Grotta Azzurra

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bussola Disambiguazione – Se stai cercando la grotta nel parco del Cardeto presso Ancona, vedi Grotta Azzurra (Ancona).
Grotta Azzurra
Grotta di Gradola
L'interno della grotta
L'interno della grotta
Stato Italia Italia
Regione Campania Campania
Provincia Napoli Napoli
Comune Anacapri Anacapri
Altitudine m s.l.m.
Profondità 14-22 m
Altri nomi Grotta di Gradola
Coordinate 40°33′38″N 14°12′17″E / 40.560556°N 14.204722°E40.560556; 14.204722Coordinate: 40°33′38″N 14°12′17″E / 40.560556°N 14.204722°E40.560556; 14.204722
Mappa di localizzazione: Italia
Grotta Azzurra
Grotta di Gradola
« Vicino alla superficie dell'acqua, non lontano da me, vidi una stella azzurra, che proiettava un lungo raggio di luce, puro come l'etere, sullo specchio d'acqua ... »
(Hans Christian Andersen)

La Grotta Azzurra è una conosciutissima grotta situata nel comune di Anacapri, sull'isola di Capri in provincia di Napoli.

L'antro ha una apertura parzialmente sommersa dal mare ed a seconda del ciclo delle maree l'accesso può essere più o meno complicato.

Gli imperatori romani che trascorrevano le vacanze sull'isola sembra la utilizzassero come piscina privata, in particolare pare che Tiberio si fosse fatto costruire un passaggio tra la sua villa e la grotta, oggi se anche questo cunicolo fosse realmente esistito, risulterebbe crollato, quindi inaccessibile. In ogni caso divenne conosciuta a partire dal 1826, quando fu visitata dall'artista tedesco August Kopisch.

La caratteristica migliore della Grotta Azzurra è il particolare gioco dei colori creato dalla luce esterna che penetra attraverso la sua parte sommersa, che può variare nelle diverse ore del giorno e col mutare delle condizioni atmosferiche.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età romana: il ninfeo tiberiano[modifica | modifica wikitesto]

In età romana, ai tempi di Tiberio, la Grotta era utilizzata come un ninfeo marittimo. L'antro, infatti, costituiva una vera e propria appendice subacquea ad una villa augusto-tiberiana detta di Gradola, oggi ridotta a pochi ruderi. Testimoni di quest'utilizzo sono le numerose statue romane, rappresentanti Poseidone, un tritone ed altre creature marine che in origine dovevano esser state disposte lungo le pareti della caverna.[1] Le statue, trovate nel 1963 dopo alcune indagini archeologiche, sono oggi custodite nel Museo della Casa Rossa.[2]

Dopo il declino dell'Impero romano, la Grotta fu condannata ad un lungo ed inesorabile declino, venendo completamente dimenticata.

Ottocento: Kopisch e la riscoperta[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 agosto 1826 il poeta prussiano August Kopisch, il marinaio caprese Angelo Ferraro, il locandiere Pagano (che li sollecitò nell'impresa) ed altri uomini decisero di esplorare un antro ubicato nel versante nord-occidentale dell'Isola, non tenendo fede ad antiche leggende che volevano la grotta infestata da spiriti maligni e demoni.[2]

La cronaca della giornata fu riportata da Kopisch nel 1838 nell'annuario «Italia», sotto il titolo La scoperta della Grotta Azzurra. Naturalmente Kopisch contribuì ad estendere universalmente la fama della cavità, venendo addirittura citato come lo «scopritore» della Grotta; ciononostante, la sua fama era già nota prima della redazione del racconto, grazie alle infuocate descrizioni di molti scrittori romantici. Fra questi, vanno citati Wilhelm Waiblinger con la sua Leggenda nella Grotta Azzurra (1828) e Hans Christian Andersen, con Improvvisatoren (1835).[2]

Spiriti e demoni[modifica | modifica wikitesto]

Come già accennato, alcune antiche leggende capresi volevano la grotta abitata da spiriti e diavoli. Nessuno osava infatti avventurarsi, e chi voleva sfidare la sorte (come i due preti del racconto che segue) avrebbe perso il senno.

Questo è quanto disse Giuseppe Pagano a Kopisch:[2]

« Or son circa trent'anni seppi da un vecchissimo pescatore che duecento anni prima due preti vollero affrontare gli spiriti. Essi nuotarono anche per un tratto nella grotta, ma subito tornarono indietro, assaliti da terribile paura. »

Visitatori[modifica | modifica wikitesto]

Biglietti del 1973 per la Grotta. L'ingresso, che oggi costa 13 €,[3] all'epoca costava 350 lire.

Di seguito viene riportata una tabella sui visitatori (paganti e non paganti) e sugli introiti lordi ottenuti.

Anno Visitatori paganti Visitatori non paganti Totale Introiti lordi[4]
2009[5]
207.658
35.721
243.379
€ 830.320,00
2010[6]
195.691
21.225
216.916
€ 776.808,00
2011[7]
235.193
34.760
269.953
€ 940.062,00
2012[8]
259.425
22.869
282.294
€ 1.031.752,00
2013[9]
253.116
26.360
279.476
€ 1.012.170,00

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso alla Grotta avviene a mezzo di piccole imbarcazioni.

La Grotta Azzurra è articolata in un sistema sotterraneo carsico costituito da più ambienti, sconosciuti ai visitatori che vedono solamente quello più ampio, universalmente noto come Duomo Azzurro.[10]

L'ingresso è una fenditura nella roccia alta due metri e lunga altrettanto, che si trova - quando il mare non è mosso - a un solo metro dal livello del mare. Di conseguenza, quando si entra nella cavità, bisogna adagiarsi sulla barca che richiede la presenza di un barcaiolo esperto. Questo, abbandonati i remi, spinge la barca appigliandosi ad una catena di ferro che è murata sull'ingresso.[10]

Una volta entrati, si è al cospetto del Duomo Azzurro. Questa grande cavità di erosione è profonda 22 metri (14 nell'interno), larga 25 e lunga circa 60. L'altezza media della volta è pari a 7 metri, aumentando fino a 14 nelle zone interne. Considerando anche la soglia subacquea, l'altezza totale (che va fino al soffitto) è uguale addirittura a 35 metri.[10]

Spingendosi verso il fondo, sulla sinistra si notano diversi cunicoli (sia sotto che sopra il velo d'acqua) che dovrebbero continuare con la vicina Grotta Guarracini. Sulla destra invece si apre un'altra cavità, la cui formazione è dovuta all'umidità dell'aria, allo stillicidio ed alle continue variazioni termiche, che tra l'altro fanno sì che le pareti continuino a frantumarsi.[11]

Dipinto di Jakob Alt realizzato nel 1835-36.

Nell'angolo sud-occidentale si trova una piattaforma tombata a mare dai Romani, che per la sua livellazione utilizzarono detriti di mattoni (signino). A fianco di quest'area si aprono tre rami di galleria, che prendono il nome di «Galleria dei Pilastri», che continuano fino alla cosiddetta «Sala dei Nomi» così chiamata per le varie firme lasciate dai visitatori otto-novecenteschi sulle pareti. Superata la Sala dei Nomi l'antro va restringendosi fino alla «Sala della Corrosione», situata nelle più recondite viscere della montagna - qui termina la parte esplorabile della grotta, che continua attraverso vari cunicoli che non si possono percorrere a causa delle condizioni irrespirabili dell'aria. Pare tuttavia che questi cunicoli non comunichino con l'esterno, bensì un tentativo vano da parte dei Romani di cercare acqua dolce.[11]

La luce blu[modifica | modifica wikitesto]

La colorazione blu della grotta è dovuta alla presenza della soglia sottomarina (che si apre esattamente sotto l'ingresso) attraverso cui penetra la luce. La finestra subacquea agisce da filtrante, assorbendo i colori rossi e lasciando passare quelli blu. Curioso notare che, a causa del fenomeno della riflessione totale, la soglia non riesce ad illuminare l'antro se il mare è completamente calmo - quindi c'è bisogno di un movimento dell'acqua, per quanto questo possa essere minimo.[11]

Lo sfolgorio color argento degli oggetti immersi, invece, è riconducibile ad un altro fenomeno: sulla superficie dell'oggetto aderiscono diverse bolle d'aria che, avendo un indice di rifrazione differente da quello dell'acqua, lascia uscire la luce.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sette statue Romane nella Grotta Azzurra?, Il Fatto Storico, 30 settembre 2009. URL consultato il 9 novembre 2014.
  2. ^ a b c d De Angelis Bertolotti, p. 51.
  3. ^ La Grotta Azzurra, Capri.it. URL consultato il 9 novembre 2014.
  4. ^ Al lordo della quota spettante al concessionario del servizio biglietteria.
  5. ^ Tavola 7 - Visitatori e Introiti di Musei Monumenti e Aree Archeologiche Statali - ANNO 2009 (PDF), Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
  6. ^ Tavola 7 - Visitatori e Introiti di Musei Monumenti e Aree Archeologiche Statali - ANNO 2010 (PDF), Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
  7. ^ Tavola 7 - Visitatori e Introiti di Musei Monumenti e Aree Archeologiche Statali - ANNO 2011 (PDF), Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
  8. ^ Tavola 7 - Visitatori e Introiti di Musei Monumenti e Aree Archeologiche Statali - ANNO 2012 (PDF), Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
  9. ^ Tavola 7 - Visitatori e Introiti di Musei Monumenti e Aree Archeologiche Statali - ANNO 2013 (XLS), Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
  10. ^ a b c De Angelis Bertolotti, p. 276.
  11. ^ a b c d De Angelis Bertolotti, p. 277.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Romana De Angelis Bertolotti, Capri. La natura e la storia, Zanichelli, luglio 1990, ISBN 88-08-09123-6.
  • Salvatore Borà, Itinerari storici e monumentali di Capri ed Anacapri, la Conchiglia, 2002, ISBN 88-86443-52-8.

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