Guerra dell'Ogaden

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Guerra dell'Ogaden
parte della guerra fredda
Mappa della regione dell'Ogaden
Mappa della regione dell'Ogaden
Data luglio 1977- marzo 1978
Luogo Ogaden
Casus belli Volontà del governo somalo di annettere l'Ogaden
Esito Vittoria etiope
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
96.500 uomini (75.000 etiopi, 18.000 cubani[5], 2.000 yemeniti e 1.500 sovietici) 78.200 uomini (63.200 somali[6] e 15.000 frontisti)
Perdite
Etiopia:
6.133 morti[7]
10.563 feriti[7]
3.867 prigionieri e dispersi (inclusi 1.362 disertori)[7][8]
Cuba:
400 morti[8]
Yemen del Sud:
100 morti[8]
URSS:
33 morti
Perdite logistiche:
23 aerei[7]
139 carri armati[7]
108 VTT[7]
1.399 veicoli[7]
Somalia:
6.453 morti[7]
2.409 feriti[7]
275 catturati e dispersi[7]
Fronte di Liberazione dell'Ovest Somalo:
sconosciute
Perdite logistiche:
28 aerei[7]
72 carri armati[7]
30 VTT[7]
90 veicoli[7]
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La guerra dell'Ogaden fu un conflitto combattuto nel 1977 tra la Somalia e l'Etiopia per il possesso della regione etiope omonima abitata in prevalenza da somali.

Questo scontro, apparentemente circoscritto al Corno d'Africa, rientrò invece nell'orbita della Guerra Fredda: la Derg (giunta comunista etiope) venne appoggiata da tre stati a governo marxista mentre il progetto di creazione della "Grande Somalia" di Siad Barre ottenne il beneplacito degli Stati Uniti d'America[9].

Il successo arrise all'Etiopia e ancor oggi l'Ogaden sta sotto la giurisdizione di Addis Abeba; esistono tuttavia focolai di resistenza, i nazionalisti dell'Ogadēn chiamano la regione Ogadēnia e dichiarano che essa è una nazione distinta sotto occupazione etiope.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1948 la Gran Bretagna, che aveva mantenuto il protettorato sulla Somalia Britannica e sull'ex Somalia Italiana, cedette all'Etiopia le regioni dell'Haud e dell'Ogaden, sulla base di un Trattato del 1897 con l'Imperatore etiope Menelik in cambio del suo aiuto contro le incursioni dal clan somali. L'Etiopia, tuttavia, non rispettò la clausola di garantire un'ampia autonomia alla maggioranza somala della regione.

Nel 1974, in Etiopia, una giunta militare, il Derg, depone l'Imperatore Haile Selassie I e crea un regime socialista, con a capo, dopo un graduale e spietato regolamento interno dei conti, Menghistu Hailè Mariàm.
Come in Etiopia, il governo della vicina Somalia, era appoggiato dall'Unione Sovietica, tuttavia il presidente Siad Barre ruppe l'intesa con Mosca per sfruttare le difficoltà interne etiopi e progettare l'annessione dell'Ogaden nell'ambito della creazione della "Grande Somalia".

Svolgimento della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 luglio 1977 l'esercito somalo invase l'Ogaden con 70.000 uomini, 40 aerei da combattimento, 250 carri armati, 350 veicoli corazzati e 600 pezzi di artiglieria. Nonostante le pesanti perdite subite, gli invasori raggiunsero il controllo di oltre il 60% della regione in meno di un mese.
Dopo un inutile tentativo di mediazione, l'URSS decise di prendere le parti dell'Etiopia, interrompendo ogni aiuto al regime di Siad Barre, rinforzando le forniture militari all'Etiopia, inviando i suoi consiglieri militari guidati dal futuro Maresciallo dell'Unione Sovietica Petrov. Cuba inviò 15.000 soldati. Anche la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen, la Corea del Nord e la Germania Est fornirono il loro aiuto all'Etiopia.

Non tutti gli stati comunisti si schierarono con l'Etiopia. A causa della rivalità cino-sovietica, la Cina sostenne diplomaticamente e con aiuti militari la Somalia. La Romania di Nicolae Ceauşescu mantenne buoni rapporti diplomatici con Siad Barre. Gli Stati Uniti colsero l'occasione per un riavvicinamento con la Somalia.

Tra il 17 e il 19 agosto, un violentissimo scontro si svolse alle porte di Dire Daua. La posta in gioco era molto alta, la città ospitava la seconda base aerea del paese e rappresentava il nodo ferroviario principale per i collegamenti verso il Mar Rosso. Alla fine l'esercito etiope riuscì a fermare l'assalto somalo.
A metà settembre, l'esercito somalo inflisse una dura sconfitta a quello avversario nel corso della Prima Battaglia di Giggiga, con circa 5.500 morti tra i militari e una serie di atrocità commesse contro i civili di entrambe le popolazioni. Alla fine di settembre i somali controllavano il 90% dell'Ogaden.

Nonostante gli insuccessi iniziali, il governo etiope riuscì a riformare un esercito di circa 100.000 soldati con l'appoggio di milizie cubane e le forniture militari sovietiche.

Dall'ottobre 1977 al gennaio 1978 l'esercito somalo cercò di prendere possesso della città di Harar, ma gli etiopi resistettero all'urto.

Il contrattacco etiope e cubano cominciò a febbraio, lo scontro decisivo fu la Seconda Battaglia di Giggiga, il 5 marzo 1978. In soli due giorni i somali persero 3.000 uomini e furono costretti ad abbandonare la città. Al crollo delle difese somale, gli etiopi recuperarono in pochi giorni il controllo della regione. Siad Barre ordinò il ritiro delle truppe il 9 marzo, ritiro completato il 15.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal sito Arpnet
  2. ^ Appoggio diplomatico
  3. ^ Gebru Tareke, p. 648
  4. ^ Gebru Tareke, p. 645
  5. ^ a b Gebru Tareke, p. 656
  6. ^ Gebru Tareke, p. 640
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m n Gebru Tareke, p. 665
  8. ^ a b c Gebru Tareke, p. 664
  9. ^ R. Fabiani, Somalia 1977. La guerra dell'Ogaden e la fine della Distensione, Gan editions 2010

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Gebru Tareke, The Ethiopia-Somalia War of 1977 Revisited, 2000.
  • (EN) Richard Pankhurst, Wiley-Blackwell, The Ethiopians : A History, 2001.
  • (FR) Gérard Prunier, L'Éthiopie contemporaine, Karthala, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]