Guerra di Shanghai del 1932

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Guerra di Shangai del 1932
Truppe cinesi impegnate negli scontri per le strade di Shangai
Truppe cinesi impegnate negli scontri per le strade di Shangai
Data 28 gennaio - 3 marzo 1932
Luogo Shangai e dintorni, Cina
Esito Vittoria tattica giapponese, imposizione di un cessate il fuoco e demilitarizzazione di Shangai
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
oltre 100.000 50.000
Perdite
5.000 13.000
10.000-20.000 morti civili
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La guerra di Shangai del 1932 fu combattuta tra cinesi e giapponesi nella città cinese di Shangai. L'incidente venne innescato il 18 gennaio dal pestaggio di alcuni monaci buddisti da parte dei giapponesi, e divenne ben presto un furioso combattimento urbano con forti perdite umane e interi quartieri distrutti o gravemente danneggiati.

Svolgimento del conflitto[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 febbraio i carri Renault NC27 della 2ª Compagnia carri indipendente giapponese, inserita nella 1ª Unità carri, sbarcarono nella zona d'operazioni per partecipare all'attacco su Shangai, protetta da numerosi fossati anticarro e dove dal 28 gennaio erano in corso i combattimenti tra le truppe cinesi della 19ª Armata di linea e della 5ª Armata e gli attaccanti giapponesi. Il grosso della compagnia carri venne distaccato presso la 5ª Brigata di fanteria posizionata nel fianco destro dello schieramento giapponese, mentre il 3º Plotone venne aggregato alla Forza da sbarco speciale della marina, sulla sinistra. Il 20 febbraio la compagnia carri avanzò lungo la strada settentrionale, ma venne fermata a circa 300 m dalla città dal fuoco cinese, e lo stesso avvenne al 2º Plotone che aveva provato a seguire la strada meridionale. Alla compagnia carri fu quindi ordinato di attaccare da sud il villaggio di Kiangwan (ora Jiangwanzhen), a nord di Shangai, ma il capitano Shigemi, una volta constata l'impossibilità di proseguire lungo la strada, ordinò la ritirata.[1] L'attacco a Kiangwan venne rinnovato per la stessa direttrice la mattina seguente: trenta carri al comando del capitano Harada riuscirono a trovare un varco tra i fossati anticarro aprendo il fuoco direttamente sui fanti nemici, che tuttavia riuscirono ancora una volta a fermare l'attacco. I giapponesi sospesero le operazioni quella sera stessa. Kiangwan venne catturato infine il 28 febbraio dopo una settimana di combattimenti. La deludente prova dei carri giapponesi si ripeté anche nelle strade di Shangai, dove vennero alla luce tutti i limiti dello scarso armamento e dell'insufficiente protezione per l'equipaggio. Per la fase finale delle operazioni i giapponesi rimasero con soli tre carri operativi.[2]

Nonostante la tenace resistenza, le truppe cinesi dovettero ritirarsi dalla città dopo che il 29 febbraio l'11ª Divisione giapponese sbarcò alle loro spalle tagliandogli le linee di rifornimento.

Vi furono anche combattimenti aerei tra i piloti dell'aviazione navale giapponese e dell'aeronautica militare della Repubblica di Cina. Il 22 febbraio 1932 i caccia Nakajima A1N provenienti dalla portaerei Kaga furono protagonisti del primo abbattimento in un combattimento aria-aria della storia dell'aviazione della Marina imperiale giapponese a spese del Boeing P-12 condotto dal volontario statunitense Robert Short.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rottmann, Takizawa 2008, p. 30.
  2. ^ Rottmann, Takizawa 2008, pp. 30-31.
  3. ^ (EN) Håkan Gustavsson, Nakajima (A1N) Type 3 in Biplane Fighter Aces from the Second World War, http://surfcity.kund.dalnet.se, 13 aprile 2003. URL consultato il 25 novembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Gordon L. Rottmann, Akira Takizawa, World War II Japanese Tank Tactics, Oxford, Osprey Publishing, 2008, ISBN 978-1-84603-234-9.

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