Gran Loggia d'Italia degli Alam

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Sigillo della Gran Loggia d'Italia degli Alam.

La Gran Loggia d'Italia degli ALAM (Antichi Liberi Accettati Muratori) è nata in Italia nel 1910[1], con la denominazione di Serenissima Gran Loggia d'Italia. È un'obbedienza massonica mista fondata da un gruppo di appartenenti al Rito scozzese antico e accettato, usciti dal Grande Oriente d'Italia nel 1908. Anche se la fondazione ufficiale avviene nel 1910, tradizionalmente la sua nascita viene collocata nel 1908 anno della scissione. La sua sede storica fu in Piazza del Gesù 47, a Roma; attualmente ha sede in Roma a Palazzo Vitelleschi, Via San Nicola de' Cesarini 3.

Caratteristiche generali[modifica | modifica wikitesto]

Aderiscono alla Gran Loggia d'Italia[2] circa 7.500 affiliati, distribuite in circa 400 logge (Eurispes, Rapporto Italia 2008), in tutta Italia ed in alcune giurisdizioni estere come Regno Unito, Canada, Libano, Romania e Stati Uniti; in Italia vi sono 140 sedi[1]. La maggiore differenza con altre obbedienza tra cui il GOI sta nel fatto che si tratta di un'obbedienza a carattere misto, in cui sono cioè accettate anche le donne, con pari dignità, responsabilità, e valore iniziatico, caratteristica comune con la federazione internazionale de Le Droit Humain. Inoltre la Gran Loggia d'Italia degli ALAM pratica esclusivamente il Rito scozzese antico ed accettato. Il rito scozzese è considerato un continuum unico, dal 1º al 33º grado, e nella Gran Loggia d'Italia degli ALAM la figura del Gran maestro, che presiede i primi tre gradi e quella del Sovrano Gran Commendatore, che presiede i gradi del quarto al trentatreesimo, sono riunite sotto un'unica persona, mentre in obbedienze che praticano più riti sono solitamente distinte, come distinti sono i percorsi dei riti stessi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il poeta Gabriele D'Annunzio, elevato a 33º grado del Rito scozzese dalla Gran loggia di Piazza del Gesù

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della Gran Loggia d'Italia traggono le mosse dallo scisma dal Grande Oriente d'Italia (24 giugno 1908) di un notevole numero di massoni, appartenenti al Rito scozzese antico e accettato, guidati dall'allora Sovrano Gran Commendatore Saverio Fera. Le ragioni dello scisma sono state essenzialmente di natura politica: il GOI, dopo l'elezione a Gran maestro di Ettore Ferrari, perseguiva un orientamento di carattere radicale ed anticlericale mentre i fuoriusciti di Piazza del Gesù avevano un approccio più conciliante con la Chiesa cattolica e, in genere, più conservatore. Il casus belli fu una proposta di censura, avanzata da Ettore Ferrari nel corso della gran loggia annuale del GOI, all'indirizzo di quei parlamentari aderenti alla massoneria che si erano rifiutati di votare alla Camera dei deputati la mozione del socialista riformista Leonida Bissolati, anch'egli massone, volta ad abolire l'insegnamento della religione nella scuola elementare. Il Sovrano gran commendatore in pectore del Rito scozzese, Saverio Fera, forte oppositore della politicizzazione forzata perseguita da Ferrari all'interno dell'obbedienza, pose il veto formale contro la proposta di censura. La frattura che ne seguì all'interno dell'obbedienza fu insanabile, e il 26 giugno 1908, a seguito dell'elezione illegale di Achille Ballori, membro del Supremo consiglio vicino a Ferrari, a capo del Rito scozzese, Saverio Fera dichiarò risolte le costituzioni del 1906 e sciolto il rapporto con Grande Oriente d'Italia. Il 13 luglio il Gran maestro del GOI, Ettore Ferrari, espulse Fera e tutti i massoni del Supremo consiglio a lui vicini. Solo nove logge del GOI seguirono Saverio Fera nella costituzione della Serenissima Gran Loggia d'Italia, ma nel giro di un anno la nuova obbedienza ne contava già cinquanta. Questa tendenza proseguì negli anni successivi, soprattutto al sud, dove la Gran Loggia d'Italia superò, per numero di aderenti, il Grande Oriente. Nel 1912 la Gran Loggia d'Italia ottenne, inoltre, il riconoscimento internazionale della Conferenza mondiale dei supremi consigli di Rito scozzese antico ed accettato, che ne accrebbe il prestigio e la credibilità in Italia. Saverio Fera, morì nel 1915 dopo la sua morte anche a seguito della guerra ormai in corso, l'obbedienza pur continuando i suoi lavori, passo un periodo di passaggio tra vari Gran Maestri, fino al 1919, anno in cui venne eletto Raoul Vittorio Palermi, che rimase in carica fino al 1925.

Il primo dopoguerra e l'avvento del Fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 dicembre 1915 morì Severio Fera, fondatore della Gran Loggia, al quale successe Leonardo Ricciardini, affiancato da Raoul Palermi alla guida del Supremo consiglio. La maestranza di Ricciardini fu funestata sia dagli eventi della Prima guerra mondiale e dalla crisi che ne conseguì, sia per il rientro di numerose logge della nuova obbedienza all'interno del GOI. Nel 1918 la Gran Loggia d'Italia contava sessanta logge e 5.000 fratelli. Nello stesso anno, fu eletto Gran maestro William Burguess che però rassegnò le dimissioni il 23 marzo 1919 spianando di fatto la strada per l'elezione di Raoul Palermi alla guida della Gran Loggia. Sotto la maestranza di Palermi l'obbedienza di Piazza del Gesù conobbe una nuova crescita che la portò a contare 14.000 iscritti nel 1921.

I quadrumviri del fascismo accompagnano Benito Mussolini durante la marcia su Roma. Erano tutti affiliati alla Gran loggia di Piazza del Gesù

Il 19 maggio 1922 la Gran Loggia d'Italia fu invitata a Losanna alla Conferenza mondiale dei supremi consigli di rito scozzese, a scapito del Grande Oriente d'Italia. Questo nuovo riconoscimento si tradusse in un vero e proprio trionfo per il Palermi il quale, galvanizzato dal successo ottenuto a Losanna, rimarcò il suo filo-fascismo plaudendo alla Marcia su Roma e inviando un telegramma ufficiale con il quale augurava il successo al neonato Governo Mussolini.

L'appoggio della comunione massonica di Piazza del Gesù alla presa del potere da parte di Mussolini non fu una mera dichiarazione di cortesia. Lo storico statunitense Peter Tompkins nel volume “Dalle carte segrete del Duce”, (2001), ha infatti evidenziato che tutti e quattro i “quadrumviri” della Marcia su Roma (Italo Balbo, Michele Bianchi, Cesare Maria De Vecchi e Emilio De Bono) appartenevano alla Gran Loggia d'Italia[3]; alla stessa comunione appartenevano anche altri importanti gerarchi quali Roberto Farinacci, Cesare Rossi, Giacomo Acerbo e Giovanni Marinelli[4]. Tompkins ha appurato anche che 72 ore prima della Marcia su Roma, alla Stazione Termini, Mussolini si incontrò con Raoul Palermi, il quale si sarebbe messo a piena disposizione del futuro capo del Governo[5], impegnandosi ad influire sullo stesso Vittorio Emanuele III, che Tompkins definisce “massone segreto della loggia di Piazza del Gesù”[6]. Inoltre, Tompkins aderisce alla tesi secondo cui Giacomo Matteotti sarebbe stato assassinato, oltre che per l’incisiva denuncia delle irregolarità e delle violenze compiute dai fascisti nelle elezioni politiche del 1924, anche perché in possesso di documenti attestanti le tangenti versate dalla compagnia petrolifera Sinclair Oil Company ai ministri Gabriello Carnazza e Orso Maria Corbino, entrambi massoni di Piazza del Gesù e allo stesso Benito Mussolini[7].

Tuttavia, nonostante l'appoggio di Palermi, molti templi della Gran Loggia d'Italia furono devastati dagli squadristi fascisti. Il 23 novembre 1925, a seguito dell'ostracismo del regime e della nuova legislazione che vietava ogni forma di associazionismo massonico, la Gran Loggia d'Italia fu prima messa in sonno e poi sciolta un anno dopo. Raoul Palermi cercò di creare un surrogato della massoneria di Piazza del Gesù, costituendo l'Ordine nazionale di cultura e beneficenza San Giovanni di Scozia, ma la nuova associazione naufragò dopo pochi anni.

Per quanto riguarda gli eventi del 25 luglio 1943, relativi alla messa in minoranza di Mussolini nel Gran Consiglio del fascismo e il suo successivo arresto, sarebbe stato determinante – secondo Tompkins – il vincolo massonico derivante dall'iniziazione alla Gran Loggia d'Italia, che legava ancora dodici dei diciannove consiglieri contrari a Mussolini[8]: non a caso la vicenda si concluse con il conferimento dell’incarico di Capo del governo al massone non dichiarato Pietro Badoglio[9], da parte del massone segreto di Piazza del Gesù Vittorio Emanuele III.

Il secondo dopoguerra e la difficile rinascita[modifica | modifica wikitesto]

La massoneria di Piazza del Gesù si risvegliò dal lungo sonno del ventennio il 4 dicembre 1943 quando, in casa di Salvatore Farina, fu ricostituito il Supremo consiglio del Rito scozzese antico e accettato per l'Italia, a capo del quale fu eletto l'avvocato Carlo De Cantellis, mentre Farina fu nominato Luogotenente. Il 4 giugno 1944, a seguito della Liberazione di Roma da parte degli alleati, il Supremo consiglio si dimise su spinta dell'ex Gran maestro Raoul Palermi. Successivamente alle vicissitudini del Supremo consiglio, De Cantellis entrò in aperta polemica con Palermi, fondando un suo gruppo. Nei mesi successivi la Gran loggia di Piazza del Gesù venne funestata da una serie di scissioni e ricongiungimenti, polemiche e accuse che ne logorarono il già esiguo tessuto sociale. Palermi respinse sdegnato ogni accusa, autodefinendosi "martire della patria", "antifascista" e "partigiano". Nel 1946, a seguito del ritiro dell'ultraottantenne Palermi, venne eletto alla guida dell'obbedienza Pietro Di Giunta il quale, a causa di gravi problemi di salute, cedette il comando della Gran loggia prima a Prodam e in seguito a Giulio Cesare Terzani. La maestranza di Terzani durò fino al 1949, quando Domenico Franzoni venne eletto Sovrano gran commendatore, mentre Ernesto Villa fu nominato Gran maestro. È importante evidenziare come, all'indomani della Seconda guerra mondiale, la Gran Loggia d'Italia si ritrovò a dover affrontare da sola la propria ricostituzione, con tutte le problematiche economiche ed organizzative che ne conseguirono. L'aperto filofascismo espresso dall'allora Gran maestro, Raoul Palermi, impedì all'obbedienza di Piazza del Gesù di agganciarsi alla massoneria statunitense, che preferì sostenere il Grande Oriente d'Italia.

Gli anni '50 e l'iniziazione femminile[modifica | modifica wikitesto]

Il principe Antonio De Curtis, in arte Totò, massone della Gran loggia di Piazza del Gesù

Domenico Franzoni ed Ernesto Villa, rispettivamente Sovrano gran commendatore e Gran maestro, furono costretti alle dimissioni nel 1951, sostituiti pro tempore dal Luogotenente sovrano gran commendatore Ermanno Gatto e dal vicario Romano Battaglia. Sotto la guida di Ermanno Gatto e Romano Battaglia, vengono introdotte numerose novità dell'ordinamento dell'obbedienza, come la nomina diretta da parte del Sovrano gran commendatore di ispettori provinciali direttamente dipendenti dal governo centrale dell'ordine e la costituzione di una commissione politica. Ma l'atto più importante fu quello preso nell'inverno del 1955, aprendo, su suggerimento del nuovo Gran maestro Tito Ceccherini, l'obbedienza alle donne e dando alla Gran Loggia d'Italia l'assetto odierno. L'ammissione delle donne è per alcuni in contrasto con quanto stabilito dalle Costituzioni di Anderson del 1723.

L'artefice dell'iniziazione femminile nella massoneria italiana, Tito Ceccherini, fu anche artefice della nuova stagione di rapporti internazionali della Gran Loggia d'Italia con numerose potenze straniere. Presto, però, la figura di Ceccherini fu offuscata dal suo rigido decisionismo e dalla crisi finanziaria che colpì l'obbedienza di Piazza del Gesù. Nonostante i tentativi del Sovrano gran commendatore del Rito scozzese, Riccardo Granata, il dissenso in seno al gruppo dirigente della Gran Loggia d'Italia portò alla crisi della maestranza di Ceccherini, costretto alle dimissioni nel 1961.

Gli anni '60 e la maestranza di Giovanni Ghinazzi[modifica | modifica wikitesto]

A seguito delle burrascose dimissioni di Ceccherini, fu nominato reggente della Gran Loggia d'Italia Giovanni Ghinazzi[10]. Il 4 aprile 1962, però, Ceccherini invia ai dirigenti dell'obbedienza una lettera con la quale sconfessa l'accettazione delle sue dimissioni da parte della Giunta centrale della Gran Loggia d'Italia ritenendosi, di conseguenza, ancora il legittimo Gran Maestro in carica e decreta l'espulsione del Gran Maestro Ghinazzi. Il 22 maggio dello stesso anno, Ceccherini riprende posto nella sede nazionale dell'obbedienza, inviando una lettera a tutti i dirigenti, nazionali e locali, con la quale annuncia la sua ripresa dei pieni poteri di Gran Maestro e scrivendo quanto avvenuto al Sovrano gran commendatore del Rito scozzese, Riccardo Granata, il quale risponde alla lettera del Ceccherini dicendo che, visto il suo alto grado, Ghinazzi doveva essere giudicato, ed eventualmente espulso, solo dal Supremo Consiglio del Rito. Nella riunione del Supremo Consiglio, il Sovrano Gran Commendatore Granata non soltanto sconfessò l'operato di Ceccherini, ma riconobbe in Giovanni Ghinazzi l'unico e legittimo Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM. A seguito del responso del supremo consiglio, Tito Ceccherini fondò, assieme ad un ristretto gruppo di fedelissimi, una nuova Serenissima Gran Loggia Italiana, con a capo del Rito Scozzese, il principe Giovanni Alliata di Montereale. Nel mese di giugno del 1962 la Gran Loggia d'Italia, guidata da Giovanni Ghinazzi, si trasferisce nella sua sede attuale, presso Palazzo Vitelleschi, nel cuore di Roma. Contemporaneamente la Gran Loggia d'Italia entra nel C.L.I.P.S.A.S. (Centro di raccordo e informazione delle potenze massoniche firmatarie dell'appello di Strasburgo), organizzazione massonica internazionale nata su iniziativa del Grande Oriente del Belgio. Nel 1971, alcuni maestri venerabili sollevarono il problema dell'elezione del Sovrano Gran Commendatore del rito a Gran Maestro dell'Ordine. Ghinazzi istituì una commissione di studi approvata il 1 dicembre 1984 dall'assemblea della Gran Loggia e che portò all'unificazione delle cariche di Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese e di Gran Maestro della Gran Loggia. A seguito di questa unificazione fu uniformato anche il sistema dei gradi, che divenne un unicum armonico dal 1º al 33º grado. Il 14 novembre 1986, Giovanni Ghinazzi muore lasciando dietro di sé una Gran Loggia rinnovata e rinvigorita nel numero di aderenti e nel peso e riconoscimento internazionale con rapporti di amicizia importanti come quello con il Grande Oriente di Francia e la Gran Loggia del Belgio.

Personalità che hanno fatto parte dell'obbedienza[modifica | modifica wikitesto]

La Gran Loggia d'Italia degli ALAM ha annoverato fra i suoi membri, personaggi illustri del mondo dell'arte, dello spettacolo e della finanza, come il fumettista Hugo Pratt, creatore di Corto Maltese, il musicista Gorni Kramer, gli attori Gino Cervi, Carlo Dapporto, Paolo Stoppa, Aldo Fabrizi ed Antonio de Curtis, meglio noto come Totò. Fu membro della Gran Loggia d'Italia anche il poeta e scrittore Gabriele D'Annunzio, che fu elevato al 33º grado del Rito scozzese antico e accettato nel 1921[11].

Le gran maestranze recenti[modifica | modifica wikitesto]

Le gran maestranze Canova e Franchi[modifica | modifica wikitesto]

Hugo Pratt nel 1989, anno in cui entrò negli Alti Gradi del Rito Scozzese Antico e Accettato

Dopo la morte di Giovanni Ghinazzi, fu eletto Sovrano gran commendatore Gran maestro il commercialista bolognese Renzo Canova[12], affiancato dal Luogotenente Giuseppe Riservato. Il nuovo capo della massoneria di Piazza del Gesù sentì subito l'esigenza di aprire la Gran loggia al mondo esterno; inoltre portò avanti un accurato lavoro di riorganizzazione interna dell'Obbedienza. Fu, inoltre, promotore della rivista ufficiale della Gran Loggia d'Italia, "Officinae", che iniziò le pubblicazioni nel 1989. Canova fu riconfermato fino al 1995, anno in cui fu eletto alla guida della Gran Loggia d'Italia il pisano Franco Franchi (1926-2002)[13], medico endocrinologo e professore universitario.

La gran maestranza di Franchi fu caratterizzata da una nuova spinta verso il mondo esterno: si scelse collaboratori nuovi, giovani, che portarono una ventata di novità all'obbedienza. A Firenze, per esempio, si avvalse di un ispettore provinciale che, per primo, seppur con la dovuta riservatezza, aprì la storica sede di Borgo Pinti ai profani, con iniziative culturali e politiche, tanto che molti chiamarono quel periodo "la primavera fiorentina". Franchi promosse altresì dibattiti ed iniziative pubbliche, anche a livello internazionale, ed improntò la sua gran maestranza ad una più fitta rete di rapporti con le principali obbedienze europee ed extraeuropee. Questa nuova rete di rapporti internazionali portò, il 4 dicembre 1998, all'ingresso della Gran Loggia d'Italia nel S.I.M.P.A. (Secretariat International Maçonnique des Puissances Adogmatiques, Segretariato internazionale delle potenze massoniche adogmatiche). Un'altra importante iniziativa di Franchi fu quella di limitare ad un massimo di due i mandati che ogni Gran Maestro poteva svolgere.

Alla gran maestranza di Franco Franchi si deve anche la nascita dell'Unione massonica del Mediterraneo, fondata nel 2001, che vede la Gran Loggia d'Italia come coordinatore unico permanente, ed alla quale aderiscono il Grande Oriente di Francia, La Gran Loggia Simbolica di Spagna, il Grande Oriente di Grecia, l'Ordine Massonico Internazionale "Delphi", la Gran Loggia Centrale del Libano, la Gran Loggia dei Cedri, la Gran Loggia di Turchia e la Gran Loggia del Marocco.

La gran maestranza Danesin[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre del 2001 il veneziano Luigi Danesin[14] fu eletto Sovrano gran commendatore e Gran maestro, succedendo a Franco Franchi alla guida dell'Obbedienza di Piazza del Gesù.
Luigi Danesin è stato riconfermato per il suo secondo mandato fino alla fine del 2007. Durante la maestranza di Danesin, la Gran Loggia d'Italia ha celebrato il duecentesimo anniversario della fondazione del Supremo consiglio d'Italia del Rito scozzese antico ed accettato e nel 2007 i duecento anni della nascita di Giuseppe Garibaldi, già Gran maestro della massoneria italiana e membro del Supremo consiglio. Grazie all'attività di raccordo e ai rapporti internazionali portati avanti dallo stesso Luigi Danesin, il 27 maggio 2007 è stata siglata la "Dichiarazione di Roma", con la quale 24 supremi consigli di Rito scozzese provenienti da tutto il mondo sanciscono una unità d'intenti sullo sviluppo della massoneria scozzese a livello internazionale.

La gran maestranza Pruneti[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º dicembre 2007 è stato eletto come nuovo Sovrano gran commendatore Gran maestro il fiorentino Luigi Pruneti, rieletto poi per il triennio successivo, giornalista, scrittore e docente di materie umanistiche, già direttore del trimestrale Officinae. La gran maestranza Pruneti, già dal suo inizio, è stata caratterizzata da elementi di grande democrazia interna; Pruneti ha infatti posto dei limiti ai poteri del Gran maestro stesso, tanto che, pur restando egli ovviamente il capo della comunione ed il suo rappresentante verso l'esterno, ogni sua disposizione verrà sottoposta alla ratifica dal Gran consiglio dell'Ordine, cosa che fino ad oggi avveniva solo per le decisioni più importanti. Ha inoltre limitato al minimo indispensabile le normali prerogative del Gran maestro durante gli ultimi mesi di mandato, in modo da garantire la massima trasparenza per le elezioni future. In vista di una sempre maggiore apertura verso l'esterno, già perseguita dai suoi predecessori, ha ribadito la richiesta ai rappresentati locali (delegati magistrali regionali, ispettori provinciali), di organizzare, laddove possibile, eventi aperti al pubblico. Per quanto riguarda i rapporti internazionali, Luigi Pruneti ha già stipulato, nel corso del suo mandato, importanti trattati di amicizia, come quelli con il Grande Oriente di Francia, il Grande Oriente della Grecia, la Gran Loggia mista di Francia, la Gran Loggia di Francia, il Grande Oriente del Belgio, ed altre importanti e storiche obbedienze europee, oltre ad un trattato di amicizia con la Gran loggia femminile d'Italia. Negli anni del suo mandato, il Gran maestro ha rinunciato ad attingere al fondo di sua esclusiva competenza, preferendo lasciare nella disponibilità della comunione i quarantamila Euro annui che lo costituiscono; questo ha contribuito in parte a risanare il bilancio della comunione, che alla fine del 2007 era in forte passivo dopo l'acquisto di alcuni immobili,[15] ed è servito inoltre per donazioni di emergenza, per le zone colpite da calamità naturali. Termina il suo mandato nel dicembre del 2013

La gran maestranza Binni[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 dicembre 2013 viene eletto come Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro, per il triennio 2013-2016, il bolognese Antonio Binni, avvocato civilista.[16] Il mandato nasce nel segno della continuità, con il Gran Maestro precedente, cercando di dare seguito ai tanti rapporti internazionali e completare la strada intrapresa sulla riorganizzazione interna.

L'iniziazione delle donne[modifica | modifica wikitesto]

Come evidenziato la Gran Loggia D'Italia, è una delle poche comunioni massoniche che ammette l'iniziazione delle donne, considerate a livello iniziatico ed amministrativo al pari degli uomini, la tradizione massonica che si ispira a quella inglese, non ammette invece la possibilità alle donne di essere iniziate o di iniziare. L'ingresso delle donne nella Gran Loggia D'Italia, è stata sancita definitivamente nel 1955, ma la prima donna iniziata risulta già 1921 a Firenze, dagli archivi della Gran Loggia infatti in questo anno risulta iniziata in una loggia fiorentina, una donna di nome Noemei Truci Ruspantini, il 14 marzo del 1949 risultano iniziata a Milano Maya Mazzoni Buonanni, il primo gennaio 1955 risultano iniziate altre due donne una a Roma e l'altra a Catania[17]. Sarà però nel 1956 che verranno costituite due logge totalmente femminili aderenti alla Gran Loggia D'Italia, in seguito le donne saranno molte e non vi sono ulteriori dettagli negli archivi, se non i dati statistici, che vedono intorno al 35% la presenza femminile nella Gran Loggia D'Italia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b La Storia della G.L.D.I. su granloggia.it
  2. ^ Caratteristiche generali su granloggia.it
  3. ^ Aldo Alessandro Mola, Storia della massoneria italiana : dalle origini ai giorni nostri, Bompiani, Milano, 1992, pag. 505
  4. ^ Aldo Alessandro Mola, cit., pag. 487
  5. ^ Aldo Alessandro Mola, cit., pag. 507
  6. ^ Peter Tompkins, Dalle carte segrete del Duce, Tropea, Milano, 2001, pag. 69
  7. ^ Peter Tompkins, cit., pag. 115
  8. ^ Peter Tompkins, cit., pag. 299
  9. ^ Peter Tompkins, cit., pag. 69
  10. ^ Giovanni Ghinazzi, I nostri Gran Maestri su granloggia.it
  11. ^ Questa notizia è riportata in C. Gentile, "L'altro D'Annunzio", Bastogi, Foggia 1982, pag. 8.
  12. ^ Renzo Canova, I nostri Gran Maestri su granloggia.it
  13. ^ Franco Franchi, I nostri Gran Maestri su granloggia.it
  14. ^ Luigi Danesin, I nostri Gran Maestri su granloggia.it
  15. ^ Bilancio consuntivo presentato il 20 marzo 2010.
  16. ^ http://www.granloggia.it/ufficiostampa/antonio-binni-eletto-gran-maestro-della-gldi comunicato stampa della comunione
  17. ^ Annali Gran Loggia D'Italia edito da Giuseppe La Terza

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]