Grolla
La Grolla è un calice da vino in legno tradizionale della Valle d'Aosta. Solitamente è realizzata al tornio e rifinita con intagli a mano. Il legno più utilizzato è quello di noce seguito da quello di acero. Questi tipi di legno conferiscono un sapore particolare al contenuto senza il rischio di spaccarsi per il calore. Una volta usato solo per bere in compagnia (à la ronde) è ora utilizzato quasi esclusivamente come souvenir e trofeo in varie manifestazioni.
Viene spesso chiamata erroneamente coppa dell'amicizia, che invece è più bassa e larga. Entrambe sono solitamente dedicate a contenere il caffè alla valdostana.
Esternamente si presenta in una varietà di modelli, dagli esemplari semplicemente torniti di linea pura ed elegante, agli esemplari estremamente elaborati e decorati. Il legni più usati sono l’acero e il noce; in passato gli esemplari più diffusi erano il melo, pero, bosso e tiglio. Le dimensioni della grolla variano in rapporto alla capacità che può arrivare fino a due litri. Simbolo di amicizia e fraternità, viene usata durante le bevute conviviali à la ronde, rito che risale a tempi remoti e che viene ancor oggi praticato nelle più svariate occasioni.
La forma a grall ricorda il calice dell’Ultima Cena, veniva ricercata invano in Europa e Terra Santa dai Crociati e da Cavalieri della Tavola Rotonda e veniva immortalata nei versi dei trovatori del ciclo bretone.
Prezioso calice d’argento lavorato a sbalzo e cesellato, dalla ricche tavole dei signori medioevali è passata gradualmente, fabbricato in legno – materiale più povero e alla portata di tutti – sulle tavole della gente del popolo e in Valle d’Aosta è diventato oggetto talmente radicato nella tradizione da far parte integrante del patrimonio artistico, folkloristico e culturale della regione.
Il vocabolo grolla è ancor oggi diffuso nelle regioni situate intorno ai valichi alpini del Piccolo e Gran San Bernardo, per cui pare fondato ipotizzare che il calice, insieme all’abitudine di bere “à la ronde”, siamo importati in Valle d’Aosta dall’originaria Borgogna. L’usanza di bere in compagnia da un unico calice ha origini ben più lontane: diffusa presso i Greci dell’età omerica, presso i Romani e presso gli Ebrei, è stata santificata durante l’Ultima Cena, tanto da diventare un rito. In passato rivestiva carattere simbolico se, durante la bevuta, mentre si passavano la coppa i convitati usavano scambiarsi frasi augurali e propiziatorie, invocando la benevolenza e la protezione divina. Inconsciamente tale carattere è rimasto nella tradizione: presso le famiglie valdostane la grolla veniva infatti usata solo nelle grandi occasioni, accuratamente conservata come una preziosa reliquia, da tramandare di padre in figlio, anzi dal padre al figlio maggiore o al prediletto, a colui che era ritenuto più adatto a rappresentare il “nome” della famiglia.
La grolla era tanto più sfarzosa e decorata quanto maggiori erano le possibilità del proprietario. Di tutti gli esemplari giunti sino a noi, quelli più elaborati e decorati sono risalenti all’epoca rinascimentale. La grolla rimane oggi il soggetto più trattato dagli artigiani che, ispirandosi ai modelli antichi, la elaborano secondo il proprio gusto e sensibilità.