Greaser

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Greasers è il nome di una subcultura giovanile originatasi negli anni cinquanta negli Stati Uniti orientali e meridionali.

Indice

[modifica] Origini

Il nome deriva dall'inglese greased ("unto"), con riferimento ai capelli unti di brillantina per portarli all'indietro. Lo stile Pompadour dei capelli venne imitato da numerosissimi giovani in segno di ribellione al sistema: questi giovani venivano definiti hoodlum[1].
I membri di subculture rivali, come ad esempio gli skinhead, usavano riferirsi ai greaser semplicemente come grease ("grasso", "unto")

[modifica] Stile

Lo stile greaser adottava numerosi indumenti di origine italiana (magliette, scarpe, coltello a serramanico): questo probabilmente perché greaser era il nome dato negli Stati Uniti agli immigrati italiani, mentre al giorno d'oggi si tende ad usare tale epiteto dispregiativo nei confronti di immigrati messicani e latinoamericani.
Il guardaroba di un appartenente alla subcultura greaser contemplava:

Quando l'essere greaser divenne una moda, i vestiti (in particolar modo i pantaloni) cominciarono ad essere proposti anche in colori più vivaci.

Molto comuni durante i tardi anni cinquanta, in special modo fra i maschi, erano i tatuaggi, che, uniti all'abitudine di portare con sè un coltello a serramanico, davano alla persona un aspetto tendenzialmente rude e selvaggio.

[modifica] Revival

La subcultura, dopo un periodo di quiescenza, parve riapparire negli USA negli anni settanta, quando gli ex-rappresentanti del movimento greaser rivestirono i loro panni e parteciparono anch'essi al grande revival dei movimenti dei decenni precedenti.

[modifica] Greaser nella cultura popolare

Sono stati numerosi i film e gli spettacoli teatrali in cui la subcultura è protagonista o parte integrante:

La subcultura viene inoltre citata nella fortunata serie televisiva Happy Days (1974-1984).

I greaser sono infine una delle sei chiesuole presenti nella scuola del videogioco Bully (2006).

[modifica] Nel mondo

La subcultura ha avuto seguito principalmente in America, ma anche negli altri Paesi c'è stata l'ascesa di fenomeni similari.

[modifica] Note

  1. ^ Marcus, Daniel. Happy Days and Wonder Years: The Fifties and the Sixties in Contemporary Cultural Politics. New Brunswick: Rutgers University Press, 2004. p. 12.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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