Grotta del Cavallone

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Grotta del Cavallone
Grotta del Cavallone IMG 0176.jpg
Stato Italia Italia
Regione Abruzzo Abruzzo
Province Chieti Chieti
Comuni Taranta Peligna
Lama dei Peligni
Profondità  ? m
Coordinate 42°01′N 14°10′E / 42.016667°N 14.166667°E42.016667; 14.166667Coordinate: 42°01′N 14°10′E / 42.016667°N 14.166667°E42.016667; 14.166667
Mappa di localizzazione: Italia
Grotta del Cavallone

La grotta del Cavallone (altrimenti conosciuta come grotta della Figlia di Jorio) è una grotta di interesse speleologico che si apre nella Valle di Taranta, nel cuore del Parco nazionale della Majella, e ricade nel territorio dei comuni di Taranta Peligna e Lama dei Peligni, in provincia di Chieti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fu nell'anno 1704 che avvenne la prima esplorazione della grotta ad opera di Jacinto de Simonibus, Donat'Antonio Francischelli e Felice Stocchetti, benché la prima traccia di una esplorazione sia la data 1666 incisa, insieme ad altre più recenti, su un masso sito nell'antro d'ingresso.

Nel 1893 con la costituzione della Società delle Grotte del Cavallone e del Bue, inizia la valorizzazione turistica della cavità, realizzando il sentiero di accesso scavato nella viva roccia, nei punti più pericolosi del percorso ipogeo vennero collocate delle scale in legno, i cui resti sono ancora visibili.

Nel 1904 Francesco Paolo Michetti, per il secondo atto della tragedia pastorale La figlia di Iorio di Gabriele d'Annunzio, realizzò la scenografia ispirandosi all'antro d'ingresso della grotta del Cavallone. Sull'onda del successo dell'opera dannunziana la grotta venne anche chiamata della Figlia di Jorio e richiamò l'attenzione di numerosi visitatori, molti dei quali la descrissero in termini fantasiosi.

Lo speleologo Luigi Vittorio Bertarelli fece una ricognizione stimandone le reali dimensioni, mentre nel 1912 lo speleologo friulano G.B. De Gasperi effettuò le prime osservazioni geomorfologiche. La grotta fu utilizzata, dopo la distruzione sistematica del paese nel corso della seconda guerra mondiale, nell'inverno 1943-44 quale rifugio per molti abitanti di Taranta Peligna. (T.P.)

Utilizzata come rifugio per gli abitanti tarantolesi durante la seconda guerra mondiale nel periodo tra dicembre 1943 e febbraio 1944 (all'interno sono ancora visibili le firme dei rifugiati), fu oggetto di nuove esplorazioni da parte degli speleologici a partire dagli anni'50.

Una funivia permette oggi di raggiungere l'ingresso della grotta dalla strada del fondovalle che si dirama a circa sei chilometri nella Val di Taranta Peligna. La funivia parte in località "pian di valle" a circa 750 metri slm ed arriva a quota di circa 1300 metri slm, sempre nella valle di Taranta.

Percorso[modifica | modifica sorgente]

Il percorso interno alla grotta si snoda per un chilometro con la possibilità di attraversare sale di grande interesse, in particolare per ciò che concerne i primi 600 metri; è qui infatti che si notano innumerevoli stalattiti e stalagmiti. Vale la pena di ricordare la "foresta incantata", la "sala degli Elefanti" e lo stupendo "pantheon" con la sua "sala delle Statue" Il resto della grotta, pur essendo privo di particolari concrezioni, resta interessantissimo sotto il punto di vista geologico: i terremoti hanno infatti scrostato le pareti rendendo ammirabile la montagna del suo interno. Alcuni punti salienti della grotta sono stati denominati con termini dannunziani come ad esempio la sala di Aligi, l'eremo di Cosma o l'Angelo muto.

Del sistema speleologico della grotta del Cavallone fanno parte anche la grotta del Bue, la grotta dell'Asino e la grotta del Mulo.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]