Gorky Park (film)

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Gorky Park
Gorky Park film.png
William Hurt e Brian Dennehy in una scena del film
Titolo originale Gorky Park
Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 1983
Durata 128 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere giallo
Regia Michael Apted
Soggetto Martin Cruz Smith
Sceneggiatura Dennis Potter
Fotografia Bob Larson, Hawk Kockh
Montaggio Mary Selway
Musiche James Horner
Scenografia Paul Sylbert
Costumi Jurij Harkham
Trucco Gene Kirkwood
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Edgar Award 1984: Best Motion Picture (Dennis Potter)

Gorky Park è un film del 1983 diretto da Michael Apted, interpretato da William Hurt e Lee Marvin. La pellicola è tratta dall'omonimo romanzo del 1981 di Martin Cruz Smith.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nell'inverno moscovita, vicino al laghetto ghiacciato del Gorkij Park, vengono trovati, sepolti nelle neve, i corpi di tre giovani, due uomini e una donna, ai quali sono stati raschiati i volti e cancellate le impronte digitali. L'ispettore Arkadij Renko, che in precedenza si era trovato a dover affrontare il KGB, si accorge che il caso, molto ambiguo, porta la firma dei servizi segreti. Scopre anche, dopo l'autopsia, che una delle vittime è americana, e, visto che si tratta di uno straniero, secondo regolamento, la competenza dovrebbe ricadere sul KGB. Renko, fiutando una trappola, decide di lasciare il caso. Invitato però nella sua dacia di campagna da Iamskoy, il procuratore generale, colui che lo aveva protetto in un contrasto con il KGB, viene convinto dall'alto funzionario a proseguire le indagini.

Tra gli invitati, il poliziotto rivede Irina Asanova, una bella siberiana che aveva contattato qualche ora prima in merito alla morte dei tre corpi rinvenuti nel parco: la donna morta, infatti, portava un paio di pattini da ghiaccio che erano appartenuti ad Irina, la quale ne aveva denunciato la scomparsa. Irina, arrivata alla dacia in compagnia di Jack Osborne, ricco uomo d'affari occidentale che commercia con l'Unione Sovietica in pellicce di zibellino, commercio del quale l'URSS detiene il monopolio mondiale, chiede ad Arkadij di riaccompagnarla a Mosca con la sua auto. In macchina, Renko cerca di sapere qualcosa da lei, ma la giovane rifiuta di rispondere a qualsiasi domanda.

Nel frattempo, nel suo laboratorio, il professor Andreev esegue meticolosamente il compito che gli ha affidato il poliziotto quando gli ha portato le teste mozze dei morti: Andreev è un luminare nella ricostruzione di volti avendo a disposizione dei teschi e, pazientemente, adopera i suoi metodi per ricostruire le fattezze degli uccisi in modo da dar loro un'identità. Una sera Renko, appostato davanti all'albergo di Osborne, vi vede entrare Irina e, quando la ragazza esce, si accorge che è seguita da alcuni uomini. Si mette a pedinarli e giunge appena in tempo per salvarla da uno di questi che l'ha presa e cerca di farle un'iniezione a forza. Arkadij, però, si trova a mal partito, ma viene salvato a sua volta dall'intervento di William Kirwill, un investigatore statunitense con cui aveva avuto già uno scontro. Kirwill è arrivato a Mosca per indagare sulla scomparsa del fratello e Renko sospetta che possa trattarsi di uno dei ragazzi morti.

I due poliziotti cominciano a collaborare, mettendo insieme pezzi di verità per ricomporre un puzzle che possa portarli alla soluzione del caso e intanto Irina continua a rifiutare di credere che la sua amica Valeria Davidova possa essere morta; ella crede infatti che Valeria si trovi all'estero, fuori dall'Unione Sovietica, finalmente libera, poiché Osborne l'ha convinta che l'amica si trova a New York. Pur se innamorata di Renko che cerca di aprirle gli occhi, Irina rifiuta la realtà e si aggrappa alle sue illusioni, comprendendo la verità solo durante lo scontro finale tra Osborne e Arkadij.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]