Guerra civile tra al-Amin e al-Ma'mun

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1leftarrow.pngVoce principale: al-Amin.

La guerra civile tra al-Amin e al-Ma'mun costituì il primo passo, nel IX secolo, della progressiva crisi che cominciò a investire il Califfato abbaside.

Tra l'809/193 e l'813/198, Muhammad al-Amīn succedette al padre Hārūn al-Rashīd. Prima di morire, quest’ultimo aveva tentato di eliminare qualsiasi contrasto per la successione alla carica califfale tra al-Amīn e il fratello 'Abd Allāh al Ma’mūn che, non avendo sangue totalmente hashemita (in quanto figlio di una schiava persiana di nome Marājil, morta nel darlo alla luce[1]), fu indicato come secondo nell'ordine di successione nei cosiddetti «Atti di Mecca», voluti dal padre e fatti affiggere, per sottolinearne la sacertà, alla Ka‘ba di Mecca.

Nonostante il reciproco riconoscimento cartaceo, la tensione tra i due fratelli era accesa. Fu a tal proposito che al Ma’mūn chiese al padre di poterlo accompagnare nel Khurāsān dove il padre era diretto con un forte esercito al fine di venire a capo in Transoxiana di alcune ribellioni contro il potere di Baghdad.

In seguito alla morte di al-Rashīd nel 193/809, nei pressi di Tus (presso l'attuale Mazar-e Sherif, al-Amīn, divenuto califfo, ordinò il rientro delle truppe califfali dal Khurāsān, con il loro consistente numerario, essenziale per pagare puntualmente il soldo alle truppe. Tuttavia tali ordini furono disattesi da al-Ma’mūn che, affiancato dal suo valido consigliere, al-Fadl ibn Sahl, venne meno alle disposizioni indicate negli “Atti di Mecca”, motivo per il quale, un anno dopo la morte del padre, al-Amīn introdusse durante la preghiera rituale del venerdì il nome di suo figlio Mūsā, come suo successore, inserendolo tuttavia dopo al-Ma’mūn e al-Qāsim (terzo figlio di al-Rashīd).

In questo clima si avviò tra i due fratelli una corrispondenza diplomatica (le cui lettere sono conservate da al-Tabarī), durante la quale al-Amīn, appoggiato dal suo fidato consigliere al-Fadl b. al-Rabī‘ cercò di convincere il fratello a cedere il suo posto di successore designato, ottenendo in risposta un netto rifiuto da parte di al-Ma’mūn, che decise di interrompere quel servizio di informazioni che legava i governatori delle province al governo centrale di Baghdad. Questo scatenò l’ira di al-Amīn che cancellò d'imperio il nome di al-Ma’mūn dalla sua successione, introducendo quello del figlio Mūsā, nominato governatore di quel Khurāsān che, in base agli impegni presi negli «Atti di Mecca», era stato assegnato all'esclusivo governo di al-Ma’mūn.

Accusato di aver disobbedito agli ordini del califfo, nonché suo fratello, al-Ma’mūn fu dichiarato un ribelle, perciò il conflitto poté ritenersi aperto nell811/195, quando al-Amīn inviò una spedizione guidata da ‘Alī b. ‘Īsā b. Māhān, nel Khurāsān. Qui le truppe irachene furono sconfitte e ‘Alī b. ‘Īsā fu ucciso dal generale di al-Ma’mūn, Tāhir b. al-Husayn, che conseguì una serie di vittorie, merito della sua abilità e tenacia nei combattimenti.

Dopo la battaglia di al-Rayy, seguì quella di al-Jibāl, dove stessa sorte toccò al secondo inviato di al-Amīn, ‘Abd al-Rahmān b. Jabala al-Abnāwī, che fu sconfitto dal generale di al-Ma’mūn. A nulla servì il tentativo di al-Amīn di ottenere sostegno dalle tribù arabe dell’Iraq e della Siria. La mancanza di rapporti personali tra al-Amīn e i beduini arabi e il tentativo di creare scompiglio tra arabi e persiani (questi ultimi ormai fedeli sostenitori di al-Ma’mūn) impedirono infatti al Califfo di Baghdad di riuscire nel suo intento.

Dopo le varie sconfitte subite da al-Amīn, anche a Baghdad il figlio di ‘Alī b. ‘Īsā b. Māhān mise in atto un colpo di Stato, dichiarando decaduto al-Amīn e nominando al-Ma’mūn nuovo califfo. Dopo due giorni di prigionia, nell'812/196 al-Amīn fu liberato dalle sue truppe, sebbene ormai avesse perso la sua autorità in gran parte dell’impero (Iraq, Mesopotamia, Arabia).

Al-Ma’mūn attaccò l’Iran, mentre due corpi comandati da Tāhir e da Harthama b. A‘yan posero l'assedio a Baghdad nell'812/196, protrattosi fino all'espugnazione finale e alla morte di al-Amīn (198/813) per mano di Tāhir, senza che (almeno ufficialmente e con poca verosimiglianza) il fratello al-Ma’mūn ne sapesse niente.

Durante l’anno di assedio la città oppose una strenua ed eroica resistenza grazie alla popolazione civile (il cui sostegno al Califfo delinea uno scenario ben diverso da quello proposto dalla storiografia, logicamente favorevole al vincitore al-Ma’mūn).

Dall'assedio, una buona metà della splendida metropoli califfale, uscì totalmente distrutta, tanto che la nuova Baghdad fu ricostruita a oriente della precedente, rimasta per secoli in macerie, a ricordo della spaventosa guerra fratricida.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Al-Amīn era invece nato da Zubayda bt. Ja‘far b. Mansur.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]