Guerra austro-prussiana
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| Guerra austro-prussiana Terza guerra d'indipendenza |
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| Parte guerre di unificazione tedesche | |||||||||
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| Schieramenti | |||||||||
e alcuni stati minori tedeschi (precedentemente noti come Confederazione Tedesca) |
e alcuni stati tedeschi minori |
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| Effettivi | |||||||||
| 600.000 austriaci e alleati tedeshi | 500.000 prussiani e alleati tedeschi 300.000 italiani |
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| Perdite | |||||||||
| 20.000 morti o feriti | 37.000 morti o feriti (tedeschi e italiani) | ||||||||
| Terza guerra d'indipendenza Guerra austro-prussiana |
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| Custoza – Hühnerwasser – Podol – Trautenau – Nachod – Langensalza – Skalitz – Münchengrätz – Gitschin – Königshof – Schweinschädel – Vezza d'Oglio – Valtellina – Sadowa – Dermbach – Bad Kissingen – Mainfeldzug – Frohnhofen – Aschaffenburg – Lissa – Condino – Forte d'Ampola – Blumenau – Hundheim – Tauberbischofsheim – Werbach – Helmstadt – Uettingen - Bezzecca – Invasione del Trentino |
La guerra austro-prussiana fu combattuta nel 1866 tra l'Impero d'Austria e i suoi alleati tedeschi e il Regno di Prussia, i suoi alleati tedeschi e il Regno d'Italia. Le operazioni sul fronte meridionale tra Italia e Austria costituiscono la terza guerra d'indipendenza. In Germania e Austria viene chiamata Deutscher Krieg ("guerra tedesca") o Bruderkrieg ("guerra dei fratelli").
Indice |
[modifica] 1866, la vittoria
Divenuto nel 1862 cancelliere del nuovo sovrano Guglielmo I (1861), Otto von Bismarck, che già progetta l'unificazione tedesca da realizzare «col ferro e col sangue», col pretesto dei diritti di successione dinastica di un principe della confederazione germanica, si allea (1864) con l'Austria (guerra per i ducati danesi) contro la Danimarca per il possesso dello Schleswig-Holstein. L'Impero d'Austria fu praticamente costretto a seguire il disegno bismarckiano per il timore di vedersi estromesso dalla Confederazione Tedesca; non si rese, però, conto che proprio il Cancelliere tedesco aveva forzato Vienna in un vicolo cieco, proponendo la Prussia come il Paese guida del mondo germanico, con il chiaro intento di estromettere l'Impero dalla tradizionale posizione di privilegio nell'area tedesca. La guerra si risolse rapidamente in favore della coalizione austro-prussiana, con il conseguente allargamento della Confederazione Tedesca.
Difatti, di lì a poco i dissidi che nasceranno tra la concezione bismarckiana del mondo tedesco (fondato sulla soluzione Piccolo-tedesca, cioè con l'esclusione dell'Impero Austro-Ungarico) e la posizione imperiale porteranno allo scontro austro prussiano del 1866. L'allargamento della Confederazione Tedesca appariva, agli occhi dei Tedeschi, un indiscutibile successo prussiano, convogliando, in tal modo, sempre maggiori consensi verso la potenza prussiana, soprattutto tra gli Stati luterani del nord, come Brema, Amburgo e Danzica. Al contrario, gli Stati del sud e quelli cattolici, in particolar modo la Baviera, rimanevano ancorati all'orbita austroungarica.
Nei mesi precedenti il conflitto, Bismarck accolse l'alleanza italiana, ben contento di poter distogliere una buona parte delle forze imperiali nel fronte meridionale, rendendo in tal modo meno rischioso il compito delle forze armate. In Italia, nella metà del decennio, ci si era resi conto della volontà bismarckiana di esclusione dell'Austria-Ungheria dalla Confederazione Tedesca e si decise di approfittare della preziosa potenza bellica prussiana per continuare la strada del processo di unificazione della penisola. Venne conclusa, pertanto, una singolare alleanza offensiva di limitata durata (tre mesi) nell'aprile 1866. Tra le clausole del patto di alleanza non viene prevista la cessione della Venezia-Giulia poiché essa é un territorio appartenente alla Confederazione germanica; una sua eventuale cessione all'Italia non sarebbe stata politicamente accettabile per i Principi tedeschi, che avrebbero potuto creare problemi di resistenza al progetto bismarckiano di unificazione del mondo germanico sotto l'egida della Prussia.
Dal punto di vista militare, la guerra austro-prussiana trova soluzione nella vittoria prussiana a Sadowa seguita dall' armistizio di Nikolsburg. [1]
È questa la guerra dove la Prussia è alleata con il da poco costituitosi Regno d'Italia che aspira alla riunificazione con il Veneto (terza guerra d'indipendenza) che otterrà dalle mani di Napoleone III a cui l'Austria che, non a torto, non si ritiene vinta dagli italiani - sconfitti per terra a Custoza e per mare a Lissa - lo cederà e che a sua volta lo passerà agli italiani.
La pace di Praga sancisce la definitiva esclusione dell'Austria dall'ingerenza sulla Confederazione germanica del Nord sotto la presidenza prussiana. Per l'Austria-Ungheria, la disfatta di Sadowa segnerà l'inizio di un processo interno di ridefinizione costituzionale dell'Impero, che culminerà con l'Ausgleich, vale a dire la proclamazione di parità tra le etnie tedesca e ungherese.
[modifica] 1866, annus mirabilis
Nel 1928 lo storico tedesco Hans Delbruck scrisse a proposito della guerra austro-prussiana : «Bismarck la volle, profondamente convinto della sua necessità, ma la portò a buon fine contro la volontà del re, del popolo e persino dell'esercito.»
| « La guerra rappresentò una rivoluzione che non si sarebbe potuta verificare senza Bismarck, come non si sarebbe potuta verificare senza Hitler la rivoluzione del 1933. In entrambi i casi, una volta che la rivoluzione giunse al successo, l'opposizione si dissolse rapidamente e i dubbi vennero messi a tacere...Era come se il popolo tedesco avesse assistito a un miracolo. Niente era più come prima (...) La ragione era diventata torto e il torto ragione » | |
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(H. Kohn. I tedeschi[2])
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La borghesia liberale e gli intellettuali tedeschi, sino ad allora ostilissimi al governo Bismarck, «...si adattarono prontamente ad adorare quanto, qualche settimana prima avevano condannato.»[2]
Di fronte alla strepitosa vittoria di Sadowa, i liberali tedeschi recitarono il mea culpa per gli insuccessi dell'Assemblea di Francoforte del 1848, quando era andata in fumo la possibile unificazione per gli interessi contrapposti di Grandi e Piccoli tedeschi. D'altra parte lo stesso Federico Guglielmo IV aveva rifiutato l'«avvelenato diadema» a lui offerto dai Piccoli tedeschi. Se l'unità della Germania doveva essere, questa doveva avvenire sotto il segno della Prussia e non per volontà di un'assemblea «democratica».
Ora di fronte alla vittoria di Sadowa «un'intera classe di uomini colti e benintenzionati dichiarava la propria immaturità in fatto di politica»[2]. A buon diritto sembrava che il militarismo prussiano dell' aristocrazia junker avesse ora il diritto di dirigere politicamente la Germania avendo dimostrato con i fatti la superiorità del «Cancelliere di ferro» che con «tre bagni di sangue» costruirà l'Impero tedesco.
I liberali tedeschi ricevevano in cambio della loro rinuncia all'opposizione politica le più ampie possibilità, con l'aiuto finanziario dello Stato protezionista e delle banche , di esercitare il loro primato nelle attività industriali . E ben presto la Germania, con la scoperta del processo Thomas di defosforazione, supererà l'Inghilterra nella produzione dell'acciaio.
Lo storico liberale Hermann Baumgarten, ex avversario del Bismarck, ora scriveva: «Il mondo stupefatto non sa cosa ammirare di più, l'eccezionale organizzazione delle forze armate della Prussia o la dedizione morale del suo popolo, l'incomparibile vigore della sua economia o la solidità della sua educazione generale, la grandezza delle sue vittorie o la modestia dei suoi bollettini, il coraggio dei suoi giovani soldati o la devozione al dovere del suo re attempato...»
[modifica] 1866, la crisi del pensiero liberale
Anche Benedetto Croce nota come in Prussia all'indomani della vittoria i liberali rimasero prima sgomenti e stupefatti e poi ammirati del "miracolo" di Sadowa e cominciarono a dubitare delle loro stesse convinzioni di fronte all'opera di uno «Stato che, rigettando il governo popolare, fondandosi sull'autorità, prendendo regola solo dall'alto, conseguiva trionfi che nessun altro popolo d'Europa avrebbe saputo né osato contestargli…»[3].
Successi non solo politici e militari ma anche nel campo dell'istruzione pubblica, dello sviluppo economico e commerciale, sostenuto dal protezionismo e dal dumping, che porterà la Germania, dopo l'unificazione, a rivaleggiare con la produzione industriale inglese e a formulare una legislazione sociale e protettiva del lavoro che sopravanzava quella di molti stati europei.Provvidenze per gli operai che tuttavia non impedirono la formazione in Germania del più forte partito socialista.
| « ..si insinuava qualcosa di mal sicuro e di poco sano.... La coscienza morale d'Europa era ammalata da quando, caduta prima l'antica fede religiosa, caduta più tardi quella razionalistica e illuministica, non caduta ma combattuta e contrastata l'ultima e più matura religione, quella storica e liberale, il bismarckismo e l'industrialismo e le loro ripercussioni e antinomie interne, incapaci di comporsi in una nuova e rasserenante religione, avevano foggiato un torbido stato d'animo, tra avidità di godimenti, spirito di avventura e conquista, frenetica smania di potenza, irrequietezza e insieme disaffezione e indifferenza, com'è proprio di chi vive fuori centro, fuori di quel centro che è per l'uomo la coscienza etica e religiosa. » | |
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(Benedetto Croce[3])
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«La concorrenza e la lotta dei mercati, conferivano a suggerire il primato dell'energia, della forza, della capacità pratica sui motivi etici e razionali»[3] e già si cominciava a pensare che tutto questo fosse il risultato di connaturate capacità di un popolo al quale si attribuiva il diritto di dominare la società e la storia. La classe borghese liberale rinunciava alla sua opera di mediazione , cessava di essere quel ceto "dialettico" tra le classi estreme e nasceva così la marxiana lotta di classe tra capitalisti e operai.
Il 1866 quindi, "annus funestus" che segna una spaccatura nella storia europea tra la prima e seconda metà dell' 800.
[modifica] 1866, l'origine delle catastrofi tedesche
Gli avvenimenti tedeschi dal 1866 al 1870 segneranno profondamente la mentalità del popolo tedesco che troverà la sua unità non alla luce di quei principi spirituali del romanticismo liberale di libertà e dignità civile ma rifacendosi ad una politica di mera potenza, a quei valori guerrieri di disciplina, fedeltà, onore e coraggio che avevano segnato la prima formazione del futuro stato prussiano ad opera dell'ordine monastico-cavalleresco dei Cavalieri Teutonici.
«La politica della mera potenza , che si levava con aria di schiacciante superiorità a fronte della concezione liberale, era il riflesso della ritardata e incompiuta formazione liberale e politica...»[3] che i tedeschi dovranno scontare con le disfatte del 1918 e del 1945.
[modifica] Note
- ^ Sul fronte boemo si distingue contro i Prussiani l'ufficiale Antonio Baldissera, futuro generale e senatore del Regno d'Italia che, in seguito all'unione del suo Veneto all' Italia, proseguirà la carriera militare nel Regio esercito sino a guidare con successo le truppe italiane in Eritrea nel 1888.
- ^ a b c H. Kohn. I tedeschi. Milano, 1963
- ^ a b c d Benedetto Croce. Storia d'Europa nel secolo XIX, Bari, 1938
[modifica] Voci correlate
- Vincenzo Gioberti (Il pensiero politico) a proposito della borghesia

