Grotta di Patone
| Grotta di Patone | |
L'ingresso della grotta |
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| Paese | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | Arco |
| Altezza | 300 m s.l.m. |
| Profondità | ca. 800 m. |
| Altri nomi e significati | Bus del Diaol, Bus del Nigol, Caverna alla 1ª Gana, Grotta di Ceniga e Grotta di Arco |
| Coordinate | 45°55′00″N 10°52′00″E / 45.916667°N 10.883333°E |
Coordinate: 45°55′00″N 10°52′00″E / 45.916667°N 10.883333°E
La Grotta di Patone o anche chiamata Bus del Diaol è una grotta orizzontale, che si trova nei pressi di Arco in Trentino. La grotta ha anche altre nomi: Bus del Nigol, Caverna alla 1ª Gana, Grotta di Ceniga e Grotta di Arco.
La grotta è una grotta orizzontale, ovvero con un dislivello limitato, ma con un'estensione per il lungo di circa 800 metri.[1]
Indice |
[modifica] Toponimo
Il toponimo Bus del Diaol ("buco del diavolo") è dovuto al fatto che le antiche popolazioni che abitavano la valle erano spaventate dall'acqua che fuoriusciva dalla grotta, e quindi ritenevano la grotta un'opera del diavolo, da qui il curioso nome.[1]
Inoltre la sua entrata ricorda molto la bocca del diavolo.[1]
[modifica] Come raggiungerla
Per raggiungere la grotta bisogna raggiungere sulla Strada statale 45 bis Gardesana Occidentale, a nord di Arco, la località La Molletta, nei pressi di San Martino a Patone ad una altezza di 225 metri. Lungo la strada, nei pressi del maso delle Giare, si trova una cava di ghiaia. Parcheggiato, si intraprende un sentiero non comodo, ripido e franoso, che termina risalendo il letto di un ex-torrente (canyon), dopo mezz'ora si arriva all'ingresso della grotta (circa 300 metri s.l.m.).[1]
Per visitare la grotta è consigliato essere accompagnati da qualche speleologo, o comunque avere una certa esperienza di grotte.
La visita dura 2-3 ore. Più le ore di tempo per liberare il sifone (generalmente 2-3).[2]
[modifica] Struttura della grotta
La grotta si trova sul fianco occidentale del Monte Stivo. L'ingresso della grotta è molto ampio, molto simile ad una gigantesca bocca aperta, per alcuni simile a quella del diavolo, e si sviluppa interamente nei calcari del Lias.
La grotta ha 5 sifoni, che suddividono la grotta in due tronconi, di cui il secondo è accessibile solamente dopo aver liberato il 3º sifone dalla sabbia. La nascita della grotta è dovuta al fatto che da essa fuoriusciva un torrente, ora asciutto.
Per entrare nella grotta bisogna subito scendere un masso di 2 metri, magari utilizzando una scaletta, e poco oltre oltrepassare il primo sifone, quasi sempre aperto. Qui andando avanti si raggiunge un cancelletto. Il primo troncone ha una lunghezza di 350 metri, e termina con il 3º sifone, generalmente ostacolato dalla presenza di sabbia, a meno che qualche visitatore non vi sia già passato di recente. Questo sifone si trova ad una quota di -21 metri dall'ingresso, il punto più basso dell'intera grotta.
Per arrivare all'inizio del secondo troncone, è quindi possibile rimuovere la sabbia accumulatasi, utilizzando gli attrezzi che si trovano sul posto (pale e secchi), con un lavoro, in media di 2-3 orette.
Una volta che si è riaperto uno stretto varco, ci si può infilare nel secondo troncone, che è molto più affascinante del primo. Questo troncone ha uno sviluppo di circa 500 metri e termina nel 5º sifone ricoperto totalmente da sabbia. In passato il gruppo grotte della SAT di Arco ha fatto sondaggi e scavato per cercare di scoprire dove andasse a finire la grotta ma senza risultato. Sembra infatti che questo 5º sifone sia particolarmente lungo e dalle voci degli esperti potrebbe finire in un grande salone finora inesplorato.
[modifica] Storia della grotta
L'anno della scoperta della grotta non è noto, e neanche il suo primo scopritore. Storicamente è soltanto annotato in una scritto di Vincenzo Zucchelli, il quale visitò assieme ad alcuni amici la grotta il 27 dicembre 1885. Sono anche datate altre esplorazioni negli anni successivi, fino a che anche alcuni studiosi, tra cui Battisti e Trenner, alla fine dell'800 se ne interessarono. Dagli studi si passò anche a guide turistiche, fino al suo primo rilievo nel periodo tra il 1925 e il 1938.[1]
Per accedere al secondo troncone, il Gruppo Grotte di Rovereto nel 1932 ideò un semplice sbarramento fatto di assi di legno, e procedette a svuotare il sifone, cosicché fu possibile esplorare il secondo troncone. Questo sbarramento non resistette a lungo, e nel 1960 il Gruppo Grotte della SAT di Arco dovette ricostruirlo, utilizzando questa volta il cemento armato. L'intervento non riuscì a risolvere il problema, infatti ancora oggi la sabbia si riversa nel sifone, rendendolo normalmente impercorribile, se non viene svuotato da qualche esploratore.[1][3]
Tra il 1976 e il 1977 si verificarono copiose piogger, specie nelle stagioni autunno inverno, che provocarono completi allagamenti della grotta.[1]
Nel gennaio 1999 dopo abbondanti precipitazioni piovose, all'interno della grotta si sono trovati resti di gasolio che con tutta probabilità provengono dalla cava sottostante. Nonostante il problema non si è più verificato, non si può a priori escludere che queste possano ritornare, dato con un avanzamento nella cava.[4]
[modifica] Galleria fotografica
[modifica] Note
- ^ a b c d e f g Descrizione della grotta
- ^ Descrizione percorso
- ^ SAT Arco
- ^ Infiltrazioni nella grotta