Gondi

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Lo stemma usato da Alberto Gondi

I Gondi furono una famiglia di diplomatici e banchieri di origine fiorentina, stabilitasi nel XV secolo in Francia dove ascese al rango nobiliare.

Storia familiare[modifica | modifica wikitesto]

Cortile di palazzo Gondi a Firenze

Origini[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione indica i Gondi discendenti dei Filippi, cavalieri sotto Carlo Magno, che Dante citò tra le più antiche famiglie di Firenze nel colloquio con Cacciaguida in Paradiso.

Il più antico membro noto della casata, originario di San Cresci in Val Cava (Mugello), è Orlando di Bellicozzo, nel consiglio del Comune nel 1197. Il suo bisonipote, Gondo di Ricovero, diede poi il suo nome ai discendenti (come accadeva spesso "di Gondo" divenne "Gondi", alla maniera latina); il suo nome compare nel 1241 quando negoziò un trattato tra Genova e Firenze. Da allora la famiglia collezionò varie cariche pubbliche, dando alla Repubblica, tra il 1436 e il 1530, diciotto priori e un gonfaloniere di giustizia; numerosi furono poi i podestà nelle città assoggettate a Firenze, quali Prato, Pistoia, Scarperia, Castelfiorentino, Val d'Era e Montepulciano.

Ascesa a Firenze[modifica | modifica wikitesto]

Una figura di spicco fu Giuliano Gondi il Vecchio (1421-1501), che nel 1460 fu ambasciatore ad Urbino e in seguito divenne tesoriere di re Alfonso di Napoli e, nel 1468, Alto Priore e Signore della Repubblica. Fu lui a commissionare a Giuliano da Sangallo, architetto di corte a Napoli, il palazzo in piazza San Firenze e la cappella in Santa Maria Novella. Il re inoltre avrebbe voluto crearlo duca, ma egli declinò, fregiandosi però da allora della corona ducale sul suo stemma, in memoria dell'episodio. La sua familiarità con la corte napoletana era tale che quando Giuliano divenne padre (8 gennaio 1468), il re Ferdinando I avrebbe voluto portare a battesimo il nuovo nato, ma nell'impossibilità di recarsi a Firenze fece sì che fosse delegato, in sua vece, Lorenzo il Magnifico. Il fanciullo fu così battezzato Alfonso Lorenzo Gondi.

Anche il fratello di Giuliano, Antonio (1443-1486?), ricoprì importanti incarichi politici a Firenze. In quegli anni controversi, legati all'ascesa e declina di Savonarola, membri della famiglia ebbero intensi scambi epistolari col frate ferrarese, ma non tutti gli furono favorevoli. Contemporaneamente le fortune del casato crescevano e da artigiani "battiloro" erano ormai diventati banchieri affermati, che potevano vantare sedi della propria impresa commerciale a Firenze, Napoli, Lione, Lisbona e Siviglia.

Il Gondi di Francia[modifica | modifica wikitesto]

Furono proprio due figli di Antonio, Girolamo (1472-1557) e Guidobaldo detto Antonio (1486-1560), a stabilirsi a Lione come banchieri, guadagnandosi presto le stime della futura regina di Francia, la fiorentina Caterina de' Medici. Girolamo nel 1543 amplià l'Hôtel d'Aulnay facendone un castello con seicento ettari di parco, ribattezzato Saint-Cloud; fece inoltre ampliare a Firenze una torre in Santa Maria Maggiore nell'attuale via de' pecore, facendone quello che poi venne chiamato palazzo dei Gondi di Francia, oggi noto come palazzo Orlandini del Beccuto.

Suo fratello Guidobaldo/Antonio invece, che è ritenuto il capostipite del fortunato ramo francese, riuscì a sposare Marie Caterine de Pierre-Vive, figlia del ciambellano di corte Nicolas, e a entrare a servizio di Caterina. Per lei e per il duca d'Anjou fu amministratore e Maestro di Palazzo, mantenendo l'incarico anche quando il duca fu incoronato re col nome di Enrico II. Fu Antonio a finanziare il primo viaggio di Giovanni da Verrazzano verso le "Indie", con cui furono scoperte la baia di New York e la Florida: per questo il navigatore decise di battezzare un'isollotto all'imboccatura della baia di New York in onore della moglie del Gondi "Pietra Viva" (Pierre-Vive)[1]. Marie de Pierre-Vive fu una fedele aiutante di Caterina durante tutta la vita: le consigliò ad esempio di creare i giardini all'italiana delle Tuilleries, dei quali studiò anche un disegno.

Dal ramo primogenito del fratello maggiore di Antonio, Girolamo, nacquero Giovanni Battista (1501-1580), pure Maestro di Palazzo, e di Francesco Maria (n. 1503), ambasciatore, il cui pronipote, Pietro Ferdinando (1658-1699), conte di Vic, fu l'ultimo esponente del ramo. Antonio invece ebbe tre figli: Alberto (1522-1602), maresciallo di Francia nel 1573, barone di Retz e di Belle Île; Pietro (1532-1616), vescovo di Langres e arcivescovo di Parigi, cardinale (dal 1587) e ambasciatore a Roma (1595); Carlo (1536-1574), che fu signore di La Tour e generale delle galere (una sorta di ministro plenopotenziario della Marina).

Alberto in particolare, sposando Claudia Caterina di Clermont-Dampierre, dama di Caterina e vedova del duca Jean de Annabaut di retz, acquisì col matrimonio grandi ricchezze e titoli, arrivando anche a possedere una parte del castello di Versailles. Il ruolo della famiglia nella società francese del tempo aveva raggiunto un'importanza tale che Alberto fu scelto da Carlo IX per rappresentarlo nel matrimonio per procura con Elisabetta d'Austria, figlia dell'imperatore Massimiliano II: in virtù di questo ed altri servigi, il 10 luglio 1573, il sovrano lo insignì del titolo di Maresciallo di Francia, diventandone il consigliere privato e primo gentiluomo di palazzo. Suo fratello Piero fu, come accennato, il primo arcivescovo di Parigi, venendo sepolto, accanto ad Alberto, in un monumento funebre nella cappella Gondi nell'abside della cattedrale di Notre-Dame.

Alberto ebbe quattro figli: Carlo (1569-1596), marchese di Belle Île, marito di Antonietta d'Orléans-Longueville; Enrico (1572-1622), arcivescovo di Parigi e cardinale, capo del consiglio di Luigi XIII; Filippo Emanuele (1581-1662), conte di Joigny, marchese di Belle Île, Capitano delle galere, che per i suoi figli ebbe come precettore san Vincenzo de Paoli; Giovanni Francesco (1584-1654), arcivescovo di Parigi.

Filippo Emanuele continuò la dinastia con Pietro (1602-1676), duca di Retz per aver sposato la cugina Caterina; Giovan Francesco Paolo (1613-1679), arcivescovo di Parigi e cardinale, organizzatore della fronda contro il cardinale Mazzarino.

Pietro ebbe solo eredi femmine, tra cui: Paola Francesca (1655-1716), la primogenita, duchessa di Retz, che sposò, nel 1675, François marchese di Créqui, duca di Lesdiguières e governatore del Delfinato, e Maria Caterina Antonietta (1648-1716), monaca dell'ordine delle Benedettine di Nostra Signora del Calvario, di cui fu anche superiora generale. Con la sua morte di Maria Caterina Antonietta si estinse il ramo francese della famiglia, che aveva contato un Consigliere del re, un primo Ministro di Stato, un Generalissimo di tutte le armate, sette cavalieri dello Spirito Santo, un Generale delle Galere, due ambasciatori, tre cardinali e quattro arcivescovi di Parigi.

Il ramo fiorentino[modifica | modifica wikitesto]

Nel frattempo anche a Firenze la famiglia continuò ad avere un ruolo di rilievo nella società dell'epoca, imparentandosi nel tempo con le maggiori casate d'Italia e di Francia, come i Savoia, gli Orléans, i Medici, gli Albizzi, gli Antinori, gli Strozzi. Il ramo è ancora esistente e abita ancora palazzo Gondi nel centro della città.

Tra le attività familiari spicca oggi la produzione di vino Chianti Rufina e olio extra-vergine d'oliva nelle antiche tenute familiari di Bossi (Pontassieve) e Volmiano (Calenzano).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lettera dell'8 luglio 1524 a francesco I di Francia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jacqueline Boucher, Présence italienne à Lyon à la Renaissance, LUGD, Lione 1998. ISBN 978-2-84147-006-8.
  • I Gondi, opuscolo edito a cura della famiglia Gondi a Firenze, senza data (consultato nel 2013).
  • Sergio Tognetti, I Gondi di Lione. Una banca d'affari fiorentina nella Francia del primo Cinquecento, Firenze, Olschki, 2013 [ISBN 978-88-222-6285-1].

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