Guerra dei Farrapos
Per Guerra dei Farrapos o Rivoluzione Farroupilha o Decenio Eroico si intende indicare l’intera serie dei combattimenti nei quali fu coinvolto Garibaldi, durante gli anni trascorsi in Brasile.
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[modifica] Garibaldi
Nel 1833, Giuseppe Garibaldi aveva aderito alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Venne quindi coinvolto nel tentativo di insurrezione dell'11 febbraio 1834. Scoperto, venne condannato "alla pena di morte ignominiosa" in contumacia per tradimento e diserzione dalla Marina sarda.
L’esule si rifugiò prima a Nizza e poi a Marsiglia. L'8 settembre 1835 si imbarcò sul brigantino Nautonnier, diretto in Sud America.
[modifica] L’arrivo a Rio de Janeiro
Tra novembre e dicembre arrivò a Rio de Janeiro, dove poté contare su un discreto numero di esuli italiani (una trentina circa), legati alla Giovane Italia. Ad esempio, l’esule ligure Giuseppe Stefano Grondona gli passò la presidenza dell'associazione locale della Giovine Italia. Gli furono aperte le porte della loggia massonica Asilo di Vertud. Poté pubblicare articoli e litografie contro re Carlo Alberto e acquistare una nave da venti tonnellate, battezzata Mazzini. Con l'aiuto di Giovanni Battista Cuneo fondò un giornale intitolato Giovine Italia.
[modifica] Guerra dei Farrapos
Intanto, già dal 1834 la provincia di Rio Grande do Sul era in aperta rivolta contro l'Impero brasiliano. I ribelli erano guidati dal ricco proprietario terriero Bento Gonçalves da Silva. La guerra ebbe sorti alterne. Nel settembre del 1836 Gonçalves fu catturato dagli imperialisti, insieme a cinquecento guerriglieri, ma nonostante ciò la guerra continuò.
Tra i prigionieri c'era un italiano, Livio Zambeccari, che era tra le personalità più influenti del governo provvisorio riograndese. Un altro esule ligure, Luigi Rossetti, il due de carboneria, andò a far visita a Garibaldi per proporgli di aiutare il Rio Grande, creando un corpo di corsari, formato da esponenti della Giovine Italia. Il comando sarebbe andato a Garibaldi, che nel febbraio del 1837 andò a incontrare Livio Zambeccari, e dichiarò la sua disponibilità a combattere per l'indipendenza del Rio Grande.
Il conflitto era per la Repubblica Riograndense contro l'Impero del Brasile.
[modifica] L’inizio della guerra di corsa
Il 4 maggio ricevette la patente de corso, e il nizzardo si trovava così a sfidare un impero con un peschereccio. Il 7 salpò con la Mazzini e 12 uomini (tra questi l'amico Rossetti). Le prime operazioni furono di appoggio alla liberazione di due ufficiali riograndensi. La prima preda fu una lancia che però trasportava solo merci di scarso valore, e Garibaldi si limitò ad affrancare lo schiavo nero Antonio. L'11 maggio i corsari avvistarono una sumaca chiamata Luisa, una nave da carico, e la abbordarono.
Garibaldi fece varie incursioni sui villaggi rivieraschi, provocando varie morti. Se la prese in particolare con le navi spagnole in quanto, si dice, gran parte dei ribelli brasiliani fossero finanziati degli Inglesi. Questi volevano impadronirsi delle rotte commerciali ispaniche. La prima nave Mazzini venne affondata in uno scontro a fuoco con le truppe dell'Impero, e lui fu costretto a rubare una nuova nave e a rifugiarsi in Uruguay. I corsari si trasferirono sulla sumaca più nuova e più grande (di ventiquattro tonnellate), ribattezzata con il nome della vecchia Mazzini, che fu affondata.
[modifica] La ripresa della guerra nel Rio Grande do Sul
Nel febbraio del 1838 fu liberato e andò prima a Montevideo, dove insieme agli amici Rossetti e Cuneo si diresse nel Rio Grande do Sul. Messosi in contatto con i ribelli, fu nominato comandante della flotta e subito diede impulso alla costruzione. L'11 aprile partì da Porto Alegre un battaglione imperiale guidato da Francisco Pedro detto Mouringue. L'azione fu condotta con molta rapidità e l'avamposto fu assediato, ma Garibaldi con i suoi uomini riuscì a respingere l'assedio e a cacciare gli imperiali.
La battaglia del Galpon de Xarqueada ebbe una eco enorme e diede forza ai riograndesi, che decisero di allargare il fronte rivoluzionario alla provincia di Santa Catarina. Il primo obiettivo era la conquista di Laguna. Il comando della spedizione venne dato a David Canabarro mentre Garibaldi ebbe la guida delle forze navali. Il 14 luglio entrò nell'Oceano Atlantico, ma a causa del mare in tempesta e dell'eccessivo carico la Farroupilha, governata da Garibaldi, si rovesciò. Annegarono sedici dei trenta componenti dell'equipaggio, tra cui gli amici Mutru e Carniglia; il nizzardo fu l'unico italiano superstite.
Allora a Garibaldi venne dato il comando della Seival con lo scopo di togliere il dominio dei mari agli imperiali. Visto che le forze dell'avversario erano nettamente superiori, Garibaldi decise di giocare d'astuzia. Senza ingaggiare battaglia si ritirò verso sud, attirando le navi nemiche in un'imboscata. Due lancioni andarono all'inseguimento ed entrarono in dei canali, dove erano nascoste le truppe riograndesi che assalirono e catturarono le navi. I ribelli approfittarono di questo successo per sferrare l'attacco decisivo. Il 25 luglio 1839, le truppe imperiali si ritirarono e l'esercito riograndese entrò trionfale nella città e si instaurò la Republica Juiliana. Allora il governo di Rio de Janeiro prese delle energiche misure, inviando 12 navi e 3 lancioni al comando del maresciallo Francisco Josè Souza Suares de Andrea.
La strategia imperiale fu quella di porre il blocco a Laguna, ma Garibaldi, con audaci iniziative, riuscì a far allontanare i nemici e a compiere azioni corsare. Nonostante ciò la situazione stava peggiorando e nella neonata repubblica regnava il malcontento. Garibaldi conquistò con i suoi uomini la cittadina di Imaruì. Infatti il 15 novembre l'esercito brasiliano riconquistò la città, e i repubblicani (circa 500) si diedero alla fuga sugli altipiani. Qui si svolsero altre battaglie con fortune alterne. Nei pressi di Forquillas fu impegnato per la prima volta in un combattimento esclusivamente terrestre, attaccò con i suoi marinai il nemico e lo costrinse alla ritirata. Dopo queste battaglie ritornarono a Rio Grande.
Le gesta del Generale, oltre oceano, divennero celebri in Italia grazie al patriota Raffaele Lacerenza che diffuse a proprie spese in tutto il paese seimila copie del “Decreto di grazie ed onori” concessi dal governo di Montevideo ai legionari italiani comandati da Garibaldi.
[modifica] Garibaldi: L'arrivo in Uruguay
Vista l'impossibilità di fare rifornimenti, poiché le coste erano presidiate dagli imperiali, Garibaldi e i suoi puntano per Maldonado in Uruguay. Il 28 maggio la nave giunse nel porto uruguagio, senza sapere che lo stato rioplatense non è più alleato del Rio Grande ma era passato dalla parte del Brasile. Il viceconsole brasiliano a Maldonado ordinò di bloccare i corsari.
Però intorno a Garibaldi si era creato un clima di simpatia, favorito dalla mediazione degli emigranti italiani e dall'eco favorevole della liberazione di cinque schiavi, notizia che ebbe grande risonanza poiché, per errore, ne furono indicati cento.
Nella notte tra il 5 e il 6 giugno, durante una tempesta, lasciò il porto, poiché aveva saputo che una nave da guerra brasiliana stava venendo per catturarli. I corsari si diressero verso la punta Jesus y Maria dove doveva aspettarli Rossetti con i rifornimenti. Ma non lo trovano poiché era stato bloccato dalle autorità uruguage. In seguito la Mazzini avvistò un lancione di Montevideo, con il compito di arrestare i corsari. Tra le due imbarcazioni si verificò un primo scontro a fucilate, poi gli uruguagi tentarono un arrembaggio, respinto a sciabolate. Rimasto ucciso il timoniere Fiorentino, al suo posto gli subentrò Garibaldi.
In America Latina, quando gli inglesi favorirono la secessione di Montevideo dall'impero brasiliano, e la conseguente guerra tra Brasile e Uruguay, Garibaldi venne assoldato per svolgere il ruolo di 'raider', ovvero incursore nelle retrovie dell'esercito brasiliano.
Il 26 giugno, consigliati da Jacinto Anderus, sbarcarono a Gualeguay dove chiesero asilo. Il governo argentino arrestò l'equipaggio, che comunque viene trattato con riguardo; erano liberi di circolare nella città e gli fu concesso un sussidio di un pesos al giorno. A Garibaldi venne curata la ferita e recuperò la salute. Imparò ad andare a cavallo (avendo come maestri i gauchos) ma rimase fermo nel suo intento di continuare la lotta. Una notte scappò verso l'Uruguay; ma fu preso dopo due giorni. Riportato a Gualeguay con i piedi legati alla pancia di un cavallo e le braccia dietro le spalle, visto che non rivelava i suoi complici venne appeso ad una trave e frustato e poi imprigionato per due mesi.
[modifica] Guerra Grande nel Uruguay
Sconfitto, nel 1842 riparò in Uruguay, dove comandò la flotta dell'uruguaiana Armada Nacional in una battaglia navale contro gli argentini. In Uruguay sposa nel 1842 Ana Maria de Jesus Ribeiro, detta Anita, che aveva conosciuto nel 1839, nella città di Laguna, Brasile. La donna sposata a Manuel Duarte, e madre di 5 figli, abbandonò il marito ferito dai pirati garibaldini. Il Duarte morì qualche giorno dopo. Nel frattempo il Garibaldi continuò le sue attività in Uruguay dove giunge con solo 300 delle 900 pelli rubate in Argentina. Per mantenere la famiglia Anita è costretta a fare la lavandaia. Il diplomatico inglese William Gore Ouseley lo assolda assieme ad altri marinai per fare razzie e impedire i traffici marini degli stati sud americani. Sono tutti vestiti con camicie rosse. Esce il Legionario Italiano, ma la sua distribuzione è vietata in Uruguay, dove a causa dei massacri dei cittadini è visto come un demonio. Nasce grazie agli articoli di questo giornale la leggenda dell'Eroe dei due mondi.
[modifica] Ritorno in Italia
Nel periodo successivo Garibaldi tentò di tornare in Italia mettendosi al servizio di qualche regnante. Nel 1847 cercò uno sbocco con Pio IX e scrisse al cardinal Gaetano Bedini che in quegli anni era nunzio in Brasile. In una famosa lettera giunse ad "offrire a Sua Santità la sua spada e la legione italiana per la patria e per la Chiesa cattolica" ricordando "i precetti della nostra augusta religione, sempre nuovi e sempre immortali" pur sapendo che "il trono di Pietro riposa sopra tali fondamenti che non abbisognano di aiuto, perché le forze umane non possono scuoterli". Mons. Bedini rispose cortesemente ringraziando, ma l'offerta della legione da Roma non venne accolta.
Nel 1848, infine si imbarcava per l'Italia, ove giungeva poco dopo le Cinque giornate di Milano.
[modifica] Bibliografia
- Érika Garibaldi, Gaetano Massa, Garibaldi nell'a America Meridionale; Rio Grande do Sul. Roma, Istituto Internazionale di Studi Giuseppe Garibaldi; 1988. (Quaderni Storiografici, 2)
- Ivar Hartmann, Aspectos da Guerra dos Farrapos . Feevale, Novo Hamburgo, 2002. Edizione electronica - (PT)
[modifica] Cinematografia
Nel 2012 Anita Garibaldi, fiction mini serie (2 puntate) per la televisione (RAI1), di Claudio Bonivento, con cast Valeria Solarino e Giorgio Pasotti. Musiche di Amedeo Minghi.
[modifica] Voci correlate
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