Grammatica greca

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La lingua greca antica (in greco Ἑλληνικὴ γλῶσσα) è una lingua flessiva (ad elevato grado di sinteticità), di origine indoeuropea, i cui dialetti erano parlati nell'antica Grecia, nelle isole del Mare Egeo e nelle colonie greche sulle coste del Mediterraneo orientale e occidentale.

Benché non sia più parlata, è una lingua di grande rilevanza culturale, poiché in essa furono redatti i primi testi letterari, filosofici e scientifici della civiltà occidentale.

Essa era articolata in vari sotto-gruppi linguistici, i dialetti greci, che erano:

  • il greco nord-occidentale, parlato nel Peloponneso di nord-ovest, nella Grecia centrale, in Epiro (ma i Greci consideravano μιξοβάρβαρος, semi-barbara, la lingua delle regioni periferiche di nord-ovest);
  • il dialetto panfilio, anch'esso considerato μιξοβάρβαρος dai Greci della madre-patria, parlato sulle coste della Panfilia ed effettivamente contaminato da influssi adstratici di lingue epicoriche non greche.

Per la grammatica e le particolarità linguistiche di tutti questi dialetti, si rimanda alle voci indicate dai collegamenti. La grammatica greca di cui qui delineeremo gli aspetti fondamentali, è improntata in larga parte al dialetto attico, parlato ad Atene, ed impostosi dal V secolo a. C. in poi come lingua panellenica, a causa dell'egemonia militare, politica, economica, culturale di Atene; tale dialetto, insieme a una componente ionica più o meno forte a seconda dei luoghi, sarà alla base della κοινὴ διάλεκτος, la koiné di età ellenistica, la lingua franca del Mediterraneo nota anche come greco comune, greco alessandrino o greco ellenistico. Essa, tuttavia, non coincide appieno con il dialetto attico puro.


Indice

[modifica] Ortografia e fonetica del greco antico

Il greco antico ha norme ortografiche e ortoepiche particolarmente raffinate. Qui le delineeremo in sintesi, rimandando di volta in volta alle voci correlate, per una trattazione più esaustiva e precisa dei singoli problemi.

[modifica] Ortografia

In questa sezione cercheremo di delineare le caratteristiche salienti dell'alfabeto e dell'ortografia del greco antico (attico)

[modifica] L'alfabeto

Per approfondire, vedi la voce Alfabeto greco.

L'alfabeto greco era composto di ventiquattro lettere, di uso comune, più alcuni segni caduti in disuso in età arcaica come segni fonetici, e rimasti nella compitazione scritta dei numerali.

Qui di seguito sono elencate le lettere dell'Alfabeto greco ionico, che a partire dalla Ionia micro-asiatica venne soppiantando gli antichi alfabeti locali (alfabeti epicorici), dalla seconda metà del VI sec. a. C.:

  • maiuscole: Α Β Γ Δ Ε Ζ Η Θ Ι Κ Λ Μ Ν Ξ Ο Π Ρ Σ Τ Υ Φ Χ Ψ Ω
  • minuscole: α β γ δ ε ζ η θ ι κ λ μ ν ξ ο π ρ σ,ς τ υ φ χ ψ ω
  • denominazione corrente italiana: alfa, beta, gamma, delta, èpsilon, zeta, eta, theta, iota, cappa, lambda, mi, ni, csi, omicron, pi, rho, sigma, tau, ùpsilon, phi, chi, psi, òmega.


[modifica] Osservazioni sommarie sulle lettere e sui segni diacritici

  • L'alfabeto greco classico ha un duplice segno per il sigma: σ, sempre iniziale e interno, ς sempre finale.
  • Il γ, davanti a consonante gutturale, κ γ χ, si legge come una nasale velare /ŋ/ (il cosiddetto "gamma nasale").
  • il greco attico, che era un dialetto non psilotico, possedeva anche un altro suono, la fricativa laringale sorda /h/, rappresentata dallo spirito aspro, un apice rivolto verso destra che nella canonica trascrizione in minuscolo, di età tardo-bizantina, si poneva al di sopra della vocale minuscola iniziale di parola, e in alto a sinistra delle maiuscole iniziali, sotto l'accento circonflesso e accanto all'accento acuto. Lo spirito aspro deriva, in genere, dalla caduta di una consonante iniziale, sigma, jod, o digamma. Nel dialetto ionico, affine all'attico, si verificava la psilosi, cioè la totale sparizione dell'aspirazione iniziale. Una vocale non aspirata è contrassegnata dallo spirito dolce, un apice rivolto verso sinistra, collocato come lo spirito aspro.
  • il greco antico possedeva inoltre alcune lettere, poi scomparse, tra cui la labiovelare digamma (ϝ) equivalente alla semivocale /w/, il san (ϻ) per i suoni /s/ e /ts/, la labiovelare qoppa (ϙ) per il suono /kʷ/, la sho (ϸ) per il suono /ʃ/, la sampi (ϡ) per i suoni /ss/ e /ks/ e lo stigma (ϛ), in origine deformazione del digamma, poi usato per il suono /st/. Il greco nelle fasi più arcaiche aveva anche la semiconsonante /j/ chiamata poi, nell'Ottocento, jod (ϳ) Di questa semiconsonante, però, non c'è traccia in nessuno dei testi o dei documenti arrivati a noi, ma la sua esistenza è provata da molti fatti fonomorfologici.
  • Nella scrittura tutta in maiuscole, spiriti e accenti non compaiono.

[modifica] La vera pronuncia del greco antico

La pronuncia del greco antico qui proposta è quella che più o meno è accreditata come plausibile per l'attico classico.

In età medievale e nel primo rinascimento predominava fra gli umanisti un'altra pronuncia, quella cosiddetta reuchliniana o roicliniana, così chiamata poiché fu l'umanista Giovanni Roiclinio, a sostenerne la validità. Tale lettura era legata alla pronuncia itacistica cosiddetta bizantina ma in realtà era assai più antica, visto che traspare dai papiri dell'età ellenistica e le prime avvisaglie di tale evoluzione della fonetica antica del greco sono già ampiamente adombrate dalla realtà fonetica sottesa ad alcune riflessioni linguistiche dei dialoghi di Platone.

La lettura itacistica fu importata in Italia dagli intellettuali bizantini scampati alla conquista e al saccheggio di Costantinopoli (1453) da parte dei Turchi. Quegli intellettuali (fra cui spiccavano il filosofo neoplatonico Emanuele Crisoloras e il cardinale Giovanni Bessarione) impressero alla lettura dei classici greci il loro accento e la loro inflessione. Essi leggevano ι le lettere η e υ, i dittonghi ει e οι, e pronunciavano ε il dittongo αι; inoltre pronunciavano /v/ la lettera υ nei dittonghi αυ ed ευ, prima di vocale o consonante sonora, ed /f/ prima di consonante sorda; come /v/ era letta anche la β. Fu un altro grande umanista, l'olandese Desiderio Erasmo da Rotterdam ad opporsi alla pronuncia itacistica del greco antico. Questi, studiando le figure di suono nei poeti comici, in particolare le onomatopee scoprì che la pronuncia antica era diversa da quella roicliniana: il belato della pecora in Cratino, commediografo ateniese del V sec. a.C., è infatti imitato con βῆ βῆ, il che denunciava il vero suono delle lettere greche che componevano questa particolare onomatopea: non /vi/, ma / ̀bɛ:/. Pertanto, Erasmo scoprì e cercò di ripristinare la vera pronunzia classica, che da lui prende il nome di erasmiana.

La vera pronuncia erasmiana, di cui i linguisti hanno perfezionato la ricostruzione con l'aiuto degli storici, definendo quindi i caratteri della vera pronuncia greca classica, del V secolo a.C., differisce tuttavia per diversi aspetti, dalla pronuncia scolastica convenzionale italiana:

  • la pronuncia scolastica non distingue in modo sensibile le vocali brevi dalle lunghe, come invece andrebbe fatto;
  • le consonanti φ θ χ, che usualmente si pronunciano rispettivamente come la f italiana di fede, come la th inglese di third (alcuni pronunciano il θ come la z aspra italiana di spazio), e come la ch tedesca di Bach (come il c toscano lenito, in pratica), nel greco classico erano delle vere e proprie occlusive come /p/ /t/ /k/, da cui si distinguevano, perché seguite da un'aspirazione.
  • La consonante ζ (zeta), che in età ellenistica già si pronunciava /z/ (come la s intervocalica italiana di rosa), nel greco arcaico andava pronunciata /zd/ (e così ancora la pronunciavano nel V sec. i parlanti dorici e eolici, che scrivevano direttamente σδ. In età classica, in Attica, si cominciò a pronunciare questa lettera come /ʣ/ e, dalla seconda metà del IV sec. in poi, /z/. si ricordi peraltro che la zeta fu introdotta nell'alfabeto latino proprio dai Greci.

[modifica] Segni di interpunzione

Per approfondire, vedi la voce segni diacritici dell'alfabeto greco.

Il greco antico possedeva i seguenti segni di interpunzione:

  • la virgola, equivalente alla nostra virgola;
  • il punto fermo o punto in basso, equivalente al punto fermo e al punto esclamativo italiano (in greco manca un vero e proprio punto esclamativo);
  • il punto in alto, scritto nettamente al di sopra del rigo, ed equivalente al nostro punto e virgola o ai due punti (serviva ad esempio a introdurre il discorso diretto);
  • il punto e virgola, equivalente al nostro punto interrogativo;
  • nell'introdurre il discorso diretto, il greco scritto nelle edizioni critiche moderne fa uso di virgolette non uncinate.

[modifica] Fonetica

Per approfondire, vedi la voce Fonetica Greca.

La fonetica greca si distingue notevolmente da quella delle lingue indoeuropee moderne.

Le sue caratteristiche essenziali sono:

  • L'accento è di natura musicale e non tonica. Esistono tre accenti nella prosodia del greco antico: accento acuto, grave e circonflesso
  • La presenza di dittonghi, caratterizzati dall'incontro di una vocale aperta o semi-aperta, lunga o breve (α ε ο η ω), , con una vocale chiusa breve (ι υ)
  • La contrazione vocalica, ossia la sistematica riduzione ad un dittongo o ad una vocale lunga delle coppie di vocali consecutive
  • L'assimilazione consonantica

[modifica] Morfologia (1) - declinazione nominale e pronominale

Come abbiamo già accennato sopra, la lingua greca è, sul piano tipologico, una lingua flessiva e fusiva, caratteristica che eredita dalla sua lingua madre, l'indoeuropeo. In quanto lingua flessiva, possiede un'ampia articolazione di declinazioni nominali, che qui vedremo in sintesi.

[modifica] Aspetti generali della flessione nominale e pronominale del greco

Nella flessione nominale, il greco si differenzia fortemente dal latino per due ragioni essenziali.

Anzitutto, ha sviluppato un articolo determinativo, in tutto simile a quello di molte lingue europee occidentali moderne, a partire da un'antica forma di pronome dimostrativo, ὁ ἡ τό, che ancora in Omero significa "quello, egli, ella, esso", e assume la sua funzione tipica a partire dalla fine dell'VIII sec. a. C. Tale pronome dimostrativo - articolo è la filiazione diretta dell'indoeuropeo *so *sā *tod, ed ha il suo omologo nel sanscrito sa sā tad.

Il greco, come il latino e la stragrande maggioranza delle lingue indoeuropee antiche, ha una declinazione a tre generi: maschile, femminile e neutro.

Dal punto di vista della nozione del numero, il greco attico si differenzia dal latino poiché possiede ancora, nel verbo e nel nome, come il sanscrito, un duale ben differenziato, per indicare le coppie di oggetti. Il mantenimento del duale è un tratto assai arcaico dell'attico, rispetto ad altri dialetti greci, come lo ionico che lo perde molto per tempo, già nel VII sec. a. C.

A differenza della lingua latina, quella greca conserva solo cinque degli otto casi indoeuropei, e non sei. Questi casi sono:

  • Il vocativo, indicante il complemento di vocazione;
  • Il genitivo, che esprime la specificazione possessiva, oggettiva etc., e riveste le funzioni dell'ablativo di origine e provenienza, di estensione e di allontanamento, nonché di causa, mezzo e causa efficiente;

Si sogliono definire, come anche in latino, casi diretti il nominativo, il vocativo e l'accusativo, e casi obliqui il genitivo e il dativo.

Il greco di età classica ha ormai perduto lo strumentale, antico caso indoeuropeo ancora vivo nel dialetto miceneo, di cui sopravvivono sparse vestigia in Omero.

Sono rintracciabili, in alcuni nomi notevoli, relitti del locativo indoeuropeo, ancora presente in altre lingue antiche, e tuttora categoria sistematica in molte lingue slave.

In sostanza, il greco attua, rispetto all'indoeuropeo, un fortissimo sincretismo dei casi.

[modifica] Declinazione ed usi dell'articolo determinativo greco

L' articolo determinativo greco ὁ ἡ τό, traduzione "il - lo, la", si declina, come nomi, aggettivi e pronomi determinativi e indefiniti, per genere, numero e caso. Esso manca di vocativo, dato che si intende il caso vocativo come automaticamente determinato, non bisognoso d'alcun articolo. Come in tedesco, l'articolo determinativo si accorda sempre morfologicamente in genere, numero e caso al nome a cui si riferisce.

Osservazioni sull'articolo determinativo greco

Come abbiamo già osservato, in Omero l'articolo è trattato come pronome dimostrativo sia anaforico (riferito a persona o cosa nominata in precedenza), sia cataforico.

In questa funzione, esso continuava l'antico pronome indoeuropeo da cui era disceso. L'articolo determinativo conserva tale funzione ancora in età classica solo in alcuni casi:

  • quando si accompagna alle particelle correlative μὲν e δὲ. In tale circostanza, l'articolo si trasforma in un vero e proprio pronome correlativo, da tradursi "l'uno... l'altro";
  • nelle espressioni cristallizzate: ὁ δὲ, "ed egli", e πρὸ τοῦ, "prima d'ora", τὸν καὶ τόν , "questo e quello"; ἐν δὲ τοῖς, "e tra gli altri..."

L'articolo greco, per il resto, ha impieghi abbastanza simili a quelli dell'articolo italiano, con un certo grado di versatilità in più:

  • può sostantivare aggettivi, participi, infiniti, ma anche avverbi e perfino complementi, creando espressioni idiomatiche caratteristiche come οἱ νῦν, "quelli di ora", "i moderni", οἱ σὺν + caso dativo di nome di persona, "quelli al fianco di...", "i compagni", ad es. οἱ σὺν Σωκράτει: "quelli con Socrate", "quelli dalla parte di Socrate", "i discepoli, i sostenitori di Socrate", "quelli che hanno l'opinione di Socrate" etc.
  • la posizione dell'aggettivo rispetto all'articolo è fondamentale: se l'aggettivo segue immediatamente l'articolo riferito ad un nome, esso va considerato attributo di quel nome, se l'aggettivo è staccato dall'articolo, ha una funzione predicativa. Si consideri ad esempio come muta il significato dell'aggettivo dimostrativo αὐτός, semplicemente spostandolo dall'articolo:
    • ὁ αὐτὸς ἥρως, ὁ ἥρως ὁ αὐτός , "il medesimo eroe" (lo stesso che ha compiuto anche altre imprese);
    • ὁ ἥρως αὐτός , "l'eroe in persona, l'eroe da solo" (con le sue sole forze).
  • l'articolo può variare significativamente la funzione semantica di un aggettivo: ad es. οἱ ὀλίγοι, "i pochi", "gli oligarchi", contro il semplice ὀλίγοι, "pochi".


Declinazione

Singolare

Maschile Femminile Neutro
Nominativo τό
Genitivo τοῦ τῆς τοῦ
Dativo τῷ τῇ τῷ
Accusativo τόν τήν τό

Duale

Maschile Femminile Neutro
Nominativo τώ τά τώ
Genitivo τοῖν ταῖν τοῖν
Dativo τοῖν ταῖν τοῖν
Accusativo τώ τά τώ

Plurale

Maschile Femminile Neutro
Nominativo οἱ αἱ τά
Genitivo τῶν τῶν τῶν
Dativo τοῖς ταῖς τοῖς
Accusativo τoύς τάς τά






Nota bene -Il femminile duale distinto dell'articolo determinativo, nom. acc. τά, gen. dat. ταῖν, è arcaico, e ben presto è sostituito dalle forme del maschile, cosicché in età classica, dalla metà del V secolo. a. C. in poi, l'articolo duale (che comunque tende a essere usato sempre meno, in concomitanza con il ritrarsi del numero duale) avrà un'unica forma in tutti e tre i generi.

L'articolo determinativo greco si usa praticamente quasi sempre come in italiano, salvo per due eccezioni:

  • si premette sempre anche ai nomi propri, davanti ai quali in italiano standard si omette, ad es. ὁ Σωκράτης, "Socrate";
  • non si usa articolo davanti a nomi che indicano concetti astratti o oggetti considerati come categorie universali nei proverbi: ad es. ἐν οἴνῳ ὰλήθεια, "nel vino c'è la verità" (lat.in vino veritas).

In greco non esistono articoli indeterminativi. L'indefinitezza è marcata semplicemente dall'assenza dell'articolo. Al più, come marca di indeterminatezza, si può rinvenire il pronome indefinito τις, enclitico, che significa "un tale", "un certo" ( lat. quidam): ad es. ἄνθρωπός τις, "un certo uomo", "un uomo".

[modifica] Declinazione del nome

Come abbiamo già detto, i nomi greci si declinano secondo tre generi (maschile, femminile e neutro), tre numeri (singolare, duale e plurale), e cinque casi (nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo).

[modifica] Declinazioni - nozioni generiche

La flessione dei nomi greci si articola in tre declinazioni, corrispondenti alle cinque del latino:

  • la prima declinazione, tematica, dei maschili e dei femminili col tema in (corrispondente alla prima declinazione latina); della prima declinazione esiste altresì una sottospecie con desinenze alterate da contrazione (I declinazione contratta);
  • la seconda declinazione, tematica, dei maschili, dei femminili e dei neutri col tema in -o (corrispondente alla seconda declinazione latina); della seconda declinazione esiste una sottospecie contratta (come per la prima) e una sottospecie le cui desinenze sono significativamente alterate da fenomeni di metatesi quantitativa, la cosiddetta declinazione attica;
  • la terza declinazione, atematica, dei maschili, dei femminili e dei neutri, con la radice in consonante, in vocale chiusa, in dittongo (corrisponde grosso modo alla terza, quarta e quinta declinazione latina).

[modifica] Prima declinazione

Per approfondire, vedi la voce Prima declinazione greca.

La prima declinazione greca, che corrisponde in tutto e per tutto alla prima declinazione latina, raccoglie i sostantivi maschili e femminili con il tema in . Ne esiste inoltre una sottospecie contratta (prima declinazione contratta).

[modifica] Prima declinazione regolare - caratteri generali

La prima declinazione regolare (non contratta) si articola in due sottoclassi: l'una comprendente esclusivamente i femminili, l'altra comprendente i maschili, che nel nominativo, nel genitivo e nel vocativo singolare hanno desinenze a sé.

La struttura della prima declinazione greca risente, in attico, della caratteristica evoluzione fonetica dell'α in questo dialetto: nel greco attico, infatti, l'α si allunga sistematicamente in η, a meno che non sia preceduta da ε ι e ρ, nel qual caso non muta di timbro (si tratta del cosiddetto "alfa puro" assente del tutto nel dialetto ionico).

Per approfondire, vedi le voci dialetto ionico e dialetto attico.

Sulla base delle alterazioni fonetiche dell'alfa lungo, i maschili e i femminili si classificano genericamente in "nomi in alfa puro", che conservano α in tutta la declinazione, poiché questa vocale è sistematicamente preceduta da ε ι e ρ, e "nomi in alfa impuro", che allungano α in η nel solo singolare. Ulteriori sottoclassi si rinvengono nella declinazione dei femminili.

Osservazioni generali sulla I declinazione

Alcune caratteristiche tipiche contraddistinguono i femminili e i maschili di I declinazione:

  • la desinenza -αι dei nominativi e dei vocativi plurali, pur essendo un dittongo, è considerata breve per natura;
  • il genitivo plurale ha sempre l'accento circonflesso, è cioè perispomeno, poiché deriva dalla contrazione della desinenza -άων, ancora ampiamente attestata in Omero -si sottraggono a questa regola i maschili: ἀφύης, "acciuga" χλούνης, "cinghiale", χρήστης, "usuraio", ed ἐτέσιαι, "vènti etèsii", che non accentano la desinenza del genitivo;
  • per quanto riguarda l'accento, si osservi che:
    1. i nomi ossitoni al nominativo singolare sono ossitoni nei casi diretti dei tre numeri, perispomeni nei casi obliqui dei tre generi;
    2. i nomi perispomeni sono i nomi contratti;
    3. i nomi parossitoni al nominativo singolare restano parossitoni in tutta la declinazione (tranne che nel genitivo plurale, sempre perispomeno) se la penultima sillaba è breve; se invece la penultima è lunga, rimangono parossitoni nei casi in cui l'ultima sillaba è lunga, mentre nei casi in cui l'ultima sillaba è breve diventano properispomeni per la legge del trocheo finale;
    4. i nomi proparossitoni o properispomeni quando l'ultima sillaba è lunga diventano parossitoni.
  • fanno parte dei nomi in alfa puro breve solo e soltanto i sostantivi che terminano in -τρια, εια, οια, υια, ρα preceduto da dittongo o υ, fatta eccezione per ἑταῖρα, "compagna, amante, donna di piacere" e παλαίστρα, "palestra".
  • fanno parte dei nomi in alfa impuro breve solo e soltanto i sostantivi che terminano in σα, -ξα, -ψα, -ζα, -να preceduto da dittongo, preceduta da due consonanti continue (-λλα, -λμα, -μνα, -ννα)
  • ci sono alcuni nomi che non rispettano la distinzione fra alfa puro e impuro: κόρη "fanciulla", δέρη "collo", στοά "portico", δίαιτα "tenore di vita", τόλμα "audacia", e alcuni casi di sostantivi in -να: μέριμνα "angoscia", ἔχιδνα "vipera, Echidna (mostro mitologico)", πρύμνα "poppa".

[modifica] Declinazioni dei femminili: sottoclassi

I femminili si dividono in quattro sottoclassi:

  • Femminili in alfa puro lungo, con la α lunga in tutto il singolare;
  • Femminili in alfa puro breve, con la α breve nei casi retti (nominativo, vocativo, accusativo) del singolare;
  • Femminili in alfa impuro lungo, che allungano α in η in tutto il singolare;
  • Femminili in alfa impuro breve, che allungano α in η solo nei casi obliqui (genitivo e dativo) singolare.

Qui di séguito, esempi di declinazione per ciascuna delle quattro tipologie:

1. Declinazione dei femminili in alfa puro lungo: χώρα "regione"

Singolare Duale Plurale
Nominativo ἡ χώρα τὰ χώρα αἱ χῶραι
Genitivo τῆς χώρας ταῖν χώραιν τῶν χωρῶν
Dativo τῇ χώρᾳ ταῖν χώραιν ταῖς χώραις
Accusativo τὴν χώραν τὰ χώρα τὰς χώρας
Vocativo ὦ χώρα ὦ χώρα ὦ χῶραι

2. Declinazione dei femminili in alfa puro breve: μοῖρα "parte, destino, Moira"

Singolare Duale Plurale
Nominativo ἡ μοῖρα τὰ μοίρα αἱ μοῖραι
Genitivo τῆς μοίρας ταῖν μοίραιν τῶν μοιρῶν
Dativo τῇ μοίρᾳ ταῖν μοίραιν ταῖς μοίραις
Accusativo τὴν μοῖραν τὰ μοίρα τὰς μοίρας
Vocativo ὦ μοῖρα ὦ μοίρα ὦ μοῖραι

3. Declinazione dei femminili in alfa impuro lungo: κρήνη " fonte"

Singolare Duale Plurale
Nominativo ἡ κρήνη τὰ κρήνα αἱ κρῆναι
Genitivo τῆς κρήνης ταῖν κρήναιν τῶν κρηνῶν
Dativo τῇ κρήνῃ ταῖν κρήναιν ταῖς κρήναις
Accusativo τὴν κρήνην τὰ κρήνα τὰς κρήνας
Vocativo ὦ κρήνη ὦ κρήνα ὦ κρῆναι

4. Declinazione dei femminili in alfa impuro breve: Μοῦσα "Musa"

Singolare Duale Plurale
Nominativo ἡ Μοῦσα τὰ Μούσα αἱ Μοῦσαι
Genitivo τῆς Μούσης ταῖν Μούσαιν τῶν Μουσῶν
Dativo τῇ Μούσῃ ταῖν Μούσαιν ταῖς Μούσαις
Accusativo τὴν Μοῦσαν τὰ Μούσα τὰς Μούσας
Vocativo ὦ Μοῦσα ὦ Μούσα ὦ Μοῦσαι

[modifica] Declinazione dei maschili -sottoclassi

I maschili della prima declinazione hanno caratteristiche autonome rispetto ai femminili:

  • si dividono in due sole sottoclassi: maschili in alfa puro e maschili in alfa impuro;
  • hanno il nominativo singolare in (nominativo sigmatico);
  • hanno il genitivo singolare in -ου, preso a prestito dalla II declinazione;
  • i nomi d'agente in -της, e i sostantivi composti in -μήτρης e -πώλης escono in α breve al vocativo singolare; lo stesso vale per il nome Πέρσης "persiano".

Qui di séguito, la declinazione dei maschili:

Note sui maschili di I declinazione

Fra i maschili di I declinazione si notano alcune particolarità:

  • Il nome δεσπότης "padrone", ritira l'accento al vocativo, δέσποτα;
  • alcuni nomi risentono di un'influsso del dialetto dorico, ed hanno un genitivo in α lungo: fra questi: βορρᾶς, "Borea" il vento del nord; il nome punico Ἀννίβας "Annibale"; il nome romano Σύλλας "Silla"; tale genitivo dorico è proprio anche della parola ὀρνιθοθήρας "uccellatore";
  • il genitivo del nome Καμβύσης "Cambise" ha la forma ionica, Καμβύσεω.


1. Declinazione dei maschili in alfa puro: ταμίας, "dispensiere"

Singolare Duale Plurale
Nominativo ὁ ταμίας τὼ ταμία οἱ ταμίαι
Genitivo τοῦ ταμίου τοῖν ταμίαιν τῶν ταμιῶν
Dativo τῷ ταμίᾳ τοῖν ταμίαιν τοῖς ταμίαις
Accusativo τὸν ταμίαν τὼ ταμία τoὺς ταμίας
Vocativo ὦ ταμία ὦ ταμία ὦ ταμίαι

2. Declinazione dei maschili in alfa impuro: σατράπης "satrapo"

Singolare Duale Plurale
Nominativo ὁ σατράπης τὼ σατράπα οἱ σατράπαι
Genitivo τοῦ σατράπου τοῖν σατράπαιν τῶν σατραπῶν
Dativo τῷ σατράπῃ τοῖν σατράπαιν τοῖς σατράπαις
Accusativo τὸν σατράπην τὼ σατράπα τοὺς σατράπας
Vocativo ὦ σατράπη ὦ σατράπα ὦ σατράπαι

[modifica] Prima declinazione contratta

La prima declinazione contratta è caratteristica di pochi sostantivi come, ad esempio, i femminili μνᾶ, "mina" (unità monetaria e di peso) e Ἀθηνᾶ, "Atena", συκῆ "fico"; notevole appare il nome maschile