Guerra d'indipendenza greca

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Guerra d'indipendenza greca
Germanos, metropolita di Patrasso, benedice gli insorti greci
Germanos, metropolita di Patrasso, benedice gli insorti greci
Data 1821 - 1830
Luogo Balcani (principalmente Grecia) e Mar Egeo
Esito Vittoria degli insorti ed indipendenza della Grecia
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
100.000 uomini 400.000 uomini
Perdite
50.000 15.000
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La guerra d'indipendenza greca fu il conflitto combattuto tra il 1821 ed il 1832 dal popolo greco per affrancarsi dall'impero ottomano.

Premesse generali ed ideologiche[modifica | modifica wikitesto]

L'occupazione della Grecia da parte degli Ottomani ebbe inizio nel 1453, con la caduta di Costantinopoli in mano al sultano Mehmet II. Atene, la capitale culturale dell'antica Grecia, cadrà nel 1456, mentre gli ultimi baluardi bizantini, il despotato della Morea nel Peloponneso e Trebisonda con l'omonimo impero nel Ponto cadranno in mano ottomana rispettivamente nel 1460 e nel 1461.

Il regime ottomano ispirò diversi moti rivoluzionari miranti al recupero dell'indipendenza, tutti però soffocati nel sangue. Molti uomini dovettero lasciare le loro terre e rifugiarsi sulle montagne. Queste persone venivano chiamate clefti (Kleftes=banditi), letteralmente "ladri" (dal greco κλέβω, rubare), ma per il popolo questa parola prese il significato di "partigiani". Essi agivano come dei guerriglieri, compiendo azioni rapide e turbando il dominio ottomano. Venne così istituita una specie di "milizia" di cittadini greci allo scopo di contrastare questi partigiani. I miliziani vennero chiamati Armatoli. Anche se creati per combatterli, gli Armatolì finirono per collaborare con i Kleftes, tant'è che, all'epoca dello scoppio della guerra d'indipendenza, le due figure avevano ormai perduto i tratti distintivi per diventare sinonime. Eccezione fatta per una sola importante rivolta, quella della Morea nel 1718, la sovranità turca rimase praticamente incontrastata per la maggior parte del XVIII secolo.

L'embrione del movimento patriottico prese vita non tanto in Grecia, quanto piuttosto negli ambienti dell'emigrazione greca in Europa. Nel 1814 fu fondata ad Odessa la Filiki Etairia, una organizzazione segreta a carattere cospirativo presieduta da Alexandros Ypsilanti. All'organizzazione venne dato un impianto capillare ed allo stesso tempo si assicurò l'alleanza di Alì Pascià, ex collaboratore del sultano turco.

Due giovani italiani di Novara caddero già il 23 aprile 1819 per l'indipendenza greca e furono seppelliti insieme ad altri caduti stranieri nel Tempio di Efesto dell'Agorà di Atene (all'epoca ancora trasformata in chiesa di San Giorgio). Si tratta di Giuseppe Tosi di 16 anni e di Carlo Serassi di 18 anni. Molti cantavano

(EL)
« {{{3}}} »
(IT)
« meglio un'ora

di vita libera
di quarant'anni
di schiavitù e prigionia »

(καλύτερα μιας ώρας,

ελεύθερη ζωή,
παρά σαράντα χρόνια,
σκλαβιά και φυλακή)

I fatti dal 1821 al 1832[modifica | modifica wikitesto]

I primi combattimenti ebbero luogo nel 1821: l'insurrezione divampò in tutta la Grecia continentale, fomentata prima dall'arcivescovo di Patrasso, Germanos, poi anche grazie all'appoggio degli Armatolì e dei Kleftes guidati da Theodoros Kolokotronis. Contemporaneamente aveva luogo la secessione dell'Epiro guidata da Alì Pascià. La repressione dei Turchi non tardò ad arrivare: nel 1822 ripresero rapidamente il controllo dell'Epiro e tentarono di ristabilire il loro dominio con il terrore. I fatti più sanguinosi ebbero luogo nell'isola di Chio, dove nell'Aprile 1822 la popolazione venne pressoché interamente sterminata, ed a Costantinopoli, dove il patriarca venne impiccato.

Questi fatti sollevarono un'ampia eco negli ambienti liberali di tutta Europa; molti illustri intellettuali, come l'inglese George Gordon Byron e gli italiani Santorre di Santarosa e Giuseppe Rosaroll, partirono per unirsi ai rivoluzionari che, guidati nel Peloponneso da Kolokotronis ed a Missolungi da Markos Botzaris, mantenevano ancora alcune importanti sacche di resistenza.

La situazione si sbloccò grazie all'intervento di truppe inviate dal pascià egiziano Mehmet Ali, grazie all'aiuto delle quali vennero riconquistate Navarino nel 1825, Missolungi nel 1826 ed Atene nel 1827. La successione al trono di Nicola I e la rinnovata intenzione russa di adoperarsi per l'indipendenza greca (nella speranza di ottenere uno sbocco nel Mediterraneo, indebolire ulteriormente gli osmanici e attuare un controllo maggiore sui Balcani), mentre i rivoluzionari conducevano offensive nel nord con Georgios Karaiskakis e sul mare con i due navarchi Andreas Miaoulis e Sachturis, portò il conflitto all'attenzione delle grandi potenze (Francia, Inghilterra, Russia), che, nel 1827, a seguito di un fallito tentativo di mediazione con i Turchi, aprirono le ostilità, annientando la flotta turca nella rada di Navarino e, nel 1828, occupando la Morea.

La fine della guerra e l'autonomia della Grecia saranno sancite, sotto il protettorato di Francia, Gran Bretagna e Russia, con il trattato di Adrianopoli del 1829, poi trasformata in indipendenza con il protocollo di Londra nel 1830. La Grecia mancava ancora di alcune regioni rimaste in mano ottomana, come Creta, la Tessaglia, la Macedonia, l'Epiro e la Tracia mentre le regioni dell'Asia Minore e del Ponto con numerose popolazioni greche avranno un destino diverso.

Fin dal 1827 i rivoluzionari si erano dati un ordinamento repubblicano interno, sotto la presidenza di Giovanni Capodistria; la sua politica autoritaria e filorussa non piacque e, conseguita l'indipendenza, venne assassinato (1831). L'episodio fu il pretesto colto dalle potenze protettrici per ingerirsi nella politica greca ed imporre la monarchia. La scelta del sovrano cadde sul principe ereditario di Baviera, Ottone di Wittelsbach, eletto re dei greci a Nauplia nell'Agosto del 1832.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Formalmente sottoposta alla giurisdizione ottomanna, la Tunisia godeva di larga autonomia ed era governata da un bey della dinastia Husseinide

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