Grammelot

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Il grammelot o gramelot[1] (pronuncia /ɡram(m)eˈlot/:[2] la voce non è francese,[3] ma d'origine imitativa e forse derivata dal veneziano)[2] è uno strumento recitativo che assembla suoni, onomatopee, parole e foni privi di significato in un discorso.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli attori utilizzavano e utilizzano il grammelot con il fine di farsi comprendere anche senza saper articolare frasi di senso compiuto in una lingua straniera, oppure per mettere in parodia parlate o personaggi stranieri. Ciò che ne risulta è una recitazione fortemente espressiva e iperbolica. Il linguaggio usato acquisisce inoltre un surplus di espressività musicale, in grado di comunicare emozioni e suggestioni.[4]

Pare che questo artificio recitativo fosse utilizzato da giullari, attori itineranti e compagnie di comici dell'arte. Questi professionisti dello spettacolo pare recitassero usando intrecci di lingue e dialetti diversi miste a parole inventate, affidando alla gestualità e alla mimica quel tessuto connettivo che rendeva la comunicazione possibile a prescindere dalla lingua parlata dall'uditorio.[senza fonte]

Un esempio di grammelot cinematografico è rappresentato dal monologo di Adenoid Hynkel nel film Il grande dittatore. In tempi più recenti questo filone è stato recuperato dal premio Nobel per la letteratura Dario Fo, che lo ha valorizzato nuovamente, come ad esempio nell'opera Mistero buffo.

Anche nel panorama musicale esiste un esempio di grammelot ed è la canzone Prisencolinensinainciusol di Adriano Celentano dove l'ascoltatore è portato a credere di essere all'ascolto di una canzone in inglese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Grande dizionario italiano online
  2. ^ a b Dizionario italiano ragionato, D'Anna, Firenze, 1988
  3. ^ Francesco Sabatini e Vittorio Coletti, Scheda sul vocabolo "grammelot" in Il Sabatini Coletti - Dizionario della Lingua Italiana, Corriere della Sera, 2011, ISBN 88-09-21007-7.
  4. ^ Grammelot in Vocabolario – Treccani

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dario Fo, Manuale minimo dell'attore, Einaudi, Torino 1997
  • Paolo Albani, Il complesso di Peeperkorn, ovvero L'arte di non dire nulla, alfabeta2, supplemento alfalibri, pag. 16.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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