Grotte di Catullo

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Grotte di Catullo
Le Grotte di Catullo
Le Grotte di Catullo
Civiltà Civiltà romana
Epoca I secolo a.C. - I secolo d.C.
Localizzazione
Stato Italia
Altitudine 66 m s.l.m.
Scavi
Date scavi '800

Coordinate: 45°30′06″N 10°36′22″E / 45.501667°N 10.606111°E45.501667; 10.606111

Con il termine "Grotte di Catullo" si identifica una villa romana edificata tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C. a Sirmione, in provincia di Brescia, sulla riva meridionale del Lago di Garda. Il complesso archeologico, studiato dall'inizio dell'Ottocento e riportato alla luce in più fasi, è oggi la testimonianza più importante del periodo romano nel territorio di Sirmione ed è l'esempio più grandioso di villa romana presente nell'Italia settentrionale[1].

Nel 2013 il complesso delle Grotte di Catullo e del museo archeologico di Sirmione sono stati il ventisettesimo sito statale italiano più visitato, con 215.961 visitatori e un introito lordo totale di 504.700 Euro[2].


Etimologia[modifica | modifica sorgente]

La denominazione di "Grotte" risale al Quattrocento, quando le rovine furono visitate dai primi cronisti-viaggiatori, ai quali apparvero sotto forma di caverne, largamente interrate e coperte di vegetazione. Il termine era comunque abbastanza diffuso e, con esso, si identificavano i vari siti archeologici romani che si andavano riscoprendo in quel periodo, ad esempio la Domus Aurea a Roma[1].

Il primo ad attribuire la villa a Gaio Valerio Catullo fu Marin Sanudo il giovane e questa sua teoria fu poi sostenuta nei secoli successivi da vari scrittori. In base a testimonianze estraibili dai versi di Catullo (ad esempio dal Carme 31 dei Liber) è certo che egli avesse a Sirmione una residenza, ma non esistono prove concrete a sostegno dell'ipotesi che fosse proprio la villa in questione. Il termine è comunque rimasto e ancora oggi è utilizzato per identificare il sito archeologico[1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

La grande villa, al di sotto della quale sono state rinvenute strutture del I secolo a.C., viene edificata agli inizi del I secolo d.C.. Non si conosce l'esatto periodo e il motivo del declino della villa, ma il ritrovamento di tombe, sia all'interno sia all'esterno dell'edificio, risalenti al IV secolo e al V secolo indica che, in quel periodo, la struttura era già stata sicuramente abbandonata[1].

Nel corso dei secoli, come si è detto, diversi cronisti e viaggiatori visitano le rovine, ma i primi studi concreti su di esse vengono effettuati solamente nel 1801 da un generale di Napoleone Bonaparte[1]. Successivamente, il veronese Girolamo Orti Manara dà inizio agli scavi, compiendo ulteriori e più approfondite ricerche. Il materiale viene pubblicato nel 1856 assieme a una planimetria: il testo del Manara è ancora oggi fondamentale[3].

Nel 1939 la Soprintendenza per i beni archeologici avvia un ampio programma di scavi e restauri, acquisendo infine nel 1948 l'intera area per permettere un'adeguata la tutela del complesso, immerso nel suo ambiente naturale.

Durante gli anni novanta del Novecento ulteriori studi hanno confermato che la costruzione è stata realizzata attraverso un progetto unitario, che ne ha definito l'orientamento e la distribuzione degli spazi interni secondo un preciso criterio di assialità e di simmetria[3].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il complesso archeologico, ancora oggi portato alla luce solo parzialmente, copre un'area di circa due ettari. La villa ha pianta rettangolare, di 167 x 105 metri, con due avancorpi sui lati corti nord e sud. Per superare l'inclinazione del banco roccioso su cui fu impostato l'edificio vennero create grandi opere di sostegno (sostruzioni) nella parte settentrionale mentre, specialmente nel settore meridionale, si resero necessari imponenti tagli della roccia. Il piano nobile, corrispondente agli ambienti di abitazione del proprietario, risulta il più danneggiato, sia perché è il più esposto sia perché la villa, dopo il suo abbandono, è stata per secoli una cava di materiali. Meglio conservati sono il piano intermedio e altre costruzioni non accessibili nell'antichità e quindi preservate fino agli scavi contemporanei. L'ingresso principale dell'edificio si trovava nell'avancorpo meridionale. La villa era caratterizzata da lunghi porticati e terrazze aperti verso il lago lungo i lati est e ovest, comunicanti a nord con un'ampia terrazza belvedere, munita di velarium. Lungo il lato occidentale, oggi è visitabile il criptoportico, una lunga passeggiata un tempo coperta. Le parti residenziali dell'edificio erano situate nelle zone nord e sud, mentre la parte centrale, costituita oggi dal Grande Oliveto, era un grande spazio aperto che costituiva il giardino della villa. Sul lato meridionale, sotto un pavimento in opus spicatum, si trova una grande cisterna lunga quasi 43 metri, che raccoglieva l'acqua necessaria per gli usi quotidiani. L'ampio settore termale della villa, costituito da diversi vani situati nella zona sud occidentale, tra i quali la cosiddetta piscina, fu ricavato probabilmente all'inizio del II secolo. I vari ambienti della villa possiedono suggestivi nomi convenzionali, derivati da una tradizione locale consolidata oppure da interpretazioni e denominazioni date durante i primi scavi. Fra le rovine, ad esempio, si possono trovare l'Aula a tre pilastri, il Lungo corridoio, la Trifora del Paradiso, il Grande Pilone, la Grotta del Cavallo, il Grande Oliveto prima citato e l'Aula dei Giganti[3].

Museo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1999, all'interno del parco che accoglie i resti della villa, è stato inaugurato il Museo. Esso ospita numerosi reperti provenienti dagli scavi della villa romana delle "Grotte di Catullo", da altre ville romane situate sul lago di Garda (villa di via Antiche Mura a Sirmione e villa di Toscolano) e da altri siti archeologici della zona. Il Museo è organizzato in più sezioni: nel portico d'ingresso sono spiegate la genesi e la morfologia del lago di Garda; inoltre sono illustrate le differenti vie di comunicazione nel territorio in età antica. All'interno del Museo sono ospitate altre tre sezioni: 1) la preistoria e la protostoria del lago di Garda, con i ritrovamenti dalle palafitte rinvenute sulle rive del lago; 2) l'età romana, all'interno della quale sono esposti anche i reperti provenienti dalle "Grotte di Catullo"; 3) l'età medievale, con i corredi funerari della chiesa di S. Pietro in Mavino di Sirmione, ecc. Nel Museo sono ospitati un plastico che riproduce la villa romana e un monitor touch-screen con filmati (in tre lingue) sulle "Grotte di Catullo" e sugli altri siti del lago di Garda.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Grazie alla collaborazione dell'UNAPROL e dell'Associazione Interprovinciale Produttori Olivicoli Lombardi (AIPOL) si è concluso di recente, grazie a finanziamenti da parte dell'Unione Europea e dell'Italia, un programma di recupero dell'oliveto storico delle Grotte di Catullo. In tutta l'area archeologica sono presenti attualmente circa 1500 ulivi, alcuni plurisecolari, appartenenti a tre differenti varietà gardesane (casaliva, leccino e gargnà). Dal 2012 è ripresa la raccolta delle olive finalizzata alla produzione dell'olio extra vergine dell'oliveto storico delle "Grotte di Catullo".

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Storia e descrizione della villa sul sito www.sirmione.com
  2. ^ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei
  3. ^ a b c Storia e descrizione della villa sul sito www.sirmioneonline.net (pagina 1)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • E. Roffia, Le "grotte di Catullo" in Ville romane sul lago di Garda, Brescia 1997, pp. 141-169.
  • E. Roffia, Le "grotte di Catullo" - Guida alla visita della villa romana e del museo, Milano 2005.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Le grotte di Catullo su lombardia.beniculturali.it