Grande peste di Londra

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L'elenco dei morti del 1665 in un documento dell'epoca

La grande peste fu un'epidemia di peste diffusasi in Inghilterra che portò alla morte un numero di persone compreso tra 75.000 e 100.000, vale a dire più di un quinto dell'intera popolazione di Londra.

Storicamente si ritiene che la malattia sia stata un'infezione di peste bubbonica provocata dalla diffusione di un bacillo denominato Yersinia pestis trasmesso attraverso la puntura delle pulci dei ratti (Xenopsylla cheopis), o tramite il morso dei ratti stessi o di altri roditori. La peste del 1665-1666, comunque, si diffuse in maniera ridotta rispetto alla peste nera che tra 1347 ed il 1353 colpì duramente l'Europa. È tuttavia denominata "grande" perché fu una delle ultime malattie che ebbero una larga diffusione sul territorio britannico.

Possibili cause[modifica | modifica wikitesto]

Si pensa che questo episodio di malattia sia arrivato in Inghilterra tramite navi da commercio olandesi che trasportavano cotone da Amsterdam. Fin dal 1654 varie zone dei Paesi Bassi erano colpite da simili forme di malattia. Le aree fuori Londra, dove vivevano in condizioni igieniche inesistenti lavoratori poveri, furono colpite per prime dal diffondersi della peste. Durante l'inverno 1664-1665, molti furono colpiti dalla malattia e morirono. In ogni caso l'inverno fu piuttosto freddo e la peste venne contenuta con facilità.

Ma all'arrivo di primavera ed estate, per quell'anno molto afose, la peste cominciò a diffondersi su larga scala e molto rapidamente. Le scarse condizioni igieniche del tempo contribuirono al diffondersi del morbo. Dal momento che le morti dei poveri non furono registrate, la prima a morire secondo le fonti ufficiali fu Margaret Porteous, il 12 aprile 1665. Anche se le fonti riportano la peste bubbonica come la causa delle morti, non si è ancora del tutto certi che si sia trattato di questo tipo di malattia contagiosa.

La grande peste[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 1665 la peste era già a Londra. Il re Carlo II decise di trasferirsi assieme alla famiglia reale ed alla corte ad Oxford, area salubre al riparo dal contagio. Il Lord Mayor (sindaco) della città e gli aldermanni rimasero invece in città. Molte società di commercio chiusero i battenti vista la scarsa affuenza di merci e la scomparsa di mercanti. Solamente un piccolo numero di ecclesiastici, medici e farmacisti decise di rimanere a Londra per aiutare a fronteggiare la peste. Tra questi l'Arcivescovo di Canterbury ed il vescovo di Londra.

Chi rimase cercò di organizzarsi al meglio per dare un freno almeno al diffondersi del contagio; vennero fatte bruciare notte e giorno torce per mantenere l'aria pulita e furono sparse spezie come il pepe e resine come il franchincenso. Inoltre le autorità esortarono i cittadini inglesi a consumare tabacco. Non solo Londra fu colpita dalla peste; altre aree ebbero la medesima sorte. Il più celebre è il caso del villaggio di Eyam nella regione del Derbyshire, dove la peste fu portata da un commerciante che introdusse nel paese del cotone comprato a Londra: malgrado gli sforzi per contenere il contagio oltre il 70% della popolazione morì.

I resoconti dell'epoca parlano di mille morti a settimana; poi si alzano a duemila, per poi sfociare, nel settembre del 1665, a settemila vittime a settimana. Alla fine dell'autunno il contagio cominciò a placarsi ed il re e la corte poterono fare ritorno in città. Episodi di peste continuarono ancora per qualche mese fino allo scoppio dell'incendio che devastò gran parte della città di Londra.

Londra nel XVII secolo

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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