Governo di Flensburg

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Il Governo di Flensburg è la denominazione comunemente attribuita all’ultimo governo del Terzo reich, costituito dopo il suicidio di Hitler e la caduta di Berlino.

Il Grandammiraglio Dönitz, ultimo presidente del Reich

Questo nuovo governo ebbe vita molto breve, operando solo dal 1º maggio 1945 fino alla capitolazione tedesca dell'8 maggio. A causa dell’occupazione alleata e sovietica di gran parte del territorio tedesco, la sua effettiva giurisdizione era limitata a un piccolo territorio nel nord del Reich, al confine danese, nei pressi di Flensburg. Il 23 maggio 1945 i leader del Governo di Flensburg furono arrestati dagli Alleati per essere sottoposti a processo.[1]

La morte di Hitler e di Goebbels[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di Adolf Hitler, secondo le disposizioni del testamento del Führer, il Grandammiraglio Karl Dönitz fu nominato Reichspräsident (Presidente del Reich), assumendo la guida politica di ciò che rimaneva del Terzo reich. Sempre secondo le disposizioni di Hitler, Joseph Goebbels fu nominato Reichskanzler (Cancelliere del Reich), alla guida di un governo di notabili nazisti selezionati dal Führer in persona.

Il Governo di Goebbels, tuttavia, rimase in carica unicamente da un punto di vista formale, dato che tra la morte di Hitler (30 aprile 1945) e il suicidio dello stesso Goebbels (1º maggio 1945) passò un solo giorno. Il Reichspräsident Dönitz fu quindi costretto a provvedere alla costituzione di un nuovo esecutivo che gestisse nel miglior modo possibile la resa della Germania e la fine delle ostilità in Europa.

Il governo di von Krosigk[modifica | modifica wikitesto]

Appresa la notizia del suicidio di Goebbels, il 1º maggio 1945 Dönitz chiese a Lutz Graf Schwerin von Krosigk (fino ad allora Ministro delle Finanze) di assumere la guida del nuovo governo con la carica di Reichskanzler. Von Krosigk rifiutò la nomina a Cancelliere, ma accettò lo stesso di assumere il ruolo di Primo Ministro nel nuovo esecutivo.

Il Governo von Krosigk risultava così composto:

La prima riunione del nuovo governo si svolse a Mürwik il 5 maggio.

I comandi militari[modifica | modifica wikitesto]

Come da disposizioni testamentarie di Hitler, il comando supremo della Wehrmacht restò in capo al Reichspräsident Dönitz. La maggior parte degli alti comandi militari vennero confermati nei loro ruoli: il Feldmaresciallo Wilhelm Keitel e il Colonnello generale Alfred Jodl rimasero rispettivamente Capo dell'Alto Comando della Wehrmacht (OKW) e Capo di stato maggiore dell’OKW, mentre il Feldmaresciallo Robert Ritter von Greim restò al comando della Luftwaffe (OKL). L'Ammiraglio Hans-Georg von Friedeburg, invece fu nominato successore di Dönitz al comando della Marina militare tedesca (OKM).

Una situazione parzialmente più complicata era quella invece legata alla struttura dell'Alto comando dell'Esercito (OKH): il Comandante in capo dell’Esercito designato nel testamento del Führer (Feldmaresciallo Ferdinand Schörner) era isolato nella sacca di Praga, mentre il Capo di stato maggiore dell’Esercito (Generale Hans Krebs) era morto suicida a Berlino. Dönitz scelse così di affidare ad interim la guida dell’Esercito dapprima al Feldmaresciallo Keitel, che mantenne questo incarico fino al suo arresto il 13 maggio 1945, e poi al Colonnello generale Jodl, che rimase in carica fino allo scioglimento del Governo di Flensburg.

L’allontanamento di Himmler[modifica | modifica wikitesto]

La presenza di Heinrich Himmler nel nuovo governo aveva costituito una sorpresa. Già prima della morte di Hitler, infatti, il Reichsführer delle SS era stato condannato a morte da una corte marziale (presieduta dal Generale delle Waffen SS Wilhelm Mohnke) per alto tradimento, a causa dei suoi tentativi di avviare una trattativa di pace separata e su iniziativa personale con gli Alleati. Il 1º maggio 1945, dopo la caduta di Berlino, Himmler si presentò da Dönitz per richiedere di partecipare al nuovo governo, assumendo il ruolo di numero due del nuovo regime[2].

Il Reichspräsident negò una simile gratificazione a Himmler, ma lo nominò comunque nel governo con il ruolo di Ministro degli Interni. Tuttavia questa nuova nomina fu di brevissima durata; il 6 maggio, un solo giorno dopo l’insediamento del governo, Himmler e Rosenberg furono destituiti dai loro incarichi. Sui motivi di questo allontanamento le fonti sono discordanti: alcune sostengono che Himmler fosse entrato in contrasto con i vertici del nuovo governo; altre invece sostengono che questa mossa servisse a rendere più presentabile il Governo di Flesenburg agli occhi degli Alleati. Ad ogni modo, a causa del suo allontanamento, Himmler cercò di scappare verso il sud della Germania, dove fu arrestato dagli inglesi. Morì suicida il 23 maggio 1945, nello stesso giorno in cui il Governo di Flensburg venne formalmente disciolto. Il Ministero degli Interni fu assegnato a Wilhelm Stuckart.

La situazione militare[modifica | modifica wikitesto]

Al momento del suo insediamento, il Governo di Flensburg non aveva altre ragionevoli alternative ad arrendersi e a porre fine alla guerra: le forze alleate e sovietiche occupavano gran parte del territorio tedesco e non esistevano possibilità concrete di organizzare una resistenza armata che avesse qualche successo.

Dopo la caduta di Berlino il 2 maggio 1945, si susseguirono atti di resa da parte della grande maggioranza delle unità combattenti tedesche ancora operative. Il 4 maggio il Feldmaresciallo inglese Bernard Montgomery accettò la resa della Wehrmacht in Olanda, nel nord-ovest della Germania e in Danimarca. Il giorno seguente Dönitz ordinò agli U-Boot tedeschi di cessare le ostilità e rientrare nelle loro basi.

Sempre il 5 maggio iniziò l’offensiva sovietica su Praga, che avrebbe portato all’annientamento dei resti del Gruppo d'armate Centro; lo stesso giorno il resto delle truppe tedesche operanti in Boemia si arrese agli americani.

La resa della Germania[modifica | modifica wikitesto]

Jodl firma l'atto di resa nel quartier generale alleato

Dönitz e von Krosigk avevano intenzione di negoziare una pace separata con gli Alleati, continuando così, per quanto possibile, le ostilità contro l’Unione sovietica. Già il 5 maggio 1945 l’Ammiraglio Hans-Georg von Friedeburg fu inviato al quartier generale di Eisenhower (a Reims, in Francia), per trattare i termini di questa pace separata. Il giorno seguente, anche il Colonnello generale Alfred Jodl raggiunse il comando alleato.

Le indicazioni fornite dal Reichspräsident ai suoi negoziatori erano chiare: innanzitutto verificare la possibilità di una pace separata con gli occidentali e, nell’eventualità di un rifiuto, allungare il più possibile la durata dei negoziati per la capitolazione. Un simile ritardo avrebbe infatti permesso al residuo delle truppe combattenti tedesche di spingersi il più possibile verso occidente, allo scopo di consegnarsi agli Alleati ed evitare di finire prigionieri dei reparti sovietici.[3]

Keitel firma l'atto di resa a Berlino

Le richieste tedesche di una pace separata furono seccamente rifiutate dagli Alleati, i quali imposero oltretutto un rapido svolgimento delle trattative per la capitolazione. Dopo aver ottenuto l’autorizzazione di Dönitz, Jodl firmò nelle prime ore del 7 maggio il documento di resa incondizionata del Terzo Reich. Il documento prevedeva la cessazione delle ostilità a partire dalle 23:01 del giorno 8 maggio 1945.

Su insistenza di Stalin[4], lo stesso 8 maggio fu organizzata a Berlino, poco prima della mezzanotte, una seconda cerimonia di firma dell’atto di resa incondizionata. A rappresentare il Governo di Flensburg erano delegati tutti i più alti vertici delle Forze armate tedesche, guidati dal Feldmaresciallo Wilhelm Keitel. Contrariamente alle speranze di Dönitz, gli Alleati non riconobbero il governo di Flensburg e non gli concessero alcun ruolo nella costituzione di un governo transitorio post-bellico.

Con la firma di Keitel era ufficialmente terminata la guerra in Europa.

La fine del Governo di Flensburg[modifica | modifica wikitesto]

Dönitz, Speer e Jodl vengono arrestati dagli Alleati

La firma dell’atto di resa incondizionata segnò la fine del Governo di Flensburg, ormai privato di qualsiasi potere sostanziale dall'occupazione alleata e sovietica del suolo tedesco; il ministro Albert Speer suggerì quindi l'auto-scioglimento di questa compagine governativa.[5] Dönitz e gli altri ministri, però, rigettarono questa ipotesi, nella speranza che quello di Flensburg potesse essere considerato come il legittimo governo provvisorio della Germania nel dopo-guerra.

Tuttavia, anche dopo la resa, non arrivò alcun riconoscimento formale del Governo di Flensburg da parte delle potenze vincitrici. Le aspirazioni di Dönitz a candidare il suo esecutivo come il legittimo governo tedesco del dopoguerra vennero così rigettate, anche se ciò non comportò nell'immediato alcun atto sostanziale di scioglimento di un esecutivo ormai esistente solo sulla carta.

Il 12 maggio un rappresentante del Comando alleato in Germania incontrò Dönitz per ordinargli di arrestare il Feldmaresciallo Keitel, come ritorsione per la mancata cessazione delle ostilità da parte di alcune unità tedesche entro i termini posti dall'atto di resa. Il giorno seguente Keitel venne arrestato e trasferito agli Alleati per essere incriminato per crimini di guerra[6].

Il 23 maggio 1945 la Commissione alleata di controllo sciolse formalmente il Governo di Flensburg ed ordinò l’arresto di Dönitz e dei suoi ministri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Richard Overy, Interrogatori: come gli Alleati hanno scoperto la terribile realtà del Terzo Reich, Mondadori, Milano, 2001, pag. 31
  2. ^ Questa è la descrizione dell'incontro fatta da Dönitz e riportata nel saggio di Hans Dollinger The Decline and Fall of Nazi Germany and Imperial Japan:
    (EN)
    « At about midnight he arrived, accompanied by six armed SS officers, and was received by my aide-de-camp, Walter Luedde-Neurath. I offered Himmler a chair and I myself sat down behind my writing desk, upon which lay, hidden by some papers, a pistol with the safety catch off. I had never done anything of this sort in my life before, but I did not know what the outcome of this meeting might be. I handed Himmler the telegram containing my appointment. "Please read this," I said. I watched him closely. As he read, an expression of astonishment, indeed of consternation, spread over his face. All hope seemed to collapse within him. He went very pale. Finally he stood up and bowed. "Allow me," he said, "to become the second man in your state." I replied that that was out of the question and that there was no way in which I could make any use of his services. Thus advised, he left me at about one o'clock in the morning. The showdown had taken place without force, and I felt relieved »
    (IT)
    « A mezzanotte circa lui arrivò, accompagnato da sei ufficiali delle SS armati, e fu ricevuto dal mio aiutante di campo, Walter Luedde-Neurath. Offrii ad Himmler una sedia e rimasi seduto dietro la mia scrivania, sulla quale era deposta, nascosta da alcune carte, una pistola con la sicura disattivata. Non avevo mai fatto nulla del genere prima, ma non sapevo come si sarebbe concluso questo incontro. Passai a Himmler il telegramma contenente la mia nomina. "Ti prego di leggere questo," dissi. Lo osservai attentamente. Non appena ebbe finito di leggere, un'espressione di stupore, ma anche di costernazione, gli riempì il volto. Tutte le sue speranze sembrarono essere crollate. Divenne molto pallido. Alla fine si alzò e si piegò verso di me. "Permettimi," disse, "di diventare il numero due del tuo stato." Gli risposi che quella cosa era fuori discussione e che non c'era alcun modo in cui avrei potuto avvalermi dei suoi servizi. Informato di ciò, mi lasciò circa all'una del mattino. La resa dei conti aveva avuto luogo senza scontri, e mi sentii sollevato. »
    (Karl Dönitz)
    Dollinger, Hans. The Decline and Fall of Nazi Germany and Imperial Japan, Library of Congress Catalogue Card # 67-27047, Page 242.
  3. ^ William L. Shirer, Storia del Terzo Reich (volume secondo), Einaudi, Torino, 1960, pag. 1729
  4. ^ Antony Beevor, Berlino 1945: la caduta, BUR, Milano, 2002, pag. 430
  5. ^ È Dönitz stesso a dirlo: Speer era categorico nella sua opinione che ci dovevamo dimettere. Ma egli riteneva che, per quanto lo riguardava, gli americani avrebbero continuato a collaborare con lui. Da (EN) Karl Dönitz, Memoirs: Ten Years and Twenty Days, (in inglese) Da Capo Press, 1959, pag.471
  6. ^ Earl F. Ziemke, The U.S. Army in the Occupation of Germany 1944-1946, pag. 262

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • William L. Shirer, Storia del Terzo Reich (volume secondo), Einaudi, Torino, 1960.
  • Richard Overy, Interrogatori: come gli alleati hanno scoperto la terribile realtà del Terzo Reich, Mondadori, Milano, 2001
  • John Keegan, La seconda guerra mondiale 1939-1945: una storia militare, BUR, Milano 2000
  • (EN) Karl Dönitz, Memoirs: Ten Years and Twenty Days, (in inglese) Da Capo Press, 1959, pag.471. ISBN 0-306-80764-5
  • James Lucas, La caduta della Germania nazista, Hobby & Work Publishing, Milano, 2006. ISBN 88-7851-425-X
  • Antony Beevor, Berlino 1945: la caduta, BUR, Milano, 2002. ISBN 88-17-00012-4
  • (EN) Earl F. Ziemke, The U.S. Army in the Occupation of Germany 1944-1946, Washington, US Army Center of Military History [1975], 1990. CMH Pub 30-6

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]