Gnaphalium sylvaticum

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Canapicchia comune
Gnaphalium sylvaticum2010 07 25b.jpg
Gnaphalium sylvaticum
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Gnaphalieae
Genere Gnaphalium
Specie G. sylvaticum
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Gnaphalieae
Nomenclatura binomiale
Gnaphalium sylvaticum
L., 1753
Nomi comuni

Gnafalio dei boschi
(DE) Wald-Ruhrkraut
(FR) Gnaphale des forêts
(EN) Heath Cudweed

La Canapicchia comune (nome scientifico Gnaphalium sylvaticum L., 1753) è una pianta erbacea perenne dalle infiorescenze cotonose appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il termine generico (gnaphalium) deriva dalla parola greca “gnaphalon” e significa “ciuffo di lana” in riferimento all'aspetto lanoso di queste piante. Il termine specifico (sylvaticum = dei boschi) si riferisce al suo habitat abituale[1].
Il binomio scientifico attualmente accettato (Gnaphalium sylvaticum) è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753[2].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

Sono piante alte da 15 a 30 cm (massimo 70 cm) e possiedono una lanosità cotonosa sparsa su tutta la superficie (fusto, foglie e infiorescenza) che dona loro un colore bianchiccio-grigiastro. La forma biologica è emicriptofta scaposa (H scap), sono piante erbacee perenni con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve, dotate di un asse fiorale eretto e spesso con poche foglie. Queste piante sono considerate monoiche in quanto i capolini contengono fiori femminili esternamente e fiori ermafroditi (e quindi anche maschili) centralmente[3].

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono secondarie da fittone.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea è fittonante.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta, ascendente e semplice ma fogliosa; ed è tutta grigio-tomentosa.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie sono disposte in modo alterno lungo il caule, sono intere (con margini crenati) e sessili o semi-amplessicauli. Le dimensioni delle foglie sono progressivamente più ridotte dalla base all'apice. La forma è lineare-spatolata con apice acuto. Sopra sono sparsamente tomentose, mentre sono bianche di sotto. La superficie è uninervia. Dimensioni delle foglie: larghezza 2 – 5 mm; lunghezza 40 – 60 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Infiorescenza

Le infiorescenze sono formate da numerosi capolini conici e fascicolati disposi in lunghi e densi racemi terminali. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: esternamente si ha un involucro composto da diverse squame che fanno da protezione al ricettacolo nudo (senza pagliette) sul quale s'inseriscono due tipi di fiori: i fiori esterni ligulati (assenti in questo caso), e i fiori centrali tubulosi. In particolare quelli periferici sono la maggioranza, sono femminili e filiformi (non crescono all'ascella di una squama dell'involucro come in altri generi simili); quelli interni, sono più tubulosi, sono pochi (3 - 4) e sono ermafroditi. Le squame (chiamate anche brattee) sono disposte su 3 – 4 serie e sono meno scure di altre specie affini; quelle inferiori sono lunghe 1/3 del capolino; all'apice hanno una chiazza brunastra non molto scura. Dimensione dei capolini: larghezza 2 mm; lunghezza 5 – 6 mm.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

I capolini

I fiori sono attinomorfi. Sono tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi)[4].

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[5]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti ad una coroncina di squame quasi inesistenti.
  • Corolla: i petali della corolla sono 5; i fiori di tipo tubuloso sono saldati a tubo e terminano in cinque denti, quelli periferici sono saldati a tubo nella parte basale e si prolungano come un filamento lineare. I fiori sono colorati di giallastro.
  • Androceo: gli stami (5) hanno delle antere acute e caudate alla base; sono saldate e formano una specie di manicotto avvolgente lo stilo[6]. I granuli pollinici possiedono uno strato basale spesso e regolarmente perforato[7].
  • Gineceo: i carpelli sono due e formano un ovario bicarpellare infero uniloculare. Lo stilo è unico con linee stigmatiche marginali[7], appiattito (senza appendici) e terminante in uno stigma bifido.
  • Fioritura: da giugno a settembre.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

I frutti sono degli acheni con un pappo formato da setole biancastre capillari (e non clavate come in altri generi della stessa tribù). Dimensione degli acheni: 1,5 mm. Lunghezza del pappo: 3 mm.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[8] – Distribuzione alpina[9])
  • Habitat: l'habitat tipico di queste piante sono i sentieri boschivi, i boschi cedui e le schiarite forestali; ma anche le praterie rase, i pascoli, le lande e i popolamenti a lavanda. Il substrato preferito è siliceo (o calcareo/siliceo) con pH acido, medi valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare da 100 fino a 1500 m s.l.m. (nel gruppo del Gran San Bernardo questi fiori sono stati trovati ad una altezza di 2350 m s.l.m.); frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: montano e alpino.

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[9]:

Formazione: delle comunità delle macro- e megaforbie terrestri
Classe: Epilobietea angustifolii

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di appartenenza di Gnaphalium sylvaticum (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[10] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[11]).
Il genere di questa specie, nel corso del tempo, è stato decurtato più volte delle specie inizialmente attribuiteli in base ai primi studi morfologici. Leontopodium, Helichrysum, Filago sono alcuni generi le cui specie (non tutte) una volta appartenevano al genere Gnaphalium[12]. Questi problemi tassonomici non sono stati ancora risolti del tutto; ad esempio la specie di questa voce in alcune checklist è indicata con un diverso binomio: Omalotheca sylvatica (L.) Sch.Bip. & F.W.Schultz [13]. Attualmente il genere Gnaphalium comprende 30 - 40 specie delle quali circa una decina sono proprie della flora italiana.
Il numero cromosomico di G. sylvaticum è: 2n = 56[2].

Variabilità[modifica | modifica sorgente]

L'alto numero cromosomico (56) indica una certa predisposizione alla variabilità (tipica delle specie poliploidi). La variabilità si manifesta nella colorazione delle squame (nelle specie meridionali è più chiara = var. lobelii Ten.[14]) e nell'habitus: a quote alte le forme sono più ridotte e simili alla specie Gnaphalium hoppeanum Koch con i capolini più raccolti all'apice dell'infiorescenza.

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Gamochaeta sylvatica (L.) E. Fourn. (1869)
  • Gnaphalium sylvaticum var. macrostachys Ledeb.
  • Gnaphalium sylvaticum var. rectum DC.
  • Omalotheca sylvatica (L.) Sch.Bip. & F.W.Schultz
  • Synchaeta sylvatica (L.) Kirp. (1950)

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Alcune specie dello stesso genere possono essere confuse con Gnaphalium sylvaticum:

  • Gnaphalium norvegicum Gunn. - Canapicchia norvegese: è una specie abbastanza simile a quella di questa voce, si distingue soprattutto per le foglie medie grandi quasi come quelle basali; la superficie delle foglie inoltre è percorsa da tre nervi (e non uno come nella specie di questa voce); le squame dell'involucro sono molto scure e scariose; è una specie più rara.
  • Gnaphalium uliginosum L. - Canapicchia palustre: l'infiorescenza è più fogliosa (le foglie superiori sono raggianti attorno ai capolini) e i capolini sono più raccolti all'apice dei fusti.
  • Gnaphalium hoppeanum Koch - Canapicchia di Hoppe: è una specie alpina (in Italia si trova solo al nord oltre i 2000 m s.l.m.); si distingue per l'altezza minore e per le infiorescenze pauciflore (i capolini sono pochi e raccolti all'apice dell'infiorescenza). La “Canapicchia comune” può essere confusa con questa specie quando si spinge a quote più alte per assumere una forma più raccolta e con un numero minore di capolini (a causa del clima più freddo).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Botanical names. URL consultato il 25-01-2011.
  2. ^ a b Tropicos Database. URL consultato il 25-01-2011.
  3. ^ Pignatti, op. cit., vol. 3 - pag. 3
  4. ^ Pignatti, op. cit., Vol. 3 - p. 1
  5. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 20-12-2010.
  6. ^ Pignatti, op. cit., vol. 3 - pag. 31
  7. ^ a b Botanica Sistematica, op. cit., p. 522
  8. ^ Checklist of the Italian Vascular Flora, op. cit., p. 102
  9. ^ a b Flora Alpina, op. cit., Vol. 2 - p. 448
  10. ^ Botanica Sistematica, op. cit., p. 520
  11. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - p. 858
  12. ^ Motta, op. cit., Vol. 2 p. 338
  13. ^ Checklist of Royal Botanic Garden Edinburgh. URL consultato il 24 gennaio 2011.
  14. ^ Pignatti, op. cit., vol. 3 - pag. 38

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Michael O. Dillon: Classification and Phylogeny of the South American Gnaphalieae (Asteraceae), in Arnaldoa, 10(1), 2003, S. 45-60: Gnaphalieae und Neues zu Luciliocline - Online.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 338.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 38, ISBN 88-506-2449-2.
  • Volume 2 D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina., Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 448.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 102, ISBN 88-7621-458-5.

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