Governo dei Paesi Bassi in esilio

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Pieter Sjoerds Gerbrandy

Con governo dei Paesi Bassi in esilio, conosciuto anche in olandese come Londens kabinet (gabinetto di Londra), si identificano i quattro governi, con sede a Londra, che si sono succeduti alla guida dei Paesi Bassi durante la seconda guerra mondiale.

Trasferimento di autorità e partenza[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dei Paesi Bassi durante la seconda guerra mondiale.

Il 10 maggio 1940 alle 09:00, poche ore dopo l'invasione tedesca dei Paesi Bassi, il ministro degli esteri Eelco Nicolaas van Kleffens ed il ministro per le colonie Charles Welter lasciarono, a bordo di un idrovolante della Marine Luchtvaartdienst, la spiaggia di Scheveningen diretti alla volta di Londra.

Il 13 maggio 1940 la regina Guglielmina lasciò L'Aia e, portando con sé tutta la famiglia reale, si imbarcò da Hoek van Holland sul cacciatorpediniere britannico HMS Hereward, che li accompagnò nella traversata del mare del Nord verso il Regno Unito.

Lo stesso giorno, solo poche ore più tardi della famiglia reale, anche i restanti ministri del secondo governo guidato da De Geer a bordo di un altro cacciatorpediniere britannico. I ministri Max Steenberghe ed Arie Adriaan van Rhijn, decisero di rimanere. Lo stesso giorno Steenberghe, a nome della Regina e del governo, conferì l'autorità di governo nei Paesi Bassi al capo delle forze armate generale Henri Winkelman. Dopo questo atto, gli altri ministri persuasero Steenberghe e van Rhijn di lasciare il paese ed a raggiungere il resto del governo a Londra.

Il governo in esilio[modifica | modifica sorgente]

La sede del governo fu fissata presso la Stratton House nell'area di Piccadilly, di fronte a Green Park.[1]

Dopo la resa della Francia, i tedeschi insediarono il governo fantoccio di Vichy. Questo causò tensioni tra la regina ed il governo, in particolare col primo ministro De Geer, il quale, non credendo nella capacità degli Alleati a battere i nazisti, mostrò la propria intenzione di collaborare con Hitler e ritornare in patria per sottoscrivere una pace separata. Ma alla fine, la regina Guglielmina, forte anche della propria popolarità e del rispetto che godeva presso i leader mondiali, riuscì a dissuaderlo ad accettare l'invito dei tedeschi.

Il governo in esilio aveva ancora sotto il proprio controllo le Indie orientali olandesi, l'attuale Indonesia, con tutte le sue risorse: all'epoca erano il terzo produttore di petrolio dopo gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. Le riserve di petrolio e la flotta olandese risultarono così essere di grande interesse strategico per i britannici. Dopo che il Giappone costrinse il governo di Vichy a concedere i diritti per utilizzare la base di transito di Haiphong e diversi campi d'aviazione nell'Indocina francese, la regina Guglielmina, appoggiata da altri politici olandesi, si decise a rimuovere dall'incarico Dirk Jan de Geer e a dare il mandato di primo ministro a Pieter Sjoerds Gerbrandy, più incline a combattere la lotta a fianco degli inglesi. Il compito principale del governo fu combattere per difendersi dall'invasione tedesca, prima, e da quella giapponese poi.

Grazie alla caparbietà ed alla determinatezza di Guglielmina, anche diversi ministri furono costretti a lasciare il governo. La regina, essendo il governo sprovvisto di un parlamento, giocò un ruolo decisivo nel governo del paese. Nessuna legge poté essere promulgata e le attività si dovettero limitare all'emanazione di regi decreti. Ciò fu successivamente riconosciuto legale per l'oggettivo stato di emergenza, non previsto dalla costituzione, in cui versava il paese. Winston Churchill la definì "l'unico vero uomo del governo in esilio dei Paesi Bassi"[2].

Gerbrandy si adoperò, a fianco di Churchill e Roosevelt, in modo da agevolare l'ingresso degli Stati Uniti in guerra. Aruba e Curaçao diventarono le principali raffinerie di supporto agli Alleati. Tra il 1940 ed il 1942 Aruba fu protettorato britannico, mentre successivamente, tra il 1942 ed il 1945 fu protettorato statunitense. Il 23 novembre 1941, con il benestare del governo dei Paesi Bassi in esilio, gli Stati Uniti occuparono la Guiana olandese per proteggere le miniere di bauxite.[3]

Governo De Geer II (agosto 1939 - settembre 1940)[modifica | modifica sorgente]

Questo era un governo di emergenza di centro-sinistra, costituito principalmente per gestire gestire la mobilitazione seguita alla dichiarazione di guerra tedesca a Francia e Regno Unito. Una volta in esilio, De Geer si dimostrò inadeguato a gestire la situazione, tanto che fu allontanato e sostituito con Gerbrandy.[4]

Governo Gerbrandy I e II (settembre 1940 - febbraio 1945)[modifica | modifica sorgente]

Questi governi sono quelli più propriamente indicati come "governi di Londra". Gerbrandy, come primo ministro, fu un combattente instancabile per la causa dei Paesi Bassi. Attraverso i suoi discorsi radiofonici su Radio Oranje, insieme a quelli della regina Guglielmina, riuscì a fomentare la resistenza olandese. Egli fu capace di stemperare molte tensioni che si instaurarono tra la regina ed altri membri del governo.[4]

Fiorino olandese stampato negli Stati Uniti per conto del governo dei Paesi Bassi e destinato ai territori liberati.

Governo Gerbrandy III (febbraio-giugno 1945)[modifica | modifica sorgente]

Questo governo, entrato in carica dopo le dimissioni dei ministri socialdemocratici dal secondo governo Gerbrandy, è stato espressione della parte sud occidentale dei Paesi Bassi, già liberati dagli Alleati. Ha fatto le funzioni di governo di transizione tra i governi di Londra ed il primo governo ricostituito in patria e presieduto da Wim Schermerhorn.[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Targa commemorativa: Governo dei Paesi Bassi in esilio, London Remembers. URL consultato il 5 febbraio 2014.
  2. ^ (EN) The Royal Family, www.waroverholland.nl. URL consultato il 21 febbraio 2014.
  3. ^ (EN) America at War: World War II Timeline, University of Virginia. URL consultato il 23 febbraio 2014.
  4. ^ a b c (NL) Parlementaire enquête regeringsbeleid 1940-1945. URL consultato il 2 marzo 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]