Paullinia cupana

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Guaranà
Paullinia cupana - Köhler–s Medizinal-Pflanzen-234.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Sapindales
Famiglia Sapindaceae
Genere Paullinia
Specie P. cupana
Nomenclatura binomiale
Paullinia cupana
Kunth
Sinonimi

P. crysan, P. sorbilis

Il guaranà (Paullinia cupana Kunth.) è una pianta rampicante, sempreverde, nativa della foresta amazzonica appartenente alla famiglia delle Sapindaceae. Contiene un analogo della caffeina, una sostanza nota come guaranina, che gli conferisce le sue proprietà eccitanti.[1]

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Allo stato spontaneo può raggiungere anche i tredici metri d‘altezza; può sia appoggiarsi ad altri alberi della foresta sia restare eretta senza sostegno. Quando però viene coltivata per sfruttamento industriale, è tenuta sotto forma di alberello o di arbusto, non più alto di due/tre metri, per facilitare la raccolta dei semi. Ha una leggera corteccia verde sui rami giovani che diventa, però, marrone sul tronco e sulle ramificazioni maggiori.

Le sue foglie sono alterne a picciolo breve; sono coriacee, di colore verde lucido sulla pagina superiore, verde opaco su quella inferiore; presentano un margine intero e nervature principali pennate. I fiori sono bianchi, brevemente peduncolati, singoli o, più spesso, raccolti in gruppi fino a quindici/venti. Il frutto è una drupa, molto consistente, con epicarpo pergamenaceo di colore rosso fuoco, mesocarpo parenchimatoso biancastro che racchiude l’endocarpo (ossia il seme) legnoso che diventa della grandezza di un pisello dopo l'essiccamento.

Habitat[modifica | modifica sorgente]

Il suo habitat ideale è quello della foresta amazzonica dove cresce spontaneamente lungo i fiumi. Questa pianta viene anche coltivata a scopo industriale; la sua coltivazione si concentra soprattutto nei comuni di Maués e Urucarà, situati lungo il Rio delle Amazzoni, ad est di Manaus.

Storia e cultura[modifica | modifica sorgente]

Il nome guarana deriva dal termine guaraní guara-ná, che a sua volta deriva dal warana dei Sateré Mawé.[2]

È stata pianta sacra per molte tribù di indios, in particolare dei Guaraní.[3] A causa del suo frutto attorno a questa piccola pianta, che altrimenti sarebbe forse passata inosservata, sono nate tantissime leggende e miti; secondo una di queste, in un tempo molto remoto, Cereaporanga, una ragazza dall’aspetto e dall’animo gentile e protetta dalla dea della bellezza e della vita, incontrò un valoroso guerriero di una tribù nemica e si innamorò di lui. Il loro amore avrebbe potuto superare tutto, ma i due innamorati non sarebbero mai riusciti a far cessare l’odio che esisteva da anni tra le due tribù; così decisero di fuggire insieme per essere felici. Durante il tragitto Cereaporanga incontrò un anaconda ferita e, nonostante il pericolo, il suo dolce cuore la spinse ad aiutarla; la curò con tutto il suo affetto, ma non sapeva che questo gesto le sarebbe stato fatale.[4][5]

A causa di questa «sosta», i guerrieri della sua tribù si avvicinarono sempre più; quindi, accortasi di essere inseguita e certa che il suo uomo sarebbe stato catturato e ucciso, stabilì un patto di amore e di morte; chiese al grosso serpente di stringerli, con tutta la sua forza, nel loro ultimo abbraccio. Gli indios, vedendo i due innamorati nel loro ultimo gesto, si disperarono per la morte della loro protetta. Chiesero subito aiuto alla dea della bellezza e della vita affinché almeno lo spirito della donna non li abbandonasse; così la dea, commossa dal gesto di Cereaporanga, fece nascere dai suoi occhi una pianta i cui frutti sembrano, all’aprirsi, due splendidi occhi neri; proprio come quelli della fanciulla più bella.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Il guaranà è sempre stato considerato dagli indios come elisir di lunga vita; la sua importanza era alta in tutte le varie tribù, dato che forniva loro cibo e mezzi per curare le malattie, preparava e sosteneva l’organismo.[6]

Il suo utilizzo era centrato soprattutto sull’effetto tonico–stimolante e veniva quindi impiegato per aumentare la resistenza fisica, per la caccia, ecc. Molte tribù di indios, però, andarono oltre a questo palese effetto e utilizzavano il guaranà anche per combattere la diarrea, per alleviare i dolori mestruali, per le malattie che indebolivano - e anche per riuscire a vedere/capire meglio le cose che ci circondano; uno scopo sicuramente legato al fatto che la pianta stessa ha gli occhi per vedere.[6][7]

Venivano utilizzati esclusivamente i semi, e ogni tribù aveva il suo sistema di prepararli. Ma, in genere, i Nativi brasiliani tendono tutti alla stessa preparazione: si colgono i grappoli, scegliendo i frutti quando sono semi-aperti, che sono messi in contenitori pieni d’acqua fredda per estrarne l’epicarpo e, dopo la pulizia, sono tostati a fuoco lento nello stesso giorno della raccolta; successivamente sono pestati.
Ridotti i semi in polvere si aggiunge un po’ d’acqua, continuando a pestarli fino a formare una pasta omogenea. A questa pasta le si dà una forma di «panetto» e la si porta al sole, dopo viene messa a fumigare al fuoco di rami resinosi. Questo panetto viene poi grattugiato al momento del bisogno.

Nelle preparazioni del Venezuela, invece, i semi spogliati dagli involucri vengono triturati in acqua calda, addizionati con farina di manioca, lasciati fermentare per un certo tempo ed impastati con l’acqua bollente fino ad ottenere una pasta che viene essiccata e fumigata.[6]

Il guaranà viene molto utilizzato nell’America meridionale per la preparazione di una famosa bibita, leggermente frizzante, chiamata appunto «guaranà», simile nell'aspetto e nel gusto ai vari tipi di bibite a base di cola, che ha un sottile effetto stimolante e un sapore dolce. Per il suo uso medicamentoso lo si può trovare in compresse, in bastoncini o, meglio ancora, in polvere. Ultimamente, sul mercato europeo, si trovano in commercio anche delle caramelle e dei cioccolatini a base di guaranà.[8][9]

Composizione chimica[modifica | modifica sorgente]

Composizione chimica nei semi secchi:[10][11]

  • Fibra vegetale 49%
  • Amido 9%
  • Acqua 7/8%
  • Pectina, destrina, sali minerali, acido malico 7/8%
  • Acido tannico* 5%
  • Guaranina (caffeina) 4/5%
  • Olio fisso 2/3%
  • Acido piro–guaranà 2%
  • Glucosio 1%
  • Saponine 0,06%

Proprietà[modifica | modifica sorgente]

Non esiste evidenza scientifica su Guaranà e proprietà terapeutiche. Spesso questo genere di prodotti viene fregiato come apportatore di benessere generale; comunque apporti soggettivamente benessere, si tenga conto del normale avviso che si dà a soggetti di una certa suscettibilità circolatoria, per le sostanze eccitanti in generale almeno al pari della caffeina, e cioè che una sufficiente ipereccitazione può dare, in soggetti sensibili, problemi circolatori anche gravi. Si suppone la presenza di 'tracce' di sostanze ancora sconosciute e neuroattive in presenza millesimale, di non conosciuta azione a livello neurologico, con spiccata azione verso l'eccitabilità.[12][13]

Alcuni degli effetti indesiderati neurologici più comuni sono: agitazione, ipereccitabilità, nervosismo, insonnia, aritmie di vario genere in soggetti predisposti, ipertensione arteriosa.[14][15]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Laura Johannes, Can a Caffeine-Packed Plant Give a Boost? in The Wall Street Journal, 2 marzo 2010, p. D3.
  2. ^ guarana, Merriam Webster. URL consultato il 18 settembre 2007.
  3. ^ Beck HT, 10 Caffeine, Alcohol, and Sweeteners in Ghillean Prance e Mark Nesbitt (a cura di), Cultural History of Plants, New York, Routledge, 2004, p. 179, ISBN 978-0-415-92746-8.
  4. ^ (EN) Ginseng Coffee, Soluble Barley, Guarana Coffee, Orobicamix.com. URL consultato il 26 settembre 2011.
  5. ^ (EN) Refriso Bebidas, Smigroup.it. URL consultato il 26 settembre 2011.
  6. ^ a b c Prance G e Nesbitt M, Cultural History of Plants, New York, Routledge, 2004, p. 179.
  7. ^ Weinberg BA, Bealer BK, The World of Caffeine: The Science and Culture of the World's Most Popular Drug, New York, Routledge, 2001, pp. 259–60, ISBN 978-0-415-92723-9.
  8. ^ Weinberg BA, Bealer BK, The World of Caffeine: The Science and Culture of the World's Most Popular Drug, New York, Routledge, 2001, pp. 192–3, ISBN 978-0-415-92723-9.
  9. ^ Moffett M, Deogun N, Guarana's potent reputation makes consumers drink it up in The Wall Street Journal, South Coast Today, 11 luglio 1999. URL consultato il 26 maggio 2011.
  10. ^ Guarana in Dr. Duke's Phytochemical and Ethnobotanical Databases, 18 settembre 2007, OCLC 41920916. URL consultato il 18 settembre 2007.
  11. ^ Duke JA, Handbook of phytochemical constituents of GRAS herbs and other economic plants, Boca Raton, CRC Press, 1992, ISBN 978-0-8493-3672-0, OCLC 25874249.
  12. ^ Ashihara H, Sano H, Crozier A, Caffeine and related purine alkaloids: biosynthesis, catabolism, function and genetic engineering in Phytochemistry, vol. 69, nº 4, febbraio 2008, pp. 841–56, DOI:10.1016/j.phytochem.2007.10.029, PMID 18068204.
  13. ^ Bempong DK, Houghton PJ, Steadman K, The xanthine content of guarana and its preparations in Int. J. Pharmacog., vol. 31, nº 3, 1993, pp. 175–81, DOI:10.3109/13880209309082937, ISSN 0925-1618.
  14. ^ Bydlowski SP, D'Amico EA, Chamone DA, An aqueous extract of guaraná (Paullinia cupana) decreases platelet thromboxane synthesis in Braz. J. Med. Biol. Res., vol. 24, nº 4, 1991, pp. 421–4, ISSN 0100-879X, PMID 1823256.
  15. ^ Nicolaou KC et al., Synthesis and biological properties of pinane-thromboxane A2, a selective inhibitor of coronary artery constriction, platelet aggregation, and thromboxane formation in Proc. Natl. Acad. Sci. USA, vol. 76, nº 6, 1979, pp. 2566–70, DOI:10.1073/pnas.76.6.2566, PMC 383648, PMID 288046.

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