Barebreo

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Gregorio Barebreo, soprannome di Gregorius Abū l-Faraǵ (in siriaco Bar ῾Ebrāyā, in latino: Bar Hebraeus; Malatya, 1226Maragheh, 30 luglio 1286), è stato un teologo, storico e vescovo cristiano orientale siro.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Manoscritto siriaco, scritto nell'alfabeto "Serto" in uso nell'epoca e nella zona in cui visse Barebreo.

Gregorio Barebreo fu un katholikòs (vescovo) della Chiesa ortodossa siriaca, nel XIII secolo. Dal 1264 fu Primate d'Oriente. È ricordato per le sue eccelse opere letterarie di filosofia, poesia, lingua, storia e teologia. Fu definito Una delle persone più erudite e versatili della Chiesa Ortodossa Siriaca (Dr. William Wright).

Barebreo nacque nel villaggio di 'Ebra (chiamato anche Izoli, in Turco Kussarayi) nei pressi della città di Malatya, nel sultanato di Rûm (oggi in Turchia, nella provincia di Elâzığ). Sembra che avesse adottato il nome cristiano di Gregorio (in siriaco Grigorios, Griguriyus) quando fu consacrato vescovo. Durante tutta la sua vita venne spesso indicato con il soprannome siriaco Bar 'Ebraya (o Bar 'Ebroyo, come veniva pronunciato e spesso trascritto nel dialetto siriaco occidentale della Chiesa ortodossa siriaca), che diede origine al nome latinizzato di Bar Hebraeus. Questo soprannome fu generalmente visto come indizio di una sua origine ebraica (inteso come Figlio dell'Ebreo); mentre non esiste alcuna conferma di questa interpretazione un tempo tanto popolare. È invece molto più probabile che il soprannome si riferisca al suo luogo di nascita, 'Ebra, dove l'antica strada ad oriente di Malatya verso Harput (nei pressi di Elâzığ) e Amida in Mesopotamia (oggi Diyarbakır) attraversava l'Eufrate.

Barebreo raccolse in numerosi ed elaborati trattati i risultati di tanta ricerca in teologia, filosofia, scienza e storia quanta ne fosse possibile nella Siria del suo tempo. La maggior parte della sua opera fu scritta in siriaco. Ma scrisse in parte anche in arabo, che nella sua epoca era diventata la lingua comune.

Barebreo, vescovo, filosofo, poeta, grammatico, medico, commentatore biblico, storico e teologo, era figlio di un medico, Aaron (in arabo: Harun bin Tuma al-Malati). Sotto la guida del padre, cominciò molto giovane (a teneris unguiculis) lo studio della medicina e di molte altre branche del sapere, che proseguì fin da giovane ad Antiochia e a Tripoli di Siria, e che non abbandonò mai. Nel 1246 fu consacrato vescovo di Gubos dal patriarca siro-ortodosso Ignazio II, e nel 1255 fu trasferito alla sede di Laqabin. Nel 1252 gli venne assegnata la diocesi di Aleppo da Dionisio; ed infine nel 1264 fu nominato Primate, o Maphrian, dell'Oriente da Ignazio III. I suoi impegni episcopali non interferirono con i suoi studi; trasse vantaggio dalle numerose visite, che dovette effettuare attraverso la sua vasta provincia, per consultare le biblioteche e conversare con con le persone colte che ebbe l'occasione d'incontrare. Perciò acquisì a poco a poco un'immensa erudizione, diventando familiare con quasi ogni branca della conoscenza secolare e religiosa, e in molti casi s'impadronì fino in fondo della bibliografia dei vari argomenti che intraprese. È quasi un mistero sapere come potesse dedicare tanto tempo a tali studi sistematici; nonostante il periodo storico travagliato soprattutto dall'invasione dei Mongoli durante la quale egli stesso, nel corso delle delle scorrerie delle orde di Hulagu verso il 1260, fu imprigionato nella fortezza di Kalat Nadjm, nei paraggi di Mosul, dove si era recato a chiedere la grazia per le popolazioni cristiane. Ma il merito principale per cui dobbiamo essergli grati non sta tanto nella sua pur eccellente produzione originale, quanto nella sua attività di conservazione e sistematizzazione delle opere dei suoi predecessori, che realizzò a volte riassumendole e a volte copiandole. Sia per merito delle sue capacità che delle sue conoscenze Barebreo era stimato da tutti; ed alla sua morte fu compianto non soltanto dalla gente della sua fede, ma anche dalla Chiesa assira d'Oriente e dagli Armeni. Morì a Maraga, oggi Maragheh, in Persia, e fu sepolto nel monastero di Mar Mattai, nei pressi di Mosul. Ci ha lasciato un'autobiografia custodita da Assemani, Biblioth. Orienth., II, 248-263; il resoconto della sua morte (ibid.) fu scritto da suo fratello, Grigorius Barsawmo (morto nel 1307/8).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]