Guerra di indipendenza americana

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Guerra d'indipendenza americana
Emanuel Leutze, Washington attraversa il Delaware, 1851, olio su tela.
Emanuel Leutze, Washington attraversa il Delaware, 1851, olio su tela.
Data 1775 - 1783
Luogo Stati Uniti d'America, Oceano Atlantico
Casus belli Boston Tea Party del 1773
Esito Vittoria decisiva delle tredici colonie nordamericane
Modifiche territoriali Indipendenza delle colonie nordamericane e formazione degli Stati Uniti d'America
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
FORZE TOTALI:
273.000 uomini
120-150 navi, di cui
US flag 13 stars – Betsy Ross.svg Tredici colonie:
20.000 regolari
230.000 miliziani
30-40 navi
Naval Ensign of the Kingdom of France.svg Regno di Francia:
15.000 regolari
50-60 navi
Bandera de España 1760-1785.svg Regno di Spagna:
8.000 regolari
40-50 navi
FORZE TOTALI:
112.000 uomini
100 navi, di cui
Union flag 1606 (Kings Colors).svg Gran Bretagna e Irlanda:
12.000 regolari
100 navi
Union flag 1606 (Kings Colors).svg Lealisti:
55.000 miliziani
Flag of Hesse (state).svg Assia-Kassel:
40.000 regolari
Irochesi:
5.000 guerrieri
Perdite
22.500 uccisi
63.000 morti per malattia
6.000 civili uccisi
15.000 uccisi
27.000 morti per malattia
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Storia degli Stati Uniti d'America


La guerra di indipendenza americana, chiamata anche rivoluzione americana (in inglese: American War of Independence, American Revolutionary War o American Revolution), fu il conflitto che, tra il 1775 e il 1783, oppose le tredici colonie nordamericane, diventate successivamente gli Stati Uniti d'America, alla loro madrepatria, il Regno di Gran Bretagna.

Nel corso della guerra le potenze europee si schierarono su diversi fronti, portando il conflitto anche nelle Antille, in India e in Europa: la Francia, la Spagna e le Province Unite con i ribelli mentre l'Assia e l'Elettorato di Hannover in favore degli inglesi.

Il trattato di Parigi, firmato nel 1783, pose ufficialmente fine alla guerra, già conclusa di fatto tra il 1781 e il 1782. Con la pace, gli Stati Uniti furono riconosciuti dal Regno Unito, che dovette cedere alla Francia il Senegal, Santa Lucia e Tobago[1], alla Spagna la Florida e Minorca e alle Province Unite le sue colonie asiatiche. La corona mantenne tuttavia il possesso delle Antille, del Canada e di buona parte dell'India[1].

Indice

Il contesto e lo scoppio[modifica | modifica wikitesto]

Londra esigeva che i sudditi americani contribuissero al pagamento delle spese del vasto "impero" nord-americano. Dopo la guerra dei sette anni, infatti, l'Inghilterra si trovava in serie difficoltà economiche (crisi finanziaria) a cui tentò di porre rimedio con due fondamentali provvedimenti: lo Sugar Act (che imponeva alti dazi sui prodotti di importazione dalla madrepatria alle colonie) e lo Stamp Act (che imponeva un bollo sui documenti ufficiali e sui giornali); inoltre la madre patria ribadiva il proprio monopolio industriale vietando di fatto lo sviluppo autonomo delle colonie, preoccupandosi, com'era ovvio, non tanto dei loro particolari interessi, quanto degli interessi globali dell'impero. Né da una parte né dall'altra esisteva di fatto un'aperta volontà di scontro e le colonie servivano come pura fonte di materie prime utili allo sviluppo inglese.

Se si giunse alla completa rottura fra le colonie e la madrepatria, alla Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America e alla guerra, fu perché agivano ragioni profonde e oggettive da individuare come cause reali della rivoluzione americana: le colonie non si sarebbero potute sviluppare sino a diventare il primo nucleo degli Stati Uniti d'America, se fossero rimaste inquadrate e soffocate nell'organizzazione monarchica inglese.

Fin dal 1743, Benjamin Franklin aveva proposto d'inventariare le risorse agricole, minerali, industriali che la scienza avrebbe permesso di mettere a buon frutto. George Washington, per quanto appartenente a una famiglia di ricchi proprietari di piantagioni della Virginia, aveva esperienza sufficiente per ragionare non nei termini provinciali del profondo Sud, ma secondo prospettive globali di sviluppo.

La fine della guerra dei sette anni[modifica | modifica wikitesto]

1775: Le Tredici Colonie sono la zona rossa, i domini inglesi quella rosa, i domini spagnoli quella arancione.

La guerra dei sette anni aveva posto fine alla dominazione francese sui territori canadesi, cosicché i coloni non avevano più quella necessità di protezione che era stato uno dei principali motivi di attaccamento alla patria di origine. Ciò li rendeva più insofferenti dei privilegi che l'Inghilterra si era riservata, che risultavano tanto più odiosi in quanto la cultura illuministica, diffusasi anche oltreoceano, denunciava l'assurdità delle restrizioni frapposte alla libertà di commercio.

D'altro canto, la Corona inglese pretendeva una partecipazione alle spese sostenute per la loro protezione.

La conclusione della guerra fu per i coloni un'amara delusione: essi si aspettavano che le regioni a est del Mississippi fossero aperte alla loro libera espansione, mentre una disposizione regia precluse immediatamente questa possibilità dichiarando che le terre di recente conquista appartenevano all'Impero britannico: si ricorda che, oltre alle terre lasciate alla libera conquista individuale, molte – soprattutto nel meridione – furono assegnate a nobili o compagnie commerciali affinché le sviluppassero per conto del re.

A ciò si aggiunsero molteplici iniziative del Parlamento, intese, come abbiamo detto, a imporre anche ai coloni l'obbligo di contribuire alle spese dell'impero. Si trattava di imposte indirette su generi che avevano un'importanza non trascurabile per gli Americani: le tasse doganali percepite dal governo inglese non erano sufficienti a pagare le spese dei corpi militari e dei funzionari stanziati in America.

Le imposte[modifica | modifica wikitesto]

D'altra parte i coloni erano abituati a pagare soltanto le imposte locali.

Nel 1765 il governo inglese volle estendere alle colonie una tassa del bollo, già in vigore nella madrepatria, per la quale ogni uso della carta, nei giornali, nei documenti commerciali, negli atti legali, eccetera, era sottoposto a un tributo, che veniva pagato mediante l'apposizione di un bollo (questo documento passò alla storia sotto il nome di "Stamp Act"). Però gli inglesi usarono il fatto che fosse in vigore in madrepatria per farla pagare.

Poiché il consenso dei contribuenti nella determinazione delle imposte era uno dei cardini tradizionali della libertà inglese fin dai tempi della Magna Charta, i coloni si rifiutarono di ottemperare alla legge e posero l'alternativa o di poter inviare i propri rappresentanti in Parlamento, o di essere esonerati da ogni tassa non approvata dai loro rappresentanti, secondo il famoso principio No taxation without representation che era diventato uno slogan del partito whig. Dal momento che «La libertà consiste nell'obbedire alle leggi che ci si è date e la servitù nell'essere costretti a sottomettersi ad una volontà estranea» (Robespierre), e «Nulla denota uno schiavo se non la dipendenza dalla volontà di un altro» (Algernon Sydney), essere sottoposti a leggi che non si è contribuito a formare equivaleva per i coloni alla schiavitù; i coloni sentivano cioè di essere trattati dall'Inghilterra come schiavi («miserabilmente oppressi come i nostri neri», per George Washington): «Non vogliamo essere i loro negri!» (John Adams).[2]

Di fronte alla protesta dei coloni, la legge sul bollo fu abrogata ma fu sostituita con una serie di imposte indirette su alcune merci (carta, vernici, piombo, tè), che le colonie importavano dall'Inghilterra. La portata economica di questi provvedimenti era molto limitata, ma con essi il Parlamento intendeva porre una questione di principio, facendo valere concretamente il suo diritto di tassare tutti i sudditi dell'impero. I coloni non accettarono l'impostazione del Parlamento, la questione di principio rimase irrisolta e nel 1770 le imposte indirette furono tutte abolite, salvo quella sul tè.

La Compagnia delle Indie orientali[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1773 la Compagnia Inglese delle Indie Orientali ottenne dal Parlamento il diritto di vendere in esclusiva, e mediante i suoi stessi agenti, il tè che essa importava dalla Cina, tagliando fuori gli intermediari americani che avevano fino ad allora goduto di un ampio e fruttuoso giro di affari.

I commercianti americani di tè, sostenuti dall'opinione pubblica e dalle organizzazioni popolari dei Figli della libertà (Sons of Liberty), organizzarono di rimando il boicottaggio delle merci inglesi: questa azione culminò in un episodio particolarmente clamoroso, quando alcuni Figli della libertà, travestiti da Indiani, assalirono le navi della Compagnia alla fonda nel porto di Boston e gettarono in mare il carico di tè (episodio noto come Boston Tea Party, del 16 dicembre 1773).

Il governo di Londra bloccò il porto di Boston e tentò di privare il Massachusetts di ogni autonomia amministrativa, inviando sul posto un gruppo di funzionari inglesi nominati dal re. In tale situazione, già molto tesa, subentrò una nuova decisiva ragione di conflitto quando, nel 1774, il Parlamento approvò le famose «Quattro leggi intollerabili (Intolerable Acts)», oltre al Quebec Act (Legge sul Quebec) che assicurava ai sudditi del Canada, di nazionalità francese e di recente acquisizione, la più ampia libertà religiosa e civile e assegnava al Canada tutti i territori a nord del fiume Ohio, nei quali i sudditi delle tredici vecchie colonie aspiravano ad espandersi.

L'espansione territoriale[modifica | modifica wikitesto]

L'ulteriore limitazione della libera espansione territoriale dei coloni, che l'Inghilterra voleva in sostanza confinare a oriente dei monti Appalachi, in favore degli indigeni che abitavano il resto del territorio, furono percepite come un atto di dispotismo e di inaccettabile limitazione della libertà dei coloni, che pretendevano di essere liberi – fra l'altro – di sterminare le popolazioni indigene per impadronirsi del «deserto» e trasformarlo in terre fertili coltivate: infatti, non solo gli indigeni erano ritenuti dei selvaggi inferiori, ma la loro terra non era considerata tale perché non lavorata (secondo John Locke la base del diritto naturale alla proprietà è appunto il lavoro).[2]

Secondo Theodore Roosevelt,

« Il fattore principale nel produrre la Rivoluzione, e più tardi la guerra del 1812, fu l'incapacità della madrepatria a comprendere che gli uomini liberi, i quali avanzavano nella conquista del continente, dovevano essere incoraggiati in quest'opera [...] il famoso Quebec Act del 1774 fu in parte architettato con lo scopo di mantenere permanentemente ad est degli Allegani le colonie di lingua inglese e conservare la possente e bella vallata dell'Ohio come terreno di caccia per i selvaggi. »
(1901)

L'Inghilterra sembrava privilegiare gli interessi dei selvaggi (e in seguito quelli degli schiavi) rispetto a quelli dei bianchi, limitando la libertà di quest'ultimi di fare dei primi e della loro terra quello che volevano.[2] Anche per questo, secondo l'abolizionista James Stephen, «I diritti politici nelle mani di un grande corpo di proprietari di schiavi sono i peggiori strumenti di tirannide mai forgiati per l'oppressione dell'umanità»; secondo Adam Smith, infatti, solo un governo dispotico potrebbe abolire la schiavitù:

« La libertà dell'uomo libero è la causa della grande oppressione degli schiavi [...]. E dato che essi costituiscono la parte più numerosa della popolazione, nessuna persona provvista di umanità desidererà la libertà in un paese in cui è stata stabilita questa istituzione. »
(Lectures on Jurisprudence)

Era dunque necessario eliminare il distante governo dispotico inglese, contrario agli interessi delle colonie.[2]

Le «Leggi intollerabili», e il Quebec Act, accelerarono il processo di ribellione ormai in corso. Nelle colonie meridionali i grandi proprietari terrieri, i mercanti, i ricchi professionisti, consideravano il governo inglese come garante della conservazione sociale ma, specie nel Nord, i lavoratori, il popolo minuto, i piccoli agricoltori e gli uomini di frontiera, abbracciarono la tesi dell'indipendenza.

Le rivendicazioni del Congresso continentale[modifica | modifica wikitesto]

Ciò nondimeno, nell'autunno del 1774, un Congresso continentale riunitosi a Filadelfia, al quale parteciparono i delegati di tutte le colonie eccetto la Georgia, si limitò a rivendicare l'autonomia amministrativa dei coloni e votò il boicottaggio sistematico delle merci inglesi, da imporre con la forza anche a quegli Americani che non l'avessero praticato spontaneamente.

Non si parlava ancora di secessione e Franklin si trovava in Inghilterra per tentare una ragionevole transazione, collaborando alla stesura di un progetto che prevedeva la costituzione di un impero federale, in cui i singoli paesi avrebbero goduto di larga autonomia pur rimanendo uniti nella persona del re.

La guerra sul continente[modifica | modifica wikitesto]

Quando la guerra scoppiò i coloni disponevano solamente di milizie volontarie, i minutemen, al contrario degli inglesi che si appoggiavano su un esercito ben addestrato ed equipaggiato, l'Esercito Britannico. Anche con la creazione dell'Esercito Continentale e l'inquadramento dei miliziani in truppe regolari la situazione non cambiò. Solo dopo l'inverno del 1778, quando von Steuben iniziò ad addestrare gli statunitensi a Valley Forge (Pennsylvania) le truppe dei "patrioti" ebbero un miglioramento significativo arrivando alla fine della guerra, grazie anche all'intervento francese, a poter effettuare un assedio campale, quello di Yorktown.

La differenza principale che emerse tra la tattica adottata da George Washington e i comandanti inglesi fu quella della mobilità delle truppe. Mentre i generali d'oltreoceano utilizzavano le classiche tattiche della guerra settecentesca, che prevedevano lo spostamento di truppe pesantemente equipaggiate seguite dai carriaggi, l'avvicinamento al nemico e la carica a seguito di alcune raffiche, gli statunitensi preferivano utilizzare tecniche da guerriglia, con imboscate e ritirate strategiche.

Nonostante gli inglesi avessero inflitto un numero maggiore di sconfitte agli statunitensi rispetto alle vittorie ottenute da quest'ultimi, non riuscirono mai a cogliere un successo decisivo, come invece quelli statunitensi a Yorktown o Saratoga.

Dalla parte inglese si schierarono anche i nativi Mohawk guidati con gli Irochesi da Joseph Brant (Thayendanegea), ma le tribù furono presto sterminate dal generale statunitense Sullivan (1778). Il corpo di spedizione dei 30.000 mercenari d'Assia (inviati dai sovrani d'Assia-Kassel, Brunswick, Waldeck, Hanau, Ansbach e Anhalt-Zerbst), guidato dal generale August Nettardt von Gneisau, fu sconfitto e rimpatriato nel 1783.

Le battaglie di Lexington e Concord[modifica | modifica wikitesto]

Un'incisione errata della battaglia di Lexington (in realtà non c'erano cannoni).

Il primo scontro tra le truppe inglesi e i minutemen avvenne nell'aprile del 1775 nelle cittadine di Lexington e Concord, nella contea di Middlesex. Concord era all'epoca una cittadina di mille abitanti situata sull'omonimo fiume a venticinque chilometri a nord-ovest di Boston; qui John Hancock e Samuel Adams avevano stabilito l'arsenale, i depositi e i centri d'addestramento delle milizie mentre Lexington, a metà strada tra il capoluogo e Concord, era stata occupata dai coloni.[3]

Il generale Thomas Gage, all'epoca a capo della guarnigione inglese a Boston, organizzò un'operazione di pulizia atta a smantellare i depositi e disperdere i minutemen e ne affidò il comando a Lord Percy e al colonnello Francis Smith. Questi uscirono dalla città la sera del 18 aprile 1775 a capo di 756 soldati dividendosi in due colonne per raggiungere separatamente le cittadine.[3]

I soldati puntavano sull'effetto sorpresa ma la loro marcia era intralciata dagli zaini e dai carri. Paul Revere riuscì ad avvertire Adams e Hancock a Lexington mentre la guarnigione di Concord fu raggiunta da William Dawes e Samuel Prescott. Le milizie organizzarono così la resistenza: furono sgombrati i depositi e a Lexington lo schieramento si mise in ordine di battaglia.[3]

Quando l'esercito inglese giunse nella cittadina ordinò ai coloni di disperdersi ma, mentre veniva compiuta l'operazione, qualcuno esplose un colpo (ancora oggi non si sa se il colpo partì dalle truppe reali o dai coloni); gli americani reagirono e i britannici fecero altrettanto. La scaramuccia durò circa venti minuti e alla fine i minutemen fuggirono lasciando sul campo otto morti e dieci feriti a dispetto di un unico ferito tra le file nemiche.[3]

Raggiunta Concord i britannici bruciarono i pochi depositi rimasti pieni e presero la via del ritorno per Boston. Mentre attraversavano il North Bridge, il ponte sul fiume Concord situato all'esterno della città, furono però attaccati da circa 450 americani. La mischia fu furibonda e più volte gli inglesi furono sul punto di cedere; riuscirono infine a passare ma erano stanchi, demoralizzati e, unitisi presso Lexington al distaccamento comandato da John Pitcairn, decisero di rientrare senza finire di colpire i coloni. Questi li inseguirono invece con reparti di cavalleria e li colpirono con varie imboscate. Quando rientrarono, il 19 aprile 1775, i soldati avevano perso tutti i carriaggi, un centinaio di fucili e 247 uomini (73 morti e 174 feriti). Le milizie avevano invece totalizzato 147 perdite, con 49 morti e 98 feriti.[3]

Questa scaramuccia, di modeste dimensioni, segnò l'inizio della guerra. Il 10 maggio 1775 gli uomini comandati da Ethan Allen conquistarono il forte Ticonderoga mentre il 12 maggio quelli del colonnello Joseph Warren presero il forte Crown Point. La creazione ufficiale dell'Esercito Continentale avvenne il 31 maggio mentre il 15 giugno, su consiglio di John Adams, il comando venne affidato a George Washington.[3]

La battaglia di Bunker Hill[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Bunker Hill.
Gli inglesi portano il secondo attacco contro Breeds Hill.

I miliziani americani, dopo la creazione dell'esercito e la conquista dei forti, si erano attestati nei pressi di Boston con l'intento di cingerla d'assedio. Tuttavia erano riusciti solo ad occupare le due colline che dominavano la città, Bunker Hill e Breeds Hill, tra il 12 e il 15 giugno del 1775. Il generale Thomas Gage, poco preoccupato dei "ribelli", decise di rompere l'accerchiamento e assegnò 2.500 uomini a Sir William Howe con l'ordine di attaccare il 17 giugno.[4]

Howe sottovalutò gli americani e, soprattutto, credette di trovarsi di fronte a delle linee poco fortificate; invece nella notte i ribelli, prevedendo un attacco avversario, avevano sguarnito Bunker Hill, poco difendibile, trasferendo le truppe a Breeds Hill, più alta, lavorando durante la notte per migliorare le fortificazioni. Verso le nove del mattino del 17 giugno, al termine di un breve cannoneggiamento, gli inglesi cominciarono l'attacco.[4]

Giunti sulla collina gli attaccanti subirono un pesante fuoco di sbarramento e furono respinti nel corpo a corpo. Anche al secondo attacco furono respinti e, solo al terzo tentativo e grazie all'esaurimento delle munizioni dei difensori, presero le due colline. Le perdite inglesi furono 1.050 (304 morti, 741 feriti e 5 dispersi) mentre quelle americane solo 445 (172 morti e 273 feriti). I miliziani poterono ritirarsi ordinatamente con le proprie armi attraversando l'istmo tra il fiume Mystic e il fiume Charles, lasciato sguarnito da Howe, che perse così la possibilità di annientare l'esercito dei coloni.[4]

Sul piano militare la vittoria fu degli inglesi ma questa era stata pagata a caro prezzo. Moralmente il successo era invece degli americani che avevano resistito ad un nemico in superiorità numerica dimostrando di poter resistere all'esercito reale. Lo stesso Washington si disse contento dell'esito della battaglia tanto che Israel Putnam, principale comandante, assieme a John Stark, degli americani, fu nominato generale.[4]

Tuttavia Washington sapeva anche che dietro al pomposo nome di "Esercito Continentale" vi era in realtà un'accozzaglia di uomini male equipaggiati, male addestrati, privi di disciplina e dipendenti dal bottino di guerra per l'equipaggiamento. Egli iniziò ad organizzare l'esercito abolendo buona parte delle regole che bloccavano gli eserciti del XVIII secolo: rese più leggeri gli zaini per permettere spostamenti più agili, cercò di ridurre la burocrazia per il comando e, soprattutto, provò a creare un clima di convivenza tra esercito e popolazione permettendo così ai soldati di alloggiare nei villaggi e di non dovere perdere tempo e forze a costruire gli accampamenti.[4]

Un elemento a favore dei coloni era invece quello dei fucili: gli inglesi avevano moschetti a canna liscia ad avancarica, ottimi in potenza di fuoco e rapidità di tiro ma scarsi in precisione mentre gli americani, pur avendo moschetti simili, possedevano anche fucili ad avancarica a canna rigata, più lunghi e lenti, ma capaci di colpire un bersaglio singolo a 200 metri. I miliziani si disponevano quindi con formazioni a maglie larghe e colpivano con uno o al massimo due colpi gli inglesi, fuggendo e tenendosi ad una distanza di sicurezza; una tattica ideale per le azioni di guerriglia nella prima parte della guerra.[4]

Mancavano però ai coloni i cannoni che, come sapeva Washington, avevano un impatto morale superiore sul nemico. Quando poi riuscì ad ottenerli arrivarono anche i primi successi campali.[4]

La campagna canadese[modifica | modifica wikitesto]

Forze anglo-canadesi respingono gli americani a Québec.
Il generale Guy Carleton, Governatore del Canada.

Un altro dei problemi dell'Esercito Continentale era l'assenza di ufficiali con reale preparazione tattica che sceglievano spesso di lanciare, senza nemmeno attendere gli ordini di Washington, degli attacchi controproducenti distogliendo uomini e mezzi da altre operazioni militari. Il generale tollerò tuttavia queste operazioni per non aprire fratture col Congresso e diede il suo assenso anche alla campagna canadese, uno dei maggiori disastri patiti dai coloni durante la guerra.[5]

L'idea dominante in alcuni reparti dell'Esercito Continentale era che il pericolo maggiore per i coloni venisse dal Canada. I sostenitori di questa ipotesi affermavano che dalle basi nel paese gli inglesi avrebbero potuto portare offensive via terra stando vicino a queste senza dover ricorrere a dispendiosi e rischiosi sbarchi. L'idea di conquistare le città canadesi fu in particolar modo appoggiata dal colonnello Benedict Arnold e dal generale Richard Montgomery, convinti di poter riuscire nell'attacco per due motivi principali: le forze inglesi nella regione ammontavano solo a mille uomini e, secondariamente, era diffusa la convinzione che gli anglo-canadesi avrebbero aiutato i ribelli. Questi furono i motivi che indussero il Congresso ad approvare l'idea nel giugno del 1775.[5]

Il corpo di spedizione venne allestito e fu pronto alla fine di settembre partendo il 2 ottobre verso la frontiera. Era composto da 8.000 uomini divisi in due colonne; una, guidata da Arnold, puntava su Québec attraverso il Maine mentre l'altra, sotto il comando di Montgomery, era diretta verso Montréal risalendo dal lago Champlain.[5]

Ben presto gli uomini di Arnold, primi ad attraversare il confine, si accorsero che né gli anglofoni né i francofoni canadesi consideravano gli americani liberatori e pochi erano disposti a collaborare. La colonna di Montgomery fu invece bloccata presso il forte Saint John, sul fiume Richelieu, per cinque settimane. Riuscì infine ad aprirsi la strada ed il 13 novembre occupò Montréal. I due rami riuscirono a riunirsi presso Québec solamente in pieno inverno.[5]

Le colonne erano tuttavia in cattive condizioni: i morti nell'avanzata erano stati circa 500, altrettanti erano i disertori mentre un migliaio di uomini, scaduta la ferma volontaria, si erano rifiutati di rinnovarla. A questi problemi si aggiungevano il freddo, che stava causando molte vittime, ed il vaiolo, che stava cominciando a colpire alcuni soldati.[5]

Il comando della città era stato assunto dal governatore inglese del Canada, Sir Guy Carleton: gli erano rimasti pochi uomini ma disponeva di molti viveri e di cinquanta cannoni, contro i cinque degli assedianti. Inoltre erano stati completati i lavori di ampliamento delle fortificazioni, che rendevano difficile un attacco alla città. Montgomery aveva capito che il tempo non giocava a suo favore anche perché molte delle ferme scadevano il 31 dicembre e c'era il rischio che pochi uomini le prolungassero.[5]

Il generale Richard Montgomery è colpito a morte durante l'assedio di Québec.

La notte del 30 dicembre decise di attaccare muovendo in formazioni serrate. La neve ed il vento confusero molti soldati che si trovarono sottoposti al fuoco dei cannoni dei difensori che sparavano a mitraglia. Il risultato fu un massacro: morirono circa 500 soldati sul campo, compreso Montgomery, mentre 200 perirono nei giorni successivi a causa delle ferite riportate. Arnold decise tuttavia di continuare l'assedio a causa del limitato numero di mancati rinnovi della ferma; questo fu tolto a gennaio poiché gli inglesi furono raggiunti da alcuni rinforzi. Durante il ritorno nelle colonie scoppiò un'epidemia di vaiolo che decimò la colonna e rese impossibile la difesa di Montréal, che ricadde durante l'estate in mano inglese.[5]

Washington era disperato e le sorti della guerra sembravano in mano inglese. Un aiuto al generale venne però da un cartolaio e farmacista di Boston: Henry Knox. I coloni avevano trovato al forte Ticonderoga cinquanta cannoni, più di quanti ne avesse l'intero Esercito Continentale, ma erano da fortezza e nessuno sapeva come trasportarli. Knox ci riuscì e, costruendo ponti di fortuna e massicciate e sfruttando tronchi d'albero come rotaia fece arrivare quarantatré cannoni a Washington, che li dispose subito all'esterno di Boston, pronto per attaccare la città.[5]

La riconquista di Boston[modifica | modifica wikitesto]

Il generale Thomas Gage.

Nei primi mesi del 1776 la situazione che si presentava agli occhi di Washington era questa: l'Esercito Continentale rimaneva un miscuglio di uomini provenienti da svariati ceti sociali, molti dei quali alla loro prima esperienza militare, che iniziava tuttavia ad avere sia disciplina sia organizzazione, seppur minime. Dopo la sua nomina Washington aveva subito creato uno Stato Maggiore formato dai suoi più stretti collaboratori: Horatio Gates e Charles Lee, ex ufficiali inglesi, Artemas Ward, originario di Boston, Philip Schuyler, un ricco possidente, e Israel Putnam, distintosi nella battaglia di Bunker Hill. Con questi aveva iniziato a lavorare mirando a tre principali obiettivi: dare un minimo di disciplina ai soldati, dotarli di un uniforme per riconoscersi in battaglia e organizzare le officine artigianali della Pennsylvania e del Massachusetts per la produzione bellica. Ottenuti questi risultati e grazie anche all'arrivo dei cannoni trasportati da Knox le truppe che assediavano Boston, pur rimanendo lontane dall'efficienza dell'esercito inglese, avevano una consistenza differente dai combattenti di Lexington.[6]

Anche gli inglesi avevano operato dei cambiamenti. Nel maggio del 1775 il generale Gage aveva ricevuto alcuni rinforzi che avevano portato a 6.500 uomini il contingente di Boston. Assieme ai soldati erano giunti anche tre generali: Henry Clinton, John Burgoyne e William Howe, tutti mandati da Londra perché il governatore era ritenuto troppo prudente. In realtà Gage si trovava in difficoltà a causa degli ordini che gli erano mandati da Frederick North, il primo ministro inglese; questi imponevano di "liquidare" i ribelli ma al tempo stesso di non eccedere nella repressione e di non creare "fratture insanabili" per garantire il ritorno pacifico delle colonie sotto la protezione della Corona. La situazione era tuttavia critica e le truppe stesse erano poco attrezzate per combattere contro guerriglieri, poiché addestrate per affrontare i tipici eserciti settecenteschi. Come conseguenza il governatore aveva deciso di tenere saldo il controllo di Boston, aspettando che a Londra scegliessero la via diplomatica o quella militare.[6]

Nonostante i fatti dell'estate del 1775 avessero dato ragione a Gage gli inglesi decisero in ottobre, dopo l'inizio della campagna canadese, di sostituirlo con William Howe. Questi aveva provato ad organizzare i lealisti di Boston ed era riuscito a raccogliere 1.600 uomini. Furono mandati ad occupare la Carolina del Nord ma, il 27 febbraio 1776, vennero annientati nella battaglia di Moore's Creek Bridge, nei pressi dell'odierna Wilmington. Da quel momento Howe decise di abbandonare Boston e di trasferirsi in una città più "lealista" e difendibile.[6]

Washington aveva nel frattempo disposto i quarantatré cannoni di Knox sulle colline dei Dorcester Heights, dopo averle occupate senza subire perdite; da qui teneva sotto tiro il porto. Il generale ordinò di farli sparare ma Howe, che aveva già deciso di abbandonare la città, caricò su centosettanta velieri tutti gli uomini, compresi pochi lealisti locali, e le armi. Avendo visto che il nemico si ritirava Washington ordinò di interrompere l'attacco e non riprese per le successive due settimane, necessarie agli inglesi per imbarcarsi. Il 17 marzo 1776 gli ultimi soldati inglesi lasciarono Boston ed il generale entrò nella città accolto come un trionfatore. Era una data molto importante: per la prima volta i coloni erano veramente padroni di un territorio senza inglesi in armi. Il successo fu anche psicologico poiché il clima di risveglio patriottico, iniziato a maturare a gennaio con la redazione del Common Sense di Thomas Paine, era ormai radicato e avrebbe portato, di lì a poco, alla Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti.[6]

La firma della Dichiarazione d'Indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Le truppe inglesi, per cercare di riportare sotto il proprio controllo le colonie, erano sbarcate nei primi giorni di aprile ad Halifax, in Canada. Come risposta gli americani avevano proibito, dopo la consultazione del Congresso Continentale del 6 aprile, i porti americani alle navi inglesi.[7]

Durante il mese di giugno le truppe dei coloni erano state costrette ad abbandonare Montréal ed il Canada riportando perdite per circa 4.000 uomini (2.000 erano i caduti ed altrettanti i disertori). Le truppe guidate da Henry Clinton, partendo dalla stessa Halifax, tentarono una sortita su Charleston dove furono respinte dai cannoni dei forti. Il 7 giugno iniziarono le consultazioni sulla proposta d'indipendenza avanzata dal deputato Richard Henry Lee; per scongiurare il pericolo della possibile indipendenza il trenta dello stesso mese un contingente inglese ed assiano di 22.000 uomini guidato dal generale William Howe e dall'ammiraglio Richard Howe, suo fratello, aveva gettato l'ancora a Staten Island, davanti a New York.[7]

La Liberty Bell, oggi conservata a Filadelfia.

Washington, che aveva previsto questa mossa, schierò i suoi uomini a Long Island, sulle alture di Brooklyn. Dietro di esse vi era una seconda linea impostata su due forti: Fort Lee e Fort Washington. L'idea di creare un secondo saliente aveva però ridotto i soldati della prima linea che erano appena 8.000, portando così gli inglesi ad avere una schiacciante superiorità numerica. Nel frattempo il generale John Burgoyne era partito dal Canada al comando di 10.000 uomini con l'intenzione di discendere il lago Champlain e il fiume Hudson per prendere New York tra due fuochi. La resistenza americana era rappresentata dai soli quattrocento soldati di stanza al forte Ticonderoga. L'intento inglese era quello di formare una linea Hudson-lago Champlain per dividere le colonie in due e conquistare Maine, New Hampshire, Rhode Island, Connecticut e Massachusetts, dove erano situate le industrie e i porti principali.[7]

Il 4 luglio, a Filadelfia, fu pronto un documento redatto da Thomas Jefferson, John Adams e Benjamin Franklin che venne firmato dai delegati delle Tredici colonie: New Hampshire, Massachusetts, Rhode Island, Connecticut, New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware, Maryland, Virginia, Carolina del Nord, Carolina del Sud e Georgia andarono a costituire un nuovo Stato, gli Stati Uniti d'America. Per festeggiare la nascita fu suonata la Liberty Bell.[7]

Tuttavia, se l'estate del 1776 era stata dura per gli americani, l'autunno lo sarebbe stato ancor di più e George Washington l'aveva capito. Considerando la perdita di New York una cosa inevitabile preferì concentrarsi nel cercare di impedire la riunione delle forze di Howe e Burgoyne inviando alcune migliaia di uomini tra la città di Ticonderoga ed Albany. Intanto Benjamin Franklin, avendo capito che in Europa stavano cambiando gli atteggiamenti dei governi, era partito per Parigi per convincere il Regno di Francia ad allearsi con gli Stati Uniti.[7]

L'assedio di New York[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Long Island.

Il generale Howe, responsabile dell'assedio inglese, non si rese conto dell'errore che Washington aveva commesso nel porre le difese su due linee. All'epoca New York era ubicata solo sulla sponda settentrionale dell'isola di Manhattan, tra il fiume Hudson e l'East River, oltre il quale c'era Brooklyn, con Long Island, dove erano attestati 8.000 statunitensi (gli altri si trovavano sull'isola a presidiare la città) mentre le truppe inglesi avevano la propria base a Staten Island, estuario di entrambi i fiumi. Il generale avrebbe potuto annientare il nemico tenendo impegnate le difese di Long Island e aggirandole, con l'ausilio delle navi, attraverso l'East River. Egli tuttavia, nonostante le informazioni avute dai lealisti newyorchesi, non se ne accorse e decise di procedere con un attacco frontale.[8]

Il 22 agosto del 1776 15.000 anglo-tedeschi vennero sbarcati a Long Island protetti dal fuoco di 500 cannoni navali, così iniziò la battaglia: il comando delle difese statunitensi era affidato ad Israel Putnam ma né il morale né gli avversari erano quelli di Bunker Hill. I difensori cominciarono a vacillare il 26 agosto quando persero numerosi avamposti lasciando al nemico un centinaio di prigionieri. Gli statunitensi erano allo stremo ma Howe, convinto di avere la vittoria ormai sicura, ritardò l'attacco di un giorno. Il 28 agosto scoppiò un forte uragano; questo era troppo forte per permettere agli statunitensi di riorganizzarsi ma, dato che l'onore era salvo, Washington poté organizzare la ritirata per la notte del 29 facendo evacuare tutti gli uomini a Manhattan.[8]

Gli assediati avevano perso 1.996 uomini (553 morti, 822 feriti e 621 prigionieri) mentre gli attaccanti contavano 660 perdite (214 morti e 446 feriti).[8]

Quando gli inglesi entrarono a Manhattan il 15 settembre, a causa della loro lentezza e dell'eccessiva prudenza di molti comandanti, gli statunitensi avevano avuto tutto il tempo per fortificare le alture di Harlem. Il 16 settembre le truppe assediate compirono una sortita guidate da Thomas Knowlton in cui inflissero 270 perdite al nemico a fronte delle 80 subite. Tuttavia Washington ordinò la ritirata verso nord ritardandola con sortite e imboscate contro gli anglo-tedeschi che impiegarono quaranta giorni a conquistare Harlem. Il 25 ottobre le truppe ripiegarono su White Plains, che abbandonarono il 28. Gli statunitensi riuscirono a dirigersi verso il New Jersey, esclusi i difensori di Fort Washington, caduto il 16 novembre, e di Fort Lee, caduto il 28 novembre.[8]

La fine del 1776[modifica | modifica wikitesto]

Mentre Howe stava conquistando New York il governatore canadese Guy Carleton ed il suo aiutante John Burgoyne attaccarono il forte Ticonderoga con l'intento di dividere gli Stati Uniti in due e di conquistare la zona settentrionale. Le truppe inglesi erano state divise in due colonne: Carleton era al comando di quella navale, composta da duecento barconi e venti cannoniere, che avrebbe attaccato attraverso il lago Champlain mentre Burgoyne aveva il comando degli uomini a terra.[9]

Benedict Arnold, responsabile della difesa del forte, era riuscito ad armare sedici navi con cui impegnò due volte la flotta nemica costringendo Carleton a rinunciare all'attacco e a ripiegare il 4 novembre, a causa dell'arrivo dell'inverno, verso il Canada; anche Howe, reduce dalla conquista di White Plains, non poté continuare la sua avanzata verso il forte a causa dell'inizio della stagione fredda. In questo modo la vittoria ottenuta da Arnold e lo stop di Howe avevano fatto fallire il piano inglese di tagliare in due gli Stati Uniti. Dall'Inghilterra provenivano inoltre gli ordini del segretario delle colonie, Lord Germain, di evitare operazioni rischiose e di attendere l'appoggio militare dei lealisti americani, restii invece ad impegnarsi per evitare ritorsioni in caso di sconfitta.[9]

Dall'Europa cominciò ad arrivare un centinaio di volontari, per lo più francesi e polacchi, in aiuto delle forze statunitensi. Questi, pur essendo presenti in poche unità, combattevano meglio rispetto alle forze locali e Washington l'aveva capito. Nei mesi successivi il flusso arrivò a toccare le migliaia di uomini e, in particolare, si distinsero tre comandanti: Tadeusz Kościuszko, nobile a capo dei polacchi, Friedrich Wilhelm von Steuben, barone prussiano che diede il necessario addestramento all'Esercito Continentale e Gilbert du Motier de La Fayette, un marchese francese.[9]

La battaglia di Trenton[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Trenton.
Washington dirige l'attacco a Trenton.

Dopo la ritirata dal New Jersey verso la Pennsylvania si crearono due gravi problemi per Washington. In primo luogo il Congresso lo accusava per le sconfitte subite nonostante il generale fosse riuscito ad organizzare le proprie forze in modo da salvare la maggior parte degli uomini e dei mezzi. Secondariamente era arrivato sul suolo statunitense un nuovo esercito nemico, quello assiano che, come aveva dimostrato ad Harlem ed a Long Island, era meglio organizzato e più temibile anche dell'Esercito Britannico. In aiuto del generale statunitense quasi novemila tedeschi, provenienti non solo dall'Assia ma anche dall'Hannover, disertarono o entrarono nelle file dell'Esercito Continentale, contribuendo a migliorarlo.[10]

Nello schieramento inglese il generale Howe aveva trattenuto il grosso delle forze a New York lasciando ottomila uomini, al comando del generale Cornwallis, nella città di Princeton e duemilacinquecento tedeschi, comandati da Johann Rall, negli avamposti di Trenton e Bordentown, località vicine al fiume Delaware e agli accampamenti invernali statunitensi. Se Washington avesse colto di sorpresa queste forze avrebbe risolto entrambi i suoi problemi: avrebbe infatti aumentato notevolmente il proprio prestigio e il morale delle truppe diminuendo contemporaneamente quello del contingente assiano.[10]

Il generale scelse di attaccare il giorno di Natale; egli sapeva infatti che i costumi tedeschi prevedevano, a differenza di quelli statunitensi, di celebrare la festività con grandi pranzi e bevute e che avrebbe perciò trovato gran parte dei difensori ubriachi o addormentati. Duemila uomini e diciotto cannoni si misero in marcia divisi in due colonne la sera del 24 dicembre 1776. Nonostante la bassa temperatura e il vento forte che rendeva difficile trasportare le artiglierie le truppe giunsero al Delaware, dove erano state predisposte numerose barche e zattere, durante la mattinata.[10]

Le truppe anglo-assiane si arrendono a Washington.

All'alba del 25 dicembre i soldati erano sull'altra sponda del fiume e, dopo un breve riposo, due distaccamenti si diressero verso la città. Alle 8:00 del 26 dicembre gli uomini raggiunsero Trenton mentre la guarnigione di milleseicento uomini (millequattrocento tedeschi e duecento inglesi) si trovava ancora nel sonno, comprese le sentinelle. L'attacco fu immediato e molti soldati furono catturati mentre dormivano; il colonnello Rall tentò di organizzare le difese ma venne ucciso e le sue forze si dispersero.[10]

Le forze statunitensi contavano solamente due morti e quattro feriti mentre le perdite anglo-assiane ammontavano a 1.086 uomini (venti morti, ottantaquattro feriti e 982 prigionieri). Circa quattrocento uomini riuscirono invece a rompere l'accerchiamento e a riparare su Bordentown.[10]

Washington decise di ripiegare oltre il Delaware con i prigionieri e il bottino senza attaccare Bordentown perché era ormai venuto meno l'effetto sorpresa. Dopo l'8 dicembre 1777 il generale avviò anche una campagna di reclutamento che portò nuovamente il numero di soldati dell'Esercito Continentale a 10.000.[10]

La battaglia di Princeton[modifica | modifica wikitesto]

Quando Howe venne a conoscenza della sortita statunitense a Trenton ordinò l'immediato contrattacco al generale Cornwallis. Le truppe statunitensi avevano nel frattempo, tra il I e il 2 gennaio 1777, riattraversato il fiume Delaware con cinquemila uomini attestandosi in una posizione poco difendibile. Giunto davanti allo schieramento Cornwallis si accorse della posizione sconveniente del nemico e concesse ai propri soldati una giornata di riposo; questo era invece quello che Washington aveva previsto e su cui aveva di conseguenza basato la sua tattica.[11]

Durante la notte il generale statunitense ordinò invece di accendere tutte le lanterne e i fuochi del campo e successivamente aggirò le postazioni inglesi mentre i soldati di Cornwallis dormivano. Giunti nella città di Princeton all'alba gli statunitensi si scontrarono con tre reggimenti di fanteria che stavano accorrendo in rinforzo delle truppe sul Delaware. La battaglia fu breve e non riportò molte perdite (quindici statunitensi e novanta inglesi) anche se le truppe inglesi sbandarono e si diedero alla fuga disordinata nelle campagne. Washington li lasciò fuggire e puntò contro la città di Morristown, distante circa cinquanta chilometri.[11]

Nel frattempo Cornwallis, ingannato dai fuochi accesi, aveva mandato i suoi uomini all'attacco delle postazioni statunitensi completamente svuotate. Quando lo informarono dei fatti di Princeton ritornò verso la città portandosi però con sé i carriaggi e le vettovaglie, che lo rallentarono. Giunto a destinazione perse ulteriore tempo a recuperare e ripristinare i reggimenti sbandati; quando terminò Washington aveva ventiquattr'ore di vantaggio ed era impossibile raggiungerlo prima che entrasse a Morristown, ben fortificata e difendibile.[11]

Il generale entrò in città il 5 gennaio del 1777 dando immediatamente l'ordine di completare le fortificazioni. Successivamente stabilì qui il quartier generale dell'Esercito Continentale e informò il Congresso (spostatosi nel frattempo da Filadelfia a Baltimora) dei risultati ottenuti: gli statunitensi non solo avevano riottenuto il controllo del New Jersey ma distavano solo quarantotto chilometri da New York. Per l'inverno, secondo le regole del XVI secolo, non c'era più pericolo che si svolgessero azioni militari.[11]

Nel frattempo a Parigi accadeva un evento fondamentale per gli statunitensi: il ministro francese della guerra, Claude Louis conte di Saint-Germain, aveva incontrato il barone prussiano Friedrich Wilhelm von Steuben e gli aveva proposto, raccogliendo il consenso del nobile tedesco, di riorganizzare l'Esercito Continentale. L'addestramento che egli fornì agli statunitensi contribuì di molto alla vittoria finale.[11]

La caduta di Philadelphia[modifica | modifica wikitesto]

Una fase della battaglia a Chew House.

La fine dell'inverno e l'inizio della primavera non registrarono battaglie tra i belligeranti anche se fervevano i preparativi, soprattutto da parte inglese. Dopo il fallimento dell'attacco al forte Ticonderoga, avvenuto alla fine del 1776, il generale Burgoyne era rientrato a Londra accusando dell'insuccesso il governatore del Canada, Guy Carleton, e la sua "colpevole inerzia"; Lord Germain diede ragione a Burgoyne e preparò con lui un piano per dividere in due il fronte ribelle. Per facilitargli il compito, raccolto il consenso necessario del War Office, lo nominò comandante unico e lo inviò in Canada al comando di 6.000 anglo-assiani. Il generale decise di mobilitare anche i nativi e i lealisti canadesi, arrivando a contare circa 10.000 uomini.[12]

Il suo piano prevedeva di discendere il lago Champlain, prendere il forte Ticonderoga e quindi marciare verso la valle dell'Hudson. Nel frattempo il generale Howe avrebbe dovuto risalire il fiume con gli uomini imbarcati per ricongiungersi con Burgoyne. Una terza colonna, composta da 3.000 uomini al comando del colonnello St. Leger, sarebbe partita da Montréal diretta verso Oswego da cui avrebbe sferrato un attacco lungo la valle del Mohawk. Il risultato previsto era quello di chiudere le forze dell'Esercito Continentale fra tre fuochi e conquistare così l'intero New England.[12]

Le forze, 7.000 anglo-assiani e 3.500 volontari, furono pronte alla fine di maggio del 1777 ma Burgoyne, ricalcando la mentalità tipica dei comandanti dell'epoca, decise di partire portandosi tutti i carriaggi e le provviste rallentando così i propri uomini. Il 30 giugno il generale raggiunse il forte Ticonderoga, conquistato il 3 luglio. Il 30 luglio 1777 venne espugnato anche il forte Edward, situato a sud-est. Le premesse per la riuscita del piano sembravano esserci ma, a causa di un'iniziativa personale di William Howe, questo si risolse invece in un fallimento.[12]

Egli lasciò a New York 2.000 uomini al comando del generale Henry Clinton e inviò una lettera a Burgoyne, mai giunta a destinazione, in cui lo informava di non potere risalire l'Hudson. Quindi imbarcò circa 18.000 uomini facendo credere di voler veleggiare verso la Carolina del Sud; in realtà tenne le navi in rada fino alla fine di agosto muovendosi poi verso la baia del Delaware, dove si trova Filadelfia. La sua intenzione era quindi quella di risolvere la guerra con un importante successo morale.[12]

Dall'altra parte Washington si trovava a capo di 11.000 uomini male armati ed addestrati; la situazione era simile a quella di New York e il generale scelse di seguire lo stesso metodo per la difesa: combattere solo lo stretto necessario a salvare l'onore senza impegnare le truppe in uno scontro a campo aperto. Inoltre Washington aveva deciso di affiancare al comando un volontario straniero, il marchese de La Fayette.[12]

Le forze inglesi sbarcarono la prima settimana di settembre. L'11 dello stesso mese l'Esercito Continentale cercò di bloccarne l'avanzata presso il fiume Brandywine, nei pressi dell'odierna cittadina di Chadds Ford. L'attacco inglese per rompere il blocco fu portato su due colonne comandante dai generali von Knyphausen e Cornwallis; le forze al comando del tedesco si lanciarono contro il centro dello schieramento statunitense cercando di spezzarlo mentre quelle del britannico le circondavano utilizzando per la prima volta i fucili "Ferguson" a retrocarica, migliori di quelli statunitensi. Washington e il generale Greene riuscirono a rompere l'accerchiamento mentre una piccola retroguardia comandata da La Fayette, promosso quel giorno generale a soli vent'anni, si occupò di coprire la ritirata. Le perdite statunitensi erano, tra morti e feriti, di circa 700 uomini contro i 500 inglesi, quasi tutti feriti.[12]

Il 22 settembre 1777 Filadelfia cadde in mano inglese. Il contraccolpo psicologico fu notevole e George Washington dovette organizzare il contrattacco per il 4 ottobre. Egli elaborò però un piano che si rivelò troppo difficile da attuare per l'Esercito Continentale: quattro colonne avrebbero infatti dovuto marciare verso la città per poi fuggire, riunirsi nel villaggio di Germantown (oggi parte dell'area urbana) e attaccare poi Filadelfia lasciata sguarnita. Sarebbe stato fondamentale il tempismo tra le colonne ma la prima si attardò, la seconda sbagliò strada incrociando la terza che, scambiatola per il nemico, la bersagliò. Solo la quarta, guidata personalmente da Washington e dal generale Sullivan, rispettò la tabella di marcia ma, giunta vicino a Germantown, si scontrò per ore con le truppe inglesi appostate nella fattoria Chew House, difesa grazie ai muri degli edifici.[12]

Nel frattempo Cornwallis, accortosi dell'accaduto, radunò i suoi uomini e iniziò ad inseguire la quarta colonna. Washington non riuscì, anche a causa della nebbia, ad abbandonare il campo prima dell'attacco e subì una pesante sconfitta (gli statunitensi persero 670 uomini contro 535 inglesi). Il vantaggio avuto a Trenton ed a Princeton era stato vanificato e solo il successo di Gates a Saratoga salvò gli statunitensi dalla sconfitta.[12]

La battaglia di Saratoga[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Saratoga.
Nicholas Herkimer, generale comandante della Tyron County Militia, viene ferito a morte ad Oriskany.

Mentre a sud gli statunitensi erano stati sconfitti, sul fronte settentrionale, dov'erano comandati da Benedict Arnold(che poi tradì gli americani), le cose per loro andavano un po' meglio. Burgoyne aveva infatti commesso l'errore, dopo la conquista di forte Edward, di dirigersi nella valle dell'Hudson attraverso il wilderness, una landa desolata conosciuta bene solo dai volontari nativi che avevano ormai abbandonato il generale inglese; gli uomini, appesantiti da quarantadue cannoni e dai carriaggi, avanzavano nel wilderness con molta fatica coprendo solo cinque o sei chilometri al giorno, perdendo molti carri e allontanandosi dalle basi canadesi.[13]

Gli statunitensi conoscevano meglio la zona e decisero di impegnare gli inglesi con la tattica della guerriglia. Il generale Arnold decise di affidarsi alle truppe di cacciatori facendo attaccare le retrovie e i fianchi inglesi da sentieri poco noti; nel frattempo l'Esercito Continentale erigeva piccoli fortini sulla strada per impegnare le avanguardie di Burgoyne. Intanto era giunto da West Point il polacco Tadeusz Kościuszko, incaricato di allestire un solido sistema difensivo sulla cresta di Bennis Heights, vicino al villaggio di Saratoga. Nel frattempo 7.000 uomini al comando di Horatio Gates erano stati mandati, per ordine di Washington, dal New Jersey verso le Bennis Heights. A causa di questa tattica Burgoyne aveva perso, alla metà di agosto, circa 1.000 uomini che, aggiungendosi alle diserzioni e alle perdite precedenti, riducevano le truppe inglesi a un totale di 7.000 uomini.[13]

Le comunicazioni tra le truppe e la base erano ormai interrotte. Al generale inglese non rimanevano che due possibilità: ritirarsi riattraversando il wilderness con l'inverno alle porte e con la guerriglia statunitense oppure proseguire sperando di ricongiungersi con i rinforzi di Howe e St. Leger. Scelse di avanzare e mandò avanti il colonnello Baum e ottocento uomini nel Vermont con l'ordine di rastrellare i viveri dalle fattorie mentre preparava la partenza. Baum e i suoi soldati vennero però attaccati a Bennington sia dai regolari di John Stark sia dai Green Mountain Boys, il reggimento di fanteria che raggruppava i soldati del Vermont, di Seth Warner. I britannici dovettero così ritornare dal generale con solo duecento effettivi e senza viveri.[13]

Burgoyne si mosse nell'errata convinzione di ricongiungersi con le truppe provenienti da New York e Oswego; in realtà il generale non sapeva che le truppe di Howe non avevano lasciato New York per Saratoga bensì per Filadelfia mentre quelle di St. Leger erano state sconfitte. Il colonnello aveva infatti lasciato Oswego rapidamente ed era avanzato per circa cento chilometri arrivando al forte Schuyler, difeso da meno di duecento statunitensi, lasciando una parte delle truppe ad assediarlo; con le altre raggiunse il 6 luglio 1777 Oriskany, un villaggio sull'omonimo fiume. Qui le truppe di Herkimer prima e di Arnold poi lo attaccarono di sorpresa costringendolo alla ritirata. Durante il ripiegamento raggiunse ancora forte Schuyler e decise di mantenere l'assedio; le truppe indiane e lealiste scelsero tuttavia di abbandonarlo e, alla ripresa degli attacchi statunitensi, ritornò alla base.[13]

Quando a Londra il governo seppe della decisione di Howe di attaccare Filadelfia ordinò subito al generale Clinton, rimasto a New York con 2.000 uomini, di risalire l'Hudson. Il generale eseguì solo in parte l'ordine e, dopo averlo risalito per qualche chilometro, ritornò in città avvertendo Burgoyne di non poter andare in suo aiuto. Il 13 settembre Burgoyne superò Saratoga e marciò verso le Bennis Heights, dove Arnold aveva concentrato 8.000 uomini. Il 19 settembre gli inglesi attaccarono costringendo gli statunitensi a ripiegare senza poter però infliggere un colpo decisivo. Il generale inglese, avvedutosi dell'arrivo dei rinforzi statunitensi comandati da Horatio Gates, si spostò dalle Bennis Heights e concentrò le sue difese sulla fattoria Freeman, una grande tenuta con molti edifici facili da difendere.[13]

Il generale John Burgoyne si arrende ad Horatio Gates, 17 ottobre 1777.

Il 7 ottobre, poiché i viveri cominciavano a scarseggiare, Burgoyne decise di attaccare nuovamente le Bennis Heights. La risposta statunitense fu però molto efficace: i generali Daniel Morgan e Enoch Poor lo attaccarono sui fianchi mentre Arnold riuscì a sfondare il centro dello schieramento nemico. Burgoyne riuscì a sottrarsi alla mossa a tenaglia ed a dirigersi verso Saratoga dove però vi erano le truppe di Gates che lo attaccarono. Le posizioni inglesi caddero una dopo l'altra fino al 17 ottobre quando Burgoyne si arrese con soli 5.000 uomini a sua disposizione. Gli statunitensi erano a capo invece di 16.000 o, secondo altre fonti, 18.000 uomini.[13]

Tutti gli uomini che si erano arresi, compreso il generale inglese, furono rilasciati e imbarcati su navi dirette in patria. La battaglia di Saratoga o le battaglie, secondo la storiografia statunitense che separa gli scontri del 19 settembre da quelli del 7-17 ottobre, ebbe un effetto notevole. Gli statunitensi avevano infatti riunito per la prima volta un numero consistente di uomini e avevano sconfitto gli inglesi in campo aperto. Inoltre caddero a Parigi le ultime resistenze contro l'alleanza franco-statunitense che venne ratificata il 6 febbraio 1778.[13]

Nel gennaio del 1778 William Howe lasciò, da vincitore, il comando dell'Esercito Britannico negli Stati Uniti e ritornò in patria, come già aveva fatto John Burgoyne, seppur da sconfitto.[13]Dopo questa guerra, giunsero in aiuto degli americani anche gli eserciti francesi,spagnoli e olandesi, poiché potevano indebolire la Gran Bretagna che a quei tempi era diventata la prima potenza mondiale dopo la vittoria contro la Francia.


La Francia entra in guerra[modifica | modifica wikitesto]

La notizia della vittoria di Saratoga giunse in Francia ai primi di dicembre del 1777. Il 12 dicembre il ministro degli esteri francese, Charles Gravier conte di Vergennes, convocò segretamente Franklin e gli altri diplomatici statunitensi per iniziare a discutere dell'alleanza, perfezionata nei mesi seguenti. I negoziati terminarono il 6 febbraio 1778 quando fu firmato il "Trattato di amicizia e di alleanza" tra la Repubblica degli Stati Uniti d'America ed il Regno di Francia; nel testo i francesi garantivano «pieno appoggio per mare e per terra» mentre gli statunitensi si impegnavano a «non concludere una pace separata con la Gran Bretagna».[14]

Come risposta il governo inglese varò lo stesso giorno il cosiddetto "Piano di riconciliazione" per cui le colonie avrebbero ottenuto la massima autorità governativa a patto di riconoscere il re d'Inghilterra come proprio sovrano. La proposta venne tuttavia declinata in quanto gli Stati Uniti godevano ormai dell'appoggio di un potente alleato e potevano quindi opporsi alla madrepatria senza correre il rischio della capitolazione.[14]

Il conte di Vergennes, principale sostenitore francese dell'alleanza.

La firma del trattato richiese, a monte, un lungo lavoro diplomatico di Franklin che trovò un alleato nel conte di Vergennes già dal 1775 quando questi inviò a Londra come agente il noto drammaturgo Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais. Egli riferì al suo superiori pareri in favore dei rivoltosi così Gravier, ottenuto un finanziamento dall'economista Anne Robert Jacques Turgot, fondò la Compagnia Rodrigo Hortalez & C per l'esportazione di merci varie in America, affidata a Beaumarchais, con cui inviare armi ai rivoltosi. I prodotti inviati calarono in seguito alla caduta di New York ma furono nuovamente ripristinati dopo le vittorie di Trenton, Princeton e Saratoga.[14]

Quando il 12 dicembre 1777 Gravier convocò Franklin per ratificare l'alleanza trovò molti oppositori nell'ambiente di corte. Questi erano sostanzialmente rappresentati dai conservatori e da Jacques Necker, il successore di Turgot, conscio delle difficoltà economiche del Regno di Francia; lo stesso Luigi XVI si dimostrò indeciso ma Gravier riuscì alla fine a convincerlo a firmare il trattato.[14]

Ratificata l'alleanza si mobilitò subito un corpo di spedizione, furono aumentati i rifornimenti all'Esercito Continentale, iniziarono i colloqui per estendere l'alleanza al Regno di Spagna e alla Repubblica delle Sette Province Unite (gli odierni Paesi Bassi) e fu ordinato a Charles Henri d'Estaing di scortare negli Stati Uniti il primo ambasciatore francese. Nel frattempo gli inglesi dovettero invece far fronte alle dimissioni di William Howe, sostituito da Henry Clinton.[14]

La riorganizzazione invernale[modifica | modifica wikitesto]

La ricostruzione di una delle capanne di Valley Forge.

Dopo la sconfitta subita a Filadelfia, Washington si ritirò negli accampamenti invernali della Pennsylvania, a Valley Forge, dove venne raggiunto da von Steuben nel febbraio del 1778. Il luogo sorgeva su una specie di altopiano e si presentava facile da difendere anche se era battuto dalla neve e mancava di risorse; qui vi arrivò un Esercito Continentale allo stremo con poche armi e munizioni di pessima qualità, senza viveri, legname, vestiti, tende e foraggio.[15]

In questa situazione il barone prussiano si incaricò di formare i soldati e gli ufficiali dell'Esercito Continentale, oltre a dotarli di un preciso regolamento, il Regulation for the Order and Discipline of the Troops of the United States, rimasto in vigore per decenni; l'addestramento partì da zero e von Steuben insegnò agli uomini a rimanere in riga, marciare, eseguire gli ordini, appostarsi, defilarsi, sfruttare il terreno, avanzare e retrocedere in ordine, fare quadrato, concentrare il fuoco e usare la baionetta. Parallelamente si occupò di addestrare anche gli ufficiali per prepararli al comando. Quando terminò l'inverno, Washington si trovò a poter disporre di 11.000 soldati addestrati quanto quelli dell'Esercito Britannico.[15]

In primavera giunsero sul suolo statunitense anche i primi rifornimenti francesi. Con l'intervento del Regno di Francia il War Office di Londra si trovò costretto a cambiare tattica e ordinò a Clinton di sgomberare Filadelfia per ripiegare su New York e, eventualmente, su Newport, base delle operazioni inglesi. Le intenzioni di Londra erano di sbarcare in Georgia e in Carolina del Sud per tagliare in due gli Stati Uniti ed occuparli come già aveva tentato Burgoyne a nord. Quando Clinton ricevette l'ordine a fine maggio, scoppiarono però le ostilità marittime tra Regno di Francia e Regno Unito: il 17 giugno infatti la fregata Belle-Poule si scontrò, pattugliando la Manica, con l'Arethusa e la disalberò aprendo così ufficialmente la guerra sul mare tra i due Stati.[15]

La fine del 1778[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 giugno, all'indomani dello scontro tra la Belle-Poule e l'Arethusa, le truppe di Clinton lasciarono Filadelfia dirigendosi verso New York; la colonna, lunga venti chilometri, era costituita dall'avanguardia seguita dai carriaggi e dalla forza principale, protetta da una retroguardia di 8.000 uomini. La marcia procedeva lentamente a causa delle vettovaglie e del caldo di giugno che fece molte vittime tra le file inglesi e andava avanti di circa dieci chilometri al giorno.[16]

Washington cercò di sfruttare la lentezza inglese e, nonostante le sue truppe fossero in Pennsylvania, sapeva che avrebbero potuto raggiungere Clinton se avessero attraversato a tappe forzate il New Jersey. Per agevolare le operazioni divise i suoi 11.000 uomini in due colonne: 6.000 soldati sotto il suo comando e 5.000, come avanguardia, al comando del generale Lee. Il 28 giugno le truppe raggiunsero Clinton presso il villaggio di Monmouth – l'odierna Freehold – quando questi era ancora lontano da New York.[16]

Quando Lee raggiunse la retroguardia nemica partì subito all'attacco. La difesa inglese si rivelò organizzata e il primo attacco fu bloccato; Lee ordinò allora di ritirarsi e molti soldati, impauriti dalla manovra, sbandarono o fuggirono. Quando sopraggiunse Washington dovette prima raccogliere e riorganizzare gli sbandati e solo dopo poté attaccare. Nel frattempo Clinton aveva schierato in assetto da combattimento sia la retroguardia, sulla destra, sia la forza principale, sulla sinistra e Washington dovette ritirarsi per evitare l'accerchiamento. La manovra fu effettuata senza problemi utilizzando anche vari contrattacchi per coprire le forze che si stavano ritirando e alla fine gli statunitensi lasciarono sul campo 360 uomini contro i 415 inglesi senza però ostacolare Clinton.[16]

A seguito della sconfitta subita – anche se molte fonti statunitensi indicano Monmouth come vittoria strategica – Lee venne deferito alla corte marziale dallo stesso Washington. Il generale si difese dapprima sostenendo di avere confuso la retroguardia nemica con la forza principale e successivamente accusando lo stesso Washington di averlo offeso con bestemmie, cosa molto grave nell'America puritana. Molti proposero di sostituire il comandante in capo con Horatio Gates, il vincitore di Saratoga, ma queste intenzioni furono bloccate dalla cosiddetta "congiura Conway", un piano di Thomas Conway per destituire Washington sulla cui credibilità dibattono ancora oggi molti storici. Gli stessi Hamilton e Arnold, figure di spicco dell'Esercito Continentale, avevano ormai rapporti molto tesi col comandante e solo von Steuben e La Fayette gli rimanevano ancora completamente fedeli.[16]

Il 7 luglio[17] giunse a Filadelfia il conte d'Estaing, salpato il 18 aprile[18] da Tolone, e con lui l'ambasciatore e i rifornimenti francesi. Con l'arrivo del conte gli Stati Uniti si trovavano ad avere per la prima volta una flotta competitiva da opporre a quella inglese.[16]

L'attacco inglese a Savannah.

L'arrivo francese non migliorò al momento la situazione e nel novembre del 1778 Clinton sbarcò in Georgia 6.000 uomini che conquistarono subito la città di Savannah. Dopo aver occupato la città le truppe si mossero verso ovest e verso nord e, aiutate da Clinton giunto in città con 3.000 soldati di rinforzo, iniziarono a minacciare la Carolina del Sud. Quando il generale giunse in città si occupò di organizzare i numerosi lealisti e di insediare un governo collaborazionista che proclamò il distacco della Georgia dagli Stati Uniti. Grazie al loro aiuto poté procedere ad occupare lo Stato a macchia d'olio inviando truppe fino al confine occidentale e fino ad Augusta, conquistata nel gennaio del 1779. Nel frattempo gli Stati Uniti fortificavano Charleston, all'epoca capitale della Carolina del Sud, preparandosi all'imminente attacco.[16]

Washington, pur essendo a conoscenza della delicata situazione del meridione, non poteva inviare rinforzi sia per le eccessive distanze sia perché gli uomini che aveva a disposizione erano sufficienti solo a fronteggiare gli inglesi di New York e Newport, posta nel frattempo sotto assedio, e a sorvegliare la frontiera canadese. Il generale decise allora di ritornare agli accampamenti invernali dove continuava il lavoro di von Steuben aspettando che anche il Regno di Spagna firmasse l'alleanza anti-inglese.[16]

La guerra tra nativi e coloni[modifica | modifica wikitesto]

La marcia di Clark verso Vincennes.

Tra la fine del 1778 e l'inizio del 1779 si riacutizzarono gli antichi contrasti tra i nativi dell'ovest ed i coloni. Le prime lotte risalivano infatti già all'arrivo degli europei che cercarono di impossessarsi delle vaste terre dove vivevano gli "indiani" e di convertirli forzatamente alla religione puritana. Per evitare di essere assoggettate molte tribù emigrarono, volontariamente o costrette dai coloni, verso nord e verso ovest; gli europei continuarono tuttavia a spingerle verso l'interno utilizzando spesso anche metodi considerati sleali, come quello del whisky, che poteva abbrutire interi villaggi. La richiesta di terra aumentò nel corso degli anni tanto che questioni territoriali furono alla base della guerra dei sette anni; terminato il conflitto il Regno Unito riservò il territorio ad ovest degli Allegani ai nativi. Il provvedimento non fermò l'emigrazione dei coloni che si insediarono in Kentucky, Ohio ed Illinois dando vita a numerosi e reciproci atti di intolleranza e violenza.[19]

Gli inglesi erano a conoscenza di questa situazione e cercarono di sfruttarla a proprio vantaggio. Come prima cosa non combatterono mai apertamente contro i nativi ma cercarono invece di inquadrarli nell'Esercito Britannico tanto che Joseph Brant arrivò ad avere il grado di colonnello. Secondariamente, allo scoppio della guerra, molti lealisti li armarono e prepararono per combattere il nemico comune.[19]

Il forte Sackville si arrende a Clark.

I coloni dell'Ohio e dell'Illinois furono sconfitti senza problemi. Nel Kentucky invece essi riuscirono ad organizzare una resistenza grazie a George Rogers Clark che riuscì, nell'estate del 1778, a raccogliere 175 volontari. Alla loro guida, aggirando le linee nemiche, catturò il 4 luglio Kaskaskia e il 9 la piazzaforte inglese di Vincennes. che garantiva il controllo di buona parte dell'Illinois. Per migliorare la situazione Clark strinse delle alleanze con due tribù indiane della zona e con i coloni di origine francese, in nome del patto tra le due nazioni. Tuttavia i lealisti controllavano ancora Detroit e poterono così riprendere Vincennes in dicembre. La situazione, per i coloni, era peggiorata perché non avevano più il controllo della zona ed erano in inferiorità numerica (1.000 uomini contro 5.000).[19]

Clark ovviò all'inferiorità numerica effettuando una mossa a sorpresa: scelse di attaccare in febbraio, quando solitamente gli eserciti erano ritirati negli accampamenti invernali. Radunati 127 volontari, in buona parte francesi, puntò subito verso Vincennes coprendo trecento chilometri tra paludi e fiumi ghiacciati in circa tre settimane. Quandò vi arrivò il 25 febbraio colse di sorpresa la guarnigione inglese facendola capitolare. Clark, a causa del freddo e dei mancati rifornimenti, non puntò su Detroit e si dovette fermare; i lealisti si poterono così riorganizzare e rioccuparono la piazzaforte nell'estate dello stesso anno.[19]

Gli attacchi dall'ovest continuarono ma, nonostante la ferocia mostrata dai nativi, gli "uomini della frontiera", com'erano chiamati i coloni locali, resistettero e ben prestò tutto sfociò in una serie di scontri isolati senza nessuna battaglia di sfondamento. Se sul fronte militare furono operazioni marginali queste ebbero notevole peso in chiave storica: i massacri e le ruberie commesse dai nativi in questo periodo fornirono il pretesto al genocidio che gli statunitensi perpetrarono nell'ottocento.[19]

L'assedio di New York e il teatro meridionale[modifica | modifica wikitesto]

La morte di von Kalb a Camden.

Dopo la battaglia di Monmouth, Washington schierò le sue truppe attorno a New York piazzandosi tra White Plains, Stony Point e West Point, fortificata da Kościuszko. L'autunno e l'inverno del 1778 e la primavera del 1779 non portarono novità sul fronte bellico se non, il 9 maggio del 1779, l'adesione del Regno di Spagna all'alleanza franco-statunitense. Il I giugno 1779 un distaccamento inglese uscì dalla città ed attaccò Stony Point sconfiggendo la guarnigione statunitense; una seconda colonna si diresse invece verso West Point. Il 15 luglio la posizione venne riconquistata dall'Esercito Continentale guidato dal generale Wayne: egli si portò con 1.350 uomini davanti alla posizione e, dopo aver lanciato un attacco diversivo, la conquistò con un assalto alla baionetta, il primo statunitense della guerra (gli statunitensi persero solamente quindici uomini, gli inglesi sessantatré come morti e 543 come prigionieri). La posizione dovette tuttavia essere abbandonata il 18 luglio quando rischiò di essere accerchiata dalle truppe inglesi che ritornavano da West Point senza averla attaccata. Nel frattempo Clinton aveva incominciato i preparativi per conquistare la Carolina del Sud e Charleston, la sua capitale.[20]

L'autunno del 1779 non portò a scontri importanti ma in dicembre, mentre Washington stava ritirandosi nei quartieri invernali, Clinton attaccò. Il 26 dicembre 16.000 anglo-assiani mossero da Savannah con 2.000 carri e 500 cannoni. Il 10 marzo 1780 le avanguardie avvistarono Charleston, posta sotto assedio il 20 marzo. L'assedio durò circa due mesi senza che Washington potesse inviare aiuti dal nord; Clinton risparmiò i suoi uomini, lasciò che i difensori sprecassero munizioni sparando contro le sue forze ben appostate e, in maggio, dopo aver concentrato tutte le artiglierie davanti al forte Sullivan, chiave delle difese, passò all'attacco. Il cannoneggiamento fu molto efficace e il forte dovette capitolare; il 23 maggio, giorno successivo alla resa del forte, la bandiera inglese fu issata in città. Le perdite furono molto alte: 6.000 statunitensi, inclusi sette generali, 8.000 fucili e trecento cannoni furono catturati da Clinton.[20]

La conquista della città aprì ai britannici le porte dell'intera Carolina del Sud e, in prospettiva, anche della Carolina del Nord. In caso di manovra tempestiva da parte di Clinton l'Esercito Continentale sarebbe stato schiacciato tra le forze della Carolina e quelle di New York ma il generale preferì lasciare il comando a Lord Cornwallis ritornando sul teatro settentrionale. Il 12 giugno Rochambeau sbarcò alle foci del Delaware con 5.000 soldati regolari pronti per essere impiegati a fianco dell'Esercito Continentale; le forze del francese, accorpate a quelle di La Fayette, erano numericamente inferiori ma qualitativamente superiori a quelle locali.[20]

Le forze di Rochambeau occuparono subito Newport e vi si insediarono. Come risposta Cornwallis riprese, al comando di 2.200 uomini, l'avanzata verso nord. Washington riuscì a raccogliere 4.000 uomini, in parte "regolari" addestrati da von Steuben e comandati dal suo luogotenente Johann von Kalb e in parte miliziani affidati al diretto comando di Gates. Le due forze si scontrarono il 16 agosto a Sanders Creek, nei pressi della città di Camden Von Kalb venne colpito a morte così la forza principale di Gates si trovò senza comandante mentre i miliziani sbandavano. Il generale statunitense fu obbligato ad ordinare la fuga lasciando sul campo 2.000 tra morti, feriti e prigionieri contro i 325 inglesi.[20] Importante per la vittoria fu la carica della "Legione Britannica", guidata dal temibile, per ferocia ed efficacia, tenente colonnello Banastre Tarleton, resosi già protagonista nella controversa battaglia delle Waxhaws, combattuta successivamente alla caduta di Charleston.

Washington destituì immediatamente Gates e lo sostituì con Nathanael Greene, distintosi sia nelle vittorie di Trenton e Princeton sia nelle sconfitte di Brandywine e Germantown. Fu proprio Nathanael Greene che riuscì a riorganizzare l'Esercito Continentale nel teatro meridionale anche se nel frattempo Charles Cornwallis riprese la sua avanzata verso la Carolina del Nord.[20]

Battaglia delle Waxhaws[modifica | modifica wikitesto]

Un'incisione della battaglia, o massacro, delle Waxhaws.

Una delle pagine più controverse della guerra fu la battaglia, chiamata anche massacro, delle Waxhaws, una zona di confine tra la Carolina del Nord e quella del Sud. Lo scontro in questione avvenne il 29 maggio del 1780, nel territorio dell'odierna contea di Lancaster, tra le forze del ribelle Abraham Buford e quelle del tenente colonnello Banastre Tarleton, al comando del 17o Reggimento dragoni leggeri "Duca di Cambridge" e della "Legione Britannica", una forza volontaria mista di fanteria e cavalleria (dragoni).

Le forze di Buford, composte dal 3º Distaccamento "Virginia" (formato a sua volta dal 7o e dal 2o Reggimento fanteria "Virginia" e da un distaccamento di artiglieria) si erano mosse per essere impegnate a Charleston, caduta però mentre le forze erano ancora in marcia. Nel frattempo Tarleton venne a sapere che il governatore della Carolina del Sud, John Rutledge, viaggiava con Buford e decise quindi di muovere contro lo statunitense per catturare il politico.

Il 29 maggio Tarleton e Buford si scontrarono ma Rutledge non era presente in quanto decise di seguire un distaccamento separato. Il tenente colonnello inviò a Buford un messaggero, il capitano David Kinlock, chiedendogli la resa e, per spaventarlo, esagerando la consistenza delle sue truppe (nella lettera indicava 700 uomini mentre in realtà era al comando di 270 soldati). Buford rispose invece che si sarebbe difeso fino all'estrema conseguenza. Tarleton allora caricò; lo statunitense diede ordine di sparare quando i cavalieri erano a dieci iarde (circa nove metri) ma questo si rivelò inutile per fermarli. La vittoria inglese fu netta.

Le controversie riguardano la fase finale della battaglia quando, dopo la rottura delle linee di Buford, i cavalieri inglesi massacrarono con le sciabole i virginiani che si erano arresi. L'aiutante di Buford Henry Bowyer sostenne che gli statunitensi avevano issato una bandiera bianca ma il tenente colonnello la ignorò; l'aiutante chirurgo inglese Robert Brownfield scrisse invece:

«[...] Tarleton, con i suoi crudeli mirmidoni, era tra loro quando cominciò una scena di indiscriminata carneficina, mai sorpassata dalle crudeli atrocità dei selvaggi barbari [...]»[21]

Lo stesso tenente colonnello ammise che i suoi uomini, vedendolo cadere col suo cavallo colpito da uno sparo, lo credettero morto e si lasciarono andare ad "una vendicativa asperità non facilmente placabile"[22]

È tuttavia importante precisare che i britannici trattarono con eguale umanità i feriti di entrambe le parti e, la mattina successiva, gli ufficiali e i soldati statunitensi incapaci di camminare furono rilasciati sulla parola e portati in una piantagione vicina dove vennero raggiunti e assistiti da alcuni chirurghi di Camden e Charlotte.

La "Legione Britannica" di Tarleton[modifica | modifica wikitesto]

Questa unità militare, composta da fanti e dragoni lealisti, conosciuti anche come "Dragoni di Tarleton", "Razziatori di Tarleton"[23] o "Dragoni verdi" a causa delle divise, ricoprì un ruolo importante nel teatro meridionale della guerra. Nacque nel luglio del 1778 a New York; il reggimento venne ricostituito con lealisti caledoniani, sotto il comando di Lord William Cathcart e, in campo, di Banastre Tarleton.

L'azione più famosa della Legione fu la battaglia delle Waxhaws, conclusasi con una netta affermazione inglese. Dalla metà del 1781 quest'unità fu tuttavia impiegata per compiere razzie nel sud-est della Virginia; nonostante queste non influirono sull'esito della guerra si conclusero tutte con risultati positivi.

I dragoni della contea di Bucks furono aggregati a questa unità nella campagna del 1780 prima di essere completamente assorbiti dalla stessa nel 1782. Il 7 marzo 1781 l'unità fu inserita nell'Establishment Americano, comando che raggruppava cinque reggimenti di volontari, come 5º Reggimento "Americano" passando poi all'Establishment Britannico il 25 dicembre 1782.

Tarleton comandò anche un'altra unità di cavalleria parallelamente alla Legione: il 17º Reggimento dragoni leggeri "Duca di Cambridge". Con questi si distinse soprattutto nella vittoria di Camden ma anche in altre battaglie del teatro meridionale.

Il tradimento di Arnold[modifica | modifica wikitesto]

Al termine del 1780 un altro problema colpì gli statunitensi: Benedict Arnold, uno dei generali dell'Esercito Continentale, passò al nemico. Egli si era arruolato nel 1775, agli inizi della guerra, nominandosi colonnello; secondo i suoi contemporanei non aveva affatto preparazione militare ma era coraggioso e dotato di "un naturale talento tattico". Washington intuì che sarebbe stato utile per la guerriglia e lo schierò a nord dove si mise in luce contro Burgoyne. Tuttavia egli non era veramente interessato all'indipendenza degli Stati Uniti ma puntava soprattutto all'arricchimento. Washington, capite le vere intenzioni dell'uomo, lo intralciò nella promozione a generale: dopo la battaglia di Saratoga, dove Arnold aveva avuto un ruolo di primaria importanza, il comandante in capo statunitense attribuì tutto il merito della vittoria a Gates e, solo dopo le violente proteste di Arnold nel 1778 gli concesse di divenire il governatore di Filadelfia. A causa dei furti probabilmente perpetrati da Arnold in città Washington fu obbligato a trasferirlo, nel 1779, a West Point, uno dei capisaldi dell'accerchiamento di New York, provocando però il rancore dell'uomo che considerava la carica poco importante.[24]

Verso la fine del 1780 alcuni soldati statunitensi fermarono un uomo in borghese che stava cercando di ritornare nella città di New York, occupata dagli inglesi. Questi, interrogato, ammise di essere il maggiore John André e di essersi accordato con Arnold affinché West Point fosse venduta per 20.000 sterline. Washington decise di punire entrambi gli implicati nella vicenda ma, mentre André fu catturato e condannato all'impiccagione, Arnold riuscì a riparare in città e ottenne da Clinton la nomina a maggior generale, cosa che gli permise di comandare un reparto composto da lealisti.[24]

L'impiccagione del maggiore John André.

Il morale dell'Esercito Continentale crollò. Nel gennaio del 1781, in Pennsylvania, si verificò la ribellione di alcuni reparti che non ricevevano i viveri e le paghe. Washington riuscì, in parte grazie al suo carisma e alla promessa dei pagamenti, in parte grazie alla durezza con cui represse il sollevamento, a calmare le acque. In febbraio cadde però la Carolina del Nord, completamente occupata da Cornwallis, e iniziò a subire l'invasione anche la Virginia. La nomina di Greene portò comunque i primi risultati positivi per gli statunitensi sul fronte meridionale: i suoi attacchi, supportati dalle sortite dei generali Sumter e Marion, provocarono molte vittime nelle file inglesi. La vittoria più importante degli statunitensi in questo periodo fu quella di Kings Mountain in cui vennero uccisi o catturati circa 1.000 britannici, tra i quali Patrick Ferguson, l'inventore del primo fucile a retrocarica. Nonostante le perdite Cornwallis rimaneva a capo di 8.000 uomini contro i circa 4.000 di Greene.[24]

Charles Cornwallis scrisse a Clinton delle lettere in cui chiedeva ingenti rinforzi in modo da rendere facile la riconquista inglese tramite un'avanzata da sud. Il comandante in capo, nonostante avesse a New York una superiorità numerica schiacciante (per ogni assediante statunitense vi erano circa due difensori inglesi) gli inviò solo due reparti di lealisti: 2.400 comandati dal generale Phillips e 1.600 da Arnold nel marzo del 1781. Il primo a sbarcare, nel nord della Virginia, fu l'ex generale statunitense che cercò subito di ricongiungersi con Cornwallis conquistando ciò che trovava sul suo cammino: Arnold fece in modo che gli inglesi al suo comando operassero con le tattiche della guerriglia e questo mise in grave difficoltà gli statunitensi, anche perché il generale, oltre a fare terra bruciata, compiva molto spesso atti di ferocia nei confronti di chi si arrendeva. Cornwallis, deluso dai rinforzi che non gli garantivano il controllo di tutta la Carolina del Nord, iniziò a pensare alla ritirata in una piazzaforte, possibilmente situata sulla costa.[24]

Nello schieramento franco-statunitense vi era una discussione tra Washington e Rochambeau: lo statunitense sosteneva che prima bisognava liberare New York e poi attaccare Cornwallis mentre il francese era favorevole ad un attacco diretto contro quest'ultimo. Nel frattempo, il 22 marzo, l'ammiraglio de Grasse partì per le Antille dove avrebbe recuperato 3.000 regolari francesi.[24]

La battaglia di Yorktown[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Yorktown.
La resa del generale Cornwallis a Yorktown.

Clinton, preoccupato per lo stato d'assedio di New York, ordinò a Cornwallis, l'11 giugno del 1781, di mandare in città 3.000 uomini. Sconfitto per la seconda volta La Fayette il generale obbedì inviandone 2.800, arrivati in città il 19 agosto, ma rimanendo con appena 9.000 uomini in Virginia. Sapendo di non essere in condizione né di attaccare né di potersi difendere Cornwallis ordinò di ritirarsi a Yorktown, nella baia di Chesapeake, alla metà di luglio. In agosto giunsero i rinforzi francesi, in tutto 3.200 uomini, recuperati dall'ammiraglio francese de Grasse nelle Antille; grazie al loro arrivo le forze franco-statunitensi constavano di 26.000 uomini, 9.000 francesi e 17.000 statunitensi circa (di questi 2.000 erano miliziani e 15.000 regolari addestrati da von Steuben). Inoltre giunse anche nella baia la flotta dell'altro ammiraglio francese, Jacques-Melchior Saint-Laurent, Conte di Barras, salpato da Newport, nel Rhode Island, con un prezioso carico di materiale ed attrezzature indispensabili per l'assedio di Yorktown.[25] Washington decise di mantenere 3.000 uomini a New York e di spostare in segreto gli altri, a cominciare dalla metà di agosto, verso il teatro meridionale. Nel frattempo l'ammiraglio de Grasse sconfisse il collega inglese Graves al largo della baia di Chesapeake, assicurandosi la supremazia marittima per l'assedio di Yorktown.[26]

All'epoca la città di Yorktown era un piccolo villaggio fortificato sito sulla sponda destra dello York River. Frontalmente alla città vi era invece, in una posizione meglio difendibile, la fortezza di Gloucester, dove Cornwallis, confidando nella supremazia marittima, mandò solo una piccola guarnigione. Le fortificazioni del villaggio si presentavano su tre linee: quella esterna che copriva la zona sud-orientale, quella mediana che cingeva incompletamente la città e quella più interna, sita a soli 600 metri dalla costa, che la chiudeva.[27]

La squadra di de Grasse, che bloccò la Chesapeake Bay.

Il generale, dopo essersi insediato in città, ordinò di compiere i lavori di manutenzione alle fortificazioni, senza però completarle. Nel frattempo Washington e Rochambeau si riunirono il 28 settembre a Williamsburg muovendosi poi per accerchiare Yorktown con 16.645 uomini (8.845 statunitensi e 7.800 francesi). L'ala sinistra, dislocata lungo tre chilometri, era comandata da Rochambeau. Al centro si trovavano l'artiglieria francese, le truppe appiedate del generale Lincoln, l'artiglieria statunitense comandata da Henry Knox, la fanteria di La Fayette e quella di Washington. Chiudevano lo schieramento, come ala destra, i 4.000 uomini del generale von Steuben. Visto lo schieramento nemico Cornwallis ordinò di ripiegare nella cerchia intermedia e gli assedianti poterono così costituire una linea a seicento metri dai difensori.[27]

Il 9 ottobre cominciò il primo cannoneggiamento, portato avanti dagli statunitensi. Il giorno successivo l'artiglieria francese si sostituì a quella statunitense continuando l'attacco. Grazie alla copertura gli assedianti riuscirono ad erigere una nuova linea a soli trecento metri dalle difese costringendo Lord Cornwallis a ritirarsi nel ridotto centrale, troppo piccolo per difendere tutti i soldati inglesi (racconta un testimone che «...ogni palla di cannone colpiva per forza qualcosa.»). Il 13 ottobre caddero i due fortini che Cornwallis aveva scelto come avamposti e, il 14, 400 uomini inviati dal generale inglese per contrattaccare vennero respinti subendo circa centoventi perdite. Nella notte Cornwallis cercò di riparare a Gloucester ma sia la presenza della flotta di de Grasse sia una tempesta bloccarono la traversata del fiume York. Il 17 ottobre Cornwallis si arrese anche se formalmente la dichiarazione di resa venne firmata solo il 19.[27]

Le truppe franco-statunitensi ebbero 75 morti e 199 feriti contro i 156 morti, 326 feriti e 8.077 prigionieri inglesi. Anche se ci furono ancora battaglie successive a Yorktown il successo segnò di fatto la vittoria statunitense della guerra.[27]

La fine delle ostilità[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la battaglia di Yorktown la situazione vedeva avvantaggiati gli inglesi a nord e ad ovest mentre gli statunitensi erano in vantaggio a sud. New York era protetta da 20.000 uomini ai comandi di Clinton, appoggiati da venti navi di linea, mentre la frontiera canadese contava 5.000 difensori protetti da un sistema di fortificazioni. Il fianco occidentale vedeva gli inglesi e i lealisti occupare l'Illinois controllando Detroit e Vincennes con 4.000 uomini, appoggiati dai nativi. A sud invece il generale Greene, dopo aver riunito 7.000 uomini, aveva sconfitto l'8 settembre a Eutaw Springs (Carolina del Sud) i britannici proseguendo la riconquista della Carolina del Nord, della Carolina del Sud e della Georgia. Nelle mani inglesi rimasero solo le città fortificate di Charleston e Savannah.[28]

Tatticamente la guerra poteva essere rimessa in discussione da parte inglese ma il fronte interno del paese cedette. Gli effetti della guerra sull'economia erano stati disastrosi e l'opinione pubblica, cui erano state promesse facili vittorie, dovette scontrarsi con la realtà che faceva registrare pesanti sconfitte. Molti politici iniziarono a credere che, poiché l'Esercito Continentale era ormai appoggiato dalla maggior parte della popolazione, sarebbe stato impossibile mantenere il controllo degli Stati Uniti con la forza. Inoltre l'intervento della Spagna e del Regno di Francia avrebbe potuto togliere il controllo dei mari al Regno Unito. Gli scontri sul continente così terminarono mentre continuarono quelli sul mare, dove vinsero gli inglesi. Nell'estate del 1782 cessarono de facto le ostilità anche se si dovette attendere il 3 settembre 1783 per la firma del trattato di Parigi.[28]

La guerra per mare[modifica | modifica wikitesto]

« Il marchese de Lafayette avrà il piacere di comunicare le seguenti idee generali al conte di Rochambeau e al cavaliere de Ternay quali opinioni del sottoscritto:

1. In qualsiasi operazione e in qualsiasi circostanza una decisiva superiorità navale deve essere considerata come un principio fondamentale e la base dalla quale ogni speranza di successo deve, in definitiva, dipendere »

(Da Memorandum per concertare un piano d'operazione con l'esercito francese, 15 luglio 1780, scritto da George Washington, citato da T.A. Mahan, op. cit. Cap X, pag. 413)

Quando scoppiò la guerra la marina francese aveva ottanta navi di linea e la Spagna circa sessanta a cui la Royal Navy ne poteva opporre circa centocinquanta di linea e 228 totali.[29] La marina britannica era quindi la più potente del globo, non tanto per numero di navi (quella francese ne aveva tecnicamente migliori), ma per la preparazione tecnica degli equipaggi e dei comandanti, a tutti i livelli. Fino all'intervento della Francia nel 1778 i coloni furono costretti ad operare solo con la guerra di corsa cercando di molestare il traffico mercantile britannico senza essere in grado di arrecare danno alla marina militare. Con l'intervento francese le cose cambiarono radicalmente poiché la flotta francese, potente quanto quella inglese, poteva impegnare anche la Royal Navy su tutti i fronti. L'impegno francese, al quale successivamente si aggiunse quello spagnolo, costrinse la flotta britannica sulla difensiva in Europa ed in India mentre la flotta francese, in alcune occasioni, ebbe la possibilità di ottenere la superiorità marittima su quella avversaria nelle Indie Occidentali. Fondamentale fu l'appoggio della flotta per la caduta di Yorktown, che segnò il giro di boa della guerra.

La guerra di corsa degli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Prima che la guerra scoppiasse la Royal Navy era trascurata, dopo la serie di costruzioni navali affrettate e di scarsa qualità avvenuta nel corso della guerra dei sette anni, tanto che una stima porta solo a trentanove le navi pronte all'azione nel corso del primo anno di guerra. Sebbene il Primo lord dell'ammiragliato, Lord Sandwich, avesse progetti ambiziosi per il potenziamento della flotta, non era stato possibile svilupparli prima della guerra e ciò portò i comandanti sul suolo americano a non avere sufficienti navi per controllare la lunga linea costiera. Per questo motivo nel corso dei primi tre anni di guerra la flotta britannica fu usata principalmente per appoggiare le operazioni terrestri dei generali Gage e Howe, impegnati nell'assedio di Boston, trasferendo rifornimenti all'esercito ed alle brigate navali.

In altri punti della costa la marina britannica fu utilizzata per spedizioni punitive contro le città costiere come l'incendio di Falmouth (Portland) nell'ottobre del 1775, che ebbe come unico risultato l'esasperazione del nemico o l'attacco inconcludente contro Charleston nel giugno del 1776. La flotta risultò completamente impotente anche per bloccare le molte città portuali in cui potevano fare base i corsari e, per questo motivo, il commercio britannico soffrì notevolmente e si dovette, come contromisura, far muovere le navi in convoglio anche sulle coste irlandesi.

I coloni americani non avevano navi di linea e per attaccare le navi britanniche dovevano affidarsi alla guerra di corsa. Il 23 marzo 1776, alcuni mesi prima della Dichiarazione d'indipendenza, il congresso emanò varie lettere di corsa. Durante la guerra furono catturate circa 600 navi britanniche anche se i corsari non erano sempre legati direttamente alla causa statunitense e le prede spesso erano vendute al miglior offerente (in questo modo i britannici ricomprarono molti carichi catturati).

Il Congresso autorizzò anche la creazione di una piccola marina da guerra, la Marina Continentale, il 13 ottobre 1775. La Marina Continentale non varò alcuna nave di linea e le piccole navi, prevalentemente fregate, erano usate principalmente per azioni di disturbo contro il commercio. Il 22 dicembre 1775 Esek Hopkins fu nominato comandante in capo della marina. Con la sua piccola flotta Hopkins guidò la prima azione navale rilevante della Marina Continentale all'inizio di marzo del 1776, contro Nassau nelle Bahamas, dove erano accumulate grosse scorte di polvere da sparo. Il 6 aprile 1776 la squadra si scontrò senza successo con la nave da 20 cannoni HMS Glasgow, nella prima battaglia navale della Marina Continentale.

Il capitano John Paul Jones ben presto emerse come il più conosciuto protagonista americano della guerra navale, catturando la HMS Drake il 24 aprile 1778, la prima vittoria di una nave militare americana in acque britanniche. Nello stesso anno Jones guidò un'incursione contro il porto di Whitehaven in Cumbria. Questa azione causò un'ondata d'isterismo in Inghilterra poiché mostrava una debolezza delle difese che avrebbe potuto essere sfruttata da altre potenze come la Francia o la Spagna. Jones catturò anche la HMS Seraphis il 23 settembre 1779, quando era al comando della USS Bonhomme Richard.

La guerra marittima tra Francia e Regno Unito[modifica | modifica wikitesto]

Il Regno di Francia dichiarò guerra al Regno Unito nel febbraio del 1778 e già il 15 aprile[18] il conte d'Estaing, ammiraglio della flotta francese, salpava da Tolone verso il fiume Delaware al comando di dodici navi di linea e cinque fregate[30]. L'intento era di intrappolare la flotta britannica, composta da nove navi di linea[31], entro la foce del fiume ma, a causa della lentezza della traversata, il piano non riuscì. L'ammiraglio Howe infatti aveva portato la sua flotta fuori dalle strettoie già il 28 giugno, dieci giorni prima dell'arrivo dei francesi, avvenuto l'8 luglio[17]. La trappola non era scattata e a quel punto i francesi dovettero confrontarsi in mare con i britannici.

Howe, dopo essere uscito senza contrasti dalla baia del Delaware, pose la sua base a Sandy Hook chiudendo così l'accesso alla baia di New York. Il conte d'Estaing, non volendo rischiare la flotta sui bassifondi antistanti la penisola[32], si spostò verso il Rhode Island per bloccare i passaggi e appoggiare l'Esercito Continentale nell'attacco alle fortificazioni britanniche. Un tentativo di Howe, che aveva ricevuto alcune navi di linea come rinforzi, di sbloccare i passaggi fu frustrato dal cattivo tempo e dalla superiorità numerica francese; d'Estaing fu tuttavia costretto a togliere il blocco a causa dei danni subiti dalla sua flotta[33] e il 21 agosto si ritirò a Boston. Il 4 novembre la flotta francese salpò verso la Martinica, spostando così la guerra marittima dalla costa statunitense ai Caraibi.

La campagna delle Antille[modifica | modifica wikitesto]

Battaglia della Martinica (18 dicembre 1779) vinta dai francesi del conte de la Motte-Picquet sull'ammiraglio inglese Hyde Parker. Olio su tela di Auguste-Louis de Rossel de Cercy.

Nonostante la presenza del grosso della flotta francese il primo successo fu colto da quella inglese che, sbarcando un contingente all'isola Santa Lucia (14 dicembre 1778), riuscì, nonostante il tentativo nemico di disturbare lo sbarco, ad assicurarsi un approdo in posizione favorevole rispetto alla Martinica. Nei sei mesi successivi arrivarono rinforzi sia alle navi britanniche, al cui comando era ora l'ammiraglio John Byron, sia a quelle francesi che conservarono così la superiorità numerica.

Il 23 giugno 1779 d'Estaing salpò verso l'isola di Grenada, invasa il 2 luglio e conquistata definitivamente il 4. L'arrivo della flotta inglese all'alba del 6 luglio portò ad una delle più confuse battaglie navali dell'epoca, conclusa con la cattura di un trasporto da parte dei francesi e la fuga delle navi di linea britanniche, di cui quattro disalberate.[34]

Il settembre dello stesso anno la flotta francese, dopo un tentativo fallito di liberare Savannah, fece vela per tornare in Europa senza aver ottenuto nessun vantaggio sostanziale nel confronto con quella inglese.

L'anno successivo una nuova flotta fu inviata nelle Indie Occidentali, dove arrivò il 22 marzo 1780 al comando del conte de Guichen. Egli fece immediatamente una puntata, infruttuosa, contro Santa Lucia per poi rientrare immediatamente in Martinica. Lo stesso giorno in cui la flotta francese gettava le ancore nella nuova base il comando di quella britannica a Santa Lucia passò all'ammiraglio George Brydges Rodney. La presenza dell'ammiraglio Rodney nelle Antille cambiò la natura della guerra nei mari; la flotta inglese ebbe da quel momento un unico obiettivo: distruggere le forze navali francesi presenti sul teatro di guerra[35].

Il 17 aprile i due ammiragli si scontrarono la prima volta nel canale fra Martinica e Dominica: soprattutto a causa della cattiva comprensione degli ordini dati dall'ammiraglio Goerge Rodney, la battaglia finì senza un esito preciso. Un tentativo del comandante britannico di rompere la linea a poppa dell'ammiraglia francese fu frustrato dalla Destin che, con i suoi settantaquattro cannoni, impegnò una nave britannica da novanta cannoni. A questo punto le due flotte ruppero il contatto senza ulteriori scontri.[36]

Poco dopo questo scontro arrivò sul teatro una flotta spagnola intercettata e scortata alla base da de Guichen. Gli spagnoli furono presto decimati da un'epidemia[37] e in agosto lo stesso de Guichen rientrò in Francia con quindici navi. Rodney mantenne parte della sua flotta nelle Antille mentre inviò il resto a coprire New York poiché già sette navi di linea francesi si trovavano sulle coste nordamericane. Alla fine dell'anno, dopo la dichiarazione di guerra della Gran Bretagna all'Olanda, Rodney occupò le isole di Sint Eustatius e di Saint Martin, allora possedimenti olandesi, dove raccolse un bottino di 15 milioni di dollari[38].

Nella primavera del 1781 una flotta francese, comandata dall'ammiraglio de Grasse, salpò da Brest arrivando il 28 aprile in vista della Martinica. Il comandante della flotta che stava bloccando l'isola, l'ammiraglio Hood, non riuscì a tenere la sua posizione e de Grasse ebbe buon gioco a portare il convoglio che scortava al sicuro nel porto liberando anche le quattro navi di linea presenti. Hood si ricongiunse con il grosso della flotta, comandata da Rodney, ad Antigua.

Intanto, di fronte alle coste degli Stati Uniti, la squadra francese di Newport, composta di sette navi e una grossa fregata, comandate dell'ammiraglio Destouches, si spostava verso Chesapeake Bay per appoggiare Lafayette che stava operando contro Arnold. La squadra britannica di Gardiner's Bay (Long Island), immediatamente avvisata dalle vedette, mosse sotto il comando dell'ammiraglio Arbuthnot con l'obiettivo di impegnare la squadra francese. Le due squadre si equivalevano come numero di navi anche se gli inglesi avevano più cannoni e, il 16 marzo 1781, si incontrarono all'ingresso della baia. Il vento, sebbene di forza notevole, permetteva l'ingresso nella baia ad entrambe le flotte quindi le navi francesi, con la loro tattica abituale, cercarono il sottovento per poter utilizzare anche le batterie del ponte inferiore. Lo scontro durò per tutto il pomeriggio ma la squadra britannica, pur avendo subito danni nettamente superiori al nemico, riuscì a ottenere il controllo della baia vanificando le operazioni di Lafayette.

Il 26 luglio, dopo una crociera contro Gros Ilot Bay e Tobago, de Grasse trovò ad attenderlo ad Haiti una fregata con ordini precisi di Washington e Rochambeau: doveva portarsi sulle coste degli Stati Uniti e bloccare uno dei due terminali attraverso i quali la Royal Navy trasportava le truppe fra i due teatri: New York o Yorktown. Rochambeau aveva informato privatamente de Grasse della sua preferenza per Yorktown e, quindi, la Chesapeake Bay, poiché non sarebbe stato fornito un parco di artiglieria per assediare New York[39]. Sulla base di queste informazioni de Grasse raccolse tutte le navi, lasciando la difesa delle Indie Occidentali alla sola flotta spagnola, ed inviò indietro la stessa fregata che gli aveva portato gli ordini con l'informazione che avrebbe puntato sulla Chesapeake Bay. Contemporaneamente partivano gli ordini per la squadra di Newport, ora al comando di de Barras, di salpare con otto navi di linea e quattro fregate, scortando diciotto preziose navi da trasporto che avevano a bordo l'artiglieria d'assedio francese. Il 4 agosto iniziarono le operazioni terrestri ed il 30 agosto la flotta francese, che aveva preso volutamente una rotta poco battuta, si ancorava nei pressi dell'ingresso alla Chesapeake Bay.

La battaglia delle Saintes: resa dell'ammiraglia francese "Ville de Paris", dipinto di Thomas Whitcombe (1783).

Rodney, in procinto di tornare in Inghilterra per motivi di salute, avuta la notizia che de Grasse era salpato, inviò Hood con quattordici navi di linea a cercare la flotta francese. Hood, avendo preso la rotta più diretta, arrivò a Chesapeake Bay tre giorni prima che vi arrivasse de Grasse. Constatato che la flotta francese non si trovava in quel luogo, l'ammiraglio mosse immediatamente verso New York dove trovò un rinforzo di cinque navi di linea al comando dell'ammiraglio Graves che, essendo il più anziano, prese il comando dell'intera flotta. Il 31 agosto le navi britanniche mossero verso Chesapeake Bay dove trovarono la flotta francese ancorata e in procinto di salpare. L'azione delle diciannove navi inglesi contro le ventiquattro nemiche fu inconcludente e, dopo cinque giorni di manovre, de Grasse rientrò in porto dove trovò le navi di de Barras che erano riuscite a sfuggire al blocco britannico. Graves rientrò a New York e il controllo del mare da parte della marina francese costrinse Yorktown a capitolare il 19 ottobre.

La fine della guerra non rasppresentò la fine della campagna navale che vide ulteriori scontri nel 1782, quando l'ammiraglio de Grasse, rientrato alla Martinica subito dopo la capitolazione di Yorktown, fu impegnato dalla squadra dell'ammiraglio Hood a partire da gennaio. Il 25 febbraio 1782 l'ammiraglio George Rodney, proveniente dalla Gran Bretagna con navi di rinforzo, si congiunse con l'ammiraglio Hood e assunse il comando supremo della flotta riunita che, disponendo di 36 vascelli e 15 fregate, era ora in grado di affrontare la squadra nemica. Il 10 aprile 1782 l'ammiraglio Rodney intercettò la squadra francese dell'ammiraglio de Grasse che stava scortando un importante convoglio di truppe per sbarcare nella Giamaica, l'ammiraglio francese, dopo un breve combattimento, preferì ritirarsi per proteggere il convoglio, ma il 12 aprile venne raggiunto e attaccato dalla flotta britannica. La battaglia delle Saintes si concluse con la netta vittoria dell'ammiraglio Rodney; cinque vascelli francesi furono catturati, sei furono pesantemente danneggiati e uno si incagliò; lo stesso ammiraglio de Grasse venne catturato a bordo del vascello Ville de Paris. Con questa vittoria finale la Royal Navy riuscì a ristabilire il predominio navale britannico vanificando le speranze francesi di rivincita dopo la guerra dei Sette anni.

La guerra in Europa e in India[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagna delle Indie orientali (1778-1783).

Gli alleati franco-spagnoli operarono anche su altri fronti; in particolare gli spagnoli, con l'appoggio francese, operarono nel Mediterraneo e nell'Atlantico occidentale, mentre i francesi spinsero le loro flotte fino all'India. Tutte queste azioni, anche se non ebbero un'influenza diretta sull'esito della guerra, costrinsero tuttavia il Regno Unito a disperdere le forze navali che avrebbero potuto essere concentrate verso un unico obiettivo. Obiettivo primario della guerra per gli iberici era la riconquista di Gibilterra, occupata dal 1704, e di Minorca, perduta nel 1708, mentre i francesi avevano aspirazioni molto più ambiziose arrivando a progettare un'invasione dell'Inghilterra.

Questa divergenza di scopi strategici fu causa di continue mancanze di appoggio fra gli alleati e, in conclusione, del quasi fallimento della campagna. La campagna nell'Atlantico occidentale iniziò nel 1779 con un'azione puramente dimostrativa effettuata da una flotta di ben 76 navi di linea e 14 fregate[40] nella Manica con l'unico risultato di aver provocato panico sulle coste inglesi e di aver catturato un vascello nemico. Molto più importanti di quelle militari furono le conseguenze politiche, dovute alla nascita di un'opposizione nell'Europa orientale e settentrionale nei confronti del Regno Unito, capeggiata dall'Impero russo, seguita inizialmente dai regni di Svezia e Danimarca e successivamente dalla Repubblica delle Sette Province Unite.

La Gran Bretagna aveva posto il blocco sulle merci provenienti dall'Europa settentrionale e dirette verso il Regno di Francia e gli Stati Uniti, arrogandosi il diritto di catturare i beni nemici a bordo di navi neutrali.[41] La Russia, con l'esplicito appoggio delle altre potenze nordiche, pose dei limiti a queste azioni creando una flotta combinata che si facesse rispettare anche dalla Royal Navy. Questo accordo prese il nome di "neutralità armata" o "lega dei neutri". Le cose precipitarono al punto che, quando gli stati generali delle Province Unite aderirono alla neutralità armata, il Regno Unito diede ordine ai suoi ammiragli di occupare le province olandesi in America e in India; quattro giorni dopo, il 20 dicembre 1780, la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Repubblica delle Sette Province Unite.

Nel corso del 1781 il teatro di guerra fu principalmente il Mediterraneo; 14.000 uomini franco-spagnoli sbarcarono a Minorca, dove Port Mahón cadde il 5 febbraio 1782. Intanto a Gibilterra, completamente bloccata via mare e via terra, la situazione dei rifornimenti si faceva sempre più grave nonostante il 12 aprile un convoglio fosse riuscito a portare viveri agli assediati della rocca. In settembre, avendo constatato che tutti i tentativi di blocco di Gibilterra dal mare non avevano portato a risultati, venne effettuato un tentativo di occupare la fortezza con le truppe di terra appoggiate da una flotta di cinquanta navi di linea.[42]

Con questo spiegamento di forze 6.500 colpi di cannone a palla piena e 1.100 granate furono lanciate ogni giorno contro l'istmo che collega la rocca al continente[43] per quattro giorni consecutivi. Il 13 settembre entrarono in funzione le dieci batterie galleggianti predisposte con pezzi di grosso calibro, ma, quando nel pomeriggio dello stesso giorno, cominciarono ad essere attaccate con palle infuocate iniziarono ad incendiarsi e, all'una di notte, nove di esse erano in fiamme. Con la distruzione delle batterie galleggianti finì la speranza di prendere la rocca con la forza e l'arrivo, il 13 ottobre, dell'ammiraglio Howe con una flotta di 34 navi di linea che scortavano una convoglio di trasporti, pose fine ad ogni speranza di costringere Gibilterra alla resa. In quel periodo in India la Gran Bretagna era stata impegnata dalle tribù dei Mahratta, guidate dal sultano del Mysore Hyder Alì, che le avevano fatto subire due pesanti sconfitte a Bombay e Madras.

Il 25 ottobre 1781 arrivò a l'Isle de France l'ammiraglio Suffren con una squadra di cinque navi di linea rinforzando la flotta francese in loco, comandata dall'ammiraglio conte d'Orves. Il 9 febbraio 1782, per la morte di d'Orves, il comando passò a Suffren che ebbe una serie di scontri con le forze navali inglesi in India, comandate dell'ammiraglio Huges[44]. In quel periodo la Francia non aveva nessun punto di approdo in India e, l'anno precedente, erano cadute anche le basi olandesi. Suffren ebbe diversi scontri con Huges davanti a Madras (17 febbraio 1782), a Trincomalee (12 aprile 1782), a Cuddalore (6 luglio 1782) che costarono molti danni alle navi ma non si rivelarono decisivi.

Dopo la battaglia di Cuddalore Suffren riuscì a rioccupare Trincomalee il 30 agosto riuscendo ad ottenere così un porto amico in cui far stazionare le sue navi. Tuttavia il 3 settembre, in un nuovo scontro con Huges, subì gravi perdite in uomini e materiali; in particolare furono affondate due navi di linea. La morte di Hyder Alì e la salita al trono di Tippoo Sahib, unite all'arrivo di rinforzi francesi, sembrarono poter spostare la bilancia della guerra terrestre a favore delle forze francesi; le forze al comando del generale Bussy furono tuttavia chiuse dentro Cuddalore. Suffren reagì tentando di portare la squadra navale a liberare le forze terrestri ed il 17 giugno 1783 riuscì a congiungersi con le truppe a terra. Il 20 giugno, davanti a Cuddalore, Suffren costrinse Huges alla ritirata, nonostante l'inferiorità numerica di quindici navi a diciotto. Il 29 giugno arrivava a Madras la notizia della firma della pace fra Francia e Gran Bretagna.

Le conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Il trattato di Parigi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trattato di Parigi (1783).

Clinton fu richiamato in patria nella primavera del 1782, ufficialmente per le sue responsabilità nella sconfitta di Yorktown. In realtà gli inglesi volevano lanciare un chiaro segnale agli statunitensi che cominciarono le trattative di pace in estate. Il 30 novembre del 1782 Regno Unito e Stati Uniti d'America giunsero alla pace separata, firmata dal primo ministro britannico William Petty, marchese di Lansdowne e da Benjamin Franklin; il trattato stabiliva il cessate il fuoco tra i due stati e il riconoscimento inglese degli Stati Uniti ma rimandava alla pace definitiva tutte le questioni militari e territoriali.[45]

Anche il Regno di Francia si avviava ormai ad iniziare dei colloqui di pace e i primi contatti ufficiali avvennero nel gennaio del 1783 a Versailles. Il 3 settembre 1783 venne infine firmato il trattato di Parigi che concludeva la guerra anche de iure. Le truppe inglesi lasciarono New York il 25 ottobre mentre il 10 dicembre Washington si congedò dall'Esercito Continentale.[45]

Il trattato stabilì l'acquisizione della sovranità da parte degli Stati Uniti per i territori ad est del Mississippi (non erano compresi però la Florida e parte dell'attuale Louisiana, territori ceduti agli spagnoli) e la possibilità di continuare l'espansione verso ovest. La libera navigazione fu garantita grazie ad alcuni suggerimenti di Franklin e, nonostante l'inflazione fosse alta e la guerra avesse portato distruzione, vi erano possibilità di ripresa economica.[45]

Il Regno Unito, nonostante la sconfitta, rimase la più grande potenza marittima dell'epoca. La Spagna riuscì solo a riconquistare Minorca e a guadagnare alcuni possedimenti in Nordamerica, generando però una grave crisi politica che portò alla disgregazione del suo impero coloniale. Infine il Regno di Francia, pur conquistando il Senegal e Trinidad e Tobago, ponendo anche le basi per la conquista dell'Indocina francese, perse moltissime risorse per finanziare la guerra; la crisi derivante spianò la strada al successo della Rivoluzione francese.[45]

L'emigrazione dei lealisti[modifica | modifica wikitesto]

A causa della sconfitta inglese circa 170.000 lealisti emigrarono. Di questi 45.000 andarono in Canada contribuendo ad isolare la popolazione francofona mentre 70.000 preferirono ritornare in Inghilterra. I restanti si stabilirono o nelle colonie francesi e spagnole dell'ovest o nei territori americani dove ancora non arrivava la giurisdizione statunitense. Non tutti i lealisti scelsero di emigrare e molti, soprattutto perché non si erano esposti, rimasero negli Stati Uniti.[46]

La perdita che ne derivò fu soprattutto qualitativa in quanto i lealisti avevano gusti europei, più raffinati di quelli americani, sull'arte, sulla cultura e sullo stesso stile di vita. Ad emigrare fu un'élite numerosa ed è opinione diffusa fra gli storici che, se questi fossero rimasti, la storia statunitense avrebbe potuto subire un altro corso (l'esempio utilizzato maggiormente è quello sul trattamento dei nativi: i lealisti vi simpatizzavano e vi stringevano alleanze mentre i "patrioti" li combattevano aspramente).[46]

I lealisti che rimasero sul suolo statunitense, pur subendo vendette personali e patendo anche qualche morto, non subirono quelle persecuzioni di massa che caratterizzarono la rivoluzione francese e quella russa e questo spiega perché solo una minoranza di essi scelse di abbandonare il paese.[46]

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia della guerra di indipendenza americana[47]

  • 1775
    • 18 aprile - A Concord le truppe inglesi di Boston incontrano una forte resistenza dei coloni.
    • 19 aprile - A Lexington e Concord vi sono i primi scontri tra americani, avvertiti da Paul Revere e inglesi.
    • 10 maggio - Gli americani di E. Allen conquistano Fort Ticonteroga.
    • 31 maggio - Il Congresso costituisce l'Esercito Continentale.
    • 17 giugno - Battaglia di Bunker Hill; vittoria tattica inglese di Lord Howe, ma subita a prezzo di ingenti perdite.
    • 13 novembre - Conquista americana di Montréal.
    • 31 dicembre - Sconfitta americana a Québec.
  • 1776
    • 17 marzo - Gli inglesi si ritirano da Boston bombardata dagli americani.
    • 30 giugno - Sbarco inglese a New York.
    • giugno/agosto - Burgoyne e Carleton sono respinti a nord.
    • 4 luglio - Viene approvata la Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti.
    • 22-29 agosto - Battaglia di Long Island; vittoria inglese.
    • 29 agosto - Lord Howe sconfigge al Monongahela le truppe di Washington.
    • 25 settembre - Lord Howe occupa Philadelphia fino al 1778.
    • 25 ottobre - Battaglia delle Harlem Heights; vittoria inglese.
    • 16-28 novembre - Cadono Fort Lee e Fort Washington; gli statunitensi lasciano New York.
    • 28 novembre - Washington conquista New Brunswick nel New Jersey.
    • 3 dicembre - Lord Howe riprende New Brunswick e la occupa fino all'aprile 1777.
    • 26 dicembre - Battaglia di Trenton; vittoria statunitense di Washington sul colonnello Rall e le truppe tedesche.
  • 1777
    • 3 gennaio - Battaglia di Princeton; gli americani riconquistano il New Jersey.
    • 16 agosto - Battaglia di Bennington; il generale J Stark sconfigge gli anglo-tedeschi del generale Burgoyne che avanzano su New York.
    • 28 agosto - Sbarco inglese a Filadelfia.
    • 5 settembre - Fort Ticonteroga è conquistato dal generale inglese Burgoyne.
    • 11 settembre - Battaglia di Brandywine Creek; vittoria inglese dei generali Cornwallis e von Knyphausen; La Fayette è fatto prigioniero; gli statunitensi abbandonano Filadelfia.
    • 26 settembre - gli inglesi di Howe occupano Filadelfia.
    • 4 ottobre - Battaglia di Germantown; vittoria inglese.
    • 7-17 ottobre - Battaglia di Saratoga Springs; vittoria statunitense sul gen. Burgoyne.
  • 1778
    • 6 febbraio - Il Regno di Francia entra in guerra; il 17 giugno dichiara guerra all'Inghilterra.
    • 28 maggio - Battaglia di Monmouth: Washington sconfigge il generale Clinton.
    • 11 giugno - Gli inglesi lasciano Filadelfia.
    • 27 giugno - Battaglia di Freehold: vittoria di Washington su Clinton.
    • 28 giugno - Battaglia di Monmouth; vittoria inglese.
    • 3 luglio - Massacro di Kingston del col. Z. Butler e 400 giovani da parte delle truppe anglo-indiane.
    • 5-6 luglio - Resistenza di New Haven: gli inglesi del gen. Tryon si ritirano.
    • 11 novembre - Massacro di Cherry Valley: gli inglesi del ten. Butler e I. Brant dei Mohawks massacrano 50 coloni.
    • dicembre - Gli inglesi occupano Savannah.
  • 1779
    • aprile - Il gen. Sullivan sconfigge le Sei Nazioni Irochesi alleate britanniche a Newport-Elmina.
    • 9 maggio - Il Regno di Spagna entra in guerra.
    • 3 luglio - I francesi occupano Grenada.
    • agosto - Paulus Hook (n. Jersey) è conquistata dalle truppe inglesi del mag. H. Lee.
  • 1780
    • 23 maggio - Gli inglesi di Clinton occupano Charleston che diviene il loro principale centro operativo fino al 1782.
    • luglio - Gli inglesi occupano la Carolina del Nord e sconfinano in Virginia.
    • 16 agosto - Battaglia di Camden; vittoria inglese del Cornwallis su Gates.
    • 7 ottobre - Battaglia di Kings Mountain; vittoria americana.
  • 1781
    • 17 gennaio - Gli americani del gen. Greene sconfiggono la Tory Legion del col. Banastre Tarleton.
    • 15 marzo - La Fayette è sconfitto in Virginia e ripiega su Richmond.
    • 17 marzo - A Guilford Courthouse Greene è sconfitto dal Cornwallis.
    • 5 settembre - Battaglia navale della Chesapeake Bay; i francesi tagliano le vie di rifornimento inglesi in Virginia.
    • 8 settembre - A Eutaw Springs il gen. Lee sconfigge gli inglesi del gen. Francis Marion.
    • 17 settembre - Burgoyne vince a Fort Edward.
    • 28 settembre/18 ottobre - Battaglia di Yorktown; le forze inglesi impegnate nel teatro meridionale si arrendono e abbandonano la piazzaforte.
  • 1782
    • 12 aprile - Battaglia navale delle Saintes; le forze navali di de Grasse sono annientate da quelle di Rodney.
    • 30 novembre - Stati Uniti d'America e Regno Unito firmano l'armistizio.
    • 4 dicembre - Charleston è abbandonata dagli Inglesi.
  • 1783
    • 3 settembre - Trattato di pace definitivo a Versailles. Gli inglesi lasciano gli Stati Uniti.
    • 10 dicembre - Washington si congeda dall'Esercito Continentale.

Gli eserciti belligeranti[modifica | modifica wikitesto]

L'Esercito Continentale[modifica | modifica wikitesto]

Fanteria dell'Esercito Continentale nel periodo 1779-1783.

Quando si combatterono le battaglie di Lexington e Concord le Tredici colonie non avevano a disposizione un esercito organizzato ma solo le milizie locali (i minutemen). Allo scoppio del conflitto le milizie del New England tentarono di assediare Boston così il secondo congresso continentale, per organizzarle, approvò il 14 giugno 1775 la nascita dell'Esercito Continentale. Il 15 giugno fu eletto all'unanimità George Washington come comandante in capo. Nei giorni successivi gli furono anche affiancati quattro maggior generali (Artemas Ward, Charles Lee, Philip Schuyler e Israel Putnam) e otto Brigadier generali (Seth Pomeroy, Richard Montgomery, David Wooster, William Heath, Joseph Spencer, John Thomas, John Sullivan e Nathanael Greene).

I soldati erano tutti volontari ma ricevevano uno stipendio per tutta la durata della ferma. La sua durata cambiò durante la guerra: nelle prime fasi, quando i reclutamenti erano molti, durava un anno mentre nelle ultime, col calo delle unità, era lunga tre anni. Nel corso del conflitto l'esercito subì vari aggiustamenti. Nel 1775 comprendeva un'armata principale (quella del New England) e una dislocata a New York; in estate furono preparati i reggimenti destinati all'invasione del Canada. L'anno successivo, il 1776, subì una riorganizzazione, anche se tutte le forze rimanevano concentrate nel nord-est del paese. La vera riforma arrivò nel 1777 con l'applicazione dell'Eighty-eight battalion resolve, che portò alla costituzione delle "linee" (insiemi di reggimenti) dislocate in tutto lo stato; questa divisione rimase in uso fino al 1784, quando furono sciolti molti reggimenti inquadrando quelli rimanenti nel neonato Esercito degli Stati Uniti. Il mantenimento dell'esercito era affidato ai singoli Stati, che dovevano provvedere ai viveri e all'equipaggiamento.

Al momento della creazione l'esercito disponeva di 14.000-16.000 uomini, tutti originari del New England. Dopo le prime operazioni, concentrate nei dintorni di Boston, e con l'aumento degli arruolati, provenienti da tutto il paese, l'esercito andò a sostituire quasi completamente le milizie, che agirono con importanti funzioni di supporto, nelle battaglie combattute contro gli inglesi. Nelle prime fasi l'esercito ebbe notevoli problemi logistici e tattici, soprattutto per lo scarso addestramento, uniti alle difficoltà del Congresso e degli Stati a mantenerlo. La presenza nelle sue file di criminali minò inizialmente la fiducia dei civili anche se Washington riuscì a migliorare i rapporti con la disciplina; la situazione migliorò sensibilmente grazie all'addestramento fornito dal barone von Steuben che portò il militarismo e l'organizzazione prussiani nel neonato corpo. Fondamentale per la vittoria fu inoltre il contributo francese, che fornì pochi soldati ma molto più addestrati di quelli locali.

Washington propose al Congresso, il 2 maggio del 1783, una risoluzione per la smobilitazione basata su quattro punti: mantenimento di un piccolo esercito regolare (quattro reggimenti di fanteria e uno di artiglieria sulle frontiere), creazione di una milizia uniformemente addestrata e organizzata, preparazione di un sistema di arsenali ed allestimento di un'accademia militare per addestrare l'artiglieria e il genio. In caso di invasione la difesa iniziale sarebbe stata affidata alle milizie e successivamente sarebbe intervenuto un esercito regolare più grande come già avvenuto tra il 1775 e il 1776. Il 12 maggio il Congresso rinviò la decisione sulla proposta a dopo il ritiro inglese da New York. Il 18 ottobre 1783 la proposta di Washington fu approvata dal Congresso, che accettò le dimissioni dello stesso, presentate il 10 dicembre, il 23 dello stesso mese. Il 14 giugno del 1784 l'Esercito Continentale fu definitivamente sciolto e sostituito con l'Esercito degli Stati Uniti.

L'Esercito Continentale nel 1775[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Reparti dell'Esercito Continentale nel 1775.

Nel 1775 l'Esercito Continentale era diviso in due parti: l'armata principale e il dipartimento di New York (più tardi divenne il Dipartimento Settentrionale). Queste erano ordinate in divisioni, affidate a un maggior generale, a loro volta divise in brigate, agli ordini di un Brigadier generale, e in reggimenti.

Quella principale era composta da tre divisioni. La prima era affidata a Charles Lee e comprendeva due brigate (agli ordini di John Sullivan e Nathanael Greene) e quindici reggimenti. La seconda, comandata da Artemas Ward, comprendeva due brigate (affidate a John Thomas e Joseph Spencer) per undici reggimenti. Infine la terza, agli ordini di Israel Putnam, comprendeva due brigate (comandate da William Heath e da Putnam stesso, a causa della rinuncia di Seth Pomeroy) e dodici reggimenti. A supporto vi erano sette reggimenti indipendenti.

L'armata di New York era invece costituita da undici reggimenti.

L'Esercito Continentale nel 1776[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Reparti dell'Esercito Continentale nel 1776.

I massicci arruolamenti del 1775, terminati con la fine dell'anno, avevano portato alla creazione di un "nuovo" esercito il I gennaio 1776. Il generale Washington aveva sottoposto al Congresso continentale una richiesta di riorganizzazione e aveva accettato per questo la posizione di comandante in capo. Nonostante avesse tentato di allargare i reclutamenti oltre il New England questi rimaneva ancora la base geografica su cui si basava. L'esercito venne diviso in un'armata principale e in quattro dipartimenti: canadese, settentrionale, orientale e meridionale.

L'armata principale si componeva di ventisette reggimenti di fanteria numerati in base all'anzianità del colonnello di ogni reggimento; questi erano stati creati riorganizzando quelli già esistenti e incoraggiando i soldati a firmare per un altro anno di ferma. In ogni unità c'erano 728 uomini, 640 impiegati per fare fuoco e i restanti utilizzati per compiti di comando (un colonnello, un Tenente colonnello e un Maggiore) o di supporto (Capitani, furieri, tamburini e chirurghi).

Nel gennaio del 1776 il Congresso sciolse il dipartimento di New York sostituendolo, per la campagna canadese, col neonato dipartimento canadese, costituito da cinque reggimenti. Con la sconfitta e la morte del generale Richard Montgomery tre unità di minutemen del New England furono inserite nei ranghi ufficiali e inviate in Canada. Il comando del dipartimento fu assunto dal maggior generale John Thomas nel maggio del 1776, quando arrivarono anche i rinforzi del brigadier generale William Thompson, decimati dal vaiolo. Il 2 giugno, alla morte di Thomas il comando venne assunto dal brigadier generale John Sullivan, giunto il 31 maggio con altri rinforzi. Dopo la ritirata, nonostante non rimanessero truppe in Canada, divenne comandante Horatio Gates che organizzò quindici reggimenti Continentali nell'area di Ticonderoga e gli altri, con meno uomini, nella valle del Mohawk. Al termine sciolse il dipartimento.

Gli altri dipartimenti, pur essendo superiori a quello canadese come numero di unità, furono meno impiegati in questa fase della guerra. Quello settentrionale comprendeva nove reggimenti, quello orientale quattro e quello meridionale ventiquattro.

L'Esercito Continentale dal 1777 al 1783[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Reparti dell'Esercito Continentale dal 1777 al 1783.

L'Esercito Continentale del 1777 era il risultato di una serie di riforme politiche e militari attuate quando era apparso chiaro l'invio massiccio di forze inglesi per sconfiggere gli insorti. Per creare un'armata più stabile ed organizzata ed evitarne il collasso le ferme furono prolungate a tempo indeterminato; ne fu permessa l'emissione anche di alcune della durata di tre anni.

Il 16 settembre 1776 il Congresso Continentale varò la "Eighty-eight battalion resolve" (it. "Risoluzione degli ottantotto battaglioni") che stabilì il contributo di ogni stato in base alla propria popolazione. La quantità variava dai quindici reggimenti (all'epoca equivalenti ai battaglioni) richiesti a Massachusetts e Virginia all'unico messo a disposizione dal Delaware e dalla Georgia; ogni stato doveva provvedere sia all'equipaggiamento che al vestiario dei propri soldati. L'insieme dei reggimenti di uno stato era conosciuto come line (it. linea), una designazione usata solo in termini amministrativi e non tattici.

Washington e il suo stato maggiore sapevano che ottantotto reggimenti erano insufficienti nei confronti dell'Esercito Britannico così, il 27 dicembre 1776, il Congresso deliberò l'invio di alcuni reggimenti aggiuntivi: questi ne comprendevano sedici di fanteria, tre di artiglieria, uno di genieri e dieci di cavalleggeri più tre di fanteria già aggregatisi. In totale, nel 1777, erano autorizzati centodieci reggimenti anche se alcune stime parlano di centodiciannove. Questa implementazione determinò l'organizzazione dell'esercito fino alla fine della guerra anche se ci furono delle modifiche dettate da sbandamenti, unioni o ridenominazioni. Il 9 marzo 1779 il Congresso ridusse il numero dei reggimenti delle linee ad ottanta e vi unì quelli non assegnati. Nel 1781, al termine delle ferme di tre anni, fu stabilito un numero totale di sessantuno reggimenti.

L'Esercito Britannico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Reparti dell'Esercito Britannico nella guerra di indipendenza americana.
Le Coldstream Guards, uno dei reggimenti inglesi d'élite impiegati nella guerra (qui con uniforme del 1900).

Per l'Esercito Britannico la guerra cominciò con l'occupazione armata di Boston, avvenuta nel 1768. Le tensioni tra gli occupanti e i civili locali contribuirono, nel 1770, al massacro di Boston, anche se la guerra vera e propria non incominciò fino al 1775, quando due distaccamenti furono inviati a requisire gli armamenti dei coloni nelle città di Lexington e Concord.

Rinforzi vennero inviati in nordamerica per reprimere quella che sembrava una breve ribellione. A causa della scarsità di forze all'inizio della guerra, il governo britannico assunse mercenari dai vari stati tedeschi; a questi mercenari ci si riferisce col termine generico di Assiani.[48] Con l'avanzare del conflitto si scelse di arruolare anche i lealisti; nel 1779 cinque unità statunitensi, conosciute col nome di American Establishment, furono infatti inserite nei ranghi dell'Esercito Britannico. In seguito ne furono aggregate anche altre.

Quando la guerra finì nel 1783 con la sconfitta inglese e l'indipendenza degli Stati Uniti d'America molti lealisti emigrarono in Canada, rimanendo spesso inquadrati nell'esercito. L'esercito stesso creò per la guerra molte unità britanniche al fine di rimpiazzare i marinai impiegati in America. Tutti tranne tre (il 23° dragoni, il 71° e il 78º fanteria "Highland") furono sciolti alla fine del conflitto.

Durante la guerra l'Esercito Britannico fu obbligato ad adattare le sue tattiche ai territori, montuosi e privi di linee di comunicazione, dell'America settentrionale. Furono organizzate molte unità di fanteria leggera, distaccate dalle altre, e le rigide regole della fanteria di linea furono modificate nello stile conosciuto come "sciogliere le linee in una zuffa americana". Mentre gli inglesi sconfissero molte volte i coloni non riuscirono mai ad ottenere una vittoria decisiva. Al contrario gli statunitensi, vincendo a Saratoga e Yorktown, inflissero duri colpi al morale, al potere e al prestigio del nemico.

Il termine "giubbe rosse"[modifica | modifica wikitesto]

Oggi negli Stati Uniti si è soliti indicare i soldati dell'Esercito Britannico che combatterono la guerra come "Redcoats" (it. "Giubbe rosse"). Questa espressione non era tuttavia utilizzata all'epoca dei fatti, quando ci si riferiva agli inglesi come "Regulars" (it. "Regolari") o "The King's Men" (it. "Gli uomini del re"). Soprannomi ingiuriosi erano invece "bloody backs" (it. "spalle sanguinanti", riferito al colore delle divise e all'utilizzo della fustigazione come punizione) e "lobsters" (it. "aragoste", soprattutto a Boston nel periodo del massacro), termine poi anacronisticamente cambiato, nei libri successivi alla guerra, in "lobsterbacks", fusione dei termini precedenti (it. "spalle d'aragosta").

Fu solo negli anni ottanta dell'Ottocento che il termine entrò nel linguaggio comune e iniziò a comparire anche in letteratura, nelle opere di Rudyard Kipling.

Un primo uso isolato del termine si trova però nella canzone, composta negli anni settanta del settecento, "The Riflemen’s Song at Bennington" (it. "La canzone dei fucilieri a Bennington"). Questa recita infatti:

«Perché giungete qua, Giubbe rosse, quale pazzia riempie la vostra mente? Nelle nostre valli c'è pericolo, e c'è pericolo sulle nostre colline. Oh, non sentite il canto della tromba selvaggia e libera? Presto conoscerete il suono del fucile tra gli alberi.»[49]

L'intervento francese[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Reparti dell'Esercito Francese nella guerra di indipendenza americana.

Il Regno di Francia partecipò alla guerra con nove reggimenti di fanteria e uno di dragoni, per un totale di circa 15.000 soldati al comando del conte di Rochambeau e del marchese La Fayette. Questi combatterono soprattutto nella sconfitta di Savannah e nella decisiva vittoria di Yorktown. Si noti come un reggimento di fanteria francese, generalmente composto da più battaglioni, avesse un organico molto superiore ad un reggimento americano o anche ad uno inglese (in genere monobattaglione).

Il loro apporto fu fondamentale per consistenza numerica, ma soprattutto per il maggiore addestramento, migliore equipaggiamento, e superiore armamento rispetto alle truppe dei coloni che aiutarono, addestrarono e rifornirono. Inoltre i soldati francesi si dimostrarono generalmente molto disciplinati.

L'armamento degli eserciti[modifica | modifica wikitesto]

I moschetti "Brown Bess" e "Charleville"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Brown Bess.
Un moschetto Brown Bess.

Il moschetto utilizzato dalla maggior parte dei soldati durante i primi combattimenti era il "Brown Bess", di fabbricazione inglese. Il nome sembra derivare dal colore del copricanna, in noce (il termine inglese brown significa infatti marrone), associato al nome femminile "Bess" (le armi erano spesso chiamate dai soldati con nomi di donna). Il calibro era 0,75 in, equivalenti a 19 mm.[50]

Quando intervennero i francesi nel 1777 equipaggiarono gli statunitensi coi loro moschetti. Questi presero il nome di "Charleville", derivato dall'omonima città dove venivano realizzati. Avevano un calibro minore rispetto a quelli inglesi (0,70 in, 18 mm, contro 0,75 in) ma la loro diffusione fu tale che questi vennero presi come modello per realizzare il primo moschetto prodotto negli Stati Uniti, lo Springfield mod.1795.[50]

Entrambi i moschetti erano a canna liscia e questo comportava un notevole calo di precisione e di gittata. La tattica usata nelle battaglie campali era quindi quella di avvicinare il più possibile i soldati al nemico, disporre gli uomini su più file facendo sparare la prima, farla abbassare per ricaricare mentre la seconda nel frattempo sparava. Dopo un po' di scariche venivano issate le baionette, lunghe circa 43 centimetri, e uno dei due schieramenti caricava l'altro. I soldati non sparavano a particolari bersagli ma cercavano semplicemente di colpire il mucchio.[50]

In questo campo gli inglesi sopravanzarono sempre gli statunitensi e la maggior parte delle battaglie in cui si poté sfruttare questa disposizione furono vinte da loro grazie al maggior addestramento.[50]

Il fucile "Pennsylvania"[modifica | modifica wikitesto]

A differenza dei moschetti il fucile "Pennsylvania", conosciuto anche come fucile del Kentucky, aveva la canna solcata da scanalature a spirale, che imprimevano al proiettile una rotazione tale da conferirgli maggior precisione su distanze più lunghe. I primi produttori di questo fucile furono gli immigrati tedeschi stabilitisi in Pennsylvania che, dal 1720 in poi, cominciarono a produrlo con una canna lunga all'incirca 1 - 1,14 metri e un calibro di 0,60 in (15 mm).[50]

Questi fucili a canna rigata erano molto più lenti delle armi inglesi, che potevano essere ricaricate anche tre volte più velocemente, ma, se manovrati da tiratori esperti, potevano colpire una testa umana anche a distanze tra i 182 e i 365 metri, mentre i normali moschetti non arrivavano a 100.[50]

La tattica statunitense si adeguò all'arma: i tiratori si appostavano tra gli alberi e sparavano o a gruppi isolati di nemici o agli ufficiali, per demoralizzare la truppa e lasciarla priva di comando.[50]

Il fucile "Ferguson"[modifica | modifica wikitesto]

Caricamento del fucile "Ferguson".

Questo fucile, inventato dallo scozzese Patrick Ferguson, fu utilizzato per la prima volta nella battaglia di Brandywine quando fu affidato a cento uomini guidati dallo stesso inventore.[50]

La principale caratteristica della nuova arma era l'innovativo sistema di ricarica, non più basato sull'avancarica, bensì sulla retrocarica. Questo sistema conferiva un duplice vantaggio al fuciliere che lo utilizzava: poteva sparare quattro o cinque colpi al minuto (rispetto ai tre del "Brown Bess" e del "Charleville" o all'unico del "Pennsylvania") e poteva ricaricare l'arma mentre era in marcia.[50]

Tuttavia lo scarso interesse del governo inglese rivolto al fucile e la morte, a Kings Mountain, dello stesso Ferguson, maggior sostenitore dell'impiego della nuova arma, posero fine all'utilizzo del fucile, che fu abbandonato.[50]

Solo nel 1819, quando lo United States Army adottò il fucile "Hall M1819", un esercito propose un fucile a retrocarica come arma individuale.[50]

Le artiglierie da campo[modifica | modifica wikitesto]

Caricamento di un cannone terrestre dell'epoca.

I modelli dei cannoni usati durante la guerra d'indipendenza erano stati quasi tutti progettati già nella prima metà del XVIII secolo. Il loro impiego fu piuttosto tradizionale, solo durante le guerre napoleoniche, si videro delle innovazioni importanti nell'artiglieria terrestre.[51]

La caratteristica principale di questi pezzi era l'avancarica, comune a tutte le armi da fuoco dell'epoca. Erano spostati con l'ausilio di cavalli o di altri animali da traino, in quanto erano dotati di ruote. I cannoni di produzione francese erano generalmente superiori a quelli inglesi per mobilità e celerità di tiro.

I cannoni in uso tra il 1775 e il 1783, anni dei combattimenti, avevano caratteristiche molto simili, a cominciare dal materiale con cui erano costruiti, il bronzo o il ferro, più pesante ma notevolmente più economico.[51]

Il loro peso variava tra le 1,5 e le 3 tonnellate. Erano dotati di un calibro oscillante tra i 102 e i 127 mm anche se all'epoca venivano classificati in base al peso dei proiettili lanciati (si andava dai 12 ai 20 chilogrammi).[51]

Avevano una gittata massima di circa 2.000 metri ma quella utile non superava i 500-600 metri.[51] Se il loro bersaglio era costituito da un gruppo compatto potevano essere caricati, per ottenere più danni, a mitraglia.

Le artiglierie navali[modifica | modifica wikitesto]

Un cannone navale francese.

Le artiglierie navali, come quelle terrestri, erano di bronzo e utilizzavano le cosiddette palle piene, proiettili inerti, privi cioè di esplosivo, che causavano danni grazie al loro impatto a forte velocità. Come ogni altra arma da fuoco del XVIII secolo erano caratterizzate dall'avancarica.[52]

I più potenti erano i cannoni interi. Avevano un calibro di 177 mm per una canna lunga 4 metri. Sparavano proiettili di 18 chilogrammi per una gittata utile di 800 metri. A causa del loro peso erano sempre sistemati sul ponte inferiore.[52]

I mezzi cannoni erano lunghi 3,3 metri e i loro proiettili pesavano 15 chilogrammi. Il loro calibro era di 154 mm. La loro inferiore potenza era compensata da una maggiore gittata, visto che potevano sparare i loro proiettili fino a 1.200 metri[52]

Il pezzo con la maggiore gittata era però la colubrina, che poteva raggiungere i 2.500 metri pur avendo un calibro uguale a quello del mezzo cannone (154 mm). La lunghezza della canna era di 5 metri e il peso dei proiettili di 8 chilogrammi[52]

La mezza colubrina aveva invece un calibro di 128 mm per proiettili da 4,3 chilogrammi di peso. La loro gittata era di 2.000 metri mentre la canna era lunga 4 metri.[52]

Il pezzo col calibro minore (77 mm) era invece il sagro, lungo 2 metri. I proiettili lanciati pesavano 2,5 chilogrammi e venivano scagliati fino a 2.000 metri di distanza.[52]

Sul finire della guerra comparve nelle file inglesi una nuova arma: le carronate (chiamate anche caronades, carronade o caronnate), nome derivato dalla Carron Company, società di Falkirk che le costruiva. Queste avevano un calibro che variava tra i 354 e i 406 mm ma pesavano molto meno dei normali cannoni navali poiché erano di ghisa. Grazie alla loro leggerezza potevano essere sistemate sul ponte superiore o in coperta. Erano inoltre dotate della vite d'alzo, un rudimentale congegno di puntamento che portava la loro gittata a oscillare tra i 500 e i 600 metri. Per compensare la scarsa gittata erano caricate a mitraglia in modo da avere effetti devastanti sulle navi nemiche.[53]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b G.Lefebvre, La Rivoluzione francese, p. 28.
  2. ^ a b c d Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, Laterza, 2005.
  3. ^ a b c d e f Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 1 (pagg. 15-20) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  4. ^ a b c d e f g Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 2 (pagg. 21-25) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  5. ^ a b c d e f g h Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 2 (pagg. 26-29) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  6. ^ a b c d Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 2 (pagg. 30-35) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  7. ^ a b c d e Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 2 (pagg. 36-40) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  8. ^ a b c d Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 3 (pagg. 44-49) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  9. ^ a b c Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 3 (pagg. 50-54) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  10. ^ a b c d e f Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 3 (pagg. 55-60) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  11. ^ a b c d e Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 4 (pagg. 61-66) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  12. ^ a b c d e f g h Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 4 (pagg. 67-71) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  13. ^ a b c d e f g h Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 4 (pagg. 72-80) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  14. ^ a b c d e Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 5 (pagg. 81-85) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  15. ^ a b c Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 5 (pagg. 86-90) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  16. ^ a b c d e f g Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 5 (pagg. 91-100) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  17. ^ a b Il Mahan e il Montanelli discordano sulla data di arrivo del conte d'Estaing: secondo lo storico americano il francese giunse l'8 luglio mentre quello italiano indica il 7 dello stesso mese
  18. ^ a b Il Mahan e il Montanelli discordano anche sulla data di partenza del conte d'Estaing: secondo lo storico americano il francese salpò il 15 aprile mentre quello italiano indica il 18 dello stesso mese
  19. ^ a b c d e Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 6 (pagg. 101-104) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  20. ^ a b c d e Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 6 (pagg. 114-120) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  21. ^ Il testo originale è: "Tarleton with his cruel myrmidons was in the midst of them, when commenced a scene of indiscriminate carnage, never surpassed by the ruthless atrocities of the barbarous savages"
  22. ^ Le parole originali sono: "A vindictive asperity not easily restrained."
  23. ^ Nome originale: "Tarleton's Raiders"; "raider" in inglese significa appunto razziatore
  24. ^ a b c d e Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 7 (pagg. 121-124) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  25. ^ François Joseph Paul de Grasse, The Operations of the French fleet under the Count de Grasse in 1781–2, New York, The Bradford Club, 1864. p. 158
  26. ^ Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 7 (pagg. 125-132) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  27. ^ a b c d Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 7 (pagg. 133-140) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  28. ^ a b Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 8 (pagg. 141-147) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  29. ^ Alfred Thayer Mahan, Cap IX, pag. 356 in The influence of sea power upon history, 1660-1783.
  30. ^ Alfred Thayer Mahan, Cap X, pag. 377 in The influence of sea power upon history, 1660-1783.
  31. ^ Alfred Thayer Mahan, Cap X, pag. 378 in The influence of sea power upon history, 1660-1783.
  32. ^ "Sandy Hook" significa baia sabbiosa
  33. ^ La sua ammiraglia, la Languedoc, era stata completamente disalberata dalla tempesta ed era stata successivamente attaccata da due navi britanniche. Alfred Thayer Mahan, Cap X, pag. 380 in The influence of sea power upon history, 1660-1783.
  34. ^ Alfred Thayer Mahan, Cap X, pag. 387 in The influence of sea power upon history, 1660-1783.
  35. ^ Confronta:
    « la distruzione della forza armata nemica è sempre il mezzo per raggiungere lo scopo del combattimento »
    (Karl von Clausewitz, Vom Kriege, tradotto in italiano come Della Guerra da Ambrogio Bollati e Emilio Canevari, I edizione a cura dello Stato Maggiore del Regio Esercito, Ufficio Storico, 1942, ripubblicata da Mondadori, 1970, Libro I, Cap. II Lo scopo e i mezzi della guerra, pag. 51)
    e
    « [Rodney] Qualsiasi fosse l'incidentale favore che la fortuna gli presentò lungo la via, l'obiettivo dal quale non distolse mai gli occhi fu la flotta francese, la forza militare organizzata del nemico in mare »
    (A.T. Mahn, op. cit., Cap X, pag. 395)
  36. ^ Il Montanelli attribuisce la vittoria ai francesi in quanto, tra la loro flotta, riportò gravi danni solo il Saint Michel, mentre tre vascelli inglesi, tra cui il Sandwich, nave ammiraglia, subirono danni consistenti.
  37. ^ Alfred Thayer Mahan, Cap X, pag. 398 in The influence of sea power upon history, 1660-1783.
  38. ^ Così su Alfred Thayer Mahan, Cap X, pag. 399 in The influence of sea power upon history, 1660-1783.; presumibilmente si tratta di una valutazione del bottino successiva all'evento, basata sul valore del dollaro all'inizio del XX secolo, quando Mahan scriveva la sua opera
  39. ^ Alfred Thayer Mahan, Cap X, pag. 404 in The influence of sea power upon history, 1660-1783.
  40. ^ Alfred Thayer Mahan, Cap XI, pag. 418 in The influence of sea power upon history, 1660-1783.
  41. ^ Alfred Thayer Mahan, Cap XI, pag. 421 in The influence of sea power upon history, 1660-1783.
  42. ^ Alfred Thayer Mahan, Cap XI, pag. 425 in The influence of sea power upon history, 1660-1783.
  43. ^ Alfred Thayer Mahan, Cap XI, pag. 426 in The influence of sea power upon history, 1660-1783.
  44. ^ T.A. Mahn dà per le due flotte questa composizione; francesi: tre navi da 74 cannoni, sette navi da 64 cannoni, una nave da 70 cannoni; britannici: due navi da 74 cannoni, una nave da 70 cannoni, una da 68 cannoni, quattro da 64 cannoni e una da 50 cannoni, Alfred Thayer Mahan, Cap XII, pag. 443 in The influence of sea power upon history, 1660-1783.
  45. ^ a b c d Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 8 (pagg. 148-154) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  46. ^ a b c Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 8 (pagg. 155-159) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  47. ^ Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 8 (pag. 160) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  48. ^ La maggior parte dei mercenari proveniva infatti dalla regione dell'Assia, da cui presero poi il nome.
  49. ^ Il testo originale è: "Why come ye hither, Redcoats, your mind what madness fills? In our valleys there is danger, and there's danger on our hills. Oh, hear ye not the singing of the bugle wild and free? And soon you'll know the ringing of the rifle from the tree"
  50. ^ a b c d e f g h i j k (EN) David Kopel, Guns of Our Freedom in National Review Online, 1º giugno, 2000. URL consultato il 20 settembre 2008.
  51. ^ a b c d Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 4 (pag. 66) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  52. ^ a b c d e f Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 7 (pag. 130) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  53. ^ Indro Montanelli, Mario Cervi, Volume 8 (pag. 147) in Due secoli di guerre, il risveglio dell'America, Milano, Editoriale nuova, 1980.
  54. ^ Paperino e il revival dell'indipendenza da inducks.org

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