Guerra civile romana (82 a.C.)

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della Guerre civili romane
Lucio Cornelio Silla, vincitore della guerra civile.
Lucio Cornelio Silla, vincitore della guerra civile.
Data 82 a.C.
Luogo Europa, bacino del Mediterraneo, Africa settentrionale, Asia occidentale
Esito vittoria di Lucio Cornelio Silla
Schieramenti
Comandanti
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La Guerra civile romana dell'82 a.C. vide il conflitto tra la fazione degli ottimati, guidata da Silla, e quella dei populares, o mariani perché seguaci del sette volte console Gaio Mario morto nell'86 a.C., guidata dai consoli Gaio Mario il Giovane e Gneo Papirio Carbone.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Da diverso tempo la repubblica romana era percorsa da un conflitto politico tra due fazioni, quella dei populares, guidata dall'uomo nuovo Gaio Mario (almeno fino alla sua morte avvenuta nell'86 a.C.) e quella degli ottimati, guidata dal nobile Lucio Cornelio Silla, che si combattevano, con alterne fortune, per il predominio politico sull'Urbe.

Casus belli[modifica | modifica wikitesto]

88 a.C.-87 a.C.
La lotta per il potere presto si era spostata dal piano politico a quello militare, così avvenne che, grazie all'appoggio delle legioni a lui fedeli, Silla scacciò i mariani dall'Urbe ed ottenne il comando per la guerra a Mitridate,[1] e fu sempre grazie alla forza delle armi che, con Silla impegnato in Asia Minore, i populares e Gaio Mario poterono rientrare in città e controllarla, almeno fino al ritorno di Silla.
86 a.C.
Sappiamo infatti che mentre Silla combatteva in Grecia, ottenendo numerosi ed importanti successi, prima ad Atene nel marzo di quest'anno,[2][3][4] poi al Pireo,[5][6] a Cheronea,[7] dove secondo Tito Livio caddero ben 100.000 armati del regno del Ponto,[8][9][10] ed infine ad Orcomeno,[7][11][12][13] a Roma Silla era dichiarato nemico pubblico da Gaio Mario e Cinna. Le sue abitazioni cittadine e di campagna furono distrutte ed i suoi amici messi a morte.[14] Contemporaneamente il Senato deliberava di inviare in Grecia il nuovo console, Lucio Valerio Flacco, collega di Lucio Cornelio Cinna, con due legioni per succedere nel comando a Silla.[15][16][14]
85 a.C.
Silla, conclusa prima del tempo quella che sarebbe stata ricordata come la prima guerra mitridatica con il Trattato di Dardano nell'85 a.C., decise allora di tornare in Italia per contrastare le manovre del partito avverso, che lo aveva addirittura dichiarato nemico della patria. I più attivi nel campo dei populares erano i consoli Lucio Cornelio Cinna e Gneo Papirio Carbone,[17] consoli per l'85 a.C. e l'84 a.C., che a cavallo tra i due consolati tentarono di organizzare ad Ancona un esercito per contrastare quello di Silla, una volta che fosse terminata la campagna in Asia. L'impresa non ebbe seguito perché nell'84 a.C. l'esercito, forse perché scontento delle dure condizioni di vita imposte dai due consoli, si ribellò ed uccise Cinna, mentre Carbone fuggiva. Molti per sottrarsi alla tirannide dei due consoli avevano abbandonato Roma, e si erano rifugiati nell'accampamento di Silla, come in un porto di salvezza. Così in breve tempo venne a crearsi, attorno allo stesso, una parvenza di Senato. Anche la moglie, Cecilia Metella Dalmatica, riuscì a stento a fuggire con i figli e raggiunse il marito in Grecia, portando la notizia che i suoi oppositori avevano bruciato la casa in città e le ville in campagna, pregandolo quindi di far ritorno in Italia in aiuto dei suoi sostenitori.[17]
84 a.C.
Conclusa la pace a Dardano in Asia con Mitridate VI, ed obbligato quest'ultimo a ritirarsi dalle province romane asiatiche, Silla trascorse i successivi due anni in Grecia per riorganizzare le forze, prima di rientrare in Italia. Egli, infatti, una volta conclusa la pace, salpò da Efeso nel corso dell'inverno dell'85-84 a.C. e si trasferì al Pireo e poi ad Atene dove fu iniziato ai misteri.[18] Verso la fine dell'anno attraversò la Tessaglia e la Macedonia e fece i preparativi per il suo rientro in Italia da Durazzo, con una flotta di 1.200 navi.[19]
83 a.C.
Per quest'anno furono eletti consoli Lucio Cornelio Scipione Asiatico e Gaio Norbano che, mentre Silla sbarcava a Brindisi dove si acquartierava con i suoi veterani e riprendeva i contatti con gli esponenti della propria fazione, tentavano di organizzare un esercito per contrastare la marcia di Silla verso Roma.
Silla era infatti sbarcato a Taranto[20] con 30.000 armati[21] in quella primavera, e secondo Plutarco, vi erano ad attenderlo 15 generali nemici e 450 coorte.[20] E mentre si preparava a marciare contro Roma al comando delle sue legioni, ricevette rinforzi dal giovane Pompeo, che si unì al futuro dittatore con un buon numero di soldati a lui fedeli, provenienti per lo più dalla regione del Piceno, e da Quinto Cecilio Metello Pio, campione degli ottimati durante i 4 anni di consolato di Cinna. I due consoli in carica nell'83 decisero di contrastare il passo di Silla in Campania; Scipione organizzò il suo campo nei pressi di Teano, mentre Norbano fece campo nei dintorni di Capua. Silla attaccò per primo l'esercito sotto il comando di Norbano che, perso lo scontro ed oltre 7.000 uomini, si rifugiò all'interno delle mura di Capua. A quel puntò Silla marciò verso Teano offrendo a Scipione una tregua, prontamente accettata dal Console, che in questo modo pensava di guadagnar tempo per coordinarsi con il collega e con Sertorio. Ma quando Scipione pensò di poter rompere la tregua con Silla il suo esercito, che aveva fraternizzato con l'esercito di Silla, gli si rivoltò contro passando al campo avverso senza colpo ferire. Scipione, fatto liberare da Silla, andò in esilio a Marsiglia, dove morì. L'83 a.C. terminò con gli uomini di Silla acquartierati in Campania e i populares a Roma che tentavano di organizzarsi per contrastare il passo al nemico.

Guerra civile[modifica | modifica wikitesto]

Luoghi dove si combatté la guerra civile.

Nell'82 a.C. furono eletti consoli Gneo Papirio Carbone e il ventiduenne Gaio Mario il Giovane, a cui fu affidata la difesa della città; quasi immediatamente inviarono Sertorio, forse l'unico esponente tra i populares con l'esperienza militare necessaria per contrastare Silla, nella Spagna Citeriore.

I primi scontri, entrambi favorevoli agli ottimati, si ebbero nelle marche presso il fiume Esino, dove le truppe di Pompeo e di Metello ebbero la meglio su quelle condotte da Carbone, e nella pianura di Sacriporto, antistante Preneste, dove le truppe di Silla ebbero la meglio su quelle guidate da Mario il Giovane .

I due comandanti mariani, invece di riunire le proprie forze, decisero di resistere alla fazione avversa ognuno dei due trovando rifugio in una diversa città; Gaio Mario il Giovane a Preneste nel Lazio, e Carbone a Chiusi in Etruria. Anche questa volta Silla si trovò nella condizione di poter attaccare separatamente i due nemici.

Silla lasciò il proprio luogotenente Ofella a sostenere l'assedio di Preneste e, dopo aver normalizzato la situazione nella capitale, si diresse a nord per dar battaglia a Carbone. La battaglia sotto le mura di Chiusi fu particolarmente cruenta, e si risolse con un sostanziale nulla di fatto. Per contro Pompeo frustò il tentativo di Carbone di inviare rinforzi al collega Mario rinchiuso a Preneste, intercettando e sconfiggendo i rinforzi che Carbone gli aveva mandato nei pressi di Spoleto.

In questo frangente, un esercito di 7.000 lucani e sanniti stava risalendo verso il nord, guidati da P. Telesino, M. Lamponio e Gutta, per portare soccorso a Mario. Silla, per impedire questa manovra, abbandonò l'assedio di Chiusi dirigendosi immediatamente verso sud con i propri uomini e sbarrare così il passo a questo nuovo esercito.

Carbone ne approfittò per uscire da Chiusi e si diresse verso Faenza, per portare battaglia a Metello che reputava il più debole nel campo avverso; l'esito non fu quello sperato e Carbone subì una cocente sconfitta che gli costò anche la perdita di Chiusi, lasciata sguarnita e alla mercé di Pompeo.

Lo scontro decisivo tra gli eserciti delle due fazioni, la battaglia di Porta Collina, si svolse il 1º novembre dell'82 a.C., sotto le mura di Roma, dove l'esercito guidato lucano-sannita aveva puntato, modificando l'intenzione iniziale di portare soccorso a Preneste, non appena avuta notizia della manovra di Silla, che di fatto aveva lasciato sguarnita Roma.

Silla riuscì ad arrivare in tempo sul luogo della battaglia, solo per lo straordinario sforzo delle sue poche truppe lasciate a difesa di Roma, che resistettero tutto il giorno fino all'arrivo del proprio comandante. Anche dopo l'arrivo dei rinforzi l'esito della battaglia rimase a lungo in bilico, risolvendosi alla fine a favore del campo degli ottimati.

Persa la battaglia di Porta Collina, che segnò la definitiva sconfitta dei mariani, Preneste si arrese a Silla e Mario il Giovane, frustrato nel suo tentativo di fuggire attraverso dei sotterranei, preferì uccidersi piuttosto che cadere nelle mani del nemico. Carbone invece prima riparò in Africa poi sull'isola di Pantelleria, dove fu catturato da Pompeo Magno che lo trasse in catene nella prigione di Marsala, dove quello stesso anno fu giustiziato.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Sconfitti i nemici mariani, Silla iniziò le proscrizioni di tutti gli avversari politici; assunse il titolo di dittatore a vita, e cercò con una serie di riforme di ristabilire il regime oligarchico. Una vittima delle sue proscrizioni con una morte particolarmente violenta e crudele [22] fu Marco Mario Gratidiano che si racconta che fosse stato torturato e smembrato in un modo che evoca il sacrificio umano da suo cognato Catilina[23]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, II, 18.5-19.3.
  2. ^ Plutarco, Vita di Silla, 16.
  3. ^ Appiano, Guerre mitridatiche, 38.
  4. ^ Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, II, 23.3 (parla di 200.000 morti ed altrettanti fatti prigionieri).
  5. ^ Appiano, Guerre mitridatiche, 40-41.
  6. ^ Floro, Compendio di Tito Livio, I, 40.10.
  7. ^ a b Floro, Compendio di Tito Livio, I, 40.11.
  8. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 82.1.
  9. ^ Appiano, Guerre mitridatiche, 42-45.
  10. ^ Plutarco, Vita di Silla, 16-19.
  11. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 82.2.
  12. ^ Plutarco, Vita di Silla, 21.
  13. ^ Appiano, Guerre mitridatiche, 49.
  14. ^ a b Appiano, Guerre mitridatiche, 51.
  15. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 82.4.
  16. ^ Plutarco, Vita di Silla, 20.
  17. ^ a b Plutarco, Vita di Silla, 22.
  18. ^ Plutarco, Vita di Silla, 26.1.
  19. ^ Plutarco, Vita di Silla, 27.1.
  20. ^ a b Plutarco, Vita di Silla, 27.3.
  21. ^ Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, II, 24.3.
  22. ^ La fonte primaria del supplizio da lui subito è Sall. Hist., 43 Maur. ripreso da Seneca, Ira, 3, 18, 1.
  23. ^ In L. Nosarti, Studi sulle Georgiche di Virgilio, Padova 1996, pp.60 e sgg.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]