Maja squinado

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Granceola
Maja squinado underside.jpg
Maja squinado
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Arthropoda
Subphylum Crustacea
Classe Malacostraca
Sottoclasse Eumalacostraca
Superordine Eucarida
Ordine Decapoda
Sottordine Pleocyemata
Infraordine Brachyura
Superfamiglia Majoidea
Famiglia Majidae
Genere Maja
Specie M. squinado
Nomenclatura binomiale
Maja squinado
Herbst, 1788
Sinonimi

Maja brachydactyla (Balss, 1922)

Nomi comuni

granseola (I), european spider crab,
spiny spider crab, spinous spider crab (GB),
araignée de mer, chouette de mer (FR).

La granceola[1] o grancevola (Maja squinado Herbst, 1788), comunemente chiamata granseola, è un crostaceo decapode della famiglia dei Majidae.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Carapace colore bruno-arancio, talvolta rosso-arancio, ricco di spine ai bordi di colore bruno. Zampe sottili e lunghe, adatte al movimento sul fondale sabbioso. Chele anteriori piccole, punta più chiara, al termine di braccia snodate, dello stesso spessore delle zampe.

Il nome Granseola deriva dall'unione dei termini di lingua veneta granso (granchio) e seola (cipolla).

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Questo crostaceo vive sui substrati rocciosi marini. La sua essenziale arma di difesa è l’eccezionale mimetismo, che le consente di nascondersi perfettamente tra le alghe e le rocce colorate del fondale marino. A periodi costanti la grancevola cambia il proprio carapace, attraverso una muta. Durante questo periodo l’animale è indifeso e vulnerabile a qualsiasi attacco. Perciò quando il vecchio carapace si rompe l’animale è coperto da un involucro molto tenero e, quindi, in breve tempo deve trovarsi un luogo sicuro ove rifugiarsi. Si nutre principalmente di alghe, bivalvi, larve di insetti, vermi e di piccoli pesci intrappolati nelle reti e in concave.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Oceano Atlantico occidentale, dall'Irlanda alla Guinea, Mar Mediterraneo.

Nei mari italiani questo granchio del peso di circa 500 g vive alla profondità di circa 100 m soprattutto nell'alto Adriatico, ma è possibile incontrarlo anche a basse profondità nei mari della Sardegna. In genere è ricoperto da lattuga di mare per meglio mimetizzarsi nei fondali. Viene pescato con delle nasse.

Un esemplare di grandi dimensioni fotografato nei fondali dell'Isola di Foradada in Sardegna

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vedi Trainito, Egidio.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Trainito, Egidio, Atlante di flora e fauna del Mediterraneo, Milano, Il Castello, 2005, ISBN 88-8039-395-2.

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