Graziella Galvani

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Graziella Galvani (Milano, 27 giugno 1931) è un'attrice italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Diplomata alla Scuola d´Arte Drammatica del Piccolo Teatro di Milano, è ancora un'allieva quando inizia a recitare in alcune rappresentazioni dirette da Giorgio Strehler. Svariati sono poi i ruoli interpretati in spettacoli di Teatri Stabili e di compagnie di giro. Nel biennio 1966-68 prende parte a una nuova messa in scena di Strehler dell'Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni, nel ruolo di Smeraldina. Con Ferruccio Soleri và in turné all'estero con Arlecchino l´amore e la fame, spettacolo sulla Commedia dell'Arte e sull'opera di Goldoni. In seguito recita con Arnoldo Foà ne Il teatro comico (sempre di C. Goldoni), lavoro allestito dal Teatro Stabile di Bolzano. Negli anni settanta prende parte agli allestimenti, entrambi diretti ed interpretati da Antonio Salines, sia de L'educazione parlamentare (testo di Roberto Lerici) che de La Commediaccia der Belli (la prima risale all'11 dicembre 1974[1]), ambedue messi in scena dalla Compagnia Stabile del Teatro Belli di Roma. Recita poi in testi di autori tedeschi contemporanei come Quartett di Heiner Müller con Francesco Carnelutti, per la regia di Flavio Ambrosini, Chi va per le fronde di F.X. Kroetz con Remo Girone (direzione di Flavio Ambrosini) e In assenza del Sig. Goethe di Peter Hacks. Esordisce come regista con l'allestimento de La locandiera di C. Goldoni al Theater im Westen di Stoccarda; segue al Teatro Nacional D. Maria II di Lisbona la direzione rispettivamente di Na ausencia do Senhor Von Goethe (versione in portoghese della piece di P. Hacks) e di O Poder do Dinheiro con Fernanda Alves e Luis Madureira. Tornata in Italia, dirige A tavola con Carlo Goldoni e successivamente 4 Cosmicomiche di Italo Calvino di cui è anche protagonista .

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Conduzione[modifica | modifica wikitesto]

Film Tv e Sceneggiati[modifica | modifica wikitesto]


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ pag.15 de L'Unità dell'11/12/1974, vd. Archivio Storico Unità [1].


Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]