".
  • Rep. Ceca Rep. Ceca - Il ministro per gli affari esteri della Repubblica Ceca ha espresso la profonda preoccupazione del suo paese per gli eventi in corso, richiedendo alle parti coinvolte la fine delle ostilità e augurandosi un intervento della comunità internazionale.[30]
  • Cuba Cuba - Il presidente cubano Raul Castro ha affermato che: "È falso dire che la Georgia sta difendendo la sua sovranità nazionale. La Repubblica autonoma dell'Ossezia del Sud è storicamente parte della Federazione Russa" e ha condannato gli Stati Uniti[31]
  • Danimarca Danimarca - Il primo ministro danese Anders Fogh Rasmussen ha condannato l'aggressione russa: "Sosteniamo fermamente che la sovranità georgiana sia rispettata. Non ci sono soluzioni militari. C'è una sola soluzione: i negoziati diplomatici. Il conflitto nella regione di confine non giustifica l'aggressione russa."[32]
  • Finlandia Finlandia - Il primo ministro finlandese Alexander Stubb, anche capo dell'OSCE, è rimasto in contatto sia con Tbilisi e Tskhinvali, chiedendo alle parti di fermare ogni azione militare e provare invece ad utilizzare il dialogo.[33]
  • Germania Germania - Il ministro degli esteri tedesco Steinmeier ha dichiarato di essere spaventato dall'escalation di violenza e ha chiesto la fine immediata dei combattimenti.[34]
  • Israele Israele - Il ministro degli esteri israeliano ha rilasciato la seguente dichiarazione: " Israele sta seguendo con grande preoccupazione gli sviluppi in Ossezia del Sud e in Abcasia e spera che la violenza termini. Israele riconosce l'integrità territoriale della Georgia e spera in una soluzione pacifica del conflitto."[35]
  • Italia Italia - Il ministro degli affari esteri Franco Frattini, ha dichiarato "non possiamo creare una coalizione anti-russa in Europa, siamo vicini alle posizioni del primo ministro Putin."[36]
  • Norvegia Norvegia - Il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg ha detto: "Riconosciamo la sovranità della Georgia. Questo conflitto dovrebbe essere gestito ad un tavolo dei negoziati, non sui campi di battaglia."[38]
  • Romania Romania - Traian Băsescu, presidente della Romania ha detto attraverso un comunicato stampa ufficiale: "... La Romania riafferma il bisogno di rispettare la sovranità e l'integrità territoriale della Georgia... La Romania invita tutte le parti a mostrare responsabilità e a cessare le ostilità immediatamente in modo da creare le condizioni per delle negoziazioni che possano garantire pace e stabilità nella regione".[39]
  • Regno Unito Regno Unito - Il Foreign and Commonwealth Office ha dichiarato sul suo sito di monitorare continuamente gli sviluppi in Georgia seguendo le notizie dei pesanti scontri fra le forze georgiane e i separatisti sud osseti. "Incoraggiamo un immediato cessate il fuoco nei combattimenti in Sud Ossezia a favore di un dialogo diretto fra le parti coinvolte..." L'offerta di un cessate il fuoco da parte del governo georgiano è la benvenuta. Ora guardiamo al governo russo che accetti l'offerta e si accordi per un immediato cessate il fuoco, in linea con i suoi impegni internazionali per rispettare l'integrità territoriale della Georgia.[40]
  • Turchia Turchia - Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan in una nota ha affermato che "I combattimenti sono una grave preoccupazione per la Turchia, paese confinante con la Georgia". Erdogan ha chiesto un immediato cessate il fuoco.[41] Più tardi, nello stesso giorno la Turchia ha accettato la richiesta della Georgia per una fornitura di 340 MW di elettricità.[42]
  • Città del Vaticano Città del Vaticano - Il 10 agosto il Papa Benedetto XVI ha espresso la sua speranza che "le azioni militari cessino immediatamente e che si astengano in nome della loro eredità cristiana da futuri conflitti e violenze.[43]

Film sulla seconda guerra in Ossezia del Sud[modifica | modifica wikitesto]

5 Days of War (anche se la critica cinematografica ne parla in maniera negativa)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Destiny of Croatian Serbs Awaited Ossetians. Strategic Culture Foundation
  2. ^ Ukrainian Mercenaries against South Ossetia. Strategic Culture Foundation
  3. ^ Sergey Krasnogir, Расстановка сил, Lenta.Ru, 8 agosto 2008. URL consultato il 10 agosto 2008.
  4. ^ Anne Barnard, Schwirtz, Michael; Chivers, C.J., Georgia and Russia Nearing All-Out War, The New York Times, 9 agosto 2008. URL consultato il 10 agosto 2008.
  5. ^ Hundreds of ‘Volunteers’ Head for S.Ossetia – N.Ossetian Leader, Civil.ge, 8 agosto 2008. URL consultato il 9 agosto 2008.
  6. ^ (RU) Ночной совет в Абхазии, Rossijskaja Gazeta, 9 agosto 2008. URL consultato il 9 agosto 2008.
  7. ^ Missiles confiscated by Georgia in South Ossetia to be handed back to Russia, RIA Novosti via Russia in Global Affairs, 25 luglio 2004. URL consultato il 10 agosto 2008.
  8. ^ Sout Ossetia: Georgia rotates peacekeepers, reopens road, Civil.ge, 21 febbraio 2006. URL consultato il 10 agosto 2008.
  9. ^ [www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=20754]
  10. ^ La Russia riconosce Abkhazia e Ossezia del Sud (26 agosto 2008)
  11. ^ (EN) Russia completes troop pullout from S.Ossetia buffer zone
  12. ^ accordo seguito alla prima guerra in Ossezia del 1991-1992
  13. ^ (EN) "La Georgia ha deciso di ristabilire l'ordine costituzionale in Sud Ossezia" Documento del ministero della Difesa
  14. ^ (EN) La Georgia invade l'Ossezia del Sud: la Russia manda i tanks fonti governative georgiane citate sul Chicago Tribune
  15. ^ (EN) La Georgia comincia le operazioni militari in Ossezia del Sud [1]
  16. ^ (FR) Ossétie du Sud: la guerre fait rage
  17. ^ Ossezia, Russia e Georgia in guerra
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